Black Mirror Approfondimento – Stagione 1 Episodio 1 – The National Anthem

Mi sono buttata su Black Mirror consigliata da mio fratello. Gli ho dato fiducia perché ne era rimasto colpito e, dai tempi di Lost e Breaking Bad, so che rimaniamo colpiti più o meno dalle stesse cose. Era stato sempre lui a dirmi che Caparezza era un genio, e aveva ragione, quindi mi sono messa subito a guardare la serie.

Questa premessa per farvi capire che se non fosse stato per la sua descrizione di Black Mirror, per il suo entusiasmo e la sua convinzione che mi sarebbe piaciuta, io avrei storto il naso e scosso la testa dopo i primi dieci minuti del primo episodio. E sarei stata del tutto prevenuta. Cosa sbagliatissima, ma quando si ha tanta roba da vedere si tende a dare la precedenza a ciò che stimola di più.

E la mia sensazione, nei primi dieci minuti di The National Anthem, è stata quella di guardare una commedia molto dark e molto assurda che nelle mani sbagliate poteva portare a molta noia e battute squallide, nella migliore delle ipotesi. Ma mi era stato detto che ogni episodio era geniale e così ho proseguito. E quel primo approccio a Black Mirror e al suo assurdo modo di trattare il nostro presente inserendolo in una società futuristica è perfetto. Nel Regno Unito la principessa viene rapita e il rapitore per liberarla chiede che il Primo Ministro si accoppi con un maiale in diretta, su ogni rete, cosicché tutti possano vederlo. Dico si accoppi e non faccia sesso perché mi pare inappropriato, soprattutto per il maiale.

Tralascio ogni particolare, perché se l’avete visto non c’è bisogno di ricordare, ma nel finale lui si trova costretto a farlo davvero, la cosa si protrae per almeno un’ora, live, con tutta la nazione che guarda. E la beffa è che la principessa è già libera da mezz’ora prima che il Primo Ministro cominci il suo show, ma nessuno se n’è accorto perché sono tutti davanti alla televisione.

Black Mirror apre con un episodio che mostra una società non tanto diversa dalla nostra.

Sono in qualche modo più tecnologici, la loro tecnologia funziona meglio e più velocemente della nostra, ma di base le piattaforme sono le stesse. Tutto ruota attorno a quanto l’opinione pubblica approva o disapprova le mosse del povero Primo Ministro e l’indice di gradimento lo mostra sui social: prima tutti con lui, poi tutti contro di lui. E sì, certo, per un Primo Ministro la popolazione è importante, ma anche lui ha una vita e una moglie.

E la moglie cosa fa? Segue la corrente, ciò che il pubblico dice. Sembra apprezzare o meno il marito a seconda di quello che esprimono i social. È dipinta come una povera idiota che se la prende col marito per qualcosa che lui non solo non vuole fare, ma nemmeno ha chiesto. Essere la moglie di un Primo Ministro può comportare scandali mondiali, certo uno non si aspetta cose del genere ma non puoi neanche aspettarti che tutto vada sempre bene. Quindi lui non ha nemmeno il sostegno della moglie in tutto questo.

Il peso della situazione comincia a sentirsi dopo i primi dieci minuti di episodio e da commedia dark si passa subito al drammatico con un cambio d’atmosfera e perfino di recitazione straordinario. All’inizio non è pensabile che l’uomo faccia una cosa del genere e lo spettatore, io di sicuro, si aspetta proprio quello, che non succeda, che non è possibile che in una società civile sia esaudita una richiesta del genere. Un po’ di plausibilità. Eppure quando si comincia a sospettare che l’episodio prenda la strada opposta a quella sperata, si è talmente immersi in quel mondo, in quel modo di ragionare e di gestire le situazioni, che non ci si stupisce per nulla di come prosegue.

Le mie considerazioni in tutto ciò sono prima di tutto su me stessa come cittadina di quel mondo e spettatrice.

Posso assicurare che mai sarei rimasta a guardare. MAI. Mai avrei sintonizzato la mia tele su uno spettacolo del genere. E non avrei avuto gente attorno con cui condividere la tele che avrebbe potuto desiderare di sintonizzarsi su una cosa del genere perché da gente così mi guarderei bene. Io sarei stata preoccupata per il maiale innanzitutto e mi sarei chiesta perché cazzo le associazioni animaliste non fossero fuori a manifestare invece che in casa a guardare quello scempio.

E se fossi stata la Prima Ministra in persona non l’avrei mai fatto, non importava l’opinione pubblica e la morte della Principessa stessa. Nell’episodio si lascia intendere che a non farlo il Primo Ministro metta in pericolo la sua famiglia, ma io non posso credere che a condividere una minaccia del genere con un video su YouTube l’uomo non avrebbe ottenuto tutto il supporto del pubblico e anche una sorta di protezione contro la messa in atto di tali minacce. Com’è preoccupato il Primo Ministro dell’opinione pubblica lo saranno anche le persone che lo circondano, presumo.

Ovvio che tutto l’episodio si basa sull’umiliazione e sul piacere che gli esseri umani provano a guardare quell’umiliazione quando non è la loro. La forza di Black Mirror, più o meno in ogni episodio, è mostrare che non si salva nessuno da questo calderone di immondizia umana, ci sono dentro tutti, nessuno escluso. Per quello mi piace immedesimarmi e scoprire, riflettendo, cosa farei io in una situazione del genere, perché a volte con questo telefilm scopro che sono esattamente come la brutta gente presentata, altre volte come in questa scopro che io non guardo manco i reality in tv, o gli streamers in rete, o i fails su YouTube. Mi dà fastidio la bruttura della realtà.

Mi fate guardare Hostel, me ne frego altamente di ciò che vedo, mi mettete davanti una cosa simile girata veramente, tralasciando il fatto che denuncerei il video, ma mai la guarderei.

Qui è presentata una sete di verità disgustosa da assaporare live che ha del paradossale, sì, ma che non si discosta tanto dal video girato dai ragazzini mentre picchiano il compagno di scuola o il video dell’esecuzione che diventa virale prima di essere cancellato dalla piattaforma dove è stato caricato o il video hard girato dal fidanzato che poi lo mette in rete per vendicarsi di essere stato lasciato.

Gli esseri umani fanno schifo così. Certo fanno schifo il rapitore e la sua richiesta, ma mille volte di più la gente che quel pomeriggio si mette a guardare. Sia chi carica il video (in questo caso più chi lo richiede), sia chi lo guarda. Infatti, se notate, fin dall’inizio a tutti frega poco di stabilire un contatto con il rapitore, cercare la Principessa, trovare soluzioni alternative… Tutti sembrano dire al Primo Ministro “Le direttive le hai, fai quello che devi fare” tutti sono poco entusiasti al suo rifiuto categorico di fare una cosa del genere.

Ma soprattutto sembrano annichiliti da internet. Il fatto che il video e la notizia siano virali mette tutti in una situazione di completa incapacità di procedere. E anche dire che non c’è un playbook per quanto sta accadendo pare una scusante per convincere il Primo Ministro che non ci sono alternative.

E quando una mezza patetica alternativa si trova, è ancora una volta internet che manda all’aria tutto perché viene sottovalutato da tutta la gente coinvolta, che pure sa e ha capito quanto sia immediato, deleterio e schiacciante. Perfino i media si piegano alla rete. In questo episodio i peggiori personaggi sono quelli femminili. Non mi lamento perché più avanti si andrà e più ci sarà parità in questo senso, ma davvero dalla moglie del Primo Ministro alla giornalista le donne dipinte sono oscene. Avanti nel tempo di un anno l’episodio si conclude col Primo Ministro e la moglie che di fronte alle telecamere e alla gente sono la coppia più felice del mondo, mentre chiusa la porta di casa la moglie nemmeno rivolge la parola al marito.

Che vorrei capire perché. Non è colpa sua, non l’ha voluto lui, l’ha fatto per salvare ‘sta cazzo di principessa, ha subìto i danni morali e psicologici più gravi…e sei arrabbiata tu? Proprio una brutta figura femminile. Però mi chiedo anche in tutta onestà come si faccia a decidere di rimanere Primi Ministri di una nazione che ha svuotato le strade, letteralmente, pur di rimanere a casa a guardare una cosa del genere.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.