The Investigation – Recensione dei primi due episodi

The Investigation sembra cercare di fare le cose diversamente. Solitamente i drammi di crimini reali sono spesso accusati di essere macabri e pruriginosi, ma questo procedurale della polizia danese, basato sull’uccisione della giornalista Kim Wall nel 2017, sembra prendere un’altra strada.

Sarei sorpreso di dover scrivere una recensione finale di The Investigation analizzando una serie che si è crogiolata nel macabro. In queste prime fasi l’assassino è tenuto decisamente fuori dallo schermo, nonostante un arresto sia stato fatto nei minuti iniziali.

Il colpevole è indicato semplicemente come “il detenuto” o “l’accusato” mentre l’attenzione rimane fissa sulla squadra di poliziotti, guidata da Jens Moller (interpretato da Soren Malling di The Killing e Borgen). È un concetto interessante che conferisce un’aria quasi documentaristica a questi due episodi iniziali.

Ricordo che questa mini serie è tratta da un fatto realmente accaduto ad una giovane giornalista nell’agosto del 2017. Se siete curiosi di scoprire qualcosa in più sulla vicenda potete leggere il nostro articolo QUI.

The Investigation - Immagine tratta dalla serie tv
The Investigation – Immagine tratta dalla serie tv

Trama

The Investigation episodio 1

Il capo della omicidi di Copenaghen Jens Moller viene a conoscenza della scomparsa di una giovane giornalista svedese. Quest’ultima non è più tornata a casa dopo aver intervistato il progettista di un sottomarino “fatto in casa”. Le prime notizie confuse indicano che lei e il progettista sono tornati in porto, ma questo si rivela falso. Il progettista viene salvato prima che il sottomarino affondi. Viene lanciata una ricerca della donna, ma Moller decide di accusare il suo sospettato di omicidio, nonostante la mancanza di un corpo. Seguono mesi di intricato lavoro investigativo per assicurare che sia fatta giustizia.

The Investigation episodio 2

Jens Møller (Søren Malling) è sotto costante pressione da parte dei giornalisti che sono a caccia di notizie sul caso. Nel frattempo, voci e teorie si susseguono. La giornalista svedese e l’accusato si conoscevano già? Hanno inscenato tutto come parte di un ‘happening’? Nel frattempo i genitori della giornalista (Pernilla August e Rolf Lassgård) stanno assistendo la polizia nel loro lavoro per scoprire cosa è successo alla loro figlia. La scientifica sta lavorando duramente per trovare indizi importanti nel sottomarino ripescato dal mare, però senza alcuna fortuna. Poi il caso prende improvvisamente una svolta drammatica.

The Investigation recensione dei primi due episodi

La morte della brillante e premiata giornalista svedese Kim Wall ha fatto notizia in tutto il mondo nel 2017, soprattutto perché i dettagli del suo omicidio erano così raccapriccianti che sembrava quasi un’opera di fantasia. Ma in The Investigation (di Tobias Lindholm), la brutalità di quel crimine sembra non essere l’obbiettivo principale.

Invece di cercare di sfruttare il dramma dietro questa tragedia, Lindholm sembra scegliere di concentrarsi sull’altro lato della storia, il duro lavoro dalla squadra di poliziotti che ha lavorato insieme per cercare la giustizia che Kim Wall e la sua famiglia meritavano di avere.

Questa, sembra una scelta strana, specialmente dato che la maggior parte delle serie true-crime tende a fare l’esatto contrario di quello che Lindholm sta cercando di realizzare qui. Ma questa strana scelta potrebbe alla fine rendere The Investigation non solo rinfrescante ma anche rispettoso. Qualcosa che altri drammi true-crime non sono riusciti a fare prima.

Naturalmente, allo stesso tempo potrebbe rendere lo show meno avvincente, specialmente se paragonato ad altre serie true-crime come l’eccellente noir nordico The Killing. Per ora, The Investigation sembra un po’ troppo piatto e banale. Ma il dramma e la tensione non sono mai stati ciò che Lindholm voleva catturare fin dall’inizio. Ha sempre dichiarato il suo voler evidenziare l’eroismo delle persone che hanno lavorato duramente per risolvere questa tragedia. Ricordo una sua confessione al NY Times:

Volevo fare una storia di eroi, quindi non avevo spazio per lui (l’assassino Madsen)

Marco Salati
Scrive come tesi di laurea “ Il cinema nella mente” perché per lui la relazione tra cinema e psicologia è tutto. Ama vivere nel sogno, o semplicemente far vivere i suoi di sogni, purché questi vengano vissuti in maniera personale. Non dimentica mai che “In ogni strada di questo paese c'è un nessuno che sogna di diventare qualcuno” e in quel viaggio cosi folle “ Perdersi è meraviglioso”.