Breath of the Wild è il gioco più sopravvalutato di tutti i tempi?

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Breath of the Wild sopravvalutato – speciale di Valentina “AkemiMas” Malara

Aprendo l’articolo vi sarete già armati di forconi e quant’altro, ma frenate un momento i bollenti spiriti, prendete un bel respiro e ascoltate: cerchiamo un momento di scomporre Breath of the Wild e di capire perché il gioco “capolavoro” di questa generazione è, secondo noi, un tantino sopravvalutato.

 

La riflessione si apre con una considerazione: se non avesse avuto il “The Legend of Zelda” davanti, Breath of the Wild sarebbe davvero stato definito un capolavoro?

Quanto di questo successo è da attribuire a Nintendo o al brand stesso e quanto al prodotto vero e proprio? In secondo luogo, sicuramente l’ultimo capitolo delle avventure di Link è un gioco grandioso e in linea di massima presenta un’eccellente realizzazione, ma il 10 su 10 è davvero così veritiero?

Uno degli aspetti ritenuti più validi è “la libertà”: ma fino a dove la libertà è tollerabile? Breath of the Wild ha un open world straordinario, dove ogni montagna è raggiungibile, ogni ostacolo aggirabile e ogni fiume guadabile… Ma in questo vasto panorama ci sono anche dei dungeon davvero interessanti, risolvibili con varie metodologie… Eppure essi sono completamente opzionali. L’eccessiva libertà di azione ci porta spesso a tralasciare quanto sarebbe dovuto essere “importante” un determinato aspetto e questo non è un bene, perché essere liberi è bello, ma non avere obiettivi è sciocco.

Si perde, in questo Zelda, tutta la sensazione di “progressione” che si aveva con i precedenti e, alla luce di ciò, anche le novità introdotte perdono mordente: la durabilità delle armi è sicuramente verosimile, ma anche molto limitante in senso ludico; i boss sono praticamente scomparsi e salvo qualche “dungeon vivente” non ci sono vere e proprie sfide in Breath of the Wild, tutto scorre abbastanza facilmente, senza sfidare, senza impegnare o far riflettere più del dovuto. Le intuizioni positive ci sono, alcune trovate sono divertenti e ben riuscite, e la cucina ci è piaciuta parecchio, ma basta a definire un gioco “capolavoro”?

Sebbene la trama non sia il perno principale degli Zelda, vi è da dire che il coinvolgimento emotivo in BotW non è dei migliori: tralasciando la povera Zelda, costretta ad attendere anni e anni quel “pigrone” di Link, non si empatizza con quasi nessun personaggio e lo stesso protagonista ha perso espressività e mordente. Il Link di Wind Waker è solo un lontano ricordo, insomma, o almeno lo sono le sue espressioni.

Queste considerazioni ci portano ad una conclusione: Breath of the Wild semina tutti gli elementi per essere un “capolavoro”, ma non ne raccoglie i frutti.

Nonostante le eccellenti intuizioni, un open world troppo grande e dispersivo, una fisica parziale, un dinamismo delle azioni e della progressione perso ed i marchi del brand forse troppo sopiti, ci portano a non poterlo premiare come gioco da 10 su 10 e a farci riflettere su questa facile attribuzione da parte del grande pubblico.

E si torna quindi al principio, con la primissima domanda, alla quale vi lasciamo rispondere autonomamente: se Breath of the Wild non fosse stato uno Zelda, avremmo gridato al capolavoro?

Fonte: vgculturehq.com

 

About author

Valentina Malara

Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!