Il legame (2020) – Recensione senza spoiler – Domenico De Feudis

Il Legame – Recensione

Ormai sono passati quasi due anni da quando su Netflix uscì Il legame di Domenico De Feudis. Sin dalla sua uscita il film ha fatto molto parlare di sé, sicuramente perché si tratta di un prodotto d’esordio tutto italiano, e precisamente pugliese. Il regista è infatti di Trani ed ha deciso di rendere la Puglia materia per un racconto horror. Una scelta interessante e certamente riuscita.

Mi è capitato di vedere questo film un pomeriggio della settimana scorsa, dopo parecchio tempo dalla mia ultima tesi magistrale sulla maternità nel cinema horror. E, poiché le nozioni si sono ben sedimentate, mi sono accorta di molti dettagli che mi erano sfuggiti alla prima visione. Al di là della forma diaristica che sta assumendo questa recensione, il film è un notevole prodotto e fa ricordare, non solo agli italiani, che noi un film horror (o l’horror in generale) sappiamo farlo e anche bene. Proprio perché apparteniamo ad una grande e florida tradizione di maestri dell’orrore, come Fulci, Bava, Argento, tra i più innovativi e sorprendenti registi del panorama mondiale, che hanno contribuito a dare al genere l’aspetto attuale. In più, questo film ha il grande pregio di unire elementi già visti e immettersi sapientemente nella direzione che l’horror sta prendendo al di fuori dei nostri confini.

 

Il legame – Recensione – Una gran bella regia che dà risalto alla Puglia

Adesso, che si vedono così tanti horror, tanti da confonderli e dimenticarsene, sempre caratterizzati dalle stesse trame e dagli stessi espedienti per spaventare lo spettatore, cosa fa davvero la differenza? Una regia fresca, nuova, che non sfrutti i solti espedienti. De Feudis, con questa splendida prova d’esordio, è riuscito in questo difficilissimo intento. D’altronde, non si sta parlando di un novellino, ma dell’assistente alla regia di Paolo Sorrentino, sia del film premio oscar La Grande Bellezza, sia del dittico Loro.  Abbandonando il porto sicuro dell’aiuto regista, con Il legame si mette in gioco, sfruttando le grandi lezioni di cinema apprese sinora, usando la telecamera con grande maestria, alternando riprese dall’alto a riprese riavvicinate, adoperando la camera a mano nei momenti di massima tensione, specie nelle scene poco luminose d’interno. Con le panoramiche dà risalto agli splendidi luoghi pugliesi, all’aria misterica che li avvolge, rendendo la regione protagonista indiscussa della pellicola. Precisamente, privilegia la tradizione folclorica pugliese, costituita da riti contro il maleficio, saperi tradizionali del mondo contadino per la cura degli alberi, ma anche contro qualcosa di ben più terribile.

Il legame – Recensione – Non è tanto interessante la trama, quanto i rapporti tra i personaggi

Il film comincia con viaggio in macchina verso la Puglia, con una famigliola infelice che viaggia incurante del pericolo. Non servirebbe neppure tracciare un fatale parallelismo con The Shining, ma lo faccio per dovizia di particolari. Alla guida c’è Francesco, interpretato da Riccardo Scamarcio, coproduttore insieme a Ht e Indigo, con il contributo di Apulia Film Fund. Francesco viaggia con Emma, la compagna, e la figlia di quest’ultima, Sofia, in direzione della casa natale in Puglia per annunciare alla famiglia il loro futuro matrimonio. Sin dal loro ingresso nella tenuta, una mastodontica villa circondata da enormi ulivi, si respira un’aria pesante. Madre e figlia si sentono estranee in quell’ambiente fuori dal tempo, specie Emma, interpretata da Mia Maestro, attrice argentina che ha lavorato con Del Toro. La tensione inizia a salire non appena la figlia verrà morsa da una tarantola, tipico simbolo pugliese, per poi essere vittima di un maleficio che solo Teresa, la mamma di Francesco, potrà contrastare, poiché esperta conoscitrice di tutto quell’insieme di liturgie e magie sotterranee e tradizionali.

Il legame – Recensione – Lo scontro tra madri diviene un’alleanza al femminile

Quanto è complicato non fare spoiler a questo punto! Emma cercherà di proteggere la figlia, perfino da Teresa, temendo che stia solo peggiorando le sue condizioni e ritenendo che la medicina moderna possa salvarla da questo male che la invade. Presto si renderà conto che quello che sta capitando alla figlia non ha nulla di logico o terreno, e va affrontato con metodi di altro genere. Lo scontro tra madri, legati da un sostrato di diversa natura, si trasforma presto in un’alleanza al femminile, che preannuncia il vero ingresso di Emma in un mondo da cui inizialmente si sente respinta. E quante cose accadranno e quante ne verranno fuori sul passato di Francesco! De Feudis si inserisce nel nuovo horror occidentale, dando una dimensione diversa alla femminilità, alla maternità. Tanto che il film presto diviene uno scontro tra maschile e femminile, come sta capitando da vent’anni a questa parte, con la vittoria incontrovertibile della donna forte (non debole e fragile come in The Shining, che appartiene a tutt’altra fase dell’horror).

In conclusione…

Questo regista made in Puglia, quindi, arricchisce la solita trama horror, rende centrale il tema della maternità, come sempre di più accade nel cinema degli ultimi anni, e inserisce elementi folclorici tutti pugliesi, recuperati dal passato. Turba e sorprende lo spettatore, spegne le sue certezze in un crescendo di palpabile tensione. Tutte ragioni che ci fanno rimpiangere di non averlo potuto ammirare in una accogliente sala cinematografica.

Adele Porzia
Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...