Sir Gawain e il Cavaliere Verde – David Lowery – Analisi

Sir Gawain e il Cavaliere Verde di David Lowery ha ricevuto una tiepida accoglienza da parte del pubblico. In questo articolo proveremo a leggere tra le righe alla ricerca dei suoi significati!

Cominciamo!

Il simbolismo medioevale ha da sempre suscitato un incredibile fascino. Un periodo storico così ricco di avvenimenti e di oscurità al tempo stesso che ha portato la razza umana sull’orlo della sua estinzione. Uno degli elementi principali che ha sempre destato interesse nei confronti del medioevo è proprio la magia: bianca o nera, chiara o oscura, qualsiasi connotazione essa abbia, ha sempre generato fantastiche e grottesche storie. Motivazione per la quale, il regista David Lowery, ha deciso di mettere in scena Sir Gawain e il Cavaliere Verde tratto dall’omonima novella cavalleresca del tardo XIV secolo, il cui autore originale resta invece avvolto nel mistero.

In questo articolo tenterò di raccontarvi la mia personalissima visione di Sir Gawain e il Cavaliere Verde, cercando di fornirvi la mia chiave di lettura basata sulla lettura dei simboli e della tecnica cinematografica stessa nel tentativo di fornirvi una (forse) diversa prospettiva e (forse) chiarendo qualche eventuale dubbio dopo la visione del film.

L’articolo analizzerà l’intero lungometraggio per cui, chi non avesse ancora visto Sir Gawain e il Cavaliere Verde, sappia della massiccia presenza di spoiler.

È solo un gioco

Una voce fuori campo femminile e minacciosa ci introduce al contesto nel quale la nostra storia si andrà a svolgere tramite un incipit in versi. Senza utilizzo di nomi propri, possiamo capire che si tratta di un racconto ambientato durante il regno di Re Artù, ma non è lui il protagonista. Non è lui il re di questa storia.

“Di tutti coloro che regnarono, nessuno ha la fama del ragazzo che estrasse dalla roccia la lama. Ma questi non è quel re, e non è la sua trama.”

La camera si avvicina lenta al protagonista Gawain che si trova seduto su di un trono con in una mano uno scettro e nell’altra quello che sembra essere un contenitore di incensi o di acqua santa. Una corona magica alle sue spalle scende dal soffitto fino a dietro la testa del protagonista che prenderà fuoco poco dopo. In questa breve scena possiamo già intuire, a grandi linee, cosa vedremo raccontato nel film: toni cupi, un re cattolico su di un trono la cui testa prende fuoco, quasi a simboleggiare una cerimonia, una prova, un’iniziazione. Il fuoco divampa come la passione che arde nel protagonista che potrà essere luce illuminante o fuoco distruttore.

La storia inizia con Gawain (interpretato dall’astro nascente Dev Patel) che si risveglia in un bordello, palesemente reduce da una notte alcolica e di passione con la sua amante Essel (Alicia Vikander), la quale esce per le strade della invernale Camelot per partecipare alla messa di Natale. Dal breve e fugace dialogo dei due innamorati possiamo scoprire che Gawain fa parte della corte di Re Artù pur non essendo stato ancora nominato cavaliere, in quanto non ha ancora dimostrato le sue virtù e il suo coraggio in nessuna avventura.

Una volta rincasato, facciamo la conoscenza di sua madre, una donna dai tratti stranieri che dice di non sentirsi abbastanza in salute per unirsi alla cena a corte. La donna invita suo figlio a partecipare comunque e a divertirsi, festeggiando con il re. La cena è ambientata in una grande stanza con il re al centro che chiama a sé Gawain, in quanto suo nipote, per rivelargli come abbia intenzione di conoscere meglio il figlio di sua sorella, unico erede diretto della corona. I festeggiamenti vengono però interrotti (dopo una scena in cui il discorso del re veniva intervallato da stacchi alternati con la madre di Gawain, Morgana, impegnata in un rituale magico per la creazione di una lettera indirizzata al re stesso) da un misterioso cavaliere dal volto composto di rami e fogliame che porge ad Artù una lettera.

Il messaggio, letto dalla regina quasi posseduta dalla lettera stessa, è un gioco che il Cavaliere Verde offre alla corte: chiunque colpirà il cavaliere verde vincerà la sua ascia, tuttavia, ad un anno da quella notte, chi avrà inferto il colpo, mortale o non, dovrà presentarsi alla Cappella Verde per ricevere lo stesso colpo dal cavaliere stesso.

Ovviamente il nostro protagonista prenderà la palla al balzo per cercare approvazione da parte di suo zio ed accetterà la sfida. Da notare il vino rosso (sangue) che cade dal calice macchiando il tavolo in pietra (simbolo esoterico noto come altare per sacrifici) ricoprendo chiari simboli a forma di croce (altro simbolo ben noto). Questo dettaglio potrebbe richiamare il patto di sangue che il ragazzo, volente o nolente, sta per firmare. Gawain, dopo aver ricevuto Excalibur dal suo re che gli ricorda come questo sia “solo un gioco”, affronta il Cavaliere Verde che però non oppone resistenza e anzi, si inginocchia porgendo il collo, pronto al colpo mortale del ragazzo. Gawain non si farà sfuggire l’occasione e con un solo fendente decapita il Cavaliere Verde che, dopo un momento di morte apparente, si rialzerà recuperando la sua testa e salendo a cavallo per andare via accompagnato da una risata malefica.

Che il Cavaliere Verde rappresenti la natura penso non ci sia dubbio: il suo volto, composto da rami e fogliame, appare saggio ed anziano. L’uomo, rappresentato da Gawain, per  dimostrare il suo valore ed onore sferra un attacco mortale alla natura, conscio che un giorno dovrà ricevere la sua vendetta. Da notare come la lettera del cavaliere dica “Che sia un graffio sulla guancia o di un taglio alla gola, restituirò quello che ho subito” eppure Gawain punta ad un fendente fatale solo ed esclusivamente per dimostrare la sua forza agli altri cavalieri, prima che a se stesso.

Altra inquadratura degna di nota è il momento in cui Gawain prende in mano Excalibur: la fotografia si illumina come se la (poca) luce presente si riflettesse interamente sulla spada illuminando chi lo possiede con la sua magia e virtù. La totale assenza di nomi propri specifici nel film vuole probabilmente descrivere il contesto senza rubare la scena agli avvenimenti principali di Sir Gawain e Il Cavaliere Verde.

Il cammino dell’eroe

Dopo un anno di festeggiamenti e di fama per la Leggenda di Sir Gawain che decapitò il Cavaliere Verde, arriva il momento di onorare l’accordo per il nostro protagonista. Convinto da Re Artù ad affrontare il suo destino, Gawain parte per un viaggio a cavallo verso la cappella verde lasciando dietro di sé una compagna in sospeso ed una madre preoccupata, la quale però, regalerà al figlio una fascia magica da tenere legata sulla vita. Possiamo notare come Morgana nasconda negli orli della fascia verde delle pietre con simboli noti anche come rune, lettere di un antico alfabeto celtico che si pensava avessero proprietà magiche in grado di proteggere chi le indossasse. Il colore verde della fascia non è forse un dettaglio casuale: quella fascia verde stretta in vita potrebbe simboleggiare il potere della natura celato nell’essere umano.

Inizia il viaggio del nostro eroe descritto da una favolosa fotografia a cura di Andrew Droz Palermo. Durante il suo percorso Gawain viene prima attaccato e derubato da dei briganti in una foresta e successivamente viene ospitato in casa dallo spirito di una donna assassinata, grazie alla quale, tornerà in possesso della sua ascia. Lungo il suo viaggio Gawain verrà accompagnato da una volpe che lo seguirà e gli suggerirà il cammino. La volpe richiama innanzitutto l’astuzia, che ben si sposa con il carattere non proprio temerario del protagonista. La volpe aggira l’ostacolo piuttosto che superarlo e questa differenza è sostanziale…

Scena di sicuro impatto è quella dei giganti. Gawain vede in lontananza queste mastodontiche creature antropomorfe e cerca di attirare la loro attenzione. Una volta ottenuto l’interesse di uno di questi giganti, Gawain gli chiede se può superare la valle sulle loro spalle: ancora una volta vediamo il nostro protagonista cercare la via più semplice per superare il viaggio. La figura del gigante simbolicamente viene associata agli anziani, la cui esperienza di vita li rende in grado di vedere più lontano dei giovani. La richiesta di Gawain e il successivo rifiuto del gigante può essere letto come il rifiuto di una generazione precedente ad aiutare quella successiva. Una reazione simile la ebbero i cavalieri della tavola rotonda alla richiesta di Gawain di un’arma per affrontare il Cavaliere Verde. Il gigante sembra cercare di schiacciare il neo cavaliere, ma viene fermato dalla volpe che sembra poter comunicare con lui.

Un amico inaspettato

Proseguendo il suo percorso, Gawain scopre una bella casa nel bosco e, bussando alla porta, le sue energie lo abbandonano. In una fase onirica vediamo sua madre accarezzargli la fronte mentre lui dorme abbandonato su di un letto circondato da tende (simbolo di limiti illusori, molto sfruttati da David Lynch per la sua loggia nera in Twin Peaks) fino a che riesce a svegliarsi per trovarsi di fronte il Lord della magione in cui è arrivato. Quest’uomo lo tranquillizza e dopo alcuni scambi di battute scopriamo che la Cappella Verde, meta del protagonista, dista solo mezza giornata di viaggio e il termine ultimo per presentarsi al cospetto del Cavaliere Verde è tra due giorni. Il Lord insiste nel far riposare Gawain nel suo palazzo con l’unica richiesta di ricevere anche lui qualsiasi cosa Gawain riceva durante il suo soggiorno.

Facciamo la conoscenza di un altro personaggio interessante: la signora del palazzo, di aspetto simile a quello di Essel, l’amante del ragazzo. Questa donna affascinante e misteriosa tenta di sedurre Gawain mostrandogli una fascia verde in vita che, a detta di lei, lo proteggerebbe da qualsiasi pericolo se indossata. Non sappiamo se quella fascia sia la stessa data a Gawain da Morgana e persa per via dei briganti e questo potrebbe essere un dettaglio ambiguo di proposito per creare un collegamento tra la donna e la madre. Un classico contesto Edipico in cui l’amore materno e l’amore sessuale si ritrovano.

Gawain ottiene la fascia cadendo vittima dell’ammaliante donna la quale lo giudica ben lontano dall’essere un cavaliere virtuoso poiché pur di avere quella fascia ha tradito la sua compagna di cui è innamorato e, forse, anche il padrone della casa in cui sosta. Spaventato, forse più da sé stesso che dalla donna, Gawain fugge in direzione della Cappella Verde incontrando il Lord di ritorno da una battuta di caccia. Quest’ultimo libera la volpe catturata e reclama un bacio dal protagonista, lo stesso ricevuto poco prima dalla signora. Questo rito del favore in cambio di un favore ricorda molto delle tinte quasi Luciferine in questo personaggio che resta contornato da un’aura misteriosa ed affascinante.

La virtù dei forti

Il viaggio è quasi completo. Gawain giunge sulla sponda in fiume in cui è ormeggiata una piccola barca. Pronto a salirci viene però fermato dalla volpe che, parlando per la prima volta, gli intima di tornare indietro e e di non affrontare una morte gloriosa quando potrebbe tranquillamente tornare a testa china ed accettare una sconfitta da vivo. Gawain però non cede e dopo aver cacciato l’animale inizia a remare. La fotografia qui assume delle tinte molto gialle, colore che negli antichi dipinti medievali veniva associato a personaggi negativi e a sentimenti come il tradimento e la menzogna. Il fiume stesso potrebbe contenere la simbologia affine a quella dello Stige, noto per essere il fiume che conduceva gli spiriti verso il regno dei morti.

Arrivato alla Cappella Verde, Gawain attende il risveglio del Cavaliere Verde, il quale, una volta svegliatosi, resta sorpreso nel vederlo dinnanzi a lui. Questo coraggio non lo salverà però. Il Cavaliere chiede a Gawain di porgergli il collo per essere colpito e dopo un paio di tentativi in cui il nostro eroe esita impaurito, decide di fuggire. Il suo ritorno a casa viene visto come un successo e Gawain non dice la verità. La sequenza ci mostra la sua vita in un rapido montaggio in cui diventerà Re, ma un Re poco saggio, un Re poco amato e poco rispettato che perderà suo figlio (avuto dall’unione con la signora del palazzo nel bosco) in battaglia e che, seduto sul suo trono, attenderà la morte durante un assedio. Toccandosi la vita sente ancora legata stretta la fascia verde e quando decide di toglierla la sua testa cade dal collo.

Sir Gawain Cavaliere Verde

Gli occhi di Gawain si aprono e si ritrova nella Cappella Verde poco prima del fendente letale. Il protagonista allora ferma il Cavaliere Verde nuovamente, ma stavolta per togliere la protezione data dalla fascia magica e accetta così il suo destino. Il Cavaliere Verde apprezza questo coraggio e decide di lasciarlo andare.

La visione di Gawain ci mostra un futuro in cui la sua codardia vince sulla virtù e l’onore. Un futuro in cui la menzogna lo porterà lontano certo, ma ad un prezzo interiore ben più caro. L’intero lungometraggio ci descrive il classico cammino dell’eroe, ma dal quale Gawain sembra non imparare nulla perché in effetti lui non supera mai da solo nessuna sfida. Il finale più coerente risulta essere quello in cui muore da sovrano caduto, ma forse la chiave di lettura del finale alternativo può essere quella nietzschiana dell’eterno ritorno. Gawain rivive la sua vita di fronte alla morte e diventa l’oltreuomo, ossia colui che sa quello che deve fare e sa cosa il destino ha in serbo e lo accetta con ferma convinzione.

Anche la chiave di lettura ambientalistica a parer mio trova qualche appiglio ponendo come sempre la codardia dell’uomo quando si tratta di accettare la responsabilità delle proprie azioni dinnanzi ad una natura sempre vittima e accondiscendente che però un giorno pareggerà i conti con la razza umana.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."