A proposito di Libri – Recensione – Il Post, Iperborea

Vita morte e miracoli di oggetti eclettici che possono diventare allunghi per le gambe di un tavolo, ammortizzatori per centrifughe di lavatrici o biglietti di sola andata per altri mondi.

Leggere un libro significa regalarsi tempo. Come può fare un mago, significa trasformare ore e minuti in storie, parole, corpo, mondo. I libri vincono sul tempo. I libri restano.

Restano nel loro vestito migliore, quello delle copertine. Che io, non vogliatemene, per deformazione professionale pensavo essere lo strumento di marketing per eccellenza (“non si giudica un libro dalla copertina”… ma lo si può tranquillamente acquistare!). E invece ho scoperto che servivano per proteggere i primi manoscritti dai troppi passaggi e dalle troppe mani. E che inizialmente avevano colori come il giallo, il rosa… da cui i relativi generi.

Restano con i loro caratteri graziati o bastoni, restano letti ed ascoltati, restano illustrati, tradotti, venduti e persino rubati. Restano ad indicare chi siamo. Una libreria in fondo è questo: un modo per raccontarci. E accumulare libri significa fare una scommessa sul nostro io del futuro che, in un tempo e luogo non precisati (ma questo non è importante), avrà bisogno precisamente di quella storia. E di nulla di meno.

Il saggio di Iperborea e Il Post parla di libri a partire dalle “cose”. Ed è singolare pensare che venga utilizzata proprio questa parola, che ho sempre immaginato connessa  alla genesi del dizionario dei sinonimi e dei contrari di scolastica memoria. Ogni parola andava bene, purché non si parlasse di “cose”. Indefiniti nomi comuni. Ma quando queste stesse “cose” sono spiegate bene allora ecco che nasce un saggio che dà forma alla sostanza dietro parole e pagine.

E ora immaginate se “Il nome della Rosa” si fosse intitolato “Blitiri”, “Guerra e Pace” “Tutto è bene quel che finisce bene” o “1984” “L’ultimo uomo in Europa”… insomma non serve un gatto né un fisico per viaggiare in realtà parallele, ma vivere in questa è di gran lunga la soluzione migliore!

Elisa Fabbi
Giocatrice di videogiochi da quando finire Super Mario Bros. significava essere l’anello mancante tra l’uomo e l’essere mitologico, ma definitivamente stregata dall’Eroe del Tempo. Una passione sfrenata per le parole la porta a leggere libri e graphic novel che racconta sempre fuoritrama e oltrepensiero. Potete seguirla decidendo ad ogni bivio quale storia intraprendere e ricordando sempre che "It’s dangerous to go alone”