Dying: Reborn – Recensione – Xbox One, PS4, PC

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recensione a cura di AncientBeard

Ben ritrovati amici Nerdreamer. Oggi voglio parlarvi di Dying: Reborn, un titolo che si pone tra il genere horror, quello delle avventure grafice punta&clicca ed i puzzle games (un’escape room fatto video game per intenderci).

Il gioco, che tra di noi del sito simpaticamente abbiamo soprannominato “L’Uomo Pesce”, ha visto dapprima la luce su Xbox One e Playstation 4 ed è stato successivamente rilasciato per PC il 18 Gennaio 2018, segnando a tutti gli effetti il debutto di NEKCOM Entertainment, software house cinese/americana, nel mondo dei videogiochi (Grazie ai ragazzi di Nekom per averci concesso una chiave di prova del gioco).

Proprio la versione PC è quella che noi di Nerdream.it abbiamo giocato e stiamo tutt’ora giocando con voi e per voi sul canale twitch.tv di Silent Gamer.

1, 2, 3… L’UOMO PESCE VIEN DA TE…

Nei panni di Mathew, il nostro caro protagonista, ci sveglieremo in una stanza di un albergo ormai abbandonato all’usura del tempo, nella città di Harbour Town. La nostra memoria è un po’ arrugginita e sin  da subito ci metteremo alla ricerca di indizi e prove che man mano riveleranno una trama molto interessate di cui non voglio spoilerarvi nient’altro.

Il gameplay è molto semplice e rispecchia i canoni di un classico puzzle game: raccoglieremo oggetti, troveremo indizi, password, codici e chi più ne ha più ne metta, per superare gli ostacoli e gli enigmi che il gioco ci porrà davanti.

Questa è di sicuro la parte più riuscita di Dying: Reborn, perchè i puzzle sono ben realizzati e richiedono spesso ragionamenti accurati per essere superati, consiglio un buon spirito d’osservazione.

Anche i famosi “jumpscare” sono piazzati in modo molto intelligente e non si limitano ad urla o apparizioni improvvise di mostri o creature ripugnanti, ma riescono in qualche modo a creare quell’effetto horririfico che ha fatto la fortuna di molti titoli dello stesso genere.

La visuale in prima persona, in questa versione PC, funziona benissimo, dando un senso di libertà esplorativa che aiuta il giocatore nella ricerca e nello sviluppo dei vari enigmi. Cosa che, non succedeva nella versione per PSVR, molto peggio implementata. 

UN’OCCHIATA AL COMPARTO TECNICO

Siamo spesso abituati a pensare che un gioco INDIE, e quindi a produzione totalmente indipendente e spesso con budget risicato, sia impensabile trovare un comparto tecnico appagante, ma spesso e volentieri la storia ci insegna che così non è, ed in questo anche Dying: Reborn si piazza in quella categoria di giochi con una grafica gradevole e dettagliata al punto giusto da provare a creare, insieme alla storia, quell’interesse nel giocatore che lo spinga ad arrivare alla fine del titolo, rendendo l’atmosfera adatta al contesto. Peccato che dal punto di vista del sonoro il gioco non riesca ad avere lo stesso impatto!

Perchè se graficamente DYING: Reborn è promosso quasi a pieni voti, lo stesso non si può dire per il comparto audio. Purtroppo ci troviamo di fronte ad un’offerta di suoni e musiche decisamente povero e sappiamo bene come l’audio sia importantissimo ai fini emozionali per dare verve a questo tipo di giochi.

Altre due pecche del gioco sono invece marginali e vi spiego perchè…

La prima è la totale assenza della lingua italiana, che ovviamente è una pecca solo per chi non mastica per nulla l’inglese, anche perchè non siamo di fronte a situazioni impossibili da risolvere. Basterà munirsi di pazienza ed utilizzare a bisogno Google per riuscire a superare ogni dilemma.

La seconda è la longevità del titolo, ma guai ad essere delusi da questo aspetto, perchè il prezzo su Steam è molto contenuto e ci fa perdonare i ragazzi della software house cinese/americana NEKCOM Entertainment, d’altronde si tratta sempre di un debutto. Ci sarà tempo e modo di sviluppare un seguito o un’altra avventura che curerà meglio questo aspetto.

In conclusione affermo che mi trovo molto d’accordo con il giudizio “Per lo più Positivo” che Dying: Reborn ha raggiunto sulla piattaforma di Valve e posso assicurare che, se giocato in compagnia di amici, gli enigmi riescono a coinvolgere in modo sorprendente, facendo spremere a dovere le meningi dei presenti. Di contro, se giocato in solitaria, potrebbe a lungo andare risultare leggermente noioso, ma sicuramente, proprio per la sua durata non troppo elevata, si porterà a conclusione l’avventura. 

Il mio consiglio è quello di aspettare un leggero calo di prezzo, magari con qualche offerta o con i saldi e l’acquisto del gioco sarà sicuramente ripagato da una storia che ripetiamo è davvero godibile.

Se interessati potete trovare le live streaming sul canale twitch di Silent Gamer e giocare con lui questo titolo decisamente intrigante.

Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Dying: Reborn
Voto
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Dying: Reborn – Recensione – Xbox One, PS4, PC

Dying: Reborn – Recensione – Xbox One, PS4, PC
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Editor Rating

 

DTING: REBORN

IN SINTESI

Se amate l'horror, se amate i puzzle game e le avventure grafiche, se avete provato una escape room, beh questo Dying: Reborn può fare al caso vostro! Sicuramente c'è qualche compromesso da fare, a causa di una longevità non elevata ed un comparto audio scarno, ma al giusto prezzo è un acquisto consigliato, che può regalare qualche ora di divertimento.

PRO

  • Buona realizzazione degli enigmi
  • Grafica di buon livello
  • Storia interessante

CONTRO

  • Longevità non entusiasmante
  • Sonoro sotto tono
  • Assenza della lingua italiana
About author

AncientBeard

Millo "AncientBeard" Mammarella - Videogiocatore cronico ha inziato con un MSX a giocare a Zaxxon in tempi antichi e leggendari, ad oggi è il BOSS della community Mondo Gaming ed investe il suo tempo per coltivare la sua infinita passione per i videogames. MONDOGAMING - PAGINA FACEBOOK - CANALE TWITCH - CANALE YOUTUBE