Recensione – Everspace – PC Windows Steam GoG, Xbox One

Rockfish Games ci presenta questo Everspace, un roguelike fantascientifico da tenere d’occhio attentamente. Scopriamolo insieme!

Esattamente un anno fa comprai No Man’s Sky un gioco che, se paragonato alle percentuali chimiche di composizione degli elementi, sarebbe composto per il 70% di noia. Che bello andarsene in giro di pianeta in pianeta, ad analizzare animali, frutti di scherzi del DNA e spendere la maggior parte del tempo a trivellare rocce.

La delusione delle aspettative mi fece così male dalla rabbia che dovetti ripiegare in seguito su Elite Dangerous, onde evitare un raptus di follia alla Michael Myers.

Decisamente meglio (anche fin troppo) quest’ultimo ma di difficile approccio per quel che riguardava pilotare il mezzo, e il sistema di quest e migliorie dell’astronave non troppo user friendly.

Mi serviva qualcosa alla mia portata, più immediato, senza troppi preamboli, pretese, facile da giocare ed Everspace faceva proprio al caso mio.

Sviluppato dalla tedesca Rockfish Games che ha già avuto modo di regalarci la serie di Galaxy on Fire, ci propone stavolta un roguelike fantascientifico, genere nel quale si dimostrano veterani stando a quanto posso vedere.

Come dovrei leggerlo questo copione?
Si potrebbe fare a meno di citare la storia ma anche no. L’inizio è piuttosto confuso e vediamo il pilota dell’astronave (noi) prigioniero in chissà quale struttura militare, operare una fuga miracolosa da fare invidia agli impavidi di Alcatraz. Dal computer di bordo dotato di voce robotica e personalità pedante, verremo a sapere così che il nostro protagonista è un clone (pretesto per la meccanica di gioco che andremo ad analizzare tra qualche riga) e ci toccherà scoprire chi sia il nostro originale e soprattutto gli eventi che hanno preceduto la prigionia.

Ciò che ci è dato sapere è che il protagonista è ora un ricercato Flotta Coloniale e dovrà sciogliere la matassa dei suoi vaghi ricordi in un universo popolato dagli Okkar, una razza aliena aggressiva evoluta dai rettili, i Deviati che raccoglie clan e gilde di assassini, criminali e trafficanti e la più pacifica Grady & Brunt Prospects dedita al commercio e recupero risorse.

La narrazione è la bestia strana del gioco e calza come un guanto l’essenza roguelike del gioco, rivelandosi così non lineare. Per vedere delle cut scene o attivare dei dialoghi infatti è necessario raggiungere delle determinate aree o settori del gioco, ma non esiste modo di prevedere se, dove e quando riusciremo a vedere nuovi eventi e sviluppi.

Everspace punta tutto sul gameplay, lasciando in secondo la trama, che c’è ma non si vede, e finire il gioco per poter giudicare al meglio quello che si sono inventati gli sviluppatori a proposito di questa strana storia di cloni, richiede davvero molto tempo.

Non riuscirete a prendermi!
Everspace possiede un gameplay basato su una “rotation”, tanto per usare un termine alla MMO, e segue l’ordine preparazione astronave, entrata in partita, morte. Durante queste fasi potremo incappare in qualche cutscene e una volta morti si ricomincia daccapo, mantenendo alcuni privilegi e magari vedendo una cutscene che aggiunge elementi alla trama.

Le mappe sono generate con un sistema roguelike, e sono formate da dei pallini il cui colore varia in base al livello di rischio, collegati da dei punti di rotta. Una volta arrivati al punto estremo potremo cambiare interamente settore e una nuova mappa locale verrà calcolata e disegnata.

Si potrebbe quasi dire che il gioco si compone con una serie di run il cui esito pùo portare o meno all’avanzamento della storia, ma per capire meglio di cosa sto parlando è il caso di fare un esempio di una partita.

Tralasciando il tutorial che illustra i rudimenti della navigazione e dei combattimento, verremo immediatamente catapultati in un mondo crudele e assassino dove astronavi e torrette nemiche, campi elettrici e gravitazionali sono belli pronti a farci la festa. L’uso della forza bruta è necessario e stiamo parlando di combattimenti adrenalici che non si vedevano dai tempi di Wing Commander.

Combattere non è tutto però, abbiamo bisogno di risorse per la manutenzione dell’astronave e del carburante per alimentarla. In ogni area quindi dobbiamo cercare di raccogliere più risorse possibili estraendole da vecchi relitti, asteroidi e rocce fluttuanti o darci allo sciacallaggio di relitti o stazioni spaziali nemiche.

Se siamo fortunati magari potremo trovare dei contenitori di tecnologia o dei crediti per acquistare beni e servizi dal gruppo G&B. Possiamo spendere crediti o materiali raccolti dalle navi mercantili per acquistare materiali o ricevere supporto di manutenzione e rifornimento ma in quantità limitate.

Non si può mai stare tranquilli durante l’esplorazione: tenere gli occhi sbarrati in cerca di pericolo e l’eventuale presenza di quelle freccette rosse ai bordi dello schermo in segno di richiamo al pericolo è assolutamente vitale. Nulla da temere dai marker gialli invece, i gruppi neutrali mercantili che non attaccheranno se non saranno prima attaccati.

L’icona di un’antenna di comunicazione fa venire l’acquolina in bocca, dato che segnerà sul navigatore ogni contenitore e risorsa presente nell’area sotto forma di icona blu, ma avvicinarsi con circospezione è d’obbligo. Questi ripetitori sono spesso sorvegliati da armamenti automatici pesanti quali torrette missilistiche e un approccio troppo avventato potrebbe concludere prematuramente l’avventura.

Se riuscite nello scopo, nella maggior parte dei casi, non farete in tempo a sfregarvi avidamente le mani che riceverete l’allarme di approccio di una fregata Okkar nell’area e, se la legge di Murphy ha un qualche minimo di fondamento, ci ritroveremo senza carburante per potercela dare a gambe levate.

La scelta è quindi affrontare una colonia di uomini lucertola molto incacchiati perchè neanche lo stare a spasso per le stelle riesce a scaldare il loro gelido sangue, oppure tentare un salto utilizzando come carburante alternativo  l’energia necessaria agli scudi, rischiando così di polverizzare lo scafo. In entrambi i casi, consideratevi morti.

Ritenta, sarai più fortunato!
Una volta abbattuti perderemo tutto tranne i crediti e i progetti e ci toccherà ricominciare da capo dalla prima area (ovviamente ricalcolata e ridisegnata) e possiamo anche scegliere tra tre livelli di difficoltà: facile, medio e difficile.

Se vogliamo avere la vita facile dobbiamo anche pagare il prezzo di ottenere meno crediti ma in compenso le risorse ci pioveranno addosso e avremo meno rottura di scatole da parte di nemici ed elementi naturali.

In caso contrario nella modalità difficile, se proprio vi state annoiando con quella normale, gli Okkar indosseranno i panni di Jason Voorhees, le stazioni di blocco salto crescono come le graminacee e sarà troppo tardi quando vi renderete conto di aver superato l’orizzonte degli eventi di un buco nero.

In ogni caso, si parte dall’hangar e qui è possibile investire tutto il vil danaro racimolato fino alla nostra dipartita per migliorare permanentemente le abilità del pilota e dell’astronave. Se avete abbastanza soldi potete acquistare anche due nuovi modelli di astronave le cui caratteristiche base cambiano. Il modello base di partenza è un Intercettore dotato di caratteristiche medie di scudi, scafo e armamenti; il modello leggero, lo scout è invece molto veloce e agile nei combattimenti, possiede di serie un dispositivo di mimetizzazione ma purtroppo ha delle armi di partenza un po’ difficili da padroneggiare, sebbene abbastanza potenti; la cannoniera è un carro armato volante sprovvisto di scudi ma con uno scafo così spesso che risulta difficilissimo da abbattere anche in mezzo al fuoco più ostile.

Sbloccare uno di questi nuovi mezzi costa 10,000 crediti, una bella sommetta che richiederà un bel po’ di farm, ma una volta acquistate andranno a far parte permanentemente del vostro parco macchine. Ovviamente ognuna di queste navette ha un potenziamento individuale, sta quindi a voi fare la scelta in base al tipo di guida che preferite.

Le abilità di potenziamento del personaggio riguardano più che altro le capacità di navigazione, raccolta e rapporti coi mercanti, mentre assegnando punti alle astronavi si può migliorare scafo, capienza del serbatoio, potenza dei motori, ecc.

Chi dà molta importanza all’aspetto estetico e spende molto tempo sulla personalizzazione, sarà felice di sapere che è possibile recuperare nuovi colori per le serigrafie dell’astronave, ma non è possibile aggiungere marchi o disegni diversi da quelli standard.

Alcune migliorie dell’astronave comportano anche una modifica nell’aspetto e nel caso dello scout per esempio, avremo un risultato che sembra voler citare i Tie Fighter di Star Wars.

Il crafting è un elemento molto importante del gioco, il solo equipaggiamento base a lunga andare potrebbe non bastare più. I nemici tendono a essere più tosti da buttare giù e sarà necessario potenziare gli armamenti base, spesso costruendone di nuovi. Vi toccherà ripristinare la batteria missilistica utilizzando minerali e pezzi di scarto per esempio, migliorare l’efficacia degli scudi o costruire dei droni da mandare in prima linea per distruggere magari delle torrette che stanno lì a fissarci minacciose.

Con un pizzico di fortuna e le dovute skill, le astronavi abbattute potranno lasciarci però il loro armamento e, se ci aggrada, aggiungerlo (se abbiamo gli slot ovviamente), rimpiazzarlo o smontarlo e recuperare materiali che sicuramente torneranno di utilità più avanti.

Non basta quindi cercare risorse ma bisogna anche andare a caccia di consumabili e nuovi progetti per avere qualche possibilità di andare ben oltre il secondo settore.

Fatica sì, ma anche divertimento
Possiamo affrontare queste avventure spaziali in terza o prima persona, con un sistema di controllo dalle basi di FPS più l’aggiunta di funzioni coreografiche per l’avvitamento e la traslazione lungo gli assi orizzontali e verticali, utili per evitare il fuoco nemico e gli spostamenti di precisione nei passaggi stretti all’interno di asteroidi o relitti.

Nello scontro a fuoco, bisogna considerare che ogni arma ha un impatto più o meno efficace sugli scudi o sullo scafo e per essere più specifici, le armi laser sono adatte a spazzare via le difese, mentre quelle a impatto sono più idonee a distruggere la carcassa. Se le armi base non dovessero bastare possiamo utilizzare dei missili che offrono un impatto più violento, giocare di strategia nelle fughe seminando mine, rilasciare dei droni che offrono un massiccio supporto di fuoco o utilizzare le riserve di energia per degli effetti boost di attacco o difesa.

Potete quindi scegliere una determinata combinazione di armi che più si confà al vostro stile di gioco, ma dovete considerare che il tutto è dettato dall’avere o meno un progetto o la fortuna coi drop, senza contare il fatto che nelle prime fasi del gioco non potrete godere di questo lusso.

Quasi tutte le azioni intraprese dall’astronave consumano di un certo quantitativo la barra d’energia dell’astronave ed è proprio qui che tornano utili i punti investiti nell’hangar per migliorare le prestazioni di ricaricare e riserva base.

Dobbiamo però comunque ricorrere alla conoscenza dell’astronave e alla nostra capacità di saper gestire l’energia o potrebbe capitare di ritrovarci in pieno conflitto senza avere la possibilità di rispondere al fuoco. Ecco che entra quindi in gioco anche l’elemento gestionale dell’astronave e dalla schermata del menù possiamo ottenere ogni tipo di informazioni in termini di consumo energia da parte dei componenti di supporto, gittata ed entità di danni delle armi. Non siate quindi troppo smaniosi di installare un cannone flak dalla cadenza di fuoco di una gatling, perchè in piena fase di combattimento potreste ritrovarvi a sparare un paio di colpi e aspettare di vedere risalire la barra dell’energia e posso assicurarvi che i nemici non stanno certo a guardare.

Possiamo riparare l’astronave in qualunque momento, ma il ripristino dello scafo non è immediato ed avviene in tempi correlati ai punti abilità investiti, quindi il rischio di saltare in aria è la classica spada di Damocle che ci penzolerà sulla testa sin da quando abbiamo creato il salvataggio.

Questo forse posso rivenderlo a buon prezzo…
Combattere non è tutto e in un certo senso i nemici possono anche essere considerati un mero intralcio alla nostra verve da Indiana Jones.

Se stiamo a debita distanza o utilizzando un sistema di mimetizzazione, possiamo esplorare indisturbati caverne formate all’interno di asteroidi, relitti e stazioni spaziali distrutte o abbandonate. Sarà proprio al loro interno che avremo maggiori probabilità di recuperare preziosi progetti o materiali rari.

I portali dai led rossi di alcuni relitti possono essere superati solo grazie a dei codici recuperabili da astronavi nemiche marchiate come Elite o da alcuni contenitori sorvegliati da costellazioni di torrette. Quando riteniamo opportuno spostarci in una nuova area ci basterà puntare verso un portale verde per generare quindi quello che mi sembra un wormhole a velocità smodata, una nuova zona.

Il tutto sempre ammesso che non ci siano dei sistemi che blocchino il salto, perché in questo caso dovremo affidarci ai sensori dell’astronave che indicheranno in percentuale la nostra vicinanza al segnale di blocco. Una volta trovato occorre avvicinarsi a meno di cento metri per poter effettuare l’hacking dell’antenna e poter prendere congedo, anche se personalmente avrei preferito distruggere un elemento così fastidioso.

Per spostarsi in un nuovo settore invece, dovremo collegarci a un vero e proprio portale che ci permetterà di effettuare un viaggio dalla percorrenza più a una velocità di curvatura maggiore… oppure erano wormhole? Il viaggio interstellare mi manda sempre ai pazzi…

Per pilotare il mezzo non serve la stessa destrezza richiesta da Elite Dangerous, ma non è neanche qualcosa da prendere alla leggera se non vogliamo schiantarci ad alta velocità contro un asteroide e riportare dei danni piuttosto seri.

A bordo sono infatti presenti navigatori, sistemi di supporto vitale e compensatori d’inerzia che possono subire delle avarie e vanno riparati in modo individuale. Riparare lo scafo non significa riparare anche i sistemi di supporti autonomi, quindi occhio!

Il nanobot è il materiale base per la riparazione, è possibile trovarlo raramente all’interno di contenitori e più comunemente dalle astronavi nemiche abbattute. Può capitare di non trovare nanobot in interi settori, quindi siate prudenti ed evitate qualsiasi forma di rischio dato che un’astronave in perfette condizioni non significa esser in grado di affrontare qualsiasi minaccia.

Everspace giocherà sporco e cercherà di farci morire in tutti in modi con sistemi di difesa occultati, apparizioni improvvise di Okkar, tempeste di fulmini e buchi neri, impossibili da vedere ma perfettamente rilevabili osservando il comportamento della gravità.

Rallenta… rallenta!
In tutto ciò il sistema di controllo è dalla nostra parte e chiunque abbia avuto modo di giocare un FPS parte subito avvantaggiato. Nonostante esista la possibilità di utilizzare un joypad ho trovato molta più dimestichezza nell’utilizzo di mouse e tastiera, soprattutto nelle fasi di combattimento in cui spostare e puntare velocemente il mirino può fare la differenza tra la vita e la morte.

Effettuare lo spinning e far danzare l’astronave per schivare il fuoco nemico e se col joypad è una tecnica semplice da padroneggiare, la tastiera richiederà un pelo di pratica in più.

La mano deve assumere un particolare posizionamento dato che lo strafe sinistra/destra è bindato di default sui tasti A e D, mentre lo spostamento lungo l’asse verticale basso/alto è vincolato rispettivamente al CTRL Sinistro e Barra Spaziatrice. La combinazione per una schivata in rotazione in senso orario quindi avviene tramite la pressione sequenziale A → CTRL sinistro → D → Barra Spaziatrice, ossia anulare → mignolo → indice → pollice e se dovete aggiungere un avvitamento entrerà in gioco il tasto Q o E.

Inconsapevolmente questa manovra tende a farci sollevare il polso assumendo così una posizione innaturale con un maggior carico di stress. Negli FPS abbiamo mappature simili di tasti che istigano alla stessa posizione della mano ma c’è anche da dire che la pressione dei tasti non avviene quasi mai in modo così rapido e sequenziale quindi a lungo andare, se non siete abituati a questo tipo di giochi, potreste cominciare ad accusare qualche disturbo al polso, occorre quindi fare molta attenzione per evitare il dispiacere di un possibile tunnel carpale.

La mia esperienza personale è risultata in un po’ di fastidio al polso e affaticamento dei muscoli flessori della dita, cercate quindi di concentrarvi anche sulla corretta posizione della mano quando giocate. Lo swap delle armi avviene come sempre tramite i numeri e mantenendo la pressione, apparirà addirittura un menu di selezione a ruota, mentre il puntamento/direzione dell’astronave avviene tramite mouse ma il suo spostamento resta limitato a un’area ovale centrata nello schermo.

Per essere più chiari dirò semplicemente che se la nostra visuale è in 16:9, l’area che copre il puntamento è qualcosa di simile a un ovale in 4:3 sito al suo interno. La sensibilità di risposta allo spostamento è quindi più immediata e trarrete il massimo vantaggio quando sarete voi a dare la caccia.

Rimappare completamente i tasti rimane una esclusiva della tastiera; il joypad non permette una personalizzazione dei tasti. consente solo di scegliere solo due preset con minime differenze ma in entrambi i casi lo spostamento e orientamento è affidato alle levette analogiche.

Con joypad è un po’ più legnoso centrare un bersaglio col mirino ma si può dire che in entrambi i casi il sistema di controllo è a dir poco perfetto e con un po’ di pratica potremo dar luogo a dei combattimenti epici e fughe rocambolesche in mezzo a sciami di asteroidi e degne di un film di fantascienza.

Guarda! L’arcobaleno!
Per rendere bello e realistico un gioco spaziale, il binomio Unreal Engine 4 e PhysX Nvidia si rivela sempre un’accoppiata vincente.

Quello che principalmente mozzerà il fiato del gioco lasciandovi a bocca aperta e facendovene fregare di tutto il resto, sarà lo scenario che vi si parerà di fronte. Pianeti e lune, magari circondati da cinture di asteroidi, nebulose planetarie, galassie all’orizzonte, formazioni di asteroidi frutto della collisione tra pianeti sono riproposti ogni volta in diverse salse.

Gli effetti di luce sono talmente realistici che istintivamente andrete a farvi ombra con la mano quando la vostra astronave sarà puntata un po’ troppo verso una stella in lontananza e non potrete neanche fare a meno di ammirare l’ombra generata dal pianeta sulla sua cintura di asteroidi.

C’è  un vero e proprio un lavoro di arte e di parte nella realizzazione degli scenari alieni che avremo modo di ammirare. Allo stesso modo è realistica la fisica dell’astronave come per esempio l’inerzia eccessiva in caso di danno ai deceleratori o l’impatto più o meno dannoso con gli asteroidi calcolato in base alla velocità di crociera. I danni all’astronave saranno evidenti sullo scafo e non mancherà anche la classica fumata in caso di avarie gravi, persino gli stessi raggi laser e colpi di cannone flak sono soggetti alle leggi della fisica nel fantastico mondo di Everspace.

I tempi di caricamento nel passaggio tra aree o settori sono quasi istantanei, quindi l’azione e l’adrenalina non viene mai smorzata.

Le parti della storia sono raccontate con tavole disegnate a mano, una scelta che oltre ad andare a ridurre il prezzo finale del gioco, impreziosisce con una narrazione visiva dal sapore di fumetto di qualità.

Tutta l’orchestra riesce a girare perfettamente a 60 FPS costanti, anche in situazioni particolarmente caotiche e pirotecniche alla Michael Bay, con impostazioni medio/alte con PC di fascia media (parliamo per esempio di I5 Skylake 6600 e GTX980), ma caricando di non poco lavoro la scheda video che potrebbe arrivare a sforare di poco i 60 gradi di temperatura.

Incredibile come il gioco riesca a mantenere un frame rate fluido e costante se consideriamo anche l’elevato numero di rocce e asteroidi vaganti nella mappa. Se non disponiamo di un PC particolarmente performante, possiamo impostare ogni aspetto della grafica come effetti di ombre, Antialiasing, V-Synch, impostazione di cap frame rating a 30 oppure 60 e regolare l’angolazione del campo visivo in prima o terza persona.

Alla fine è tutto ciò che interesserebbe settare in questo gioco per far sì anche che la sua fluidità e realismo non vi provochino attacchi di chinetosi o risultino fastidiosi per chi soffre di fotofobia.

Audio in inglese, testo in italiano, ma accompagnamento sonoro un po’ in sordina, nonostante sia ben fatto sembra un po’ starsene sotto le sue e ricordandoci della sua esistenza nelle fasi di combattimento e in quelle narrative. Un piccolo neo perfettamente trascurabile, grazie alla maggiore attenzione che presteremo ai pericoli dello spazio aperto.

Ci si pùo godere Everspace in realtà virtuale grazie alla sua compatibilità con Oculus Rift e HTC VR e poco altro sarà in grado di darvi emozioni così grandi dall’osservare in prima persona dentro un abitacolo di vetro le meraviglie del cosmo.

 

 

Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Everspace
Voto
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Recensione – Everspace – PC Windows Steam GoG, Xbox One

Recensione – Everspace – PC Windows Steam GoG, Xbox One
89%

Editor Rating

 

EVERSPACE

IN SINTESI

Everspace non è un gioco per tutti. Nelle prime fasi di gioco potrebbe risultare così frustrante e difficile da spingervi a chiedere un rimborso, ma chi non si arrende ne rimane inconsapevolmente schiavo. Bisogna semplicemente abituarsi all'idea di morire e ricomincare ogni volta, investendo punti per migliorare pilota e astronave e quindi ripartire cercando di arrivare più lontano rispetto la partita precedente. Roguelike nel verso senso della parola, vi serviranno decine e decine di run per raggiungere la fine del gioco e ciò signifca che avrete di fronte a voi decine di ore di gioco zeppe di farm e combattimenti che, per quanto odiosi a volte, difficilmente scadranno nella ripetitività.

PRO

+ Grafica
+ Giocabilità
+ Longevità

CONTRO

- Storia

Cosa ne pensi?

Autore dell'articolo: Marco

Marco “Kakashina” Alastor ha il suo primo frontale col cabinet di “Roc’n Rope” ala tenera età di cinque anni e da allora ne investito altri trenta a distruggere gran parte del suo fegato grazie all’hardcore gaming e gli MMO. Laureato in lingue straniere, quando non sta usando lo sfigmomanometro, sfoga la sua rabbia e frustrazione divertendosi a criticare pesantemente traduzioni e doppiaggi in italiano di videogiochi, serie tv, anime e manga. Se lo chiamano il “Torquemada delle traduzioni”, ci sarà pure un motivo… – CANALE YOUTUBECANALE TWITCHGOOGLE PLUS

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