Cells at Work – Il lavoro e la società nipponica dentro il corpo umano!

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Cells at Work – recensione di Martis Rigens

Fin dalla sua comparsa questo Cells at Work ha conquistato sempre di più il consenso del pubblico. Proviamo a scoprire assieme il perché…

Un’immagine del corpo umano e del sistema cardio-circolatorio e la telecamera che lenta sale sul cuore, per poi zoomare; ad un tratto entriamo veloci dentro un cunicolo, con tubi simili a quelli che troveresti dentro l’intercapedine di una casa. Andando avanti vediamo la luce e lo spazio si apre in una struttura simile ad una città in continua costruzione, mentre una voce di donna ci dice che, all’interno del corpo umano, lavorano sodo circa 37,2 bilioni di cellule tutti i giorni, 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

Così hanno sempre inizio gli episodi di Cells at Work! (Hataraku Saibo), opera uscita dalla mente di Akane Shimizu e che per noi (con questo noi voglio riferirmi alla generazione degli anni ’90 ndr), crea un fortissimo senso di nostalgia mentre, nella nostra testa, risuona la voce di Cristina d’Avena con “Siamo fatti così” (ammettetelo, l’avete appena cantata!).

Ma mentre nella versione educativa ed europea di Albert Barillé (creatore di “Viaggio ai confini dell’universo” e “C’era una volta l’uomo”) il corpo umano era reso in maniera “realistica”, con personaggi antropomorfi a noi cari come i globuli rossi e bianchi ed il Maestro, che viveva nel nucleo della cellula, in Cells at Work! si sente chiaramente il sapore nipponico in ogni suo episodio; questo perché quest’opera, più che una rappresentazione del corpo umano, è un chiaro spaccato della mentalità, delle abitudini del mondo del lavoro e della società per i giapponesi.

Ma partiamo prima di tutto con qualche dato tecnico…

Hataraku Saibou, tradotto come Cells at Work, nasce per la rivista mensile Shonen Sirius della Kodansha nel marzo del 2015 e la sua raccolta a volumi si stampa nel luglio dello stesso anno, questo per far capire lo strepitoso successo che ha avuto (solo 3 mesi dalla sua prima pubblicazione); tempo 3 anni (a quanto pare il numero magico per questo titolo) e la David Production (studio di animazione responsabile di titoli come Jojo, Code Geass, Soul Eater e Inazuma Eleven) converte il manga in una versione animata che appare nelle reti televisive giapponesi il 7 luglio 2018.

Qui in Italia il manga arriverà con la Star Comics il 21 Marzo 2018 e la Yamato si occuperà della serie animata, pubblicandola su Youtube (doppiaggio originale con sottotitoli italiani) a partire dal 2 Agosto 2018.

Il manga è tutt’ora in corso di pubblicazione bimestrale, e considerato che ogni capitolo è dedicato ad un specifico avvenimento dentro il corpo umano (dal graffio all’influenza passando per l’ipertermia), è probabile che ci aspettano molte altre avventure di questo corpo umano, di cui non conosciamo il proprietario.

Questa è una delle tante piccole differenze che rendono Cells at work! distante da Siamo fatti così (l’avete cantata di nuovo, vero?). In entrambi i lavori, però, ad accompagnarci nella storia sono i globuli bianchi e i globuli rossi. MA!

Mentre il cartone animato francese ce li presentava rotondi, con pochissimi tratti umanoidi e adattati ai loro ruoli anche nei nomi (Emo e Globina ad esempio), l’opera nipponica non solo li chiama con il loro nome scientifico (neutrofilo ed eritrocita), ma tutto di loro è umano, dall’aspetto ai vestiti fino alle loro mansioni.

Eritrocita infatti, essendo un globulo rosso, è un fattorino che letteralmente trasporta pacchi di ossigeno e anidride carbonica; al contrario il neutrofilo è un globulo bianco vestito con colori bianchi e con un coltello a serramanico con cui non esita ad uccidere batteri e virus al grido di “Crepa, dannato germe!”.

Attenzione: lui è specificamente un neutrofilo. Poi ci verranno mostrati macrofagi, linfocita T, diversi tipi di Granulociti e via discorrendo, ognuno di loro con caratteristiche specifiche per il loro ruolo, a volte divertenti e altre volte chiaramente fan service.

Il macrofago, ad esempio, è la classica maid vestita come una cameriera o una governante che, all’improvviso, è capace di tirare fuori una mannaia e fare a pezzi batteri e invasori del corpo umano per poi prenderne dei pezzi con le mani ancora grondanti di sangue e avvisare, con aria dolce e tranquilla, del pericolo; le piastrine, essendo cellule molto piccole, sono rappresentate come bambini e bambine, impegnati in lavori di ricostruzione dei vasi sanguigni con le uniformi tipiche dei bambini del sistema scolastico giapponese, con aria sempre tenera e allegra.

Poi ci sono le cellule che sono uomini in maglietta (con scritto sopra “cellula”) e pantaloni da casa che vivono in appartamento, mentre le cellule che lavorano sono vestite nel codice d’abbigliamento lavorativo giapponese, con uomini in camicia e pantaloni e le donne con gonna sotto il ginocchio, calze e tacchi bassi.

Anche gli stessi apparati del corpo respirano “Giappone”: il cuore è composto da grandi templi shintoisti, dove il battito cardiaco sono i tamburi che si sentono solitamente nelle festività religiose; il sistema respiratorio è una fabbrica di bombole di gas, dove viene ritirata l’anidride carbonica e consegnato l’ossigeno. Il corpo umano è letteralmente rappresentato come una città, con strade, edifici, piazze e uffici, tutto con quello strano connubio tra moderno e antico tipico del Paese del sol Levante.

Come già detto, i vari episodi non trattano un apparato specifico, bensì ci mostrano cosa succede in situazioni di emergenza: dalle allergie al cancro, l’anime è chiaramente uno shonen, con combattimenti all’ultimo sangue tra il sistema immunitario e i batteri, rappresentati questi come figure aliene, mostruose e malvagie, pronte ad invadere e distruggere il “mondo” dei nostri protagonisti.

Tutto questo incorniciato da momenti un po’ più “romantici”, quali il rapporto tra Eritrocita e Neutrofilo (al limite di un possibile “amore” cellulare), e altri un po’ più divertenti come l’intervento “umano” a risolvere situazioni problematiche dentro il corpo.

(Su questo ultimo punto una constatazione: il proprietario di questo corpo è l’uomo più sfigato della storia dei tempi, gli capita di tutto!)

Insomma, questo Cells at Work! è davvero un ottimo prodotto che mi sento di consigliare a tutti coloro i quali si approcciano agli anime, sia neofiti che più skillati… La serie animata vi darà pane (e citoplasma) per i vostri denti!

Cells at Work – Il lavoro e la società nipponica dentro il corpo umano!

Cells at Work – Il lavoro e la società nipponica dentro il corpo umano!
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Editor Rating

 

CELLS AT WORK!

IN SINTESI

Quest'opera è di sicuro un capolavoro, la prova è l'enorme successo di pubblico: in Giappone è entrato di diritto nella top 7 dei manga Shonen più letti da sempre, con 1 milione e mezzo di copie stampate, ricevendo dei complimenti anche da parte di uno dei medici del dipartimento di oncologia dell'università della Medicina di Atlanta, in Georgia, per il suo aspetto educativo e l'attenzione mostrata durante l'episodio dedicato alle cellule cancerogene. Combattimenti all'ultimo sangue, situazioni di emergenza sempre nuove, momenti di frizzante ilarità, un po' di romanticismo, il tutto condito con la voce della narratrice che, ogni tanto, ci spiega gentilmente il funzionamento del corpo assieme a delle finestrelle informative mai invadenti e sempre gradite. Consiglio la visione di questo titolo sia come anime che come manga a tutti: per i neofiti è un ottimo inizio, e per chi è già un appassionato è assolutamente da non perdere!

PRO

  • Una comicità mai banale e frizzante.
  • Uno stile del manga pulito, la versione anime estremamente colorata e variegata.
  • Molti personaggi a cui affezionarsi.
  • L'aspetto psicologico cresce pian piano andando avanti con gli episodi.

CONTRO

  • L'anime, a mio parere, ha caricato troppo in alcuni punti sul "fan service"
Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Cells At Work!
Voto
51star1star1star1star1star
About author

Martis Rigens

Appassionata di storie in ogni loro possibile forma e appassionata nel raccontarle in ogni modo possibile, dal gioco alla scrittura. Da sempre giramondo, viene da un luogo conosciuto ma misterioso al tempo stesso, il MOLISE. La sua frase chiave? "Troppo caotica per avere una frase chiave!"