Horizon Forbidden West -Recensione- PS4, PS5

Horizon Forbidden West – Recensione (versione testata PS5)

Il trionfante ritorno di Aloy: ebbene si, dirlo in altro modo non si potrebbe, Guerrilla Games confezione un sequel che meglio non poteva essere fatto: Horizon Forbidden West non potete non giocarlo.

Horizon Zero Dawn non richiedeva un sequel se vogliamo essere sinceri. La sua storia sembrava completa quando i titoli di coda sono arrivati. Avevamo portato Aloy dall’essere un’emarginata della tribù Nora a fermare quasi da sola un’apocalisse robotica. Questo senso di risoluzione e di completezza è sempre più raro per i giochi a tripla A di queste dimensioni.

Rimane quindi la domanda: era proprio necessario fare un sequel di Zero Dawn? Volevamo davvero tornare su quella strana Terra futuristica e preistorica, dove dinosauri robotici infestano i continenti e tribù di umani cercano di guadagnarsi da vivere sotto i loro piedi? Ebbene si!

In Horizon Forbidden West, Guerrilla Games dimostra senza mezzi termini che la storia di Aloy merita davvero un altro capitolo. Il gioco è un grande risultato tecnico che ha davvero un sapore “di nuova generazione” e, cosa importante, cattura e amplifica dettagli anche sotto il punto di vista umano unici.

Il peso del mondo

In Horizon Zero Dawn, vediamo Aloy passare dall’essere un’emarginata della tribù di Nora a un eroe che salva il mondo. Forbidden West è la conseguenza di questo successo. La sua ricerca per trovare una soluzione alla piaga rossa che sta spazzando via la fauna e la flora del mondo, la spinge a dirigersi a ovest, verso la California. Questa terra è stata chiamata l’Ovest Proibito dai Carja, una tribù, a causa dei violenti Tenakth che occupano la regione. Nonostante tutti i suoi successi nell’ultimo gioco, Aloy è un’estranea in questa nuova ambientazione. Ma non è sola. Varl ed Erend, i suoi due compagni del primo gioco, sono con lei nella lotta, ma il peso della sua missione la allontana dai suoi amici. È frustrata dal mondo. Sta cercando di salvare il pianeta dalla piaga che sta spazzando la terra, eppure si scontra con politiche meschine e giochi di potere

Poco dopo il suo arrivo nell’Occidente Proibito, viene coinvolta nelle lotte intestine dei Tenakth e di una tribù ribelle gestita da una guerrafondaia di nome Regalla che ha imparato a controllare le macchine. Questo inseguimento la porterà in un enorme viaggio che alla fine allarga la portata dell’ambientazione fantascientifica del gioco molto di più rispetto al gioco precedente.

Anche se non è mai indifferente, soprattutto agli oppressi e ai bisognosi, all’inizio del gioco, Aloy è in fuga dai legami sociali. Si rifugia tranquillamente nella notte per evitare di accettare l’aiuto di Varl, allontana Erend avendolo lasciato dopo la prima partita senza una parola. Si costringe a un’esistenza solitaria perché non vuole caricare gli altri del suo peso.

È qui che il sequel brilla. La storia rimane personale. Forbidden West riguarda la riconnessione con l’umanità e la formazione, o la riformazione, delle amicizie. E funziona grazie ai ricchi personaggi che riempiono il mondo. Varl ed Erend ritornano, ma il gioco ha un interesse più ampio nel “mettere insieme una squadra”. Questo include nuove meravigliose aggiunte alla cerchia ristretta di Aloy come Zo, una personalità feroce da una tribù in gran parte pacifica, e Kotallo, un guerriero pensieroso che affronta la recente perdita di un braccio. Ogni personaggio porta nuove prospettive, riportandovi gli eventi da un’angolazione diversa. Questo arricchisce il mondo di Forbidden West e lo fa sentire vissuto e palpitante.

Gli amici lungo la via

Questa attenzione al personaggio in Forbidden West è chiara soprattutto da quanto tempo  passerete negli alberi di dialogo. Se volete, potete passare ore a parlare con i vostri compagni. Anche se questa è una storia lineare con solo una manciata di bivi tra cui scegliere, ho comunque formato relazioni profonde con questi personaggi. Potrebbe non avere le scelte di Mass Effect o Dragon Age, ma mi sono sentito coinvolto con i miei compagni come in un classico RPG. È in definitiva ciò che rende Forbidden West più di un gioco d’azione a mondo aperto.

Guerrilla Games ha sempre fatto bei giochi, ma qui l’arte tecnica del team è veramente al servizio della storia. Le animazioni eccezionali danno una nuova vita ai personaggi che si incontrano. I volti dei vostri compagni prendono forma quando reagiscono ad Aloy. I momenti in cui si vedono i personaggi parlare tra loro sono tra i più impressionanti del gioco. Tornare alla base per vedere cosa hanno da dire i tuoi amici sugli eventi enfatizza la posta in gioco della trama.

Non ci si limita a parlare della minaccia che Regalla e i suoi ribelli rappresentano per la regione, ma si vede la paura e la rabbia che evoca in coloro che ci circondano. Vedere Erend lottare con il suo intrinseco desiderio di spaccare tutto con un martello o l’entusiasmo di Varl nel sostenere Aloy, tutto si basa sull’emozione trasmessa sui loro volti. Per una storia che parla di trovare la propria umanità, essere in grado di vedere quella vita riflessa sulle persone intorno a te è qualcosa di unico.

Le scelte che si fanno sono sorprendentemente piccole, ma sono in realtà una delle caratteristiche di maggior impatto di Forbidden West. Anche i personaggi minori aggiorneranno il loro dialogo in base alle vostre azioni. Il loro dialogo si aggiorna in base a cose semplici come la persona con cui avete parlato per prima dopo essere tornati alla vostra base.

Normalmente, andare in giro per un accampamento a parlare con tutti i PNG sarebbe un’azione incidentale, per controllare una lista di cose da fare prima di tornare nel mondo. Ma quando i personaggi commentano le persone con cui hai già parlato, questo dà peso alla più piccola delle scelte, come un Kotallo che dice di aver sentito che stai portando altri compagni con te in missione da una conversazione tenuta due minuti prima. Rende queste amicizie tangibili.

Le voci della Lore e i punti panoramici ci permettono di dare un senso alle cose che ci circondano, fondendo il vecchio mondo con il nuovo. Questa attenzione al dialogo con i PNG promuove quella filosofia di design con maggiore immediatezza, portandoci come giocatori nelle vite dei personaggi del mondo che stiamo esplorando.

Un meraviglioso mondo dimenticato

Horizon Forbidden West è uno dei giochi più belli che ho mai visto. Il mondo di gioco è una fetta del sud-ovest degli Stati Uniti, condensato per poter viaggiare da Las Vegas a San Francisco nello spazio di dieci minuti. È una scala molto piccola se ci si pensa troppo, ma ciò non toglie che sia ben realizzata. C’è un’ampiezza di biomi da esplorare, montagne rocciose lasciano il posto a deserti desolati, giungle lussureggianti, deserti ghiacciati, profondi oceani blu e città abbandonate.

Tuttavia, il gioco prende vita nei dettagli, la pietra scheggiata e sporca sui sentieri di montagna, il fogliame che ondeggia sugli alberi, il modo in cui il sole luccica sulla neve soffice, ed è tutto evidenziato dal tempo e dal clima in continuo cambiamento. Uno spettacolo per gli occhi.

Questo non è un mondo pacifico però, le creature meccaniche di Horizon ritornano lasciando un’impronta impressionante sul mondo. Macchine nuove e vecchie riempiono questi ambienti. Lasciatele a se stesse e le vedrete vivere nell’ambiente. Gli scavazanna, per esempio, scavano veramente la terra o gli spinoceri che escono dalle zone boscose, provocando un’esplosione di fiamme dove vanno. Eppure, il meccanico e il naturale non si sovrappongono, si mescolano e interagiscono, facendo sentire il mondo come un insieme coerente.

Effetto legno

Anche se bello da vedere, viaggiare attraverso il Forbidden West può essere un impresa complicata. Aloy a volte diventa difficile da manovrare più spesso di quanto si pensi. Non è raro che non riesca ad aggrapparsi alle sporgenze a cui si sta chiaramente mirando, facendola cadere in fondo a una lunga salita. Può anche non riuscire a montare le scale e a volte si impiglia nel paesaggio. I suoi movimenti sono imprecisi e interrompono il vostro flusso.

È frustrante quando il gioco sembra così bello ma è una lotta per interagire. Nel peggiore dei casi, questo può farvi uccidere, il che può essere fastidioso. Manca una fluidità al movimento che in questo tipo di prodotto è d’obbligo. Questa manovrabilità imprecisa e goffa diventa un incubo in particolare quando si usa una cavalcatura. La tua cavalcatura può spesso essere trascinata da un lato all’altro o fermarsi mentre cerca di viaggiare nel mondo. L’esplorazione e il platform sono una parte enorme di Forbidden West, quindi questo è un problema significativo. Non rovina il gioco (chiarisco subito), ma lo frena molto spesso.

Combattimento estremo

Il combattimento di Horizon Forbidden West è come una danza semplice da padroneggiare ma che ha una sorprendente profondità. Oltre alle macchine che deve abbattere, Aloy passerà anche un tempo abbastanza significativo a combattere i ribelli umani di varie tribù. Combattere le persone è divertente, ma comincia dopo alcune ore a essere ripetitivo, in quanto la strategia migliore per affrontarli in tutto il gioco è usare l’abilità di Aloy di rallentare il tempo per sparare frecce in testa ai nemici.

Il gioco prende davvero vita quando si cerca di abbattere le macchine, analizzare e riconoscere i punti deboli di una bestia enorme e sfruttarli con il tuo arsenale esotico è uno spasso. Affrontare un divoratuono con nient’altro che un paio di trappole elettriche e alcune frecce con punta di acido è un’esperienza incredibile. Questi attacchi elementali danno profondità al combattimento, e imparare a sfruttarli è gratificante oltre che utile alla sopravvivenza nelle epiche battaglie contro le enormi macchine di Forbidden West, devi padroneggiare gli schemi di attacco, gestire gli effetti di stato e fare attenzione ai punti deboli. Questi combattimenti possono essere lunghi, soprattutto all’inizio del gioco, quando si è ancora deboli.

Come in Zero Dawn, è anche possibile controllare queste macchine e farle combattere al vostro fianco. Anche se molte di esse hanno un timer, e combattono per voi solo per un breve periodo di tempo, quando riuscirete a far affrontare due creature enormi sarà davvero impressionante. Non c’è niente di meglio che guardare dinosauri robotici giganti che si fanno a pezzi a vicenda davanti ai vostri occhi.

Grazie ad una nuova funzionalità del focus (attivabile tramite un semplice clic dello stick del dual sense), potremo attivare uno scan dei punti d’interesse della zona circostante, individuando immediatamente gli appigli per la scalata. Del resto l’esplorazione è parte pulsante dell’intera esperienza di gioco, chiamando continuamente il giocatore alla scoperta di nuove aree, nuove missioni e nuove situazioni da affrontare. E nel vastissimo mondo di Forbidden West il tutto si traduce in una commistione perfetta tra la scoperta, l’azione e il dialogo. Consiglio spassionato non lasciate niente indietro, o potreste pentirvene. Esplorare le missioni secondarie, svolgere i favori personali che vi saranno richiesti dai membri delle varie tribù che incontrerete, vi darà accesso non solo ai classici punti esperienza, ma anche a plus altrimenti irraggiungibili.

I punti esperienza saranno utili per sviluppare un albero abilità complesso e ben strutturato, con ben sei specialità principali, ognuna delle quali contenenti decine di abilità (sono più di trenta, in totale) da apprendere per avere una Aloy perfettamente in grado di poter affrontare qualsiasi situazione le parerà davanti. A questo proposito è da segnalare l’evoluzione del combattimento che questa non è composto da due compartimenti “stagni”, ma che consente al combattimento corpo a corpo e quello classico con l’arco di comunicare tra loro, con la possibilità per il giocatore di concatenare nel migliore dei modi gli assalti all’arma bianca, con quelli a distanza grazie ad una sorta di “gioco nel gioco” che se ben eseguito potrebbe risultare letale anche nei confronti di nemici ben corazzati e coriacei.

Crafta che ti passa

Il tutto si innesta alla perfezione all’interno di un sistema profondamente legato allo stesso gameplay, grazie al quale avremo la possibilità di affrontare gli avversari a viso aperto, facendo affidamento alle vostre skill nel combattimento, oppure cercare di abbattere gli avversari di soppiatto o, ancora, di farli cadere nei vostri tranelli grazie a trappole di varia natura che vi possono garantire di gestire situazioni potenzialmente complesse e pericolose stando a debita distanza e in totale sicurezza. Come sempre dovrete anche adattare il vostro stile di combattimento in base alla tipologia d’avversario, perché oltre che alle tribù avversarie e agli accampamenti dei banditi da saccheggiare, dovrete ovviamente far fronte anche alle macchine.

Alcune di queste, riviste e potenziate rispetto al primo capitolo, potranno essere affrontate e abbattute per poi essere depredate delle componenti fondamentali con cui upgradare alcune delle nostre armi, ma alcune di queste potranno essere sfruttate come arma da combattimento o come semplice cavalcatura per accorciare gli spostamenti da una parte all’altra della mappa (fermo restando che per le lunghissime distanze c’è la possibilità dei viaggi rapidi). Oltre ovviamente a quelle già viste in Zero Dawn, Guerrilla ha lavorato moltissimo all’inserimento anche di nuove creature, alcune delle quali davvero affascinanti per design e caratteristiche d’attacco.  Ogni macchina può essere analizzata con il Focus, per evidenziare le sue zone di debolezza e per evidenziare a quali forze elementali risulta essere più debole. Informazioni preziosissime che potremo sfruttare a nostro vantaggio, incoccando le giuste frecce o equipaggiando il giusto arco per affrontare i nemici che ci si parano davanti.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello della caccia. Grazie ai tantissimi animali (debitamente distribuiti in base alla zona d’appartenenza), potremo reperire i materiali giusti per espandere il nostro equipaggiamento e avere le giuste carte da giocare con i vendor delle varie varie tribù che incontreremo sul nostro cammino. Non solo, le carni degli animali e alcune speciali piante che potremo recuperare negli ambienti saranno fondamentali per ottenere dei cibi che potranno aiutare Aloy a recuperare preziose energie. Quando verremo a contatto con nuovi villaggi avremo la possibilità di poterci fermare ad ascoltare aneddoti e storie inerenti alla vita e leggende della tribù, incrociare nuovi personaggi a cui fare favori (spesso ben retribuiti), e prendere parte anche a speciali mini giochi dove la nostra Aloy potrà mettere in gioco la propria abilità in cambio di punti esperienza.

Un motore da paura

Grazie ad un magistrale utilizzo del Decima Engine (lo stesso che abbiamo visto muovere il bellissimo Death Stranding), che ci regala scorci di gioco e ambiente incredibilmente dettagliati e dall’impressionante mole poligonale. La lussureggiante vegetazione di alcune aree lascia il passo a passaggi innevati o deserti assolati, su cui si riesce a percepire in modo coerente lo scorrere del tempo. L’illuminazione regala poi un ulteriore elemento di suggestione imprimendo un incredibile realismo, a dispetto dello sviluppo “duplice” affrontato da Guerrilla (non dimentichiamoci, infatti, che Forbidden West è disponibile anche per Ps4).

Eccellente anche il comparto sonoro, con un ottimo doppiaggio italiano (grazie, Sony!), una ottima colonna sonora e, su tutti, un audio ambientale davvero incredibile, che dona ancora più spessore ad un gioco che si propone come un masterpiece da avere a tutti i costi, Ancora una volta il pad Ps5 si dimostra essere un vero valore aggiunto, oltre che un eccellente sistema di controllo. Anche se forse Guerrilla non replica la perfezione ottenuta in Returnal, è innegabile che il Dual Sense sia protagonista assoluto, in grado di far percepire al giocatore quando Aloy si trova all’interno del denso e alto fogliame in grado di nasconderla al nemico, o di far capire il grado di tensione dell’arco, sottolineare la raccolta del legname o segnalare il recupero delle immancabili informazioni scritte o vocali che aggiungono ancora più fascino e spessore ad un gioco capace di regalare sorprese ed emozioni praticamente dietro ogni angolo.

Complimenti a Sony  e Guerrilla Games.

Francesco Alberio
Milanese, nato nel’anno del primo Final Fantasy e di Metal Gear, non c’era da stupirsi che i videogiochi gli sarebbero entrati nel DNA a tal punto da aprire un canale YouTube ed una pagina Instagram dedicati alla sua passione. Innamorato degli U.S.A, del mondo nerd e delle colline di Toussaint al tramonto.