Carnival Of Souls – Recensione – Herk Harvey

Carnival Of Souls di Herk Harvey è un vero e proprio precursore del genere thriller psicologico, scopriamo perché nella nostra recensione in 60 secondi!

 

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Carnevale di anime

Con Carnival Of Souls, volente o nolente, il regista Herk Harvey, crea un thriller psicologico la cui formula verrà successivamente studiata e riportata fino al giorno d’oggi tentando di mescolarne, il più efficacemente possibile, gli ingredienti. La protagonista, essendo entrata in contatto con la morte, vivrà in questo limbo tra sogno e realtà perseguitata da un uomo misterioso.

Il film ebbe davvero scarso budget dalla sua e lo si può notare soprattutto per la qualità dei dialoghi, i quali risultano spesso banali e poco realistici. Nonostante questo la messa in scena funziona e racconta una storia che, soprattutto all’epoca di uscita, può scuotere gli spettatori. I richiami all’espressionismo tedesco sono palesi ed utili nel caricare maggiormente il lato inquietante della storia tramite ambienti tortuosi e make up gotico. La recitazione purtroppo pecca per credibilità, con Candace Hilligoss che fallisce nel tentativo di donare carisma alla sua protagonista.

Tirando le somme ci troviamo davanti ad un film imperfetto, ma che come ogni capolavoro, ha saputo dare un importante svolta al suo genere d’appartenenza. I registi contemporanei che avranno tratto ispirazione da Carnival Of Souls saranno molteplici e di indubbia fama. La dimostrazione di come l’arte sia ciclica e che di come il citazionismo può generare nuove opere d’arte, più complesse e stratificate.

Menzione per il sito indiecinema.it che ne permette la visione in streaming, previo abbonamento alla piattaforma.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."