Loving Vincent – Recensione – Dorota Kobiela

Loving Vincent (2017) è il primo lungometraggio dipinto interamente ad olio. Diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman è vincitore degli European Film Award come miglior film d’animazione. Nerdream.it ha avuto il piacere di apprezzare l’edizione Home Video grazie a CG Entertainment.

 

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Loving Vincent Recensione

Trama

“Auvers-Sur-Oise. Domenica 27 luglio Vincent Van Gogh, 37 anni, pittore olandese residente ad Auvers, si è sparato con un revolver tra i campi. Ferito, ha fatto ritorno alla sua stanza, dove è morto due giorni dopo.”

Gli eventi di questo film cominciano nel 1891, un anno dopo la morte di Vincent Van Gogh (il cui volto ritratto è quello di Robert Gulaczy). Armand Roulin (Douglas Booth) viene incaricato da suo padre, il postino Joseph Roulin (Chris O’Dowd) a recapitare personalmente l’ultima lettera del pittore a suo fratello Theo. Il ragazzo si dirige ad Auvers-sur-Oise, un piccolo paese della Francia, dove Vincent trascorse i suoi ultimi mesi. Lì il giovane incontra il Dottor Gachet (Jerome Flynn), uno stretto amico dell’artista e molte altre persone che non solo conoscevano il pittore, ma furono anche modelli d’ispirazione per suoi quadri. Indagando sui suoi ultimi giorni di vita e ascoltando le persone che lo hanno conosciuto, Armand riuscirà a comprendere chi fosse quell’uomo olandese dall’animo tanto tormentato.

Sembrava così felice che un corvo si fosse avvicinato anche se si stava mangiando il suo pranzo. Fra di me pensai “Quanto deve sentirsi solo. Gli basta un semplice corvo per sentirsi felice.

Il barcaiolo (Aidan Turner)

L’intermediario perfetto per lo spettatore

La scelta degli sceneggiatori di affidare ad Armand Roulin il ruolo di narratore e di protagonista della storia è legata al fatto che al tempo il giovane non conosceva Vincent, se non fosse stato per quell’unica volta che aveva posato per lui. Per tale ragione, l’indagine di Armand – ignaro delle abitudini e dei tormenti del pittore – coincide con la scoperta e la partecipazione emotiva dello spettatore. Il giovane risulta essere l’intermediario perfetto per entrare nei drammi e nelle vicende della vita di Vincent Van Gogh.

 

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La tecnica

Loving Vincent: riprese dal vivo, computer grafica e pittura ad olio

Loving Vincent (lett. “Con affetto, Vincent) è il primo lungometraggio animato interamente dipinto a mano. Si tratta di un’opera monumentale, un mix di pittura ad olio, tecnologia, riprese dal vivo e computer grafica che ha richiesto svariate fasi di lavorazione.

Prima di iniziare la fase di pittura a mano, Dorota e Hugh hanno girato l’ossatura del film su set costituiti interamente da green screen, rispettando scrupolosamente le prospettive e le proporzioni dei dipinti. Sui green screen venivano poi ricomposti i lavori del pittore olandese grazie all’animazione in computer grafica. In questo modo è stato possibile realizzare una sorta di storyboard su pellicola, base sulla quale hanno lavorato i 125 pittori coinvolti nel progetto.

Una volta girata una scena con gli attori e rielaborate le immagini in computer grafica, gli artisti – copiato il primo fotogramma e scattata una foto ad alta risoluzione del dipinto finito – sono ritornati sulla tela per modificarla, correggerla e trasformarla nel fotogramma successivo. Il film, costituito complessivamente da 66.960 fotogrammi di dipinti a olio, ha richiesto una lavorazione di ben sette anni.

Il cofanetto di CG Entertainemnt

Loving Vincent - CG Entertainment
Loving Vincent – CG Entertainment

Le sfide di produzione (Contenuti speciali)

I registi hanno riadattato 94 dipinti di Vincent Van Gogh per dare vita al film. Trasporre ed adattare le opere del pittore olandese al mezzo cinematografico ha posto la produzione dinanzi a sfide complesse. Vincent usava infatti tele di dimensioni differenti, mentre nei film è necessario selezionare una dimensione fissa. Per alcuni quadri si è dovuto quindi allungare o modificare le proporzioni scelte da Vincent. Inoltre, il pittore nel corso della sua carriera ha adottato diversi stili e tecniche pittoriche, sperimentate in particolar modo a Parigi. Così è avvenuto che il personaggio di un dipinto dovesse essere raffigurato nella scena di un quadro creato con una tecnica diversa.  È questo il caso del protagonista, Armand Roulin, dipinto in modo sempre diverso con l’obiettivo di farlo coincidere, ove possibile, allo stile del dipinto in cui si trovava.

Inoltre, era inevitabile che occorresse mostrare nel film delle parti della vita di Vincent che non erano state da lui ritratte. La regista Dorota Kobiela ha avuto l’idea di inserire alcuni flashback durante il film, il che ha reso necessario inventare interamente nuovi dipinti per colmare alcune lacune nel racconto. Questi sono stati realizzati in bianco e nero prendendo ispirazione da fotografie dell’epoca e hanno contribuito a conferire drammaticità al racconto.

Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle.

Vincent Van Gogh

La versione Home Video di CG Entertainment

Contenuti speciali: Il Making Of del film – Animazione e disegni – Interviste – Intervista a Douglas Booth – Aggiornamenti Kickstarter

Formato DVD video: 16:9 – 1.33:1

Audio: Italiano Dolby Digital 5.1, Inglese Dolby Digital 5.1

Sottotitoli: Italiano n/u

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Federica Vadruccio
Leccese di origine, studia Antropologia all’Università di Bologna. Amante della buona musica e ottima osservatrice, crede fermamente che dal dialogo e dal confronto possano nascere grandi idee e sagge intuizioni. “Se puoi vedere guarda, se puoi guardare osserva”: è questo il pensiero che più la rispecchia, e per tale ragione trova nel cinema una splendida finestra attraverso cui conoscere e indagare l’uomo e il mondo.