The Medium – Recensione – PC, Xbox Series X/S

Inizio questa recensione non girandoci troppo intorno né sprecando il vostro tempo: The Medium è uno dei migliori giochi horror in terza persona che abbia mai giocato; disponibile su PC e Xbox Series X/S e incluso all’interno del Game Pass, il gioco di Blooper Team aveva promesso un’esperienza a cavallo tra vecchio e nuovo, ed è riuscito pienamente nel suo intento. Scopriamo bene perché con questa recensione!

The Medium – Recensione – Passato e Futuro.

Bloober Team, lo studio dietro la serie Blair Witch e Layers of Fear, ha completamente superato giochi più ambiziosi, con una storia scritta in modo fantastico ed emotivamente radicata che gira attorno a Marianne, una giovane donna che può vedere e comunicare con gli spiriti. Quello che manca in termini di rifinitura tecnica il gioco lo compensa con scene agghiaccianti e sviluppi della trama a dir poco meravigliosi.

La protagonista, una medium spirituale che aiuta le anime in difficoltà a cercare la pace eterna nell’aldilà, ha un sogno ricorrente: un uomo che spara ad una ragazza in riva ad un lago. Mentre è in lutto per la morte del padre adottivo, Marianne riceve una misteriosa telefonata da un uomo di nome Thomas, che conosce le sue capacità, e si ritrova così ad iniziare un viaggio, o meglio un doppio viaggio, per scoprire una verità nascosta e il vero significato dei suoi sogni.

The Medium si potrebbe confondere con un survival horror, ma è molto molto di più: un horror psicologico di pregevole fattura che getta le basi per un nuovo flusso degli horror next-gen e che si fa giocare come un vecchio Resident Evil, ma senza le pistole. La componente action è ai minimi termini, ma posso assicurarvi che mentre camminerete insieme a Marianne, tra hotel fatiscenti e abbandonati e bunker claustrofobici della Guerra Fredda, con la prospettiva ansiogena e terrificante data dalla telecamera fissa, sentirete una sensazione di perfetto funzionamento del tutto e al tempo stesso una tiepida nostalgia che vi farà tornare alla mente i primi capitoli di Resident Evil e Silent Hill.

The Medium ti fa sentire sentire come se fossi sempre spiato da qualcuno o qualcosa e che quel pericolo potrebbe essere in agguato appena fuori dal tuo campo visivo… in qualsiasi momento.

The Medium – Recensione – Split Screen.

Il gameplay è molto semplice ed immediato: la maggior parte delle sezioni riguarda la ricerca di oggetti nascosti, la risoluzione di enigmi o il superamento di nemici orribili contro i quali sei per lo più impotente. Il vero tocco di genio sta, però, nella possibilità di poter vedere nel mondo degli spiriti: il tutto viene gestito dividendo lo schermo a metà, con un effetto meraviglioso che fa balzare agli occhi subito la potenza delle nuove console next-gen. Tutti gli input influenzano le versioni del mondo reale e spirituale di Marianne in modo identico, ma le cose sono complicate da piccoli ostacoli nel paesaggio, nel terreno o addirittura nemici che esistono solo in un mondo. C’è da dire che Bloober Team, sicuramente, non ha spinto questa idea al massimo delle sue possibilità: infatti, la maggior parte degli enigmi sono abbastanza semplici e ci sono stati solo un paio di momenti “A-ha!”, che mi hanno fatto sentire come se avessi fatto qualcosa di veramente intelligente. Tuttavia, la mancanza di sessioni veramente difficili mantiene il ritmo abbastanza vivace, il che funziona benissimo con il tipo di storia che viene raccontata.

Naturalmente Marianne sarà dotata di alcuni poteri paranormali, che si potranno usare solo nel mondo spirituale, intaccando l’energia spiritica, assorbibile da diversi altari sparsi per la mappa di gioco, ma che ci aiuteranno a superare enigmi e puzzle ambientali nonché a difenderci da eventuali pericoli causati dalle creature demoniache.

The Medium – Recensione – Horror Style.

Devo senza dubbio sottolineare che in The Medium, più che il gameplay, a farla da padrone è la storia: squisitamente ritmata e tracciata, con personaggi multidimensionali e un mistero soprannaturale complesso, ma non contorto, da scoprire. Avevo diverse teorie mentre giocavo su quello che stava succedendo nell’infestato Niwa Resort, che una volta collegate avevano un senso, ma la vera risposta finì per essere ancora più elegante e toccante di quanto immaginassi. The Medium ci chiede cosa rende una persona malvagia e qual è la differenza tra il sadico innato e coloro che vengono trasformati in mostri da cicli di violenza. Nel districare questi temi, il gioco esplora gli abusi domestici e persino il genocidio, tutti concetti che non vengono mostrati gratuitamente solo per creare un effetto shock ma proprio per spingerti a riflettere sulle tematiche in sé. Una delle sceneggiature più nitide che abbia visto nel mondo videoludico da un po’ di tempo a questa parte.

The Medium – Recensione – I suoni dell’orrore.

Tutta questa meravigliosa storia è supportata da uno spettacolare cast vocale: dall’intrepida, ma travagliata, Marianne all’enigmatico vendicatore Thomas, fino a un arcivescovo profondamente snervante portato in vita da un mastodontico Troy Baker. Ogni personaggio è realizzato con un’eccezionale profondità emotiva e autenticità.

I compositori Arkadiusz Reikowski e Akira Yamaoka (franchise di Silent Hill) hanno creato una colonna sonora inquietante e malinconica che subito si trasforma quando fuggiamo per salvarci; ogni corridoio fatiscente o foresta spettrale sembra viva grazie ad alcuni dei migliori audio ambientali e 3D che abbia mai sentito in un gioco: echi realistici rimbalzano su un tunnel di cemento e i lamenti di una creatura che ti caccia passano da una cuffia all’altra lasciandoti senza fiato… e morto, la maggior parte delle volte!

The Medium – Recensione – Il potere della next-gen.

Se The Medium è stato sviluppato in esclusiva next-gen un motivo c’è: nessuna macchina old-gen avrebbe potuto renderizzare due mondi speculari in split screen con una tale fluidità e con quell’assetto grafico.

Le trame, l’equilibrio dei colori e l’illuminazione evocano una serie di stati d’animo molto variegata: intrigo, disagio e orrore puro si alternano e colpiscono sempre. Il Niwa Resort è stratificato, con tanti piccoli dettagli che saltano all’occhio, dal tetto al selciato, comprese vecchie riviste polacche in pieno stile anni 90. Quando Marianne è divisa tra i mondi, muri di carne umana e falene spettrali si contrappongono alla banalità di un’aula abbandonata dall’altra parte dello schermo.

Il ray-tracing lavora con il 4K per generare una tenuta ed un colpo d’occhio davvero straordinari!

Purtroppo, però, i modelli dei personaggi non sono stati curati al meglio, con il risultato di diventare come delle bambole, con animazioni non all’altezza, che noterete ancora di più quando dovrete interagire con un oggetto; è un vero peccato, sicuramente si poteva fare di più sotto questo punto di vista, considerato il lavoro magistrale fatto con il level design.

The Medium – Recensione – Il futuro.

Nonostante alcune debolezze tecniche e troppa semplicità nell’affrontare l’avventura, mi sono completamente innamorato di The Medium. La scrittura della trama è una delle migliori del suo genere, grazie al suo mistero ben congegnato, capace di esplorare temi difficili, spesso in modo straziante, per giungere a una conclusione soddisfacente, anche se non del tutto edificante.

Attori di prim’ordine interpretano eroi e mostri complessi e memorabili lungo la strada; sound design e level design riescono a fondersi perfettamente, regalando un’immersione indimenticabile e unica nel suo genere.

Consiglio a tutti di giocare The Medium: il futuro degli horror è appena cominciato.

Francesco Alberio
Milanese, nato nel’anno del primo Final Fantasy e di Metal Gear, non c’era da stupirsi che i videogiochi gli sarebbero entrati nel DNA a tal punto da aprire un canale YouTube ed una pagina Instagram dedicati alla sua passione. Innamorato degli U.S.A, del mondo nerd e delle colline di Toussaint al tramonto.