La Montagna Sacra (The Holy Mountain) – Recensione – Alejandro Jodorowsky

La montagna sacra è un film del 1973, scritto e diretto dal regista cileno naturalizzato francese Alejandro Jodorowsky. Il poliedrico cineasta fonde in quest’opera il proprio genio artistico e poetico dando vita a una pellicola dalle tinte grottesche e metaforiche, cromata da un accentuato simbolismo.

Oltre ad essere un’opera di grande creatività estetica, La montagna sacra è un film alla cui base sottende una spiccata critica sociale e politica verso tutta quella tradizione occidentale che, col passare dei secoli, ha denaturalizzato l’individuo inducendolo ad abbracciare istinti ostili, violenti e lontani da quella essenza vitale insita nel recondito animo di ogni uomo. 

La pre raffigurazione del viaggio

L’opera si apre con un’inquadratura centrale dall’atmosfera evocativa in cui appare primaria la figura di un alchimista, interpretato dallo stesso Alejandro Jodorowsky. Il suo volto velato quale negazione del suo stesso Ego, la spogliazione e la trasmutazione di due donne quale metafora di riappropriazione della loro spiritualità, introducono lo spettatore al cammino che egli stesso, insieme ai personaggi, dovrà compiere durante il viaggio verso la Verità.

Lo stile narrativo

Scelta stilistica del regista è quella di negare strutture narrative tradizionali allo spettatore, il quale dovrà subito fare i conti con questa illogicità visiva. Ma proprio tale prerogativa ha indotto il regista a servirsi di colori, di forme, di personaggi istrionici, di allegorie della tradizione ebraico-cristiana e del simbolismo dei tarocchi quali espedienti per comunicare con il proprio spettatore.

Simbolismi eterogenei 

La complessità dell’opera è incrementata, infatti, dall’uso smisurato di figure simboliche, le quali invadono con tracotanza ogni singola inquadratura, rendendo ogni scena un mosaico di elementi appartenenti a tradizione e culture eterogenee. Ma l’accostamento di frammenti culturali inconciliabili fra loro fa parte di quel processo voluto da Jodorowsky, volto a far coesistere gli opposti in uno stadio di coscienza unitario ed elevato. Si erge a raffigurazione di tale scopo la figura di un ermafrodito che compare sulla vetta della montagna sacra: la coesistenza della capacità di concepire e quella di generare rendono l’ermafrodito una figura sacra a molte culture, simbolo di perfezione e di unità.

 

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La Montagna Sacra – Recensione – La critica sociale e politica

“Per un giudizio obiettivo sul film devono pesare le malebolge del clericalismo, della repressione militare, della strumentalizzazione massmediatica, dipinte con il pennello dell’eversione surrealista”. 

Massimo Monteleone, “La talpa e la fenice” (pubblicato da Granata Press nel 1993)

Jodorowsky si serve dunque del mezzo cinematografico come strumento di critica a diverse istituzioni, prima tra tutte il Cristianesimo. Richiama la promiscuità dei costumi sessuali all’interno della comunità cristiana; ricorda come nei secoli gli uomini si siano serviti dell’idolo della Croce per legittimare, per rendere sante e necessarie le esecuzioni di violenze e di guerre ai danni di eterodossie religiose.

Si sofferma sulla vacuità etica del turismo occidentale, che porta gli uomini – socialmente disinteressati ai drammi politici ed economici e mossi da una stolta e sterile curiosità – a visitare luoghi lontani  dal comune occidente “civilizzato”. Ciò ci viene descritto creando un distacco visivo tra il soggetto osservante e l’oggetto osservato, che ci restituisce una vivida immagine del reale dislivello tra classi sociali. 

Critica al sistema industriale occidentale

Passando dai benpensanti stati sociali e dalla ludicizzazione della guerra, approda sul potere delle tecnologie audiovisive capaci di condizionare e di creare nuove mentalità di massa

“L’uomo non ha bisogno di una casa, ma di un rifugio. Se riusciamo a convincerlo di questo possiamo fare i miliardi.”

Il sistema industriale occidentale che Jodorowsky rappresenta nella sua pellicola ci restituisce le molteplici modalità attraverso cui gli uomini sono indotti a un’auto segregazione e ad un’auto mortificazione delle loro idee, richiamando alla memoria la condizione umana che il sociologo William Julius Wilson definì “effetto concentrazione”, cioè il concatenato concentrarsi di elementi di svantaggio entro reti socialmente ed economicamente precarie. Jodorowsky ci mostra come spesso gli uomini accolgano la condizione loro imposta come fatalistico stato naturale di declino e assoggettamento.

 

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La Montagna Sacra – Recensione – La missione di Jodorowsky 

Jodorowsky si serve dunque del cinema per restituire all’uomo la consapevolezza della sua vita terrena e la coscienza delle sue potenzialità spirituali. La sua diviene una missione prodigiosa, in cui riesce a far prendere atto all’uomo della sua posizione e di richiamarlo al riscatto. 

“L’uomo ha imparato a coltivare, indebolendo le piante. Le piante selvatiche sono rimaste come erano al momento della Creazione. Esse sono le umili guardiane del Segreto.” 

 

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Federica Vadruccio
Leccese di origine, studia Antropologia all’Università di Bologna. Amante della buona musica e ottima osservatrice, crede fermamente che dal dialogo e dal confronto possano nascere grandi idee e sagge intuizioni. “Se puoi vedere guarda, se puoi guardare osserva”: è questo il pensiero che più la rispecchia, e per tale ragione trova nel cinema una splendida finestra attraverso cui conoscere e indagare l’uomo e il mondo.