Resident Evil 2 Remake – Breve analisi della demo

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Resident Evil 2 – Demo – anteprima di Pietro “OnlyApples” La Selva

E’ un nuovo capitolo, ed allo stesso tempo, lo stesso Resident Evil 2 di ormai ventuno anni e quatto generazioni fa. E’ Resident Evil 2, e potrebbe stupire. Di nuovo.

Nessun sottotitolo, “remake” o “hd” accompagna il nome dell’ultimo prodotto di una completamente rinata Capcom.

E’ Resident Evil 2, la sua edizione esplosiva, totale, sotto pesante effetto del T-Vyrus, che vuol far esprimere al massimo il suo gameplay, la sua atmosfera, il suo design e l’intreccio narrativo, probabilmente il migliore della serie.

Uscito nel 1998, diretto da Hideki Kamiya (allora promettente impiegato di Capcom, oggi capoccia di Platinum Games) e supervisionato dallo stesso Mikami, il secondo capitolo sulle marachelle bio-rischiose della Umbrella Corp. arrivò a farsi preferire allo stesso primo capitolo da una larga fetta di utenza. Perché non era assolutamente facile rendere iconici posti, personaggi, trama e struttura del gameplay. Di nuovo.

Ma Resident Evil 2 non ha reso tutto questo ben di Dio “solo” iconico, l’ha reso leggendario, ce l’ha stampato in testa con uno dei suoi preziosi nastri inchiostratori.

Il fascino di Resident Evil 2 è tornato, è totale, è intatto. Il remake perfetto del sequel perfetto.

Resident Evil 2 – Demo – Jamais-vu

C’era una volta Resident Evil 2, e forse iniziare così questo capitolo non troppo si addice al titolo in questione, a causa delle sue atmosfere VM18 e perché sì, contiene creature di fantasia, ma non quelle di cui leggeresti nelle migliori fiabe dei fratelli Grimm.

C’era una volta Resident Evil 2 e non è un caso che ci sia di nuovo, e che come il migliore dei racconti venga rivisitato e ammodernato, sebbene la sua filologia videoludica rimanga intatta ed anzi, famigerata.

C’era una volta il videogioco, un medium in cui i remake funzionano più che in altri medium poiché l’interazione con esso dipende in modo direttamente e reciprocamente proporzionale all’avanzamento tecnologico, al contrario magari del cinema, in cui l’integrità artistica è quasi tutto.

Ciononostante, il remake di Resident Evil 2 potrebbe rivelarsi qualcosa di mai visto prima, il remake perfetto, non solo un rifacimento grafico, ma una totale evoluzione di ciò che l’opera con protagonisti Leon Kennedy e Claire Redfield ha significato fin’ora.

Resident Evil 2 – Demo – Sì, ma cosa c’è di nuovo?

Da dove partire?

Si potrebbe iniziare parlando del motore grafico, il RE Engine, già ampiamente apprezzato in Resident Evil 7. L’engine di ultima generazione di Capcom (ri)dona vita agli scenari disegnati a mano del capitolo originale, in parte rivisitandoli, forse rimescolandone l’ordine cronologico con il quale scopriremo le varie aree, ma mantenendo sempre dei punti di riferimento per chi lo ha già giocato negli anni ’90 (o dopo, con del buon sano retrogaming!).

Ma la trama?

Beh, da questo punto di vista ovviamente Capcom non ha rivelato un granché, dentro e fuori la demo. Ciò che si evince principalmente è l’evolutissima espressività dei personaggi e l’accentuata drammaticità di ogni scena. E così Marvin sembra un personaggio molto più profondo e chissà che non abbia un ruolo di maggiore rilevanza in questo remake. Allo stesso modo anche i protagonisti principali della storia, sebbene si lascino ancora andare in qualche esclamazione blasfema “standardizzata” (ma che ci stanno, considerando la situazione in cui si trovano) sembrano essere stati in parte riscritti, mantenendosi comunque sulle basi solide e per l’epoca funzionali dell’originale, nel tentativo quantomeno di svecchiarli.

Non ci aspettiamo una profondità narrativa à la “The Last of Us”, sia chiaro, ma il tentativo di allontanarsi da quelle atmosfere da b movie, almeno in parte, c’è ed è apprezzato.

Gli enigmi?!

Ci sono, quelli vecchi ed altri nuovi. Chiaramente, soffermarcisi su durante una demo con un timebomb di 30 minuti, non era il caso, ecco, diciamo così.

E il gameplay?

Beh, questa, cari lettori, è una questione di…

Resident Evil 2 – Demo – Punti di vista

La notizia del cambio di visuale dalle classiche inquadrature fisse a quella OTS (Over The Shoulder) potrebbe aver spaventato molti, ma vi consigliamo di trattenere i vostri colpi al cuore esclusivamente per i morti viventi!

Anzi, probabilmente non si esagera a dire che il modo con cui Capcom ha applicato questo cambio di rotta non fa che aggiungere profondità agli elementi survival dell’esperienza, grazie ad un design rinnovato attorno a questo tipo di visuale, con ambienti paradossalmente più claustrofobici dell’originale data la non necessità di ambientazioni ad ampio respiro per le vecchie inquadrature alla “grande fratello”.

Il reticolo di mira oleoso ed impreciso, poi, pur consentendoci di far fuoco durante la camminata, ci costringerà a fermarci in un punto preciso di una stanza per poter mettere a segno diversi headshot di fila e sperando di fare uno dei tanti agognati critici con conseguente esplosione cranica dello zombie, rendendo così essenziale, quasi vitale, il posizionamento strategico durante le fasi di shooting, esattamente come l’originale.

Resident Evil 2 – Demo – Mi ricorda qualcosa…

La formula adottata da Capcom è quindi simile a quella già vista in Resident Evil Rebirth, il remake del primo capitolo uscito su Gamecube nel lontano 2002, è vero, ma è allo stesso tempo un rifacimento molto più netto.

Qui le scelte sono più coraggiose di quel che sembra, e si intravede il tentativo di riportare in auge il survival horror come genere, con un gameplay che abbandona molte meccaniche dell’originale e che potrebbe allo stesso tempo allontanare molti dei fan di vecchia data e non avvicinarsi abbastanza al palato della nuova utenza più giovane e “ingenua”.

Fare uscire una demo del genere di Resident Evil 2 è sicuramente sintomo di estrema confidenza da parte degli sviluppatori, e tutti noi, diciamoci la verità, al fatto che il capolavoro sia dietro l’angolo ci stiamo credendo, quantomeno nel genere di appartenenza.

Ma il dubbio è parte dell’essere umano e non muore mai. O al massimo muore, ma poi risorge.

About author

Pietro La Selva

Il suo vero nome è Pietro, è del '94 ed è appassionato di videogiochi e di altre forme di intrattenimento, come film e libri, soprattutto a tema fantascientifico. Insomma, il classico nerd ma senza il QI sopra la media. Si nutre di mele pixellose quasi ogni giorno, che di certo non gli levano il medico di torno.