Hanebado! – Recensione – Le due facce della medaglia

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Hanebado! – AnimeMania – recensione di Martis Rigens

Può la versione animata di uno Spokon essere completamente diversa dalla versione originale cartacea, in atmosfera e psicologia? Vediamo insieme l’esperimento di Hanebado!

Santa Wikipedia definisce Spokon: “Termine giapponese che designa un particolare genere di manga e anime le cui storie sono ambientate nel mondo dello sport ed hanno per protagonisti degli atleti.”

Ci sono tanti titoli Spokon che sono entrati nella memoria di tutti, affrontando ogni genere di sport, da quelli di gruppo (Capitan Tsubasa, Haikyu, Slam Dunk, Attacker You conosciuto meglio come Mila & Shiro) a quelli singoli (Free!, Yuri on Ice, Prince of Tennis o Rocky Joe).

Uno degli aspetti più conosciuti degli Spokon è quel sentimento di coesione per cui il protagonista di una storia tende ad attirare a sé la gente più disparata creando una squadra (se parliamo di sport di gruppo), o comunque un gruppo di amici (negli sport singoli), con legami molto saldi correlati alla passione sportiva che permette loro di superare le diverse crisi che incontrano, da quelle personali a quelle atletiche.

Ma cosa succede quando questo meccanismo, fisso degli Spokon, viene stravolto?

E’ la domanda che ci viene presentata in Hanebado!, Spokon realizzato da Kosuke Hamada a partire dal 2013, in cui siamo catapultati nel mondo del Badminton; precisamente è la domanda che ci viene posta nella versione ANIME del suddetto titolo.

Eh sì: mentre la versione manga segue uno schema abbastanza familiare all’interno di un manga sportivo, con l’attenzione rivolta ad un gruppo di ragazze liceali del club di Badminton e di tutto quello che accade loro in fatto di gare, incontri, problemi personali e crescita personale, con anche momenti comici o comunque “dai toni leggeri”, l’anime (realizzato dallo studio Liden Films nel 2018) si stacca da questo schema, preferendo tagliare parte dei personaggi e delle situazioni presentate nell’opera cartacea a favore di una sequenza di avvenimenti più lineare ma, al tempo stesso, dalle tinte molto più estreme e scure dove, centrale, è la figura di Hanesaki Ayano.

Costei è figlia di Uchika Hanesaki, considerata da tutti come la grande campionessa del Badminton, ed allena la figlia che rivela lo stesso talento: tuttavia, a seguito di una sconfitta della piccola Ayano, la madre decide di abbandonare la figlia, lasciandola ai suoi genitori.

Per aggravare ulteriormente la situazione, Ayano scopre che sua madre si è trovata una “figlioccia” del Nord Europa, che viene considerata la vera erede della grande campionessa.

Questo crea nella ragazzina una fortissima crisi che la spinge a lasciare il Badminton; tuttavia, entrata al liceo, viene reclutata dal nuovo allenatore del club di Badminton del suo istituto e nel nuovo gruppo la ragazza si trova molto bene.

Fino a quando non incontra la “sorellastra”, da cui si spalancherà il vaso di Pandora: la caduta psicologica di Ayano, ad ogni puntata, è tale che chi segue la serie animata l’ha ribattezzata “Yandere Hanesaki”, dato che arriverà ad avere atteggiamenti arroganti, talvolta brutali durante le partite, nei confronti delle sue avversarie.

Nel manga questa caduta psicologica viene in qualche modo frenata e gestita inizialmente dalla protagonista con l’aiuto del suo allenatore e del suo club, che l’aiuterà ad andare avanti fino a quando non prenderanno strade diverse; nell’anime, invece, la ragazza volontariamente si allontana dal gruppo e rivela pian piano la sua natura oscura, turbando le altre ragazze. 

Senza contare che, come controparte alla caduta psicologica di Ayano, abbiamo la presa di coscienza e la maturazione del capitano del club di Badminton, Nagisa Aragaki, che diventa netto opposto della ragazzina in atteggiamento dentro e fuori dal campo da Badminton.

Insomma, una trama che si separa nettamente in due distinti rami e che si incrocia solo in pochi eventi della stessa, per poi separarsi di nuovo.

Affascinante, ma anche estremo, così estremo che il Fandom di “Hanebado!” (specialmente quello occidentale) ha criticato aspramente la scelta dello studio Liden Films di staccarsi dalla versione cartacea e presentare una “diversa versione della storia”. 

Ma come mai un esperimento di questo tipo?

Azzardo un ipotesi, avendo sotto gli occhi le varie produzioni anime dello studio: tra il 2013 (un anno dopo la sua fondazione) al 2016, oltre a parecchie collaborazioni con la Sanzigen, studio di animazione specializzato nel 3D, il lavoro dello studio si è incentrato sulla produzione di anime presi da light novel di tipo fantasy e manga con tematiche molto pesanti come Terra Formars e Koi to Uso (diffidate dalle apparenza, quest’ultimo titolo è piuttosto impegnativo).

Con un tale background alle spalle è chiaro che in un manga come Hanebado! ci si deve aspettare che l’aspetto psicologico assuma tinte molto scure, e anche durante i vari incontri di Badminton la rivalità e il peso dello sport si sentano con molta forza, rendendo ogni colpo momento tesissimo e quasi asfissiante.

Il manga da queste sensazioni con un tratto che pian piano si sfalda, si contorce, da quasi la nausea, mentre l’anime si concentra sui rallenty, sugli sguardi e sui pensieri delle giocatrici, seguite da un pubblico sempre molto teso e turbato; non troverete mai effettivamente dei momenti di “serenità” se non lontano dagli scontri sportivi.

Inoltre c’è da sottolineare un punto fondamentale: nel manga, con il vantaggio di una possibilità maggiore di ampliare diversi aspetti dei personaggi (siamo a 13 volumi e il manga è ancora in corso), il tema è l’evoluzione psicologica e sportiva di Nagisa e Hanesaki nei due aspetti opposti.

Nell’anime al contrario, per il fatto che è limitato (al momento siamo a 13 episodi) e la sua possibilità di ampliare è possibile solo dall’apprezzamento del pubblico, ci si è concentrati su un solo avvenimento di una sola protagonista, ovvero il conflitto personale che Hanesaki vive con la figura della madre.

Per questo specifico motivo la psicologia e l’evoluzione dei personaggi è nettamente diversa dalle due versioni della stessa opera: nel manga possiamo scoprire continui dettagli dei personaggi, assistere a flashback e vivere ogni loro pensiero, mentre nell’anime gli altri personaggi servono a sottolineare la continua discesa di Hanesaki verso il suo stato di “psicosi”.

Probabilmente è questo quello che ha fatto arrabbiare la maggior parte degli appassionati del titolo cartaceo ed è, a mio parere, il punto di forza dell’anime: il fatto che si slaccia completamente da quella che è la classica concezione dello Spokon degli anni ’80 e ’90 per mostrare conflitti molto più intensi e realistici, che non possono essere vinti soltanto grazie al “potere dell’amicizia”, non in sport solisti come il Badminton.

Tuttavia qui arriva il punto debole della versione anime: essendo comunque legata al manga e ai suoi “momenti speciali”, l’intervento delle compagne e amiche di Hanesaki risulta un cliché che rovina tutto il processo di caduta fatto fino a quel momento; un vero momento di rottura dal manga, rendendo l’anima un’opera a sé, sarebbe stata la completa crisi della protagonista a favore, solo successivamente alla partita, di una sua ricostruzione personale, magari allontanandosi dal Badminton.

Al contrario, nel manga, il lettore era stato già preparato a questo intervento, dandogli l’aspettativa di questo cliché e rendendoglielo gradito. Il manga, tra l’altro, continua nella sua storia, mentre l’anime deve sperare in un’eventuale “seconda stagione” (di cui voci di corridoi pare confermino l’effettività, ma niente di confermato).

Hanebado! – Recensione – Le due facce della medaglia

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7

Editor Rating

 

Hanebado!

IN SINTESI

“Hanebado!” è un manga che, come tutti gli Spokon, si sta evolvendo verso tematiche più serie e uno stile grafico più preciso, rinunciando alla commedia “ecchi” dei primi capitoli verso uno stile più canon per una trama sportiva. Sfortunatamente non esiste una sua pubblicazione occidentale e le poche scans tradotte non arrivano oltre il 16° capitolo, mentre il resto è ancora in kanji giapponesi.

“Hanebado!” è un anime intenso, con la caduta continua della “psicosi” di Ayano che ha dato spunto per molti, troppi meme che criticano questa scelta ma che, personalmente, permettono di liberarsi dei soliti meccanismi degli spokon con personaggi femminili dove “l'amicizia è tutto” e “il mio club è la mia famiglia”.

PRO

- Anime: gli scontri sportivi sono molto avvincenti, il disegno è eccellente e anatomicamente molto realistico. L'aspetto psicologico è la parte più interessante, dove anche i personaggi secondari si legano ai principali e rendono l'intera trama molto interessante.

-Manga: le parti comiche iniziali aiutano il lettore a conoscere inizialmente i personaggi, per poi lasciare spazio alla crescita sportiva a personale. Il tratto, con la maturazione dell'artista, diventa sempre più piacevole e perde quel primo sentire di frivolezza.

CONTRO

- Anime: la scelta obbligata di alcuni cliché della storia rendono alcuni atteggiamenti dei personaggi un po' assurdi o stupidi: il personaggio di Ayano diventa così odioso che, personalmente, ho trovato difficile giustificare “il perdono” delle sue compagne e la madre non è da meno, al punto tale che non riesci a capire se è cosciente di quello che ha fatto oppure è pazza.

- Manga: si percepisce un iniziale intenzione, da parte dell'autore, di renderlo smaccatamente “sensuale” con alcune pose e disegni delle ragazze, rendendo gli spunti comici un po' ridicoli. La mancata pubblicazione occidentale impedisce, a chi segue l'anime, di vedere la controparte cartacea e di apprezzarne le due diverse scelte stilistiche.

Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Hanebado!
Voto
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About author

Martis Rigens

Appassionata di storie in ogni loro possibile forma e appassionata nel raccontarle in ogni modo possibile, dal gioco alla scrittura. Da sempre giramondo, viene da un luogo conosciuto ma misterioso al tempo stesso, il MOLISE. La sua frase chiave? "Troppo caotica per avere una frase chiave!"