InStyle intervista Kit Harington sull’ottava stagione di Game of Thrones e sul suo futuro

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Intervista Kit Harington – news di Pietro “OnlyApples” La Selva

Dopo quasi un decennio passato nei panni di Jon Snow (Game of Thrones), Kit Harington è pronto ad appendere l’armatura al chiodo.

Oggi vi proponiamo la traduzione dell’intervista della testata giornalistica InStyle a Kit Harington, in cui si discute dell’esperienza vissuta da Kit con Game of Thrones e di come sta vivendo le fasi finali dello show.

 

Ci incontriamo su un terrazzo dell’East London ventoso come una brughiera di Westeros. Kit Harington indossa una giacca di lino color indaco ed una spessa camicia di tessuto Oxfordiano. Assomiglia un po’ ad un ragazzotto di campagna, ben vestito per passare una giornata in città. La cascata di riccioli che è sempre stata il marchio di fabbrica del personaggio che interpreta in Game of Thrones, Jon Snow, è ora domata. Per noi, il traguardo della serie più epica della storia della televisione è solo all’orizzonte. Per Harington però, lo show è già finito.

Mi ritorna in mente quell’evento di Dolce & Gabbana a Londra, nell’estate del 2011. Fu un mese dopo il debutto di Game of Thrones su HBO. I paparazzi stavano assaltando i vari stilisti, Naomi Campbell – ed Alfie Allen, fratello di Lily altra giovane promessa proveniente da Thrones. Nessuno aveva notato l’esile, grazioso giovanotto riccioluto che se ne stava un po’ sulle sue. Andai da lui a dirgli quanto amassi il suo show. Mi disse che era deluso poiché nessuno l’aveva riconosciuto.

“Com’ero innocente ai tempi” Ricorda l’ora 32enne Harington, ridendo. “A quei tempi volevo essere riconosciuto. Ero davvero ingenuo. Non ero pronto per tutto questo.” Non ricorda di quella notte. Era un ragazzo. Ma è proprio per questo che ottenne la parte. Il personaggio di Jon Snow è stato scritto in linea con la sua controparte cartacea ideata da George R. R. Martin, e come molti degli altri personaggi, all’inizio della saga era un adolescente. “All’epoca non portavo la barba, ed ho un viso un po’ fanciullesco, credo che questo abbia aiutato,” ricorda Harington. “Poi hanno improvvisamente cambiato idea. ‘Fatti crescere la barba. Devi sembrare più burbero. Questo è ciò che vogliamo.’ Mi sono fatto crescere questa cosa trasandata, che hanno dovuto modificare e riempire, ma, stranamente, lo ricordo come un rito di passaggio. Non avevo mai provato a farla crescere, e mi ha cambiato. Mi ha fatto sentire un uomo… un giovane uomo.”

Anche se sembra blasfemo a posteriori, Game of Thrones – la cui ultima stagione parte oggi, 14 Aprile – non era considerato una serie dal successo garantito quando è iniziata. “Onestamente non ci pensavo minimamente,” dice Harington. “Essere in uno show della HBO era già un traguardo sufficiente per me. Fino alla stagione 5 o 6, pensavo: ‘La prossima stagione verrò pagato?’ Questo era il mio modo di fare. Quando siamo stati nominati per un Emmy la prima volta, non sapevo neanche cosa fosse. E’ stato quando sono andato al Comic-Con che ho capito come si stesse formando un vero e proprio culto. E ben presto è diventato anche più di un culto. Una delle cose più grosse presenti in TV… Sì, immagino di doverlo ammettere ormai – è uno degli show più importanti di sempre.”

Come si sente Harington ora che le riprese sono finite? “Non senti solo una cosa; ne senti un centinaio,” dice. “Tristezza. Orgoglio. Euforia. Paura, sicuramente. Ma più di tutto c’è questa luce tremolante alla fine del tunnel. Una volta andato in onda, credo che proverò un forte senso di un grosso peso che smetto di portare sulle spalle. Ho sottovalutato quanta pressione ti porta questo show in 10 anni.”

Ed a maggior ragione l’ultima stagione: nove mesi per girare sei episodi, quando prima ne servivano sei per dieci. “Dovevamo fare riprese per una settimana per poi avere due settimane di pausa. Ma sono rimasto lì per quasi tutto l’anno scorso. Raramente mi allontanavo da Belfast. Per le ultime due stagioni ho girato più di chiunque altro, data la natura del mio personaggio. Ci sono tantissime battaglie e scene d’azione.”

E poi, improvvisamente, è finita. “Credo che il mio ‘ultimo giorno’ sia cambiato circa 18 volte, fino a punto in cui semplicemente non sapevo quale fosse. Dicevo ‘Basta, non dirmelo’. Poi è arrivato, ho girato quell’ultima scena, che era abbastanza mediocre. Una semplice camminata con Liam [Cunningham, che intepreta Davos Seaworth] e Jacob [Anderson, che interpreta Verme Grigio]. Non poteva essere una scena più scialba di questa. Ma mi sono sentito completamente distrutto dopo averla girata. Avevo visto Peter Dinklage fare la sua ultima scena qualche ora prima, ed anche lui era distrutto. Sono andato a vedere l’ultima scena di molta altra gente, come Sophie Turner. Li ho visti crollare. Ed è successo anche a me. E’ stato un finale ottimamente bilanciato. E poi è stato tipo: ‘Okay, ora ho chiuso davvero con questo show. Lo amo. E’ una fonte di orgoglio e felicità, ed è stato un onore farne parte, ma ho chiuso.”

Ovviamente, si parla della “scena finale”, non parliamo della scena finale. “Ancora non ci credo che il finale scritto nel copione sia davvero il finale, non mi fido.” Dice Harington, ironicamente. “Credo che ci hanno tenuto segreto qualcosa. La segretezza, quest’anno, era davvero stretta.” Continua. “Nessuno di quelli con cui ho parlato ha indovinato il finale. Non ci hanno ancora preso.”

Uno dei maggiori vantaggi dello show è stato che la relazione su schermo tra Jon Snow e Ygritte si è tramutata in una relazione reale: Harington e la co-protagonista Rose Leslie si sono sposati nel Giugno del 2018. La coppia ha comprato una fiabesca dimora nelle campagne inglesi, con un esterno fatto in canniccio ed argilla, un tetto di paglia, finestre a bifora ed un principio di fossato, ma c’è un però in questa storia di caro, vecchio, vero amore. “Credo che la cosa peggiore di innamorarsi di Rose per poi sposarla è che sarà davvero dura lavorare di nuovo insieme a lei,” dice Harington afflitto. “Lavorare a stretto contatto con lei è stata una delle cose migliori della mia vita e della mia carriera. Non so quando, né tantomeno se, ne avrò di nuovo la possibilità, perché ora siamo sposati, ed è difficile lavorare con tua moglie.”

Avrete l’impressione che ad Harington piace torturarsi con certi concetti. In effetti, è una delle cose che crede di avere in comune con Jon Snow. “Sono un essere umano piuttosto preoccupato di natura. Nel profondo, penso troppo alle cose. Su questo io e Jon siamo diversi. Ma siamo uguali nell’autodistruggerci.” Dopo cinque anni di Game of Thrones, Harington è stato costretto a seguire delle terapie. Più o meno quando il suo personaggio è stato ucciso e poi resuscitato. (Allarme metafora: attivato!)

Ora sembra confinare gli auto-abusi al mondo del lavoro. La più recente performance di Harington è stato intepretare Austin nell’opera classica di Sam Shepard, True West, a Londra. “Amo i personaggi che si autodistruggono.” Dice, entusiasta. E pare intenzionato a volerne interpretare altri. “Al momento non sono interessato ad interpretare un eroe. Dopo 10 anni passati ad interpretare un ragazzo problematico ma buono, vorrei interpretare qualcuno di non positivo.”

Racconta di essere stato frustrato con Jon Snow per un certo periodo. “Mi è sempre sembrato piuttosto inamovibile,” dice. “E’ una persona guidata da un forte senso di onore e sincerità. E più si va avanti, più i suoi principi si rafforzano. E’ una persona molto migliore di me.” Ma non è facile interpretare un eroe, ed Harington lo ha scoperto sulla sua pelle. “C’è una base meno solida per interpretare i personaggi buoni. Sono più difficili da interpretare dei cattivi. La maggiore difficoltà che ho incontrato con Jon è stato cercare di sviluppare il personaggio. Soltanto adesso riesco a guardarmi alle spalle e ad essere fiero di ciò che ho fatto.”

E’ un po’ un cliché il ruolo che lo ha immortalato sia allo stesso tempo il diavolo e l’acquasanta. Harington è pragmatico. “Sarò sempre ‘quel tizio di Game of Thrones’. Per ogni cosa meravigliosa, ne arriva anche una difficile.” Ma quello è un rammarico che al momento non lo impensierisce. “Il lavoro più importante della mia vita sta per finire…” Si interrompe un attimo, per poi riprendere. “Beh, non il più importante. Spero di diventare padre.”

Fonte: InStyle.com

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Pietro La Selva

Il suo vero nome è Pietro, è del '94 ed è appassionato di videogiochi e di altre forme di intrattenimento, come film e libri, soprattutto a tema fantascientifico. Insomma, il classico nerd ma senza il QI sopra la media. Si nutre di mele pixellose quasi ogni giorno, che di certo non gli levano il medico di torno.