Ash of Gods: Redemption – Recensione – PC Windows

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Ash of Gods – recensione di Valentina “Akemimas” Malara

Il 23 Marzo 2018 è stato rilasciato su personal computer Ash of Gods: Redemption, uno strategico con forte componente narrativa sviluppato da AurumDust, studio di sviluppo all’esordio. L’impatto iniziale è quello di avere di fronte un clone di The Banner Saga, serie di Stoic Studio che ha riscosso molto successo negli ultimi anni. In questa sede, ci prefissiamo come obiettivo quello di rivelarvi se il titolo è in realtà qualcosa di più rispetto ad una semplice imitazione o se è destinato ad essere ricordato come un mero fac-simile.

Ash of Gods: Redemption – La Mietitura.

Ash of Gods: Redemption segue le vicende di tre personaggi chiave, che si districheranno nell’impresa assai ardua di sfuggire e/o sconfiggere la minaccia della Mietitura, un grande male capace di richiamare i Mietitori, pronti ad uccidere per nutrire la forza del cataclisma.

I tre personaggi hanno spessore, radici e obiettivi diversi, ma tutti vantano una caratterizzazione particolare capace di far affezionare fin dalle prime battute. Sbilanciarsi nel narrarvi di loro significherebbe correre il rischio di anticipare quanto l’avventura vi riserverà durante le ore di gioco, ragion per cui ci limitiamo a sottolineare come i percorsi intrapresi dalle varie narrative siano molto differenti ma pur sempre congiunti fra loro e accomunati dalla Mietitura, elemento onnipresente e minaccioso.

Pur partendo debolmente, con input abbastanza comuni e privi di appeal, la trama di Ash of Gods riesce ad inspessirsi nel corso del tempo, rivelandosi però fin troppo simile ad altre produzioni e costantemente minacciata da una scrittura dei dialoghi assai semplice e, se vogliamo, a tratti sciocca e volgare.

Ritrovarsi ad assistere a minuti interminabili di personaggi che ribadiscono sempre gli stessi concetti e che, nel farlo, fanno largo uso di parole colorite a volte decisamente fuori luogo, è una caduta di stile pesante e, vista la possibile qualità narrativa, non necessaria. Tutto sommato, la storia si lascia seguire, deludendo in alcuni istanti e riprendendosi il secondo dopo, lasciando al giocatore quel senso a metà tra insoddisfazione e appagamento.

Ash of Gods: Redemption – Funziona, ma non troppo.

Senza troppi giri di parole, giocando Ash of Gods: Redemption si ha la netta sensazione di avere di fronte un clone fatto e finito di The Banner Saga e, seppur con qualche elemento distintivo, questo è quello che effettivamente avrete tra le mani.

L’avventura si snoda attraverso fasi di dialogo con scelte multiple e conseguenze ad esse correlate, fasi di spostamento dove razionare le risorse a disposizione e fasi di battaglia.

I dialoghi, in primis, sono la componente principale dell’avventura e, come anticipato, posseggono varie risposte che saranno susseguite da azioni e conseguenze in-game. Rispondere a tono ad un personaggio potrebbe significare creare un rapporto negativo con lui in futuro, così come trattarlo gentilmente potrebbe farci restare nelle sue grazie… O almeno è quello che gli sviluppatori vogliono lasciar intendere.

La verità è che molto spesso si ha la sensazione di effettuare scelte senza un reale spessore, poiché in numerosi casi gli eventi verranno comunque scanditi da una narrazione pre-impostata e poco dipendente dal giocatore.

Gli spostamenti sulla mappa saranno invece possibili spendendo una pietra molto particolare, legata a doppio filo alla narrazione, che una volta terminata non “proteggerà” più i nostri personaggi, condannandoli a morte certa. Il giocatore dovrà quindi stare molto attento a non consumare tutte le pietre a disposizione durante i viaggi e a farne largamente scorta dove possibile, comprandole nei negozi o ottenendole dai cadaveri dei nemici sconfitti. Ogni punto di interesse in gioco può essere raggiunto tramite due o più percorsi differenti, cambiando l’interazione con il viaggio di ogni utente e, nello specifico, di ogni personaggio.

I combattimenti in-game sono invece rappresentati come tipico di un titolo tattico, posizionando la fazione nemica contrapposta alla nostra su una vera e propria scacchiera.
Il giocatore dovrà badare a tre statiche differenti: vitalità, energia e difesa.

La prima è appunto la salute del nostro personaggio, che giunta a zero lo farò morire miseramente. La seconda è la capacità di quest’ultimo di spostarsi per più caselle o di scagliare contro il nemico della abilità speciali, peculiari per ciascuna classe di personaggi; vi è da specificare che l’energia è strettamente correlata alla vitalità e che qualora vada a zero, la nostra “pedina” subirà più danni da parte dei nemici in termini di impatto dei colpi e, consequenzialmente, ne farà meno. Infine, la difesa si occupa di proteggere il personaggio dai danni o di diminuirne l’entità, ma potrà essere applicata solo da specifiche abilità.

Quest’ultime sono fondamentali durante le battaglie e si rivelano essere sia passive, con varie modalità di incremento delle statistiche, oppure attive, con danni effettivi ai nemici.

Elemento distintivo della produzione è la presenza di carte giocabili durante le battaglie, anch’esse di varia natura e sicuramente utili se utilizzate in momenti di grande confusione o contro nemici forti. Tuttavia, per quanto le carte si rivelino strumento di agevolazione degli scontri, quest’ultimi possono essere interamente affrontati anche senza farne uso, riducendo la loro reale utilità. Le carte possono essere acquistate dai mercanti o ottenute salendo di livello, cosa utile anche per incrementare le abilità dei personaggi.

Nel complesso, il gioco offre un buon ritmo, pur privilegiando le fasi narrative rispetto a quelle di puro scontro. Tuttavia, l’eccessiva somiglianza dei combattimenti fra loro e la palese copia, seppur con nomi diversi, dei parametri e delle meccaniche di The Banner Saga, tolgono quello spirito di innovazione che da titoli del genere è assolutamente richiesto, soprattutto considerando la possibile staticità di un genere come quello strategico, che deve sempre introdurre novità in ogni esponente per non essere ritenuto “stantio”.

Ash of Gods: Redemption – Già visto, già sentito.

L’aspetto grafico è curato, pur, anche in questo caso, senza presentare innovazioni di sorta. I modelli dei personaggi sono originali o ognuno di essi vanta un’ottima caratterizzazione visiva; durante le fasi di combattimento, le animazioni sono fluide, pur con qualche inciampo occasionale. Gli sfondi e l’ambiente di gioco risultano gradevoli, la mappa è facile da osservare e gestire e tutto sommato ci si può ritenere soddisfatti di quanto visto in-game, anche sotto il profilo delle cutscene.

Ribadiamo però che il colpo d’occhio generale rimanda fin troppo al titolo di Stoic Studio, soprattutto per quanto riguarda alcuni paesaggi e la gestione delle inquadrature.
La colonna sonora è orecchiabile, con brani squisitamente medievali e vichinghi e temi di battaglia coinvolgenti.

Ash of Gods: Redemption – Defiance. 

Ash of Gods: Redemption è un gioco apparentemente difficile fin dal principio: tolto qualche personaggio particolarmente forte, capace di fronteggiare interi eserciti nemici senza perire, il party a disposizione del giocatore è caratterizzato da classi distinte ma con numerosi punti deboli che, in correlazione alla forza e al maggior numero dei nemici, devono essere tutelati durante le fasi di battaglia.

Tuttavia i nemici, pur vantando una buona qualità offensiva, tendono a perdersi in azioni futili ai fini del dominio dello scontro, girando su sé stessi invece di attaccare o aumentando all’infinito i propri parametri o quelli dei compagni, senza creare effettivo giovamento. In termini più semplici, almeno in un paio di occasioni per battaglia abbiamo assistito a pedine nemiche che ci giravano attorno senza attaccarci o che, circondati dai nostri alleati, si limitavano a recuperare salute.

La longevità si attesta sulle venti ore per un giocatore che già padroneggia il genere, mentre per chi dovesse essere un novizio degli strategici potrebbe aumentare di qualche ora.

Potete trovare il titolo su Steam a QUESTO LINK. Ringraziamo AurumDust per averci permesso di giocarlo!

Ash of Gods: Redemption – Recensione – PC Windows

Ash of Gods: Redemption – Recensione – PC Windows
6

Editor Rating

 

Ash of Gods: Redemption

IN SINTESI

Ash of Gods: Redemption si rivela essere in tutto e per tutto un clone di The Banner Saga, vantando una buona storia e delle meccaniche di gioco sicuramente piacevoli ma scadendo nel “già visto, già giocato” più di una volta. Se aggiungiamo alla non originalità alcune criticità dovute all’intelligenza artificiale nemica non particolarmente sveglia e ad una scrittura dei dialoghi spesso sciocca, il titolo di AurumDust risulta essere un’occasione mancata piuttosto palese che ricorderemo più per ciò che non è stata, piuttosto che per ciò che è.

PRO

  • Storia interessante
  • Meccaniche solide
  • Colonna sonora piacevole

CONTRO

  • Intelligenza artificiale non brillante
  • Troppo simile a The Banner Saga
  • Dialoghi pessimi in numerose situazioni
Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Ash of Gods: Redemption
Voto
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About author

Valentina Malara

Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Frase chiave per interagire con lei? "Ognuno ha la sua opinione".