Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – 60 anni di un capolavoro

Psycho non ha bisogno di presentazioni. Si tratta del film forse più emblematico di Alfred Hitchcock e anche chi non ne conosce bene la filmografia sa che questo è un suo film. Il suo film.

La pellicola festeggia 60 anni dalla sua uscita e ancora oggi rimane uno dei momenti fondamentali della storia del cinema, tanto quanto Quarto potere di Welles nella tecnica e forse ancora di più. E allora è opportuno un ritorno al Bates Motel per vedere come andarono le cose…

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Il film spartiacque

Psycho decreta lo spartiacque fra l’era del cinema classico americano, quello delle star e delle grandi commedie e dei grandi drammi e la nascita del cinema moderno, dove si mostra ciò che prima era impensabile mostrare. Oggi De Palma, Argento, Tarantino e tutti i registi della generazione che va dagli anni ’60 ai giorni nostri sono figli di questo film e del suo autore e Psycho sancisce la fine del cinema vecchio stampo e apre l’era del cinema per come lo conosciamo ancora oggi.

Ma vediamo la storia della lunga e difficile gestazione che ha portato alla nascita di questo cult che continua a sconvolgere.

Un montaggio di locandine di alcuni fra i migliori film di Hitchcock

Nel 1959 Hitchcock era all’apice della sua carriera. Al botteghino. Il pubblico lo adorava e lui aveva saputo vendere non solo i suoi film come grandi pellicole di intrattenimento, ma primo fra tutti i registi, anche la sua immagine pubblica. Di quale regista prima di Hitchcock si conosceva il volto? Nessuno. Il jet-set era per gli attori ed erano i loro volti la più grande pubblicità di un film. 

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Costruzione di un’immagine iconica

Hitchcock, bramoso di quel successo da star, creò la sua immagine. Paradossalmente, un uomo sovrappeso, certamente non bello e tantomeno affascinante come invece i suoi attori feticcio Cary Grant e James Stewart, era riuscito con i suoi film per la tv, gli Alfred Hitchcock presents, a fare di se stesso una star. Aveva personalmente creato meticolosamente la sua immagine di presentatore dei corti per la tv da lui prodotti e aveva disegnato da solo la sua famosa silhouette, celebre in tutto il mondo. Una star al pari dei suoi grandi protagonisti.

La famosa silhouette che Hitchcock stesso disegnò e che divenne il logo della sua serie televisiva Alfred Hitchcock presents

Eppure il suo successo, del quale era entusiasta, non bastava. Contorto, spesso cupo e discontinuo nell’umore, Hitchcock era un ricercatore senza sosta e i traguardi commerciali non bastavano più. Il desiderio di realizzare un film nuovo, diverso, innovativo e non quello che la gente si aspettava da lui, cominciava a farsi prepotente nella sua testa. 

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Qualcosa di completamente diverso

Alla fine degli anni ’50 dopo una serie di successi al botteghino (Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro – la trilogia con Grace KellyL’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, con il quale chiudeva una collaborazione di 4 film con protagonista James Steward e l’ultimo realizzato, Intrigo internazionale, con il quale chiudeva la seconda collaborazione più importante, anche qui di 4 film, con Cary Grant), Hitchcock voleva cambiare. Sperimentare. Il 1960, aveva deciso, sarebbe stato l’anno in cui forse il pubblico sarebbe rimasto deluso (o forse no…) perché non gli avrebbe consegnato il “solito” film di Hitchcock che tutti si aspettavano.

Cary Grant e Alfred Hitchcock sul set di Intrigo Internazionale a New York, 1959
James Steward e Alfred Hitchcock sul set di L’uomo che sapeva troppo al Royal Albert Hall di Londra, 1956

La critica lo aveva sempre considerato un regista di serie B e ci sarebbe voluto ancora un po’ di tempo perché i giovani registi della Nouvelle Vague francese, primo fra tutti François Truffaut, autore del grande libro intervista del 1966 Il cinema secondo Hitchcock, lo riconoscessero in questo senso e lo riabilitassero come il grande maestro che era. 

Dunque all’alba degli anni ’60 era deciso: Hitchcock avrebbe lavorato su un film diverso. Durante la ricerca di un soggetto adatto lo avrebbe chiamato più volte “un film tipicamente NON hitchcockiano”. 

Hitchcock e Truffaut in una foto del servizio fotografico realizzato durante uno dei loro incontri intervista per la realizzazione del libro “Il cinema secondo Hitchcock”

In quel periodo Hitchcock era reduce dal successo del suo ultimo film, Intrigo internazionale, ma era amareggiato per gli infausti, per lui, eventi del progetto a cui stava lavorando, forse uno dei più interessanti della sua intera carriera. Dopo mesi di lavoro, la sceneggiatura per “No mail for the judge” era pronta e 200.000 dollari erano già stati spesi per la pre-produzione. 

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Un progetto fallito

Era la storia di un avvocato (Audrey Hepburn) il cui padre (John Williams), un giudice di tribunale, tornando a casa una sera salva un cane da un taxi che sta per investirlo. Il malaugurato cade e perde i sensi. Scambiato per un barbone viene aiutato da una prostituta che lo porta a casa sua, dove trascorre la notte. Al mattino trova la donna fra le sue braccia con un coltello conficcato nella schiena. Stordito, si convince di averla uccisa lui stesso. Portato in prigione viene visitato dalla figlia avvocato che, convinta della sua innocenza, comincia ad indagare sull’accaduto aiutata da un ladro gentiluomo con il quale entra nel giro della malavita londinese per trovare il vero colpevole.

Il soggetto sembrava interessantissimo. Pertanto come spesso accade nella storia, i produttori non lo capirono minimamente e lo rifiutarono. Hitchcock si disse poi entusiasta, dopo tante bionde, di lavorare per la prima volta con una fredda bruna come la Hepburn. Ma questa inorridì leggendo una scena della sceneggiatura nella quale sarebbe stata vittima di un brutale stupro ad Hyde Park (il terribile “soggetto” dello stupro rimase nella mente di Hitchcock e sarebbe stato recuperato 12 anni dopo nel 1972 in Frenzy, in una delle scene più brutali del cinema moderno). Inoltre l’attrice rimase incinta e abbandonò il progetto. 

Alfred Hitchcock davanti alla sua casa con uno dei suoi cani

Amareggiato dal naufragio del progetto, Hitchcock si lasciò andare ad una scenata, forse l’unica di cui nella sua carriera si abbia una testimonianza diretta. Il suo aplomb inglese veniva meno in un pomeriggio di primavera presso l’Hotel Saint Regis di New York, all’arrivo della notizia che la Hepburn era incinta.

La Paramount chiuse definitivamente il progetto, non senza capire però che costringere Hitchcock a soggetti che non scegliesse lui stesso, sarebbe stato un flop, soprattutto economico. Il regista inglese non era mai stato tipo da accettare troppi compromessi o se lo aveva fatto, li aveva abilmente raggirati grazie alla sua sapienza cinematografica, facendo credere ai produttori di assecondarli per poi realizzare i film a modo suo (di esempi ne troviamo a decine nel periodo in cui Selznick produceva i suoi primi film americani, come Rebecca, la prima moglie). Psycho, di li a poco, non avrebbe differito.

Il 13 agosto 1959 Hitchcock festeggiava in famiglia il suo sessantesimo compleanno. Ad aggravare l’umore giù nero del regista, nello stesso giorno, il camioncino che stava consegnando dei fiori alla famiglia per la festa, investi e uccise il suo adorato cane Philip. 

Ma un leone rimane ferito per poco tempo. O muore o torna a ruggire.

Psycho, romanzo thriller-horror del 1959, scritto da Robert Bloch, nella sua prima edizione

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Un film a basso budget

Nell’estate del 1959 il maestro aveva preso la sua decisione. Il 47° film di Alfred Hitchcock sarebbe stato tratto da Psycho, un giallo horror di Robert Bloch, autore dal quale erano stati tratti alcuni corti per la sua serie tv Alfred Hitchcock presents. Psycho era stato selezionato dalla segretaria personale di Hitchcock, Peggy Robertson, che ben conosceva il nuovo target del suo capo e in un anno aveva selezionato per lui solo 30 proposte sulle 2400 arrivate al suo studio. Psycho non era certo un grande romanzo (Hitchcock ne acquistò i diritti per soli 9000 dollari) ma era ispirato da una storia realmente accaduta, uno spaventoso fatto di cronaca nera. Rimaneva comunque uno di quei volumetti che oggi forse si troverebbero nelle ceste degli autogrill a poco prezzo. La trama poi era quanto di meno apprezzabile ci potesse essere per un adattamento cinematografico. Eppure Hitchcock aveva deciso di sfidarsi. Realizzare un capolavoro da un romanzo di serie B e per di più con un budget contenuto. Si, perché quando i capi della Paramount lessero la proposta odiarono tutto di Psycho, dal titolo, al contenuto. In una nota comunicarono “Non sperare di poter contare sui budget a cui sei abituato per poter girare questa roba”. “Benissimo, mi arrangerò”, risposte Hitchcock.

Il libro “Come Hitchcock ha realizzato Psycho” di Stephen Rebello, nella sua prima edizione, 1999

Chi altri se non lui poteva riuscire in un’impresa del genere? Oltre ad affermare in questo modo intrinsecamente che non è la storia ma il come la si racconta che fa la differenza – e che altro se non un autentico tributo all’arte cinematografica e alla sua potenzialità è questo?

Una copia della sceneggiatura originale di Psycho venduta per 3000 dollari su Heritage Auctions

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Una sceneggiatura di ferro. Una piccola produzione

I dirigenti della MCA consigliarono a Hitchcock il giovane sceneggiatore Joseph Stefano e i due si misero al lavoro sullo script, rimanendo però molto fedeli al romanzo. 

Sempre per contenere i costi di produzione Hitchcock decise di lavorare con la sua troupe televisiva e di risparmiare anche sul cast, senza quindi usare grandi star affermate. 

Vera Miles, una delle altre delusioni di Hitchcock come attrice (doveva essere l’interprete di Vertigo due anni prima e rimase incinta rinunciando al ruolo), era comunque sotto contratto con il maestro e percepiva a prescindere uno stipendio settimanale. Tanto valeva darle un ruolo in Psycho. Anthony Perkins era sotto contratto per un altro film con la Paramount e fu scritturato per un budget modesto, così come John Gavin, sempre fra gli attori scritturati a contratto con la Paramount (e che nello stesso anno ebbe anche l’incredibile fortuna di lavorare con un altro grande maestro del cinema, Stanley Kubrick, in Spartacus). Janet Leigh poi, moglie di Tony Curtis da 9 anni, avrebbe fatto carte false per raggiungere la notorietà del marito ed era entusiasta di lavorare con Hitchcock. 

Hitchcock nel suo studio con gli attori di Psycho Anthony Perkins e Janet Leight

Fra i tecnici, gli assistenti alla fotografia, alla regia, alla produzione poi, molti accettarono di essere pagati meno della media. Un po’ per l’ammirazione che tutti nutrivano per un maestro come Hitchcock, un po’ perché desiderosi di continuare a lavorare ai suoi film. 

Tutto era pronto e Psycho venne girato ai Revue Studios, divisione televisiva della Universal Pictures ad Hollywood, fra la fine di novembre 1959 e il 1 febbraio 1960.

La casa di Mrs. Bates è ispirata anche a quella dei fumetti della famiglia Addams, pubblicati in quegli anni sul New Yorker dal suo autore Charles Addams
Altra certa influenza per la casa di Psycho fu il dipinto “House by the railroad” di Edward Hopper, 1925 (Museum of Modern Art, New York)

Durante le riprese, il film aveva il titolo provvisorio di Production 9401 o Wimpy, in omaggio al cameraman della seconda unità Rex Wimpy (che 15 anni prima era stato anche responsabile per Hitchcock della scena del sogno su progetto di Salvator Dali in Io ti salverò, 1945)

La scena più famosa del film, quella dell’omicidio di Marion Crane, la protagonista, al 47° minuto del film (poco meno della metà della pellicola, che dura 1 ora e 49 minuti), che già di per se è un’assurdità e un rischio di sceneggiatura mai tentato prima in un film, è un momento di cinema irripetibile nella storia. 

Hitchcock girò in bianco e nero il film anche per evitare i problemi di censura che questa scena avrebbe portato, mostrando esplicitamente il sangue come mai nel cinema era accaduto prima. Quello che vediamo nella vasca è in realtà cioccolato fuso. La tecnica del montaggio serrato di George Tomasini crea nello spettatore una reazione di terrore aumentata, la dove nella realtà ciò che vediamo non è mai un coltello affondare nella carne, ma l’idea che abbiamo è amplificata dai tagli serrati del cut finale e dal rumore del coltello, registrato a parte.

La locandina del film “Hitchcock”, 2012. Il maestro fu interpretato da Anthony Hopkins

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Lo storyboard di un genio del design

Hitchcock fece disegnare lo storyboard della scena al grande Saul Bass, che aveva già disegnato i titoli di testa di Vertigo e di Intrigo internazionale e che nello stesso anno oltre ai titoli di Psycho realizzerà quelli di Spartacus di Kubrick e di West side story l’anno successivo. Saul Bass è stato insieme a Maurice Binder (autore dei titoli di 16 film di James Bond), il designer che ha rivoluzionato i titoli di testa e di coda del cinema, la dove fino agli anni ’40 questi erano solo delle scritte su dei fondali. Con questi due grandi designer i titoli diventarono opere d’arte vere e proprie.

“Sto pensando di far disegnare lo storyboard per la scena della doccia a Saul Bass” disse Hitchcock allo sceneggiatore Joseph Stefano “così sappiamo esattamente cosa possiamo ottenere”. La scena dura 45 secondi. Per girarla occorsero sette giorni di lavorazione, 72 posizioni della macchina da presa e l’accoltellamento nello specifico dura solo 23 secondi e conta 35 stacchi diversi. Una scena mai realizzata prima nel cinema.

Lo storyboard di Saul Bass e i fotogrammi della scena realizzata

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Il 33%… di musica

Un altro collaboratore fondamentale nel cinema di Hitchcock apportò il suo geniale contributo. Hitchcock non voleva musica per la scena della doccia, ma solo le urla della protagonista e il rumore dell’acqua che continuava a scorrere. Ma quando Bernard Herrmann gli presentò la sua idea, questo stridere di archi sfregati con violenza, che tutti ben conosciamo, il regista cambiò opinione e ammise che aumentava considerevolmente la sensazione del taglio del coltello sulla carne che si voleva dare per terrorizzare il pubblico. E funzionò. Eccome. In uno dei suoi slanci di magnanimità Hitchcock raddoppiò il compenso di Herrmann da 17.250 a 34.500 dollari. Dichiarò anche che “il 33% del successo di Psycho è dovuto alla musica”. 

Il vinile della score di Psycho di Bernard Herrmann

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – La campagna pubblicitaria più famosa della storia

Come tocco finale Hitchcock realizzò una campagna pubblicitaria unica. Il trailer di Psycho non era un vero trailer, piuttosto una sorta di visita sul set guidata e presentata dal maestro stesso e della durata di 6 minuti e mezzo. Inoltre i cartelloni pubblicitari, gli inviti alla stampa e le maschere fuori dalla sale ribadivano un diktat del regista su Psycho che così recitava:

“The picture you MUST see from the beginning… Or not at all! … No one but no one will be admitted to the theatre after the start of each performance of Psycho!”

Psycho avrebbe sortito l’effetto voluto solo se nessuno avesse realmente saputo nulla della trama. Hitchcock fece acquistare dai suoi agenti ogni singola copia del romanzo di Robert Bloch reperibile nelle librerie degli Stati Uniti e il primo giorno di riprese ogni persona sul set aveva alzato la mano destra per giurare di non divulgare neanche una virgola dello script. 

Una delle molte immagini della campagna pubblicitaria per Psycho

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – “Maestro, ma questo non si può fare!” – “Troveremo un modo!”

Come abbiamo detto la Paramount Pictures riteneva Psycho una vera follia e aveva deciso di destinare solo una piccola somma come contributo alla produzione. Fu anche questa decisione della casa di produzione e far prima imbestialire Hitchcock, per poi diventare la sua fortuna più grande, una volta uscito il film.

Fortunatamente Hitchcock era così: quando gli dicevano “maestro questo non si può fare”, rispondeva: “troveremo un modo”. 

Quando i produttori gli dissero che non poteva riprendere un water in una scena perché sarebbe stato volgare, lui trovò il modo di inserirlo nella narrazione a tal punto che non si poteva più fare a meno di riprenderlo (e in Psycho vediamo il primo cesso della storia del cinema, senza il quale la trama non può andare avanti..!)

Quando gli dissero che non poteva girare un film così “horror” alla fine degli anni ’50, rischiando di perdere tutto il suo patrimonio personale girò Psycho finanziandolo praticamente da solo.

Una delle locandine di Psycho, 1960

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Incassi astronomici

Alla fine Psycho costò in tutto 806.947 dollari. E incasso più di 60 volte il budget speso raggiungendo circa 50 milioni di dollari di incasso (32 solo negli Stati Uniti). Avendo prodotto il film in quasi totale autonomia, Hitchcock fece letteralmente una fortuna. Intendiamoci, il suo cachet alla fine degli anni ’50 era già di 250.000 dollari a film, ma qui si parlava di milioni di dollari di incasso personale. La qual cosa lo rendeva realmente indipendente artisticamente fino alla fine dei suoi giorni. 

Psycho fu un film rivoluzionario e i suoi brillanti ragionamenti sul cinema e sullo sguardo, già da prima tópoi del cinema hitchcockiano, da La finestra sul cortile dove per tutto il tempo del film noi come pubblico guardiamo un uomo che guarda a suo volta, lo rendono ancora oggi uno dei film indispensabili per capire il linguaggio della settima arte. 

Alcuni fotogrammi del film in cui vediamo Norman Bates spiare la sfortunata Marion Crane

Dentro la doccia di PSYCHO – Speciale – Lo sguardo nel cinema di Hitchcock

Hitchcock questo sguardo lo pretendeva e pretendeva l’effetto che poi Psycho ebbe sul pubblico. Quello duplice, di attrazione e poi immediata repulsione. Quello voyeuristico in cui prendiamo le difese e ci immedesimiamo con una serie di personaggi che sono, loro malgrado, tutti dei villain del film. Prima fremiamo per una ladra, seppur triste e in parte giustificata, ma sempre una ladra (come avverrà anche 4 anni dopo in Marnie). E temiamo per lei quando il pericolo si avvicina. Poi temiamo per Norman, che non venga scoperto. Eppure sta facendo di tutto per ripulire il sangue e nascondere il cadavere di una donna uccisa. Condanniamo ma siamo partecipativi. Siamo disgustati forse, ma curiosi. E questo immedesimarsi finanche con i colpevoli, cosa è questo, se non lo sguardo nel cinema e del cinema? Cosa se non la tecnica cinematografica che realmente ci incolla perché non è importante ciò che viene narrato ma come ci viene narrato? Hitchcock ribadiva a chiusura dei suoi ragionamenti sul film: 

«In Psycho del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche: quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico. Credo sia una grande soddisfazione per noi utilizzare l’arte cinematografica per creare una emozione di massa. E con Psycho ci siamo riusciti. Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo che ha molto apprezzato che l’ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico è stato il film puro»

Psycho ha 60 anni e non è invecchiato neanche un po’. Perché Psycho è il cinema che conosciamo oggi. Psycho è il cinema moderno.

E’ il Cinema. In tutto il suo potenziale.

Stefano Chianucci

 

Per tutti gli approfondimenti sul film rimandiamo al libro di Stephen Rebello “Come Hitchcock ha realizzato Psycho”, Editrice Il Castoro

Stefano Chianucci
Stefano "TheMoviemaker" Chianucci - Nato a Firenze, dopo la laurea in Storia della Musica per Film con una tesi sulla musica di Star Wars, ha vissuto a Roma dove ha lavorato in alcune fiction italiane brutte brutte. Ora di nuovo a Firenze, si occupa di formazione. Sembra serioso come Darth Vader ma se lo conosci meglio è l’anima della festa come Voldemort!