Simracing, il boom post-2020 e l’ascesa dei marchi cinesi: perché il mercato dell’hardware è cambiato così in fretta
Dal 2020 in poi il simracing ha smesso di essere una nicchia frequentata quasi esclusivamente da appassionati duri e puri ed è entrato con più forza nella cultura videoludica e motorsport mainstream. La pandemia ha avuto un ruolo evidente in questa accelerazione: mentre molte competizioni reali si fermavano o rallentavano, il virtuale è diventato per alcuni un passatempo, per altri un’alternativa, e per il motorsport professionistico persino una vetrina pubblica. Nel marzo 2020 NASCAR e iRacing lanciarono la eNASCAR iRacing Pro Invitational Series, seguita anche da FOX Sports, segnale chiarissimo del fatto che il simracing stava uscendo dalla sua bolla specialistica.
Da quel momento la crescita dell’interesse non si è più esaurita del tutto. I numeri delle piattaforme PC mostrano che il genere continua a reggere bene: Euro Truck Simulator 2 ha raggiunto un picco storico di 73.887 giocatori contemporanei su Steam il 22/02/2026, mentre Assetto Corsa Competizione ha toccato un all-time peak di 12.376 utenti contemporanei il 01/04/2024; anche il primo Assetto Corsa continua a mantenere una base enorme, con oltre 154 mila recensioni e un picco storico di 20.299 utenti contemporanei registrato a fine 2025. Non sono dati che descrivono da soli l’intero simracing, ma aiutano a capire una cosa: l’interesse per la simulazione di guida non è stato un fuoco di paglia nato nel lockdown.
Questa crescita dell’utenza ha avuto un effetto immediato sul mercato hardware. Più persone hanno iniziato a correre, più è aumentata la domanda di volanti, basi, pedaliere, cockpit e accessori. E in parallelo è cresciuta anche l’attenzione verso una tecnologia che, fino a pochi anni fa, apparteneva soprattutto alle fasce alte del mercato: il Direct Drive. In termini semplici, nei sistemi direct drive il volante è collegato direttamente al motore, senza ingranaggi o cinghie intermedie; questo consente una risposta più rapida, una forza più pulita e un force feedback più dettagliato rispetto alle soluzioni gear-driven o belt-driven.
Nel passaggio del direct drive verso il mercato consumer, i marchi storici hanno avuto un ruolo fondamentale. Fanatec, per esempio, descrive il Podium DD1, uscito nel 2018, come uno dei primi prodotti direct drive ad ampia disponibilità per il pubblico consumer, un modello che ha contribuito a rendere questa tecnologia più accessibile al grande pubblico del simracing. Anche Logitech e Thrustmaster sono poi entrate in modo più deciso in questo segmento con prodotti come il PRO Racing Wheel da 11 Nm e il T818 da 10 Nm di coppia costante.
Il punto interessante, però, è che mentre i brand storici contribuivano a consolidare il direct drive come nuovo standard di riferimento, diversi marchi cinesi sono riusciti a inserirsi nel mercato con una velocità impressionante. Più che “invadere” in senso semplicistico, hanno saputo occupare spazi molto precisi: prezzo più aggressivo, ecosistemi più rapidi da espandere, design meno conservativi e una capacità notevole di lanciare prodotti per segmenti diversi dell’utenza. In questo contesto, parlare oggi di una forte ascesa dei brand cinesi nel simracing non è una provocazione: è la fotografia di un mercato che si è fatto molto più competitivo.
Tra i nomi che meglio rappresentano questa fase c’è sicuramente MOZA Racing. La forza del marchio non sta soltanto nell’aver proposto basi direct drive competitive, ma nell’aver costruito in tempi rapidi un ecosistema completo: wheelbase, volanti, pedali, dashboard, accessori, perfino prodotti dedicati anche alla simulazione di volo. La stessa azienda si presenta ormai come una realtà focalizzata su ecosistemi completi per sim racing e flight simulation, e il suo catalogo copre diverse fasce di utilizzo, dall’entry level all’enthusiast. Prodotti come la R9, che offre 9 Nm di coppia, hanno contribuito molto alla diffusione del brand presso il pubblico consumer evoluto.
Ed è proprio qui che MOZA ha colpito in modo intelligente: non si è limitata a fare “la base volante concorrente di Fanatec”, ma ha costruito un’offerta adatta a profili d’uso molto diversi. Chi cerca un setup per girare competitivo su iRacing, Assetto Corsa Competizione o Le Mans Ultimate trova una proposta credibile; allo stesso tempo, anche chi vive la simulazione in modo più rilassato, magari passando da una GT3 a un camion su Euro Truck Simulator 2, può restare dentro lo stesso ecosistema senza dover ricominciare da zero. Questa flessibilità commerciale e progettuale è uno dei veri punti di forza con cui i nuovi marchi asiatici hanno conquistato visibilità.
Un altro elemento che distingue parte della nuova generazione di marchi cinesi è la disponibilità a sperimentare form factor meno tradizionali. CAMMUS ne è probabilmente l’esempio più evidente. Il C5 viene presentato dall’azienda come il suo prodotto “global first”, mentre il C12 viene descritto come una soluzione direct drive da 12 Nm in formato compatto e “all-in-one”. L’idea, al di là del marketing, è chiara: ridurre ingombri, semplificare il montaggio e offrire un’esperienza più immediata a chi non vuole una postazione troppo complessa. È un approccio che può piacere o meno, ma dimostra una caratteristica precisa di questo nuovo ciclo di mercato: l’innovazione non passa soltanto dalla potenza del motore, ma anche dalla progettazione dell’oggetto.
C’è poi un indicatore che, per chi conosce il settore, pesa più di quanto sembri: la presenza di questi brand negli ecosistemi ufficiali dei simulatori più importanti. MOZA, per esempio, è oggi visibile in iniziative ufficiali iRacing come la FIA F4 Global Esports Championship presented by MOZA; CONSPIT, dal canto suo, compare in serie ufficiali come la iRacing Porsche Cup by CONSPIT, nei release notes della piattaforma e perfino nel supporto software dedicato a componenti come i pedali vibranti. Non è solo branding: è il segnale che questi marchi sono diventati interlocutori riconosciuti all’interno di uno degli ecosistemi più autorevoli della simulazione.
Naturalmente, dire che i marchi cinesi stanno guadagnando terreno non significa automaticamente decretare la fine dei brand storici. Fanatec, Logitech, Thrustmaster e altri mantengono ancora vantaggi importanti: notorietà del marchio, distribuzione consolidata, assistenza più riconoscibile per molti utenti, compatibilità console spesso più lineare e una reputazione costruita in anni di presenza sul mercato. Inoltre, quando si parla di hardware, non conta solo il rapporto qualità/prezzo: contano anche affidabilità nel tempo, qualità del supporto post-vendita, facilità di reperire ricambi, firmware maturi e tenuta dell’ecosistema nel lungo periodo.
La verità, quindi, è meno estrema dello slogan “Made in China meglio del resto del mondo?”. La risposta più onesta è: in alcuni segmenti, sempre più spesso sì; in altri, dipende ancora molto dal profilo dell’utente. Se si guarda al valore percepito, all’innovazione rapida e alla varietà dell’offerta, molti brand cinesi oggi sono perfettamente in grado di competere con i nomi più blasonati. Se invece si mette al primo posto l’affidabilità consolidata, la presenza capillare o particolari esigenze di compatibilità, i marchi storici continuano ad avere argomenti molto forti.
In ogni caso, il dato di fondo resta uno: il simracing è oggi un settore molto più grande, maturo e industrialmente rilevante di quanto fosse prima del 2020. Anche le stime di mercato vanno in questa direzione, pur con differenze tra i report: Mordor Intelligence, per esempio, stima un mercato dei racing simulator da 0,98 miliardi di dollari nel 2025 a 2,04 miliardi nel 2030, mentre altre analisi collocano il comparto su traiettorie di crescita comunque sostenute. Le cifre precise cambiano da report a report, ma il trend generale è coerente: il settore cresce, si professionalizza e attira sempre più investimenti, marchi e utenti.
Alla fine, quindi, non si tratta di stabilire un vincitore assoluto tra Cina, Europa o Stati Uniti. Si tratta piuttosto di riconoscere che il mercato del simracing è entrato in una fase nuova: più affollata, più tecnica, più competitiva e molto più interessante per chi acquista. Per l’utente finale è una buona notizia, perché significa più scelta, più pressione concorrenziale e, spesso, prodotti migliori a parità di budget. E forse è proprio questo il punto centrale: non è detto che il “Made in China” sia sempre migliore, ma oggi non può più essere liquidato come alternativa minore. Nel simracing, ormai, è uno dei motori principali dell’innovazione.









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