Festen – Il peggior incubo in famiglia – Recensone

Festen Il peggior incubo in famiglia Recensione

Festen (tradotto con Festa di famiglia) di Thomas Vinterberg è un film terribile. Voglio mettere in guardia lo spettatore.

Quella di Festen non è una visione facile. Non lo è stata neppure per me che, per diverso tempo, ho visto i peggiori film horror della storia del cinema, quelli più disturbanti ed estremi. Certamente, è passato del tempo da allora, ma non sono visioni che si dimenticano facilmente. Il cinema, un po’ come tutta l’arte in generale, si sviluppa dentro di noi, lievita, cresce insieme a noi. Il corpo, così come la testa, non dimentica quello che sente, quello che prova. Sono più che altro portata a credere che il fastidio e il disgusto che ho provato vedendo questo film siano dovuti non solo al tema che tratta, ma al modo in cui il regista sceglie di trattarlo.

La casa e il padre

Nonostante non sia un film horror, non posso fare a meno di associarlo ad un horror perché si sofferma sui legami malsani che si sviluppano all’interno di una famiglia. Come sappiamo, la famiglia è uno spazio sicuro, in cui ognuno è libero (più o meno) di essere se stesso e in cui si riceve affetto incondizionato. Una certa retorica, radicata nella nostra cultura, ci porta a considerare il nucleo familiare come perfetto, come idilliaco, quasi un paradiso in terra. Poi, ovviamente, la cronaca ci dice altro. Quante violenze e omicidi avvengono nell’ambiente domestico? Quanti soprusi? Molteplici, ed è soprattutto il cinema horror a rendere la casa il luogo deputato all’orrore. Il luogo dove alberga un male quasi demoniaco, che va debellato. E non è un caso che tale male spesso provenga e coincida con la figura del padre.

Non si parla di un padre qualunque, attenzione! Parliamo di un padre-padrone, di un padre usurpatore, di una quelle figure genitoriali che hanno massimo potere sui figli e che non vengono contestate mai. Il loro potere è smisurato e la sola cosa che possa mettere fine all’egemonia paterna è sminuire la sua persona. Perciò, immaginate una grande festa, con tantissime persone, tutte giunte per onorare un grand’uomo, padre di famiglia, un tipo davvero ricco, che ha garantito ai suoi famigliari un stile di vita piuttosto alto. Tale benefattore, noto per la sua generosità e per il suo buon cuore, è inoltre affranto per una perdita importate: sua figlia si è suicidata. La festa, quindi, oltre che una circostanza gioiosa, ha un retrogusto amaro, funebre. Eppure, non come ci aspetterebbe. La morte della ragazza è in sottofondo. I commensali sembrano più che altro interessati a celebrare e a compiacere il patriarca, ottenerne il favore e la stima.

La verità è l’ospite indesiderato

Eppure, il fato viene a bussare alla porta e prende posto tra i presenti, incarnandosi nella persona del figlio minore, il fratello gemello di quella stessa ragazza, che ha purtroppo messo fine alla sua vita. Il ragazzo, che sembra godere della stima del padre, a più riprese si alza e, tramite il brindisi, rivela una terribile verità, che atterrisce i presenti. Molti non lo prendono sul serio e continuano a festeggiare, ma a poco a poco la verità assume la grandezza di un elefante e le dimensioni dell’orrore sono impossibili da evitare, da nascondere. La verità si rivela ciò che non può essere nascosto, come etimologia vuole. Scalcia, si dimena, come un animale in gabbia; scardina la serratura uscendo, diffondendo il panico tra i presenti. Ma davvero nessuno sapeva? Davvero tutti ignoravano il potere del padre-padrone e fino a che punto lo esercitasse? E, in ogni caso, sono davvero tutti disposti a credere che l’orrore che il figlio rivela, in quel contesto di finti sorrisi e ipocrisie, sia pura finzione?

Proprio no, e per quanto cerchino di cacciare il ragazzo e di andar via, gli è loro impedito come in quel famoso film di Luis Buñuel, L’angelo sterminatore. Sono tutti costretti a stare lì dentro, in quella villa sontuosa, con tantissime stanze, senza alcuna possibilità di fuga. Devono accettare l’orrore ed esserne consapevoli. Peccato che poi vi sia un ultimo colpo di scena, di quelli che inorridiscono davvero. Non è una scena macabra o splatter, solo estremamente cinica e crudele. La reazione dei commensali è il vero dramma di questo film. In cui tutto è scandagliato e sconvolto solo in apparenza. In verità, nulla è cambiato. Il potere del padre è rimasto inalterato, l’orrore taciuto, la consapevolezza tacciata. Lo sforzo non è servito.

Non perdetevi Festen di Thomas Vinterberg, su Mubi. Un film più che mai attuale, anche se è uscito nelle sale nel 1998. Ma cosa potevamo aspettarci, in fondo, dal regista di Un altro giro, se non un film che ci facesse riflettere sul presente?

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Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...