Starfield – Recensione – Xbox Series X|S e PC

Starfield – Recensione

Starfield è sicuramente uno dei giochi più attesi dell’anno, se non quasi il più atteso. Si porta sul groppone un enorme peso, ossia quello di essere esclusiva Microsoft, dando inizio a un’enorme mole di giochi in arrivo su game pass. Probabilmente è stato il gioco che ho più atteso in assoluto. Per questo motivo cercherò di essere il più oggettivo possibile, cercando di dare un’opinione concreta di ciò che ho adorato e cosa non mi è piaciuto. Cosa aspettate esploratori, tuffatevi nell’ignoto!

Eccoci qui, finalmente mi ritrovo a scrivere la recensione di Starfield a quasi un mese dall’uscita, dopo aver speso oltre 240 ore nei meandri dello spazio fantascientifico creato da Bethesda. Si avete capito bene; mi sono impegnato come meglio potevo per poter scrivere una recensione quanto più esaustiva possibile, ma che allo stesso tempo non vi porti via troppo tempo.

Cercherò di essere il quanto più diretto possibile, in modo tale da far risultare il tutto più comprensibile, evitando termini filosofici e contorti che spesso mi capita di leggere in altri lidi nostrani. Quindi si, ho spulciato tutto ciò che potevo per poter quantomeno esprimere una mia opinione sul gioco (anche se non basterebbero ancora per poter descrivere il tutto), vi racconterò tutta la mia avventura, dai punti più alti ai punti più bassi, in un’epopea che mi ha portato via oltre dieci giorni della mia vita.

Avevo grandi, grandissime aspettative per questo gioco, da appassionato di spazio e amante dell’astrofisica non poteva essere altrimenti. Nel momento in cui ho aperto il gioco e ho sentito la colonna sonora ho letteralmente pianto, dopo anni di attesa, proprio da quando il gioco venne lanciato nell’ormai lontano 2018, non potevo e non riuscivo trattenere le lacrime. Quindi, spero che questa recensione vi lasci qualcosa dentro, tanto quanto questo viaggio lo ha lasciato a me. Detto questo, bando alle ciance e partiamo verso l’ignoto!

 

 

Starfield – Recensione – For all, into the Starfield

L’inizio di Starfield è molto stile Bethesda: siamo un minatore che deve recuperare un particolare minerale, che nel momento in cui viene raccolto ci mostra una particolare visione, facendoci in seguito perdere i sensi. Poco dopo ci risvegliamo in infermeria, dove si avvia l’editor del nostro personaggio, talmente denso e fatto bene che ci ho perso poco più di due ore per completare il tutto. Una volta terminata la personalizzazione del nostro personaggio, avremo il compito di consegnare questo minerale alquanto particolare a un gruppo di esploratori dello spazio, chiamati Constellation.

Nel momento in cui entriamo a far parte di questa corte di esploratori inizia la nostra avventura, liberi di procedere all’esplorazione dell’infinito. La trama principale è tanto intrigante quanto problematica; non fraintendetemi, è davvero scritta bene e interessante da seguire, ma forse veramente troppo breve (dura all’incirca una dozzina di ore) e raccontata in un modo che a parer mio non gli rende per nulla giustizia. Ci sono alcuni momenti, senza fare spoiler, che si poteva osare di più a livello di epicità, come in alcuni momenti pieni di azione e altri momenti un po’ più emozionanti. Mi sono parsi forse troppo freddi, privi di carattere; c’è stata una scena in particolare che avrebbe dovuto scatenare forti emozioni, ma che in realtà mi ha lasciato più a disagio che altro. Torno a precisare che la trama per come è scritta è veramente fatta bene, con diversi colpi di scena che fanno anche riflettere, ma che viene raccontata piuttosto male.

Ciò che invece ho apprezzato maggiormente sono i personaggi che ti terranno compagnia durante tutto il viaggio fra le stelle, visto che paradossalmente, sono meglio raccontate le loro storie che quella principale. Tutti i personaggi di Constallation hanno sempre qualcosa da raccontare, un vissuto alle spalle piuttosto complicato che talvolta ti lascia senza parole per quanto inaspettato. Compagni che hanno sempre qualcosa di nuovo da raccontarti e che diversamente da altri giochi Bethesda, con la loro presenza si fanno sentire e non poco, con varie battute in base alla situazione in cui ci troviamo o interventi diretti in diverse linee di dialogo. Difficile non affezionarsi, soprattutto dopo aver completato le loro lunghe ed emozionanti quest totalmente secondarie, ma imprescindibili per poter entrare in totale empatia con loro. Inoltre, con quattro di questi componenti di Constellation, potremo avere una romance che viene sviluppati in maniera molto progressiva, dando al giocatore il tempo di affezionarsi ai vari personaggi e sviluppare con loro un rapporto che si consolida per l’appunto con l’evolversi delle loro quest.

Ogni quest secondaria di questo gioco è scritta e raccontata minuziosamente, rendendo quasi difficile per me chiamarle secondarie. A partire dalle quest delle tre fazioni principali (quattro se consideriamo anche Constellation), che hanno storie più intriganti e meglio diversificate rispetto alla trama principale, che sanno come metterti in difficoltà per quanto riguarda le scelte da prendere.

All’interno delle fazioni ci sono missioni più emozionanti e ricche di scene epiche rispetto alla trama principale, come per esempio le varie missioni di spionaggio, missioni corporative e altre che riguardano l’investigazione o pirateria. Insomma, sono quelle a cui dovreste dare maggior peso e priorità, secondo un mio modestissimo parere.

Seguono poi ulteriori attività e missioni che scopriamo semplicemente dialogando con NPC a caso all’interno delle città, o semplicemente ascoltando le loro conversazioni. Vi ritroverete un’infintà di volte ad origliare delle discussioni da parte di normali cittadini, che vi attiveranno diverse missioni, sia essce corte che lunghe, alcune noiose altre più divertenti; sono costruite  in modo tale da risultare quanto più stratificate e diverse tra loro, in modo che risultino il meno ripetitive possibili. Altre attività, invece, fungono solo da riempitivo, come quelle che troveremo negli insediamenti civili dei pianeti o nelle bacheche delle missioni; queste servono maggiormente per racimolare crediti e punti esperienza per salire di livello essendo missioni di breve durata, non per questo meno importanti essendo comunque piuttosto divertenti da completare come passatempo. Si differenziano tra missioni di taglie, di trasporti merci e civili, altre di contrabbando e così via.

Starfield Recensione – Verso l’infinito e oltre!

Starfield è potenzialmente infinito, ha tante, troppe cose da fare, talmente tante che ad ogni partita rischi di scoprire qualcosa di nuovo sul gioco, qualche meccanica ancora nascosta.

Nel momento in cui ci svegliamo in quell’infermeria e poco dopo otteniamo la nostra prima nave, ci si apre letteralmente un’universo da esplorare. La sensazione che si ha nel momento in cui l’universo si apre a noi, non è lontanamente paragonabile a quella dei vari Fallout o The Elder Scrolls. Ogni volta che uscivamo da un Vault in Fallout, o quando finivamo il prologo di un The Elder Scrolls, si percepiva sì una vastità sorprendente, ma mai vicina a quella di Starfield. Il momento in cui comprendiamo che possiamo esplorare liberamente ogni pianeta e satellite all’interno di centinaia di sistemi solari, è qualcosa di unico nel suo genere. Ogni nave spaziale che incontriamo può essere abbordata e derubata, cantieri spaziali abbandonati e non che non aspettano altro che essere esplorati, insediamenti planetari ricchi di storie da raccontare grazie alle narrazioni ambientali alla quale ormai Bethesda ci ha abituato. Insomma, sembra tutto così bello, no? Beh non è proprio oro tutto ciò che luccica.

Se l’impatto iniziale sembra essere unico e perfetto, la delusione è purtroppo dietro l’angolo. L’esplorazione planetaria è si bella e appagante, ma dopo circa una trentina di ore si cominciano a mostrare le prime magagne della proceduralità.

Gli insediamenti che incontriamo sono costruiti a mano, nei minimi dettagli, belli da vedere, ma purtroppo all’interno del gioco non ne sono stati inseriti tantissimi diciamo. Arriveremo a un punto in cui avremo esplorato tutti gli insediamenti possibili messi all’interno del gioco, che purtroppo non sono tanti come speravo, e quindi ognuno di questi si ripeterà su tutti i pianeti del gioco, non incentivando il giocatore ad esplorare. Tutti questi avamposti avranno gli stessi oggetti di gioco messi sempre nella stessa posizione, molte volte gli stessi nemici ma di livello diverso, e questo purtroppo va ad impattare in malo modo l’immersione del giocatore.

Per quanto riguarda la superficie stessa del pianeta, ogni volta che ci atterreremo non potremo esplorarlo in maniera totalmente libera, mi spiego meglio: ogni volta che atterriamo su un pianeta, viene generata una macro area in maniera procedurale in base ai dati di quel pianeta, una volta raggiunto il bordo di queste macro aree il gioco ci chiederà se vogliamo atterrare su un altro punto del pianeta, così da rigenerare il tutto nuovamente. Concetto simile vale anche per lo spazio: una volta raggiunta l’orbita del pianeta, si crea un’area che non ci permette di spostarci chissà dove, limitandoci solo in quel punto e ai punti di interesse che vi si sono generati. Bisogna puntualizzare che personalmente non l’ho trovato così fastidioso, anzi quasi per nulla considerando la vastità dell’area che viene generata e con l’impossibilità di percorrerla soltanto a piedi, dato che non sono presenti veicoli terrestri. L’esplorazione a piedi rende tutto più emozionante, quindi non può per me essere un punto negativo. Godersi il cielo stellato e sentirsi così insignificanti di fronte all’universo, sono sensazioni che Starfield riesce a regalare in maniera impeccabile.

Da elogiare è la presenza e la conformità dei pianeti che ospitano vita. Quest’ultimi sono presenti in ogni sistema solare, almeno tre o quattro per sistema in media, e ognuno di loro ha al suo interno diversi biomi, con faune e flore sempre nuove da scoprire, raramente mi è capitato di imbattermi in una creatura che avevo già incontrato in precedenza su un altro pianeta. La flora è ciò che regala a questi pianeti la bellezza nell’esplorarli e nel voler scoprire ciò che offrono, compresi certi panorami che sono qualcosa di indescrivibile. Ritrovarsi ad ammirare biomi così colorati e particolari, con un cielo stellato e talvolta riempito da qualche pianeta o luna, gigante o piccolo che sia, regalano un panorama a dir poco mozzafiato.

Su ogni satellite e pianeta abbiamo inoltre la possibilità di scansionare i materiali che offrono, la flora e la fauna; una volta portata a termine la scansione di ogni cosa che ci offre quel determinato pianeta, verremo ricompensati con dei dati planetari, che potranno essere venduti a vari prezzi. Su quasi ogni pianeta possiamo insediarci con un avamposto (ho scritto quasi perché sui pianeti con atmosfere e temperature estreme non potremo costruire nulla, almeno finché non sbloccheremo l’apposita abilità), con il quale potremo costruire un nostro piccolo insediamento che può avere la funzione di estrazione risorse, abitativa o entrambi, se lo si desidera. L’editor degli avamposti è talmente ricco e stratificato che potremo passarci le ore ad abbellire la nostra casa, a partire dalle decorazioni fino alle strutture vere e proprie. Ogni avamposto, come detto pocanzi, può avere anche la funzione di estrazione risorse, utili a costruire gli avamposti stessi e a ricercare le ricette negli appositi laboratori di ricerca.

Starfield Recensione – Il cantiere navale e il crafting

Oltre alle tante attività che Starfield ci pone davanti, non potevano mancare il cantiere navale e il crafting. Il cantiere navale è letteralmente un gioco a parte, ogni nave può essere costruita e modificata come meglio vogliamo e a nostro piacimento, dando libero spazio alla fantasia del giocatore. Ho letteralmente amato questa aggiunta, ho passato ore cercare di ricreare le navi di Star Wars o Halo, come il Pelican o un X-Wing. Nel mio garage conto circa 12 navi tutte costruite da me, o meglio, navi rubate e completamente rimodellate come volevo io, da un piccolo caccia a una nave talmente grande e caciarona che per muoverla ho dovuto montare sette o otto motori medio grandi. C’è da precisare che il cantiere navale non è così immediato come sembra; l’interfaccia è molto minimalista ma i comandi non sono così intuibili e ben fatti. Per poter spostare un pezzo di nave dove volete voi, dovreste premere almeno tre o quattro comandi diversi, rendendo inutilmente difficile la comprensione al giocatore. La visuale andrebbe rivista al più presto, dato che non ci fornisce quasi per nulla la percezione di profondità, dovendo premere altri quattro comandi per rimettere al suo posto il pezzo. Sono piccoli appunti che per quanto scomodi, alla lunga ci si abitua.

Per quanto riguarda il crafting, quest’ultimo non si distacca molto da quanto eravamo abituati con Fallout 4. Sono presenti sei tavoli da lavoro diversi, ognuno di questi per tipologie diverse di oggetti: il laboratorio di ricerca, il banco da lavoro delle armi, il banco da lavoro per tuta spaziale, il banco industriale, la cucina e il laboratorio farmacologico. Il primo di questi, il laboratorio di ricerca, serve a sbloccare le ricette di creazione per tutti gli altri banchi da lavoro, oltre a sbloccare nuove strutture e oggetti per gli avamposti. Ogni progetto di ricerca costa dei materiali che possono essere trovati nel mondo di gioco sia come oggetti di crafting come nano tubi o nanometri; una volta portato a termine un progetto di ricerca, la varie ricette collegate a quest’ultimo compariranno all’interno dei banchi da lavoro. I vari banchi da lavoro hanno funzioni specifiche: il banco delle armi serve per modificare le armi come meglio vogliamo, in base al nostro stile di gioco, il banco da lavoro per tuta spaziale serve per modificare a nostro piacimento la tuta spaziale, il banco da lavoro industriale per costruire oggetti utili al crafting stesso, il banco da lavoro farmacologico per creare provviste utili a potenziare temporaneamente il nostro personaggi e per ultimo la cucina, utile a creare pietanze per ricaricarci la salute e aggiungere dei modificatori temporanei.

Il crafting è un’aggiunta molto gradita, aggiunge ulteriori ore di attività ed esplorazione al giocatore, che si dovrà cimentare nell’esplorazione dei pianeti e avamposti alla ricerca di questi materiali. In alternativa all’esplorazione potremo costruire delle farm di risorse all’interno degli avamposti, così da poter estrarre quest’ultime in grandi quantità. Per quanto sia un’aggiunta alle attività di gioco che ho gradito moltissimo, il crafting non è imprescindibile per il corretto avanzamento all’interno del mondo di gioco, questo per dare al giocatore la totale libertà di attività da svolgere.

Starfield Recensione – Un gameplay variegato ma con una IA scadente

Starfield presenta un gameplay molto ben fatto per il genere in cui si colloca. A partire dalle fasi shooting; quest’ultime sono adrenaliniche e appaganti, principalmente grazie alla forte mobilità dovuta al boostpack, che ci permetti di saltare letteralmente in testa ai nemici, o grazie all’apposita modifica per lo zaino, di spostarci più agilmente tra gli spazi grazie allo scatto boostpack. Ogni arma presente nel gioco ha feeling completamente diversi, dando ampia possibilità al giocatore di approcciare alle varie situazioni come ritiene più opportuno. Ciò che arricchisce ulteriormente il gameplay è la ramificazione delle abilità, distribuite in cinque snodi differenti: Fisico, sociale, combattimento, scienza e tecnologia. I vari rami sono ben strutturati, dando una forte sensazione di progressione e personalizzazione del personaggio grazie alle tantissime abilità presenti in ogni ramo. Le varie abilità possono essere potenziate ulteriormente spendendo altri punti talento su di essa, a patto che ne completiamo la sfida che ci permetterà appunto di sbloccarne il grado successivo, fino ad arrivare al quarto grado, ossia quello il massimo raggiungibile per ogni talento.

Oltre ai combattimenti terrestri, non potevano mancare quelli spaziali. L’idea di poter direzionare energia ai vari sistemi della nave in base alla situazione in cui ci troviamo rende il tutto più emozionante e divertente. Nel momento in cui ci troveremo ad affrontare tanti nemici, dovremo direzionare l’energia dai sistemi che in quel momenti ci potranno essere meno utili, come i gravimotori, e direzionarla verso i sistemi armi e scudi. Oltretutto, ogni nave ha una propria mobilità, dovuta alla massa e alla quantità di motori che questa presenta; se troppo pesante le virate saranno più lunghe, se sarà più leggera avremo un ampio spazio di virata. Proprio qui potremo vedere il frutto delle nostre creazioni navali, in modo tale da capire se la nave spaziale che abbiamo costruito è abbastanza potente o no, agile al punto giusto e resistente quanto deve.

Bisogna poi aggiungere che ogni nave presenta gradi differenze in base al reattore che monta, che può fornici più o meno energia in base alla potenza che può generare. I gradi dei reattori sono tre: Grado A, Grado B e Grado C. Il Grado A è caratterizzato da un elevata movenza ma bassa potenza di fuoco, il Grado B una via equilibrata tra movimento e potenza di fuoco e Grado C da un elevata potenza di fuoco ma bassa movenza.

Ciò che però ne rovina la magia è proprio l’IA, che non spicca minimamente in intelligenza, ritrovandoci di fronte nemici che non fanno nulla per crearci particolari difficoltà. L’unica difficoltà alla quale potremo incorrere è il numero elevato di nemici che ci troveremo ad affrontare, caratterizzati dal famoso effetto spugna che gli aumenta considerevolmente il livello di salute, inserito solo per rendere l’idea di difficoltà che in realtà non c’è.

La situazione nello spazio, invece, non migliora, i nemici tenderanno a attuare quelle due o tre manovre pressoché prevedibili, rendendo facile il loro abbattimento. Come sulla terra, l’unica difficoltà che potremo trovare nei combattimenti spaziali sono il numero ingente di nemici che cercherà di abbatterci e i loro danni che potrebbero abbattere la nostra nave in pochi semplici colpi. Da aggiungere è la fisica di gioco, che regala momenti di pura goduria; vedere navi spaziali nemiche che abbiamo ridotto a brandelli svolazzare libere nello spazio, con tutti i detriti che vengono scaraventati via, è veramente stupendo. Ogni oggetto di gioco ha una propria fisica, che mostra il meglio di se a bassa gravità, regalando momenti anche piuttosto divertenti a vedersi

Nel complesso è un gameplay che personalmente voglio promuovere, di fatto è divertente nonostante i problemi sopra elencati che riguardano principalmente solo la IA. Le possibilità di approccio sono molteplici, dovute a un vasto albero di abilità che in questo caso arricchisce in maniera esponenziale l’esperienza, a cui si aggiungono le sfide da completare per l’accesso al grado successivo dell’abilità.

Starfield Recensione – Il comparto tecnico

Da un punto di vista tecnico, Starfield è sicuramente il punto più alto raggiunto da Bethesda, potremmo quindi affermare che sia il migliore tra tutte le loro creazioni. Dal punto di vista grafico, si presenta con una sontuosità straordinaria, caratterizzata da giochi di luce che generano contrasti mozzafiato, soprattutto quando si assiste ai decolli e agli atterraggi notturni dell’astronave. I volti dei personaggi sono stati animati sicuramente con una cura maggiore rispetto agli altri giochi targati Bethesda, garantendo una resa più che dignitosa. Nel complesso, è evidente l’impegno e l’attenzione meticolosa dedicata a ogni aspetto di questo gioco, a partire dalla qualità degli ambienti e delle varie texture di gioco.

Il comparto audio non fa certo eccezione, mantenendo uno standard di qualità straordinario, con effetti sonori curati nei minimi dettagli, che si va ad aggiungere a un doppiaggio perfetto. Il tutto è splendidamente accompagnato da una colonna sonora coinvolgente, rimandandomi più volte ai lavori di Hans Zimmer in Interstellar. Mi ha sorpreso una la quantità ridotta di bug che ho incontrato, considerando che stiamo parlando di Bethesda fa davvero strano.

Ovviamente stiamo parlando sempre del Creation Engine, che purtroppo ha i suoi limiti come accade per esempio nelle scene che dovrebbero essere epiche ma che in realtà sono quasi sempre piatte. E se le animazioni facciali sono ben fatte, lo stesso non si può dire dei movimenti e delle movenze in generale dei vari NPC; insomma, sarebbe opportuno pensare di mandare in pensione il Creation Engine.

PARTE SPOILER

Da ora in poi è obbligatorio inserire nella recensione una parte completamente spoiler, essendo ciò di cui tratterò fondamentale ai fini del giudizio finale. Quindi, se non avete finito il gioco e non volete spoiler, siete avvisati di non procedere oltre!

Del New Game Plus di Starfield se ne è parlato in abbondanza prima della sua uscita, con dichiarazioni da parte di Bethesda riguardo la sua importanza ai fini della narrazione. In effetti è proprio così: la trama di Starfield gira tutta intorno a questo mistero sui manufatti e dei poteri che sbloccheremo conseguentemente alla raccolta di questi oggetti misteriosi.

I vari poteri si sbloccheranno man mano che troveremo un nuovo manufatto, il quale ci porterà verso questi templi dall’apparenza aliena, andando poi a cambiare completamente l’approccio al gameplay, rendendo il tutto ancor più adrenalinico e appagante. Durante il proseguo della storia scopriremo che i manufatti servono ad accedere al multiverso, cosa che ci verrà rivelata da questi esseri, chiamati Astrali, i quali non sono altro che viaggiatori del multiverso. Proprio qui si concentra l’idea di New Game Plus; infatti una volta raccolti tutti i manufatti avremo la possibilità di viaggiare nel multiverso e ricominciare una nuova partita con il nostro personaggio, il quale ricorderà tutto ciò che è avvenuto nell’universo precedente, fatto che andrà a influenzare anche le scelte di dialogo all’interno del nuovo universo. Non aspettatevi scelte chissà quanto impattanti, ma che comunque rendono l’idea di trovarsi in un nuovo universo con la consapevolezza di quanto accaduto in varie occasioni nell’universo precedente.  Quindi il New Game Plus è diegetico, ben implementato e con un senso logico ben costruito. Il problema risiede proprio nella perdita di tutto l’equipaggiamento, crediti, avamposti e cose varie, l’unica cosa che potremo portarci dietro sono proprio le abilità sbloccate, il livello del personaggio e i poteri.

Ulteriore punto da discutere sono proprio le scelte, ossia il cuore del gioco. Quest’ultime mi hanno dato la sensazione di avere un certo peso all’interno del mondo di gioco, sia nella trama principale ma soprattutto nelle secondarie e nelle varie missioni delle fazioni. Le conseguenze delle nostre scelte andranno ad impattare sia piccolo che in grande, come la possibilità di incastrare un governante di una piccola città, o addirittura la possibilità di schierarsi con una fazione o con un’altra, causandone la distruzione di quella che non è stata scelta, come accade proprio nelle missioni della Flotta Cremisi. Sono riuscito a implementarmi nel personaggi in maniera tanto profonda, talmente tanto che certe scelte mi hanno costretto a dover prendermi minuti di riflessione.

Starfield – Recensione – In conclusione

Starfield è un gioco mozzafiato che si porta sulle spalle un peso enorme, ossia quello dell’essere esclusiva Microsoft.

Non è perfetto, purtroppo, ma eccelle nel suo complesso, offrendo un’esperienza vasta, ricca e completa, capace di tenerci occupati per ore. Ha un potenziale infinito, con possibilità di durare ulteriori anni, come lo fu Skyrim all’epoca. Purtroppo i difetti come la IA e la ripetitività delle strutture planetarie impattano in maniera negativa ai fini dell’esperienza completa. Ma da elogiare è un comparto tecnico di livello elevatissimo, che regala scorci su un mondo di gioco a dir poco strabiliante e impeccabile, nonostante i limiti del Creation Engine.

Quando ci si immerge completamente nella pelle di un esploratore spaziale, si innesta un processo quasi magico in cui tutto il resto svanisce, passando sopra i vari difetti, e ciò che realmente conta è l’incredibile meraviglia dell’ignoto e l’insaziabile brama di superare ogni limite, spinti proprio dalla curiosità di scoprire sempre di più, proprio come ci dice Sarah Morgan nel gioco: “la curiosità è ciò che spinge l’umanità a fare questo salto verso l’ignoto, a scoprire cosa c’è oltre”

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Classe 2002, amante dei videogames (forse troppo) è cresciuto grazie a console passate dal fratello maggiore come delle antiche reliquie. Si perde spesso nella lettura di comics americani e manga dal dubbio gusto