Beau ha paura – Recensione – Ari Aster

Beau ha paura – Recensione

Dopo Hereditary e Midsommar, Ari Aster torna al cinema con un lungometraggio in cui il protagonista è interpretato da Joaquin Phoenix. Beau ha paura è un’opera molto complessa e particolare, che sta già dividendo pubblico e critica, tra chi lo ha amato e chi lo ha odiato. Ma quale delle due reazioni è più veritiera?

Un film non per tutti

Che abbia diviso così tanto le opinioni di chi lo ha visto, in realtà, è più che comprensibile.
Questo perché presenta caratteristiche che difficilmente possono incontrare l’approvazione di un grande pubblico.

Principalmente poiché si tratta di un film decisamente lungo (dura poco meno di tre ore), raccontato con un ritmo piuttosto lento.
Oltre a ciò, vi è anche il fatto che per tutta la durata presenta elementi tantissimi momenti di surrealtà.

Questa surrealtà permette al regista di osare, di sperimentare, di raccontare un mondo estremamente folle ed assurdo, dove la logica sembra non esistere. 
Tale elemento, inoltre, da la possibilità ad Aster di inscenare molti passaggi criptici, emblematici ed incredibilmente simbolici. 

La storia, bene o male, è possibile comprenderla dopo solo una visione, ma ci sono tanti momenti la cui comprensione non è subito immediata. Caratteristica che tende a non piacere al grande pubblico.

Dove vuole andare a parare?

Quello che secondo noi è un grande pregio della pellicola consiste nel fatto che incolla lo spettatore allo schermo con una domanda: dove vuole andare a parare? Questa domanda riesce a trovare una risposta, ma ciò avviene solo nei minuti finali del film.

Precedentemente, racconta tante vicende e presenta non pochi personaggi, tutti funzionali per raggiungere quello scopo e di affrontare una tematica che a nostro parere non è da sottovalutare, ma che non vi sveliamo per non rovinarvi la visione.

Una pellicola che osa tantissimo

Ari Aster, in questo suo progetto, inserisce un alto numero di idee molto interessanti. Osa, sperimenta, prova. E riesce ad essere efficace. Il risultato è una pellicola decisamente audace, abbastanza innovativa e surreale che non dai mai la sensazione di già visto.
Preparatevi ad urlare dei “ma che ca…?” più o meno ogni dieci minuti per tre ore.

Una cosa che invece non ci aspettavamo è la presenza di diversi momenti talmente surreali che suscitano più di una risata.
In questo modo, il regista da vita ad un film che ibrida molti elementi dell’horror a tanti altri della black comedy.
Altro motivo per cui a tantissimi non è piaciuto/non piacerà.

Il lato tecnico

Nulla di particolare da dire sul lato tecnico, che come ogni film della A24 risulta sempre molto ben curato.

In particolare, come succedeva anche in Midsommar, spicca una fotografia molto colorata, quasi atipica per un horror (anche se forse non si tratta di un horror in tutto e per tutto), che crea un’atmosfera unica ed anche leggermente inquietante.

Molto valide la sceneggiatura e la regia. La prima organizza la storia in maniera ottima, da il giusto tempo a tutto ed approfondisce molto bene i singoli dettagli. Forse in alcuni punti si dilunga un pochino troppo, ma comunque mette le basi per un ottimo ritmo, che, nonostante le tre ore, non annoia.

Sublime infine la componente recitativa, con un Joaquin Phoenix perfettamente in parte, come al solito. Ha dato vita a davvero un’ottima performance. Molto probabilmente ne ha fatte di migliori, ma ciò non significa che questa sia da scartare. Anzi!

Complessivamente

Beau ha paura è un film molto audace, coraggioso, che probabilmente non piacerà a tutti, ma che per la sua follia e la sua assurdità difficilmente verrà dimenticato. Anche da coloro a cui non piacerà.

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Nato a Bologna nel 1996, si appassiona al cinema da bambino, quando capisce gli piacerebbe lavorare in quel campo. Più nello specifico come regista e sceneggiatore. Nel 2020 apre su Instagram un profilo che chiama "Recensisco Cose Audiovisive", con cui inizia a parlare di cinema e serie televisive con altre persone che condividono la sua passione.