And Then We Danced – Recensione
And Then We Danced è un film del 2019, diretto da Levan Akin, un regista di appena quarant’anni, che deve la sua fama proprio alla regia di questo lungometraggio ambientato in Georgia.
Ve lo dico subito, senza giri di parole: a me And Then We Danced è piaciuto molto. Si tratta di una di quelle perle che si possono trovare solo su Mubi. Questo non significa che sia uno di quei lungometraggi ricercati, intellettuali e adatti ad un pubblico di profeti, ma neppure che sia il film che vedono le bambine durante un pigiama party. Si tratta di un film elegante, garbato, gentile, nonostante tratti temi di peso. Argomenti certamente già visti, ma piacevoli da rivedere con uno sfondo diverso dalla solita città americana o inglese. Adesso cerchiamo di capire insieme, col cuore che batte a ritmo delle danze georgiane, di cosa parli this movie. Eccovi l’amatissimo trailer.
Un atto d’amore, un elogio all’amore
And then we danced è un atto d’amore. Per il ballo, per la Georgia e l’essere umano, in tutte le sue sfaccettature. Un elogio all’amore libero, disinteressato, che nasce come una debole scintilla, magari accresciuta dalla rivalità, e che si tramuta ben presto in una passione travolgente, impossibile da ignorare sia per i due protagonisti, sia per chi li circonda. Merab (Levan Gelbakhiani) è un ragazzo caparbio che non fa altro che allenarsi per coronare il suo sogno di diventare ballerino, andare alla Scala, esibirsi nei grandi teatri, fare ciò che ama da quando è bambino e riuscire lì dove la madre, il padre e la nonna hanno tristemente fallito.
Ma è un mondo così difficile, così competitivo, che – follia delle follie – richiede che un maschio si comporti da maschio e che la femmina si comporti da femmina. Quindi, agli inizi del film, vediamo l’insegnante di danza urlare che l’omo deve fare el macho e che la ragazza deve tenere gli occhi bassi per sembrare innocente… Dio mio, Georgia! Ti rimprovererei se non fosse che l’Italia è tua sorella gemella. E, allora, Merab si allena, si allena e si allena. Fa le spaccate, fa le piroette, fa il volo dell’angelo, ma il fato viene a bussare alle porte della scuola di danza. E arriva Irakli (Bachi Valishvili). Lui è omo dalla testa ai piedi, è piacione, tutti lo adorano, anche il maestro lo adora e Merab proprio non lo sopporta. Sì, non lo sopporta. Ma chi vuoi prendere in giro, Merab?
Tra danze, rose e fior…
Tra i due, ovviamente, nasce l’amor. Ci sono dei momenti tra di loro che sono straordinariamente belli, perché è una coppia che funziona. I due attori sono davvero bravi, ma anche molto affiatati. La loro è una sinergia perfetta, cosa tutt’altro che facile. Ma c’è un momento in cui sono sul bus e Irakli si è addormentato sulla spalla di Merab, che avvicina il mento alla sua fronte, in modo da sentirselo più vicino. Un momento bellissimo, in cui il sole fa capolino dalle finestre del pullman. Tutta la scena è inondata da questa luce calda per una buona manciata di secondi e noi percepiamo la felicità del protagonista. La fotografia, poi, è davvero bella. Non eccezionale, ma riserva dei momenti straordinariamente poetici, che sarebbe bellissimo poter racchiudere in una cornice.
Naturalmente, le cose non possono mai andare lisce, altrimenti ci convinciamo che il mondo sia bello, che una relazione possa essere vissuta in tranquillità, senza pregiudizi, senza problemi. Purtroppo, non è così. Magari fosse così. Ma, chissà, magari non andrà a finire male. Magari, nonostante tutto, potrebbe andar bene, anche se si è circondati da omofobi, anche se si vocifera di un certo Zaza, scoperto insieme ad un uomo, che ora si prostituisce in un circo, abbandonato a sé stesso. Anche se c’è sempre così tanta violenza, tanto odio immotivato, non tutte le fiamme possono essere spente. Alcune sono destinate a travolgere un’intera foresta. Chissà che non sia questo il destino dei nostri beniamini.
Per questa e per tante altre ragioni (che tacerò per effetto scenico) vi consiglio di vedere assolutamente questo film, disponibile su Mubi.










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