La casa di carta: Corea parte 2 – Il racconto veritiero di un continente diviso – Recensione

La casa di carta: Corea parte 2 – Recensione

Che dire de La casa di carta: Corea? Tante, troppe cose, andrebbero dette e io, amiche e amici, tenterò di enumerarvele tutte. Non sarà facile, ma sono certa che mi perdonerete se sarò in qualche modo manchevole. Chiarisco sin da subito che, nonostante i suoi problemi, continuo a considerare questa serie migliore dell’originale.

Anzi, si potrebbe dire che in questa seconda parte si sono prese quasi del tutto le distanze da La casa de papel. Una mossa giustissima. Il grande problema della versione spagnola era la mancanza di un vero e proprio fine in tutta l’operazione. Sì, certo, qualcuno potrebbe avanzare un’obiezione e dire che l’intento fosse dare una stoccata al capitalismo e potrebbe cantarmi Bella ciao, ma no, no. Mi dispiace, non è sufficiente. In questa versione made in Corea abbiamo il problema opposto: belle idee, bella manovra ideologica, straordinaria la scelta di raccontare il presente. Ma il ritmo? La sorpresa? Che fine ha fatto l’intrattenimento? Vediamoci il trailer, dai, ma in coreano con i sottotitoli, eh. Facciamo i seri per una volta.

La casa di carta: Corea parte 2 – Recensione – Un cammino già tracciato…

Nella prima parte (sempre commentata da me, vostra sapientissima esperta, a questo link) mi lamentavo della mancanza di originalità, che fosse tutto prevedibile e già visto. Per qualcosina il problema si ripete (per farvi capire, i gradi di parentela restano), ma in questo caso la Corea prende le distanze dal modello e fa benissimo. La rapina prende una piega squisitamente ideologica e possiamo solo immaginare cosa questa serie possa significare in patria. Tante cose non le possiamo comprendere, per esempio la canzone sudcoreana che cantano più volte in questa seconda parte: è un canto di libertà? Sicuramente. Un anelito di speranza per i nordcoreani che speravano di scappare al sud? Non ne dubito. Ma possiamo solo presupporre che possa essere un canto di battaglia paragonabile a Bella ciao. Altre questioni, riguardanti la Corea del Nord, fanno davvero paura e sono una costante nel cinema e nelle serie coreane del sud.

Kim Ki-duk (per citare un regista che conosco bene) ha dedicato tutti i suoi ultimi film alle torture che avvenivano nel nord della Corea e alla situazione deprecabile e ingiusta dei suoi abitanti. E così anche serie di successo come Squid game raccontavano le tristi vicende dei nordcoreani, la fatica per scappare, la corruzione dei funzionari cinesi e, purtroppo, anche il modo in cui venivano accolti al sud, tenuti lontani, trattati come diversi. In questa serie, è tutto evidente ed esplicito. Forse anche troppo, perché scivola nel retorico molto spesso. Eppure, se i produttori l’hanno fatto, se sono stati tanto pedanti, è perché gli occidentali potessero cogliere un certo messaggio. Alla fine Netflix serve o non serve ad arrivare a noi e denunciare un problema particolarmente sentito nell’estremo Oriente?

Eppure, sebbene io apprezzi e adori questo aspetto, la serie è lenta. Non intrattiene, tutto è già visto. E questo è un problema, perché se i fautori di una serie puntano ai fan dell’originale, allora saranno destinati a vedere un pubblico insoddisfatto. E se, inoltre, pur cambiando le carte in tavola e propendendo per espedienti originali, comunque non invogli a fare binge whatching è un altro problema, un grosso problema. La prima parte, con tutti o difetti che poteva avere, non peccava da questo punto di vista.

Che dire? La casa di carta made in Corea non ce l’ha fatta a superare forse l’originale spagnolo in termini di intrattenimento e tensione, ma è tecnicamente parlando una spanna sopra. La fotografia di questa seconda parte è sublime, così come la regia. Ma il punto forte restano le motivazioni, resta la cornice, quel sottofondo politico che torna costante, ma che mai è stato rappresentato così chiaramente.

Se vuoi rimanere aggiornato sulle ultime news e sulle ultime novità dello store, non dimenticare di seguirci su Instagram (Nerdream.it e  Nerdream Store), Facebook e Telegram!
Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...