Amsterdam – Recensione Film – David O. Russell

Amsterdam – Recensione Film

È arrivato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo Amsterdam, nuovo film di David O. Russell che presenta un cast stellare, composto da nomi del calibro di Robert De Niro, Christian Bale, Margot Robbie, John David Washington, Anya Taylor-Joy e tanti altri.

Un cast troppo stellare

La caratteristica principale che attira il pubblico a vedere il film è sicuramente il cast composto quasi interamente da nomi grossi.
Di certo gli spettatori al cinema li porta, ma bisogna ammettere che questa peculiarità gli si ritorce anche contro.

Ciò perché si cerca di dare spazio, chiaramente, a tutti gli attori ingaggiati; il problema, però, è che c’è bisogno di molto più tempo di quanto se ne ha a disposizione per dare a ciascuno il minutaggio di cui necessita.
Così tanti personaggi sacrificano spazio uno all’altro; se ce ne fossero stati di meno, avrebbero potuto concentrarsi maggiormente su quelli che appaiono, in modo tale che tutti potessero avere il giusto approfondimento.

In questo modo invece, a parte i tre protagonisti, tutti gli altri risultano quasi solo abbozzati e non compiono un vero e proprio arco narrativo.
Di conseguenza, vengono date poche occasioni agli spettatori di empatizzare, di interessarsi alle vicende e, in generale, al film.

Gli unici con cui un minimo si riesce ad entrare in sintonia sono i tre principali, interpretati da Christian Bale, Margot Robbie e John David Washington, poiché sono i soli ad essere presenti per praticamente tutta la durata del film.

Un ritmo decisamente lento

Un altro grosso problema di questa pellicola è il ritmo, perché la storia procede in maniera troppo lenta.
Molto probabilmente è una conseguenza di questo voler dare spazio a troppi personaggi, poiché sono stati introdotti talmente tanti elementi che si crea una discreta confusione.

Tra cose che si alternano senza venir troppo approfondite ed altre che vengono accennate e mai spiegate del tutto, il pubblico fa fatica a seguire tutto ciò che viene presentato e finisce con il distrarsi.
Il risultato finale è un film dalla durata poco superiore di due ore, ma di cui ne vengono percepite almeno quattro.

Un comparto tecnico nella media

Una volta terminati i difetti che la pellicola presenta, procediamo non con i pregi, ma con le occasioni sprecate.
Si, perché quest’opera è interamente un’occasione sprecata. A partire dalla storia fino ad arrivare al comparto tecnico.

L’idea di base aveva un grandissimo potenziale, anche se non entreremo troppo nel dettaglio poiché altrimenti bisogna fare degli spoiler. Nonostante tutto la reputiamo ancora decisamente interessante. Se solo fosse stata sviluppata meglio…

Anche la regia risulta abbastanza anonima. C’è qualche movimento di macchina buono sparso qua e la, ma non particolarmente memorabile.
Anonima anche la colonna sonora, che entra da un orecchio mentre si guarda il film ed esce dall’altro non appena arrivano i titoli di coda.

Rimangono un minimo impresse le canzoni che i personaggi cantano in alcuni momenti (ciò comunque non fa di Amsterdam un musical), ma non perché siano orecchiabili o belle da sentire, ma tanto più perché la loro messa in scena appare decisamente imbarazzante da vedere.

Ciò che però probabilmente delude di più è la fotografia, altra caratteristica che abbiamo trovato fin troppo anonima. Sia chiaro, funziona, fa il suo dovere, ma se si guarda l’insieme senza sapere chi l’ha firmata e, una volta terminata la visione, si legge il nome di Emmanuel Lubezki, pensiamo sia giustificabile sentire qualche fitta di dolore.
Questa maledizione dell’anonimato, purtroppo, ha colpito anche il cast, poiché non c’è nessuno che riesce a fornire una prova che possa essere ricordata. Vogliamo sperare che sia per via della scarsa caratterizzazione in fase di scrittura, perché purtroppo limita e non poco.

Un mix di generi

Siamo davanti ad un prodotto che mescola tanti generi: storico, giallo e commedia. Il problema è che non funzionano tutti benissimo.

Forse ad esser stato realizzato meglio è quello storico, perché nonostante si basi su cose realmente accadute che sono state riscritte in maniera più che esplicita, quel che rimane di non reinterpretato del contesto storico è stato ricostruito con criterio.

Per quanto riguarda invece il giallo e la commedia, le cose non vanno altrettanto bene.
Questo perché per essere un giallo risulta fin troppo prevedibile. Non è spoiler dire che il tutto gira attorno ad un gruppo di persone che deve indagare su come un’altra abbia tirato le cuoia.
Non ci dilunghiamo troppo nei dettagli altrimenti si spoilera per davvero, diciamo solo che ad un certo punto c’è una frase che crea un forte sospetto verso uno specifico personaggio e questo sospetto viene confermato con la rivelazione finale. Lo spettatore ci rimane quindi deluso, poiché sapeva già come sarebbe andata a finire.

Sul lato commedia invece è meglio stendere un velo pietoso, perché presenta un umorismo che proprio non ce la fa a fare ridere. In alcuni momenti riesce giusto a strappare un sorriso, in tutti gli altri imbarazza e basta.

Complessivamente

Dopo tutto questo penserete che il film non ci sia piaciuto, ma in realtà non è totalmente vero.
Questo perché sono presenti due piccoli elementi che riescono a far guadagnare qualche punto al tutto e permettere di non demolirlo completamente: i tre protagonisti e la verità su un’associazione presente nel film (ci fermiamo qua per non spolverare)

Per quanto possano funzionare decisamente meglio, i primi risultano comunque quel minimo interessanti da farti apprezzare in piccola misura la pellicola (merito della bravura degli attori che della caratterizzazione svolta in fase di scrittura).

La seconda invece l’abbiamo trovata un’idea interessante, anche se andava approfondita in maniera decisamente migliore.
Tutto il resto purtroppo è dimenticabile e non poco.

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Edoardo Scarlatti
Nato a Bologna nel 1996, si appassiona al cinema da bambino, quando capisce gli piacerebbe lavorare in quel campo. Più nello specifico come regista e sceneggiatore. Nel 2020 apre su Instagram un profilo che chiama "Recensisco Cose Audiovisive", con cui inizia a parlare di cinema e serie televisive con altre persone che condividono la sua passione.