Matrix Resurrections – Speciale – Lana Wachowski

Flop al botteghino e bistrattato dagli addetti ai lavori, Matrix Resurrections di Lana Wachowski potrebbe non essere stato compreso? A voi la nostra opinione.

Pillola Rossa

Correva l’anno zero del nuovo millennio. Un giovanissimo me di 5 anni si ritrovò a passare il weekend dalla nonna, la quale, aveva una predilezione per soap opere, reality e quiz preserali. Un vero e proprio inferno sulla terra. Guai a cambiare canale, altrimenti l’ira funesta della proverbiale ciavattata de nonna avrebbe potuto incombere sul mio capo. D’un tratto odo la voce di mio padre ritornato trionfante dalla videoteca cittadina di Bracciano, Lazio. Fiero sventola questa cassetta il cui contenuto avrebbe per sempre modificato la mia percezione del media cinematografico. Radunati attorno quella scatola nera a tubo catodico ed inserita la VHS nel videoregistratore, il viaggio alla scoperta della tana del bianconiglio ebbe finalmente inizio…

Chiedo scusa per una premessa così corposa, ma necessaria per mettere nella giusta ottica il mio giudizio riguardo la saga di Matrix delle Sorelle Wachowski. Sono un fan o per meglio dire uno studioso di Matrix che, forse proprio grazie a quella prima visione, è riuscito negli anni successivi a capire come il cinema non sia solo un mero mezzo d’intrattenimento, ma anche una forma d’arte in grado di processare la storia su diverse chiavi di lettura: fantascienza, sociologia, filosofia, religione; tutti argomenti trattati nella saga cult delle sorelle Wachowski.

Matrix Resurrections di Lana Wachowski è l’ultimo tassello di questa mastodontica epopea fantascientifica che per colpa (o merito) di uno stile fuorviante non ha saputo colpire il cuore degli spettatori, ma ora vi spiegherò il mio punto di vista e perché dovreste rivalutare Matrix Resurrections. Pillola rossa?

La Resurrezione

Spero non serva che vi dica quanto fu importante per la storia del cinema il primo Matrix diretto da entrambe le sorelle Wachowski (all’epoca fratelli, dettaglio da non trascurare). Un film fantascientifico che, traendo ispirazione da anime e libri, riuscì a (ri)creare una vera e propria corrente filosofica di pensiero rinconducibile a quella Platonica Gnostica: “Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo[…]” disse Morpheus. Secondo Platone il mondo delle idee è l’unico mondo reale, mentre quello della materia che possiamo toccare è semplicemente la rappresentazione dell’idea, che ne è quindi una copia. A questa filosofia, ma non solo in realtà, possiamo collegare una chiave di lettura più profonda per interpretare Matrix.

Matrix Resurrections esce a fine 2021 in (quasi) tutto il mondo portando con sé molta paura e molto scetticismo, dovuto anche al finale altamente conclusivo del terzo capitolo della trilogia. Le domande come “ma era necessario?” oppure “ma lo fanno per soldi?” affiancate a “rovinerà il resto della saga?” fioccavano tra forum e commenti sotto i trailer, consci che avrebbero avuto una risposta definitiva solo una volta usciti dalla sala.

Il responso? Critica e pubblico divisi. Matrix Resurrections di Lana Wachowski è stato un flop al botteghino di tutto il mondo, probabilmente anche a causa di una “geniale” politica di distribuzione che prevedeva il rilascio sia in sala che in streaming sulla piattaforma HBO MAX della Warner Bros. Scelta illogica che non aiutò la buona riuscita del film. Incassi a parte, Matrix Resurrections è un bel film?

L’antisequel

Thomas Anderson è il fondatore e creatore di una saga di videogiochi chiamata MATRIX che però vive episodi di osmosi con il suo stesso prodotto. Il suo analista vede semplicemente della catarsi, mentre il nostro protagonista crede di aver vissuto veramente le vicende narrate nel suo videogioco. L’incontro con un personaggio uscito direttamente dal suo mondo virtuale lo aiuterà (di nuovo) a capire cosa è reale e cosa non lo è, perché forse Matrix esiste…

Matrix Resurrections si struttura come l’antisquel per eccellenza: un film che prende tutto ciò che i fan dei precedenti hanno amato e lo ripropone in maniera forzata e meno raffinata che in passato. Lana Wachowski ha urlato ai quattro venti come sia impossibile produrre un nuovo Matrix al pari del primo leggendario capitolo. È impossibile! Quindi? Rompiamo le regole.

Questo quarto capitolo risulta tecnicamente valido, ma nulla più. Una messa in scena basilare, una coreografia delle scene d’azione semplice e per nulla immersiva come quello che fu il marchio di fabbrica della serie, composta da combattimenti spettacolari e sparatorie in bullet time. I personaggi storici vengono qui rappresentati come parodie dei personaggi che furono ponendoli in contesti tutt’altro che seri. Il nuovo Morpheus esce da un bagno pubblico nel (nuovo) primo incontro con Neo, prendendo in giro sé stesso per la poca serietà.

I combattimenti, cavallo di battaglia degli scorsi episodi, in questo caso sono meno pomposi e complessi che in passato: la regista ha preferito un approccio più sentimentale che logico utilizzando sempre la camera a mano che dona più feeling di presenza durante le inquadrature. Questo nuovo approccio alla regia è frutto di un’evoluzione personale della regista stessa che, per via anche del suo percorso di cambio di sesso, punta più a catturare dei momenti che a ricrearli artificialmente. Se nei precedenti Matrix la fotografia risulta sempre artificiale, verdastra e piena di luci pre impostate, in Matrix Resurrections abbiamo riprese all’aria aperta con giochi di luce solare in grado di farci sentire ben più accolti che in passato.

Queste scelte, paradossalmente, risultano ben integrate nella nuova narrazione divenendo biografiche della regista e del nostro protagonista che ha già combattuto in passato e ora vuole solo avere ciò che ha sempre voluto: l’amore di Trinity.

Trinità

Cos’è Matrix se non una grande storia d’amore? Neo e Trinity sono un uno, un ONE (anagramma di Neo). Lui non può essere l’eletto senza di lei e questo lo sanno le macchine che hanno riesumato i corpi dei due protagonisti, dopo il tragico finale di Revolutions, per farli risorgere e reinserire nella nuova Matrix. Una Matrix più contemporanea in cui le persone hanno la piena libertà di scegliere se uscirne, ma che non lo fanno perché preda di cellulari, internet e film che tengono la loro mente soggiogata. Vi ricorda qualcosa?

L’architetto della vecchia Matrix è stato sostituito dall’analista che studiando la psicologia umana ha capito come il desiderio renda gli umani dei migliori generatori di energia e tenerci costantemente desiderosi di un qualche cosa sia la nostra stessa prigione. Denuncia alla superficialità e ipocrisia del consumismo di cui tutti, poco o molto, siamo schiavi. Esattamente come Neo e Trinity che si incontrano ogni giorno in un bar e non possono fare a meno di notare come tra loro qualcosa ci sia, magari rimasugli di un’altra vita, ma che per ragioni logistiche (matrimonio e figli di lei) non potrà mai sbocciare. Questo costante desiderio e mancato raggiungimento dello stesso.

Neo, una volta uscito di nuovo da Matrix, dovrà salvare Trinity per impedire all’analista di dominare la razza umana e concedere a tutti noi per lo meno la scelta di essere ciò che vogliamo.

 

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L’oracolo

Matrix Resurrections è un’opera d’arte di cui si potrebbe parlare ore. Un viaggio metalinguistico che racconta da vicino le vicende della regista Lana Wachowski (la pressione della Warner Bros nel volere un nuovo Matrix, il suo percorso transgender, il suo amore per la vita) ribaltando tutto ciò che il fan più superficiale si sarebbe aspettato di trovare e prendendolo in giro, dimostrando come Matrix sia sempre stato qualcosa di più che un semplice prodotto sci fi. Un sequel che vuole prendere le distanze dal passato dimostrando che forse l’evoluzione non è sempre come la vorremmo, ma la poetica dietro ad essa si cela sempre. Meraviglioso notare come l’uscita di Matrix Resurrections sia stata concomitante con quella di un prodotto così anticinematografico come Spiderman No Way Home della Marvel (di cui vi abbiamo parlato nella nostra recensione). Resurrections punta a voler filtrare il pubblico sfruttando l’arte e separandosi dal mero prodotto commerciale semplice e basilare che sarebbe potuto essere e che avrebbe potuto incassare di più in favore di un prodotto intimo e volutamente imperfetto che deve raccontare le persone e la filosofia che si cela dietro questa unità.

Lo potete trovare ora in streaming nelle principali piattaforme online, sperando di avervi dato la piccola spinta giusta al fine di farvi rivalutare un’opera che è ciò che ci serve, ma che ancora non siamo pronti a capire.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."