Triangle Strategy – Recensione – Nintendo Switch

Triangle Strategy – Recensione

Triangle Strategy è probabilmente uno degli strategici a turni con una maggiore cassa di risonanza degli ultimi anni: prodotto da ArtDink, già genitori di Octopath Traveler, e pubblicato in esclusiva su Nintendo Switch, è stato capace di incuriosire larga parte dell’utenza nintendara grazie ad uno stile grafico particolare e al suo configurarsi come una sorta di erede spirituale dei grandi classici del genere “alla Final Fantasy Tactics”. Avevo puntato la produzione fin dal suo annuncio e dal lancio in data 4 marzo 2022 e nonostante delle riserve iniziali, dovute ad un impatto visivo non proprio di mio gusto, ho finalmente deciso di intraprendere questo viaggio: mi avrà convinta? Scopritelo!

Triangle Strategy – Recensione – Un fantasy maturo.

La Guerra del Sale e del Ferro ha scosso l’intero continente per ben trent’anni prima di giungere al termine: il Regno di Glenbrook, il Granducato di Aeglast e il Sacro Impero di Sabulos si sono contesi le riserve di sale e i giacimenti di ferro, intaccando i rispettivi territori e sconvolgendo la vita dei civili, tediati da sofferenze e stenti. Grazie all’intervento del clan dei Wolfhort nella guerra, una delle famiglie che fungono da vassalli nel regno di Re Basil, il conflitto ha tuttavia trovato un esito all’interno di un accordo di pace che prevede la cooperazione dei tre domini nell’estrazione ferrosa da una nuova galleria e il conseguente equilibrio commerciale. Serenoa Wolfhort, il nostro protagonista, vive dunque in tempi pacifici e il matrimonio con Frederica, erede del Granducato di Aeglast, sembra solo un’altra mossa rafforzativa della pace in corso. Come intuibile, però, le cose stanno per cambiare e i regni si ritroveranno nuovamente schierati uno contro l’altro, manovrati dalle nuove leve delle rispettive famiglie nobili che, nell’inesperienza e nell’ardore della gioventù, sono destinati a cambiare nuovamente la storia del continente.

La trama di Triangle Strategy possiede delle forti note “Martiniane”, se vogliamo. L’autore de Il Trono di Spade sarebbe fiero dei sotterfugi, dei colpi di scena e delle sanguinose battaglie rappresentante a schermo dal team di sviluppo, che imbastisce una narrazione dai toni più adulti di quella di altri esponenti del genere. La costruzione della storia e dell’ideologia di ogni regno non passa solo attraverso i propri rappresentanti, ma è anche comprensibile tramite documenti ed informazioni acquistabili o rilevabili durante le fasi esplorative che arricchiscono l’esperienza narrativa. Ogni dominio della regione di Nortelia risulta portatore di un’ideologia chiave che apparentemente è fonte di grande ispirazione, ma che presto si rivelerà essere solo una faccia della medaglia, dove l’altro lato cela i più nefasti segreti e le più becere cospirazioni. Il tutto scorre piacevolmente in una storia che si narra principalmente tramite lunghe sezioni di dialogo, numerosissime soprattutto rispetto alle effettive battaglie giocabili.

Insomma, in Triangle Strategy si legge tanto e se questo per voi è un problema farete bene a lasciare il gioco sullo scaffale; per la sottoscritta, tuttavia, non lo è stato e ho gradito particolarmente l’attenzione riservata alla trama, pur notando alcuni errorini nell’impianto narrativo.

Il primo problema riguarda un cast di personaggi che ho percepito troppo bidimensionali, impiantanti all’interno di un ruolo visto e rivisto in altri adult fantasy che ho letto, visionato e giocato. Serenoa e compagni riescono ad attirare le simpatie del giocatore, su questo non ci piove, ma non bucano mai davvero lo schermo fino ad entrarci nel cuore, come accaduto in altre produzioni (Fire Emblem Three Houses o Valkyria Chronicles per citarne due).

La seconda problematica è invece relativa alla scelta di narrare ogni evento, anche particolarmente importante, tramite la mimica degli sprite e i box di dialogo: nonostante apprezzi il quadro d’insieme, si sente la mancanza di una serie cutscenes, anche isolate ad alcuni macro-eventi, che possano dare un tono più solenne a scene drammatiche o di forte rilevanza per la storia. Non fraintendetemi, non sono tra i fautori assoluti della cinematograficità nel media videoludico, ma in questo gioco specifico ne ho sentita l’assenza.

Infine, un ultimo difetto l’ho riscontrato nel far ripetere al narratore, all’inizio di ogni capitolo, gli eventi avvenuti nel precedente; sebbene possa sembrare cosa di poco conto, sentirsi raccontare eventi di cui avevamo già preso contezza poiché determinati da noi stessi crea un effetto “ridondanza” poco piacevole, evitabile già solo diminuendo la frequenza con cui il narratore fa la sua comparsa a schermo.

Nonostante queste problematiche, Triangle Strategy imbastisce una storia molto gradevole da seguire e dal taglio sicuramente più maturo di molti altri prodotti sul mercato; proprio per questo motivo, consiglierei di giocarlo soprattutto a chi ama un fantasy un po’ più politico e stratificato rispetto al classico “gruppo di amici intento a salvare il mondo”.

Triangle Strategy – Recensione – Le giuste decisioni.

Come intuibile dal genere di appartenenza, Triangle Strategy ci pone di fronte a numerose battaglie contro eserciti nemici agguerriti e ricchi di risorse; tuttavia, potremmo suddividere il gameplay dell’opera in tre macro-fasi: gli scontri, le esplorazioni e i confronti con la Bilancia Risolutrice.

Mettiamo un momento da parte l’ambito più bellico e concentriamoci sui due aspetti rimanenti: le esplorazioni ci permettono di girare liberamente per le città o le zone in cui la trama ci porterà al fine di raccogliere oggetti nascosti e parlare con i personaggi visibili a schermo. Alcuni di essi pretenderanno da noi delle risposte precise in merito a certe questioni e queste risposte influiranno sulla percezione degli altri abitanti del mondo di gioco e sulle opzioni di dialogo disponibili durante i confronti rilevanti per la trama. Ad accrescere tali opzioni ci saranno poi le informazioni ottenute parlando con cittadini apparentemente irrilevanti ai fini del gioco, ma capaci di fornirci degli spunti di riflessione necessari ad influenzare il corso degli eventi. Insomma, il primo tassello fondamentale nell’opera di ArtDink è proprio la conversazione con chiunque sia visibile a schermo, al fine di ottenere nuove informazioni e dare vita a conversazioni inedite.

Il secondo aspetto da analizzare è la presenza di una Bilancia Risolutrice di cui casa Wolfhort si avvale da secoli per prendere le decisioni più complesse: invece di basare quest’ultime su una dittatorialità dettata dal ruolo di signori del casato, il capofamiglia concede 7 monete ai consiglieri più fidati e permette loro di votare tra due opzioni ponendo la moneta nel rispettivo piatto della bilancia. Come comprensibile, la maggioranza detterà l’azione. Tale espediente potrebbe apparentemente far sembrare che la volontà del giocatore sia ininfluente, in quanto il nostro protagonista (e quindi noi stessi) non potrà votare; tuttavia, è possibile persuadere i personaggi votanti tramite delle conversazioni che si basano in parte su degli assunti ottenibili di trama e in parte sulle informazioni ottenute durante le fasi esplorative. Ho trovato molto appagante questo espediente di gameplay, sia perché mai visto fino ad oggi sia per l’imprevedibilità parziale delle votazioni, che concede un certo brivido alla storia. Inoltre, come immaginerete, rende il titolo ampiamente rigiocabile per vedere cosa sarebbe accaduto scegliendo l’opzione opposta.

Giungiamo quindi all’analisi del sistema di combattimento, basato su una turnazione stabilita sulla velocità di azione di ciascun personaggio, nostro o dell’esercito nemico. Potremo schierare sul campo tra 7 e 10 dei componenti del party, molto variegati fra loro per quanto concerne classi e funzioni e ottenibili non solo grazie all’evolversi della trama, ma anche reclutandoli tramite mini inserti narrativi che a tratti il gioco ci proporrà.

La fase di preparazione prevede una selezione delle truppe e il loro posizionamento sulla scacchiera invisibile del nostro campo di battaglia e vi assicuro che già questo frangente comporta numerosi rischi: ogni “truppa personale” è infatti in possesso di caratteristiche uniche che si discostano dal classico spadaccino, tank o mago. Pur presentando questi “stereotipi di genere” in alcune figure, altri personaggi baseranno la loro offensiva su mansioni più tattiche o di supporto: ad esempio, uno di loro fungerà da vero e proprio “attira attacchi nemici” grazie ai numerosi HP a disposizione, in modo da salvare la pelle ad alleati più deboli; un altro avrà l’abilità di potenziare attacco e difese dei compagni, oppure di modificare l’ordine dei turni personali o avversari. Ancora, sarà possibile reclutare un personaggio che piazzerà trappole sul campo o un guaritore interamente basato sul lancio di oggetti curativi e sprovvisto delle tipiche magie di supporto. Insomma, come comprendete ci sono davvero molte combinazioni possibili e ogni personaggio ha ovviamente una serie di punti di forza e debolezza da tenere in considerazione.

Triangle Strategy rimuove la “sconfitta per uccisione del leader” e permette di progredire, in parecchie situazioni, anche qualora un personaggio chiave dovesse essere sconfitto; i nostri alleati possono poi posizionarsi ai lati opposti di un nemico ed eseguire una vera e propria combo di attacchi, il più delle volte devastante. È inoltre necessario tenere in considerazione non soltanto il critico ottenibile attaccando alle spalle l’avversario, ma anche l’altezza del terreno o la sua tipologia: posizionare un personaggio più in alto di un’unità nemica e farlo attaccare da lì permetterà di avere dei bonus al colpo, mentre al contrario si otterrà meno danno da un colpo inflitto dal basso. Per gli arcieri, in particolar modo, questa meccanica si rivela una vera e propria chiave di volta in ogni battaglia.

Il terreno subisce dei cambiamenti a seconda delle magie utilizzate: l’erba può essere incendiata per indurre danni da fuoco alle unità che ci passeranno sopra, così come le magie di ghiaccio andranno a congelare la casella e rendere più lento il passaggio nemico. Inoltre, utilizzare una magia del vento su una casella incendiata porterà le fiamme a diffondersi, così come sciogliere il ghiaccio con una magia di fuoco creerà delle pozzanghere che rallenteranno gli avversari e che potranno, a loro volta, essere elettrificate tramite le magie apposite.

Vi lascio scoprire autonomamente le altre combinazioni, ma come vedete in Triangle Strategy non si carica mai a testa bassa e il gioco spinge il giocatore a riflettere su ogni mossa. Ogni campo di battaglia va osservato e valutato, ogni personaggio deve muoversi con criterio e non mancheranno i rinforzi nemici a creare ulteriori problemi o le unità speciali con più vita e aggressività di quelle normali.

L’insieme di queste meccaniche produce un gioco che dopo le prime ore, abbastanza semplici in verità, si impenna verso l’alto in quanto a difficoltà.

Considerate di prendere delle pause presso l’Accampamento, dunque, per comprare gli oggetti necessari, simulare delle battaglie di preparazione a quelle reali e potenziare i vostri personaggi sia con upgrade ai diversi aspetti sia conferendo loro delle medaglie che daranno accesso ad evoluzione di classe, con conseguenti bonus.

Il gioco può essere completato in 40-50 ore a seconda della vostra abilità o di quante battaglie simulate farete prima di ogni conflitto. Inoltre, prendere le decisioni ha sottratto alla sottoscritta parecchi minuti in-game… che volete farci, prendo la trama dei videogiochi molto seriamente.

In conclusione, ciò che abbiamo di fronte con Triangle Strategy è un gioco dal gameplay profondo, divertente ed impegnativo, con molti spunti interessanti e parecchie cosine che mi piacerebbe rivedere, in futuro, in altre produzioni.

Triangle Strategy – Recensione – Belli, ma saturi.

È innegabile la cura riposta da ArtDink e Square Enix nella realizzazione del comparto artistico del loro prodotto: Triangle Strategy fa uso di quella grafica retrò mixata ad una serie di scelte ed ideazioni moderne che avevamo già avuto modo di vedere ed apprezzare in Octopath Traveler, scegliendo uno stile HD-2D che non rinuncia ad una geometrizzazione degli ambienti di tutto rispetto. Ogni area è curata, ricca di dettagli e oggetti. Tuttavia, il voler rendere l’opera molto caratteristica e visivamente riconoscibile ha portato ad un contro-altare di cui tenere conto, ovvero l’eccessiva saturazione di effetti grafici. Ho riscontrato una presenza fin troppo massiccia di ambient occlusion e motion blur, nonché una dissolvenza non perfetta di alcuni elementi ambientali durante le battaglie, che rischiano di occultare parzialmente una sezione del terreno di gioco, sfavorendo il giocatore.

Inoltre, la palette cromatica scelta per l’opera è a mio dire troppo scura per lo stile grafico selezionato e spesso gli elementi a schermo risultano un po’ troppo confusi, soprattutto in portatile. In modalità dock, il problema più evidente è invece relativo ai cali di frame-rate durante le rotazioni della telecamera, un po’ fastidiosi in quanto destinati a ripetersi frequentemente durante l’analisi del campo di battaglia. Laddove il gioco, quindi, si riprende in visibilità degli ambienti, perde in stabilità. Ovviamente quanto vi ho detto non compromette sensibilmente l’opera in sé, ma ammetto di preferire altri stili estetici a quello proposto in Triangle Strategy, pur apprezzandone l’insieme e non mettendone in discussione il valore.

La colonna sonora composta da Akira Senju è di ottima fattura, con brani che ben si adattano alle diverse situazioni e con battle theme che risuonano nelle orecchie per la loro epicità. Ho trovato ottima anche la localizzazione in italiano del titolo, pur notando una serie di nette differenze con i dialoghi doppiati in inglese, lingua da me scelta a livello audio invece del giapponese. Il senso di alcune frasi viene drasticamente modificato tra la voce e lo scritto di cui prendiamo visione… non conoscendo il giapponese, non so se la localizzazione sia più fedele alla lingua originale, ma ammetto di essere rimasta un po’ infastidita da queste forti incongruenze con la lingua anglosassone.

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!