Road 96 – Recensione – PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch

Road 96 – Recensione

Alla fine di ogni viaggio si ripensa a quanto abbiamo vissuto lungo il percorso, alle difficoltà incontrate e alle nuove prospettive ottenute: mai come con Road 96 questa naturale riflessione viene implementata all’interno di un videogioco, uno di quelli che ci mettono letteralmente sulla strada alla ricerca della libertà e di noi stessi. Lanciato sul mercato PC lo scorso anno e approdato su console il 14 Aprile 2022, il gioco di DigixArt è un’avventura narrativa dai molteplici percorsi, generati in parte proceduralmente, e dell’atmosfera stile anni 90’ che fin da subito può catturare l’attenzione. In questa recensione vi parlerò del mio viaggio verso il confine e di come in poche ore si possano raccontare delle storie capaci di imprimersi a fuoco nella nostra memoria.

Road 96 – Recensione – La libertà oltre il Confine.

Prima di iniziare a parlare dell’opera in sé, ritengo sia doveroso anticiparvi chi ci ha lavorato: il team di DigixArt è composto da soli 15 sviluppatori, tra i quali ritroviamo anche i fondatori Anne-Laure e Yoan Fanise. Quest’ultimo nome potrebbe accendere una lampadina nella mente di alcuni di voi, ma per chi non associasse immediatamente l’uomo ad un gioco, vi aiuto con un titolo… Valiant Hearts. Ritengo questo piccolo gioiello pubblicato da Ubisoft ancora ad oggi uno dei migliori titoli di tutta la compagnia e ritrovarne il papà a lavoro su un’altra produzione non può che far ben sperare.

In effetti, Road 96 narra di emozioni e vite come poche altre produzioni sanno e hanno il coraggio di fare. L’opera di Fanise non è una macro-storia da seguire a mo’ di film, ma bensì un’antologia di viaggi, avventure e storie personali che si intersecano lungo una strada che, prima o poi, è destinata a finire per tutti quanti. Sebbene vi sia una linea temporale primaria che parte dai primi giorni di giugno e culmina il 9 settembre 1996,  il gioco è più che altro composto da molteplici viaggi/storie che vanno a riempire i tasselli della narrativa fino al “giorno X”.

La prima scelta di non dare un volto ad i nostri “Ragazzi Scomparsi” è a mio dire sensatissima in un contesto in cui si gioca a far immergere il giocatore dentro l’ambientazione e dentro l’intento ultimo di questi giovanissimi, ovvero quello di scappare da uno Stato che comincia a stare stretto e ad essere governato da violenza, repressione e ignoranza. Petria potrebbe somigliare molto ad alcuni (se non a tutti, a modo loro) paesi del mondo reale, con le sue rivolte contro il sistema, con coloro che chiudono gli occhi di fronte a realtà evidenti e con quelli che si approfittano di uno scheletro politico corrotto fino al midollo per accrescere la propria fama e la propria ricchezza, senza curarsi di quanti vengono schiacciati nel processo. È uno Stato di autostoppisti che cercano la libertà oltre i confini, di proprietari di colonnine di benzina che si approfittano dei giovani in fuga per non assolvere ai propri compiti, di “terroristi” che distruggono centinaia di vite per salvarne migliaia di altre, a loro dire, aprendo gli occhi ai cittadini ciechi con atti capaci di scuotere le fondamenta dell’opinione pubblica.

Petria è uno specchio della società reale in moltissimi frangenti, popolata da personaggi che nella loro eccentricità riescono comunque ad assomigliare a quella o quell’altra persona di nostra conoscenza: personaggi con intenti precisi, siano essi di vendetta o redenzione, di ricerca o liberazione, ma ognuno dal forte impatto scenico sul percorso che attende il nostro mutevole protagonista.

Uso la parola mutevole perché ogni ragazzo o ragazza che cercheremo di condurre verso la Road 96 e verso la libertà sarà totalmente alla nostra mercé narrativa, guidato dalle scelte di dialogo che prenderemo per lui/lei e delle situazioni in cui il gioco lo/la farà capitare. Come detto in apertura, infatti, il prodotto di DigixArt usa un sistema semi-procedurale che permette ad ogni viaggio di essere differente e mutare a seconda delle micro-scelte prese dal giocatore, che innescano o meno alcuni incontri e situazioni. I veri protagonisti della produzione non sono tanto questi minori fuggitivi, sicuramente comunque centrali nell’opera come “concetti”, ma piuttosto tutto il cast di personaggi che incontreremo grazie a loro.

Ogni viaggio sarà infatti arricchito dalle personalità dei personaggi non-giocanti introdotti nella produzione, ognuno intento a portare a termine un proprio cammino mentale e fisico. Potremmo citare Fanny, una poliziotta che pattuglia le strade alla ricerca dei ragazzi-fuggitivi e di un figlio di cui ha perso le tracce a causa di una bugia, oppure Stan & Mitch, due eccentrici motociclisti-criminali che vogliono salvare la loro eroina della TV da un killer che intende farla fuori per vendetta. Ancora, citiamo Zoe e la sua fuga da un padre troppo coinvolto dentro le trame governative, oppure John, un brigatista che ha perso tutto e che non riesce più a costruire nulla da zero.

Ognuna di queste personalità è delineata in modo preciso e convincente e nonostante alcune scene al limite del pittoresco (che comunque ho apprezzato eh!) il tono del gioco è sempre tendente al riflessivo, a quel misto tra speranza e malinconica, tra destino e futuro.

Road 96 – Recensione – Lungo la strada.

Il “Ragazzo Scomparso” di cui ci faremo carico è un personaggio che grazie al coro che lo circonda e alle scelte prese durante il viaggio assumerà forza e carattere ben precisi, con le relative possibilità e i risvolti più disparati: la strada temprerà ogni giovane a cui faremo da silenti ciceroni e ogni più piccola scelta, anche quella presa quasi automaticamente o senza pensare troppo, forma una serie di eventi che condurranno alla libertà o alla morte nei modi più disparati. Scegliere di prendere un autobus per arrivare facilmente al Confine può essere un’ottima idea in termini di risparmio delle energie e di trama (sull’autobus potremmo incontrare uno dei personaggi chiave, ad esempio), ma potrebbe anche rivelarsi uno strumento di comodità che pagheremo in seguito, quando il nostro personaggio sarà troppo debole e pigro per correre e saltare oltre una staccionata piuttosto alta, oppure per scalare una montagna.

Usare il proprio intelletto nelle situazioni che il gioco ci porrà di fronte potrebbe esporci alle mire dei personaggi sbagliati, oppure aprire un varco verso una soluzione di fuga prima inedita. Road 96 lascia una libertà davvero inaudita alle scelte da prendere e lo fa restituendo delle conseguenze malleabili, adattabili ad ogni più piccolo dialogo o azione intrapresa dal giocatore. Il modo in cui i viaggi si personalizzano e differiscono di volta in volta è davvero stupefacente, ci permette di non annoiarci mai nel ripetere il percorso perché avrà ben poco in comune con quello precedente. Il gioco ci consente di mantenere un basso profilo o di diventare paladini della rivoluzione e tutto, e dico TUTTO, sta a noi. Non veniamo costretti, influenzati, condotti, nemmeno per un secondo.

Abbiamo a che fare con una palette di emozioni e di narrative che difficilmente possono coesistere dentro una produzione di questo tipo, con incontri che ci immergeranno, nostro malgrado, in un romanzo thriller oppure che ci ricorderanno atmosfere più scanzonate, teen.

Insomma, Road 96 usa ogni strumento a sua disposizione per parlare di vita, di società, di cambiamento e di come questo debba essere indotto; parla di giovani in fuga da un paese che non li rappresenta e tutela, di adulti troppo coraggiosi e sconsiderati e di altri che non riescono a difendere sé stessi, figuriamoci i propri figli. Parla di libertà e di cosa questo termine realmente significhi, parla di vendetta e nostalgia, dell’amore in tutte le sue forme, di opportunismo e di sincera voglia di aiutare il prossimo, il tutto in una run che tendenzialmente si può completare tra le 6 e le 8 ore.

Parla di talmente tante cose che in una recensione non è possibile elencarle tutte e non sarebbe neanche corretto nei confronti di voi lettori. Sappiate solo che così come ogni viaggio dei nostri “Ragazzi Scomparsi” lascerà qualcosa a loro stessi e a coloro che li hanno incontrati, così Road 96 lascerà in voi nuove consapevolezze ed emozioni intense… il tutto, senza alzarvi dalla poltrona di casa e in barba a chi dice che i videogiochi sono solo “strumenti ludici” o accozzaglie di violenza.

Road 96 – Recensione – Una cassetta da riascoltare mille volte.

Un’altra cosa che ho amato della produzione è la sua atmosfera marcatamente anni ’90, decennio in cui il gioco è ambientato e dal quale prende ogni riferimento estetico. Le macchine, gli edifici, la presenza delle sale giochi e dei pub con insegne luminose di tutto rispetto, le audio-cassette lasciate sul sedile del passeggero e i manifesti elettorali dai colori forti e lo stile pop-art… tutto grida “anni 90!!!” in un tripudio di nostalgia per alcuni e di vintage per altri.

Personalmente sono nata alla fine dell’iconico decennio, ma mi sono sempre sentita molto legata alle sue atmosfere e viverle in un contesto così road-trip mi ha solo fatto piacere. Lo stile grafico scelto per il gioco è azzeccato, con colori vivaci e palette cromatiche sapientemente utilizzate e un’estetica alla Life is Strange che risulta la scelta migliore in un contesto di questo tipo. Cartoonizzare personaggi e ambienti potrebbe sembrare un modo per “svilire” la narrazione silente dell’opera, ma in realtà permette di eccedere nella caricaturalità di alcune personalità e di romanticizzarne altre a proprio piacimento, incentivando la trasmissione di messaggi e ideologie.

Tecnicamente il gioco non mi ha dato alcun tipo di problema e la resa generale è parsa più che soddisfacente su Xbox One S, la console sulla quale ho avuto modo di giocare l’avventura grazie alla key fornitaci da Koch Media.

La colonna sonora è poi un vero e proprio product seller: qui lo dico e non lo nego, non ho fatto in tempo a sentire i primi brani che già aveva messo tutta la soundtrack nei preferiti di Spotify. Le canzoni sono PERFETTE in ogni situazione e restituiscono quel sound tipico dei 90 che personalmente adoro e che sono convinta farà innamorare molti di voi. Il gioco è poi pienamente sottotitolato e localizzato in italiano, sebbene non tutte le linee di dialogo siano state rese in modo eccelso e alcune parole siano state leggermente storpiate. Nulla di grave, ma da madrelingua certe cose si notano.

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!