Black Mirror – Approfondimento Stagione 4 Episodio 2 – Arkangel

Arkangel è uno di quegli episodi di Black Mirror che scatena la mia logorrea, per un sacco di motivi; perciò, attenzione, il cielo si sta per aprire e si scatenerà l’infernale acquazzone di parole.

Questo episodio di Black Mirror pone le sue fondamenta su un comportamento che troppo spesso si maschera dietro apprensione e desiderio di proteggere, quando invece è puro e semplice desiderio di controllo su un altro essere umano.

Marie ha una bimba, Sara, che un giorno si allontana da lei facendole prendere uno spavento e perdere dieci anni di vita. Così Marie decide, con tutta la saggezza di cui straripa, di farle impiantare qualcosa di irreversibile nel cervello, Arkangel, un sistema di monitoraggio costante che tramite un tablet fa sapere alla madre dov’è la bambina, cosa sta facendo, ascoltando, vedendo, come sta e qualunque altra cosa voglia sapere.

Non solo, il sistema è munito anche di parental control, per censurare tutto ciò che può disturbare la bambina. Quando qualcosa è vietato ai minori la bambina vede solo delle macchie pixellate e sente rumori ovattati. Questo anche al semplice abbaiare di un cane, per spiegarvi fino a che livello di follia si arriva in questo episodio di Black Mirror.

All’inizio la madre almeno evita il parental control, ma poi si lascia prendere la mano da tutto il suo amore materno e attiva il filtro, così la bambina ha il pacchetto completo di “Come fottere il cervello di tua figlia in poche mosse”.


Penso non ci sia bisogno di specificarlo, ma altrimenti che sto qui a fare? Non è giustificabile, nessuno di questi comportamenti è giustificabile né dall’apprensione né dal bisogno di proteggere. Qui c’è solo disturbo mentale di quelli profondi.

É successo a tutti i genitori di provare paura non vedendo il figlio in giro, io lo facevo per scherzo a mia madre di nascondermi e non farmi trovare; è sopravvissuta lei e sono sopravvissuta anch’io. Non sto dicendo che certe tragedie non si eviterebbero con un sistema di controllo del genere, sto dicendo che la possibilità di una tragedia non è manco lontanamente una scusa plausibile per un tale livello di controllo.

Sta di fatto che ‘sta povera bambina viene su disturbata e anche molto curiosa; non sta benissimo di testa, proprio perché le è stata preclusa la conoscenza di una parte di mondo che bisogna conoscere. Sara non ha mai visto sangue, ferite, malattie, litigi, sesso… E credo che sua madre debba ringraziare se la curiosità, come prima cosa, la spinge a tagliarsi per vedere che succede; poteva fare ben di peggio.


Quando Marie si rende conto del grave danno inferto a Sara, e quando viene anche a sapere che Arkangel è stato bannato ovunque, si convince a togliere il filtro parental control alla figlia che all’alba degli otto anni riceve tutta d’un botto una serie di informazioni, troppe, che fino a quel momento le erano state negate.

Eh, signora, bello fare la madre così. Comodo. Comodo delegare ad un tablet quello che sua figlia può vedere e sentire e non dover parlare con lei di ciò che potrebbe disturbarla. Proteggere non significa negare o nascondere, significa preparare ad affrontare.

Invece questo genio di donna toglie il filtro e poi butta la figlia nel mondo, così, senza una parola di spiegazione, senza farle sapere nulla. All’inizio la ragazzina è terrorizzata, ma poi si sveglia e tutto ciò che vede lo vuole provare. Subito. Troppo presto pure.


Un altro episodio di Black Mirror perfetto, che usa tecnologia avanzatissima per parlare di cose che si possono fare anche senza questa tecnologia e che purtroppo già sono terribili anche con modalità non così aggiornate. Insomma ‘sta povera ragazzina non poteva rubare un biscotto, fare la cacca o disegnare in santa pace senza che l’occhio della madre non la stessa guardando. Penso che preferirei la morte. Della persona che mi sta guardando, ovviamente.

Ma non è finita qui la disgrazia. Perché la madre decide sì di togliere il filtro, perché tanto tutti i danni che si potevano fare erano già stati fatti, decide sì di mettere via il tablet e non seguire più la figlia come le è stato consigliato dallo psichiatra, ma il congegno nel cervello della figlia rimane e il tablet resta spento sì, ma non per molto.

Arriva l’adolescenza e quello è il momento in cui un genitore vorrebbe poter seguire il figlio come fosse un’ombra. È anche il momento in cui assolutamente non bisogna farlo. Punto.


Non ci sono se o ma, io parlo da figlia quindi ho tutti i diritti di parlare; i miei non avevano tutto il controllo che hanno oggi i genitori sui figli eppure eccomi qui. Non avevo un cellulare, non avevo modo di contattare i miei ogni ora di ogni giorno. Uscivo e i miei aspettavano il mio ritorno. Fine.

Non sto dicendo che sia una bella sensazione; io penso che impazzirei, ma la mia pazzia resterebbe tra me e me. Come ciò che provo quando sono preoccupata per i miei per qualche motivo: non lo sbatto addosso a loro, non chiamo tutto il resto della famiglia per sapere dove sono, non allerto la polizia e la forestale o faccio preoccupare tutti nel raggio di chilometri. So che è paura, so che spesso è irrazionale, so che ad esempio chiamare mio fratello e far spaventare anche lui non serve a nulla… Mi controllo da sola, è un problema mio.

Questo per specificare che temere per un’altra persona che ami è massacrante, lo so bene, ma non è e non deve mai diventare un problema dell’altra persona.


Quando Sara arriva ai quindici anni, la madre dà il peggio di se stessa e non solo finisce di rovinare la figlia, ma la condanna anche ad una vita pericolosa per strada, praticamente.

Marie riaccende il tablet e nel giro di pochi giorni scopre cose sulla figlia che un genitore non deve sapere e in cui un genitore non deve mettere becco. In questo caso proprio perché non è previsto che la madre sappia certe cose. Se Sara fosse andata a dirgliele sarebbe stato diverso, ma Marie le scopre spiando.

Se Marie avesse insegnato a Sara a parlarle, forse Sara le avrebbe raccontato della cotta per il tale ragazzo, della sua curiosità su certe cose, della sua voglia di fare esperienza. Ma con la comodità di avere la figlia sotto controllo, Marie non ha mai fatto tutte quelle cose che servono a che un figlio sappia come muoversi nel mondo senza sentirsi completamente perso.

Sara vuole comportarsi come una normale adolescente, ma proviene da un’infanzia trascorsa sotto una campana di vetro oscurato e forse per quello esagera certi comportamenti. Ma le persone hanno il diritto di avere segreti, i figli soprattutto. È terribile il pensiero di non poter impedire a chi ami di fare una stronzata, ma monitorare la persona in questione e prevenire la stronzata che farà non fa del supervisore un eroe.


Chiaro che si parla di cose che ad un genitore fanno ghiacciare il sangue nelle vene. La madre di Sara la vede fare sesso, la vede tirare di coca, la vede avvicinarsi troppo ad un ragazzo che lei considera pericoloso. E agirà, quello è il problema. Agirà senza avere diritto di farlo, agirà trasformando la reazione in qualcosa di venti volte peggio dell’azione, agirà pensando di sapere cos’è meglio per la figlia. Purtroppo il brutto è che anche se così fosse, anche se lei sapesse cos’è meglio, imporlo è la più grossa idiozia che si possa commettere.

Marie infilerà una pillola del giorno dopo nel frullato della figlia che lei sa essere rimasta incinta (una cosa che la figlia invece non sa), Marie andrà dal ragazzo della figlia a dirgli di non frequentarla più, tra l’altro sbagliando abbastanza l’idea che si è fatta su questo ragazzo, perché non ha tutte le informazioni per giudicarlo e invece è convinta di averle. Marie si comporterà da dio e da narratore onnisciente della vita della figlia. Marie ha messo al mondo un pupazzetto che deve seguire a forza un certa linea di condotta, non un essere umano da guidare.

E così facendo Marie perde la figlia che in una fantastica scena finale scopre tutto, perché vi ricordo che i personaggi di Black Mirror buttano tutto nella monnezza, test di gravidanza e pillola del giorno dopo compresi, e scappa di casa dopo aver riempito la madre di botte rompendole il tablet in faccia.

Esagerazione narrativa, sono d’accordo, ma rende bene il grado di frustrazione a cui una persona può arrivare quando scopre che qualcuno che professa di amarla in realtà la sta solo controllando e decidendo per lei.


Apprezzo questo finale, è durissimo soprattutto per la povera Sara, ora là fuori in un mondo crudele senza gli strumenti necessari per affrontarlo, però è un finale comprensibile.

Forse un giorno madre e figlia torneranno a parlarsi, forse Sara tornerà a casa per dialogare, per sentire anche le ragioni di sua madre, ma per il momento il finale di questo episodio di Black Mirror è la separazione e ha tutto il senso del mondo.

La peggio in questi frangenti, come al solito, ce l’hanno i figli, non certo i genitori. E vorrei ricordare alla madre di Sara, che disperata col tablet rotto in mano urla il nome della figlia appena fuggita, che ci sono altri mezzi per cercare le persone che non siano il GPS, sa? Alzi il culo che ha tenuto comodo sulla sedia mentre monitorava sua figlia col tablet e si attivi per cercare ‘sta ragazza in un modo più normale.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.