The Tragedy of Macbeth (2021) – Recensione – Joel Coen

The Tragedy of Macbeth (2021) – Recensione

Qualche giorno fa, ho finito di vedere The Tragedy of Macbeth di Joel Coen, su apple tv. Sarà dura abituarsi a vedere solo il nome di Joel alla regia, senza il preziosissimo aiuto di Ethan. Fortunatamente, il risultato è tanto egregio che ci accontentiamo del solo fratello. Non a caso (e fortunatamente) Joel è il regista più visivo della coppia, ma adesso basta ad indugiare e passiamo al sodo. Premetto subito che il film è meritevole di ogni ovazione (e perciò da parte mia ho abbondato).

Non è facile avere a che fare con un testo come quello di Shakespeare, che ha avuto molteplici adattamenti e tentare di riproporre qualcosa di nuovo. la vera sfida risiede proprio in questo. Non tanto far rivivere l’opera, quanto dire qualcosa in più di quello che è già stato detto o dirla in maniera nuova. Questo film è un omaggio a tanti cineasti amati da Joel Coen. Due tra tutti Bergman e Wells. Impossibile non notare la coltre di nebbia del Macbeth di questo secondo cineasta, che non avendo fondi per il suo film (aveva girato inutilmente mezza Europa), ad ogni occasione ricopriva la scena di fumo, servendosi opportunamente della macchina. Ci sono scene, poi, specie quelle sul trono, che ricordano l’Enrico IV di Marco Bellocchio con un sensazionale Mastroianni.

Ordunque, sono stati fatti tanti riadattamenti del testo di Shakespeare e, da grande amante di quel William, devo ammettere che è uno dei migliori e con non pochi elementi di originalità. Innanzitutto, la qualità della regia, della recitazione e, in primis, faccio uno spoiler con la mia palla di cristallo in mano (e se non è così, parliamo immediatamente di complotto, perché non ha trionfato oggettivamente il migliore): vincerà l’oscar per la fotografia. Facciamo pure le scommesse e preleviamo la vincita. È un livello altissimo, reso ancora più alto dall’uso del bianco e nero, dal gioco di luci e ombre. Ci sono scene che sembrano dipinti, il primo pregio di questo film.

Una delle scene più belle del film

Non so se Denzel Washington vincerà l’Oscar come miglior attore protagonista, perché in cuor mio spero nella vittoria di Benedict Cumperbuch, ne Il potere del cane (ne parlerò in una recensione. Ma lascio il film di Jane Campion alla fine, perché ho voglia di essere particolarmente ligia al dovere e fare confronti col libro). Al di là di questo piccolo appunto, Denzel è straordinario, insieme alla sua Lady Macbeth, interpretata da Frances McDormand. Stupefacenti sono le streghe interpretate da Kathryn Hunter, con voci diverse, movimenti da contorsionista (non alla The Grudge, state tranquilli). Davvero un’interpretazione da plauso. E i riferimenti a Bergman e al suo Settimo Sigillo non sono mai casuali.

La strega

Ma adesso, un elemento di novità che merita menzione e che va anche analizzato un attimo. Al di là dell’indubbio valore del film, che merita cinque stelle su cinque, quanto senso ha un Macbeth che ha l’età di Re Lear? Questa è una domanda che mi sono fatta. Per la prima volta nella storia del cinema, abbiamo un Macbeth di sessantasette anni. Questo ha un attimo diviso la critica. È un bene o un male? Una forzatura o un cambiamento che può essere davvero interessante, in momento storico in cui siamo tutti un po’ vecchi? O, precisamente, in cui il pubblico cinematografico cui si riferisce questo film è vecchiarello? Che il cinema stesso sia un po’ per vecchi o, almeno, un certo tipo di cinema? In realtà, sono divagazioni cui non si può rispondere e che rivelano forse la vecchiaia interiore di chi scrive? Oddio, spero di no!

Denzel Washington

Eppure, è quanto mai interessante trovarsi a fare un confronto con i Macbeth precedenti, pensare che fossero tutti trentenni e che questo anzianotto Macbeth (nero, e anche questa è una novità) sembri quasi un po’ stanco, sorpreso e incredulo che sia arrivato il suo momento. Ha delle allucinazioni, dei violenti attacchi di panico, ma non sembra siano dovuti agli atti criminali commessi, ma ai vaneggiamenti di un vecchio (cosa davvero interessante). Sembrano la conseguenza del fatto che sia troppo vecchio per essere re (e Denzel ci gioca molto, sembrando per davvero un pazzo e anziano Re Lear), diversamente dall’imperiosa Lady Macbeth, che sembra avere la metà dei suoi anni, nonostante le rughe che signoreggiano sul volto.

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Macbeth sul trono

Ci sono tante ragioni per cui questo sia un ottimo film, destinato a riecheggiare nella memoria, come le voci gracchianti delle streghe, tramite scene iconiche e lo splendido uso della luce. Ma questo Macbeth anziano che va incontro al suo destino, quel primo Macbeth (nella seconda parte si fa sanguinario e senza scrupoli, come la moglie nella prima parte e come da desiderio dello stesso drammaturgo inglese), che sembra sorpreso del fatto che proprio a lui debba toccare una simile possibilità, che sembra imparare ex novo ad uccidere (come se non l’avesse mai fatto), ha del rivoluzionario. Non s’è mai visto e tale novità, innovazione, impreziosisce l’intero film e rende benissimo lo spirito e l’intento dell’opera di Shakespeare.

Adele Porzia
Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...