Black Mirror – Approfondimento Stagione 3 Episodio 1 – Nosedive

Black Mirror

Questo episodio di Black Mirror si occupa di un tema ormai sviscerato in ogni suo aspetto e, se vogliamo, anche un tema che si presta a demonizzazioni di certo meritate, ma spesso superficiali: il fenomeno dei social media.

Nosedive, il primo episodio della terza stagione di Black Mirror, ci catapulta in un mondo che è esso stesso il social media; tutti sono in rete e condividono con gli altri pensieri, attività giornaliere, accadimenti. Attraverso il telefono si può interagire con le pagine social degli altri, mentre dal vivo, con i propri occhi e le speciali lenti a contatto che leggono gli altri, si può sapere chi è qualcuno, come si chiama, cosa fa, qual è il suo profilo e, soprattutto, che valutazione ha.

La gente è divisa in categorie: chi ha dalle quattro stelle in su e tutti gli altri che non valgono nulla. A seconda di quanto gli altri ti trovano gradevole e simpatico ricevi voti ogni giorno: quando posti qualcosa online, ma anche quando cammini per la strada, quando ti fermi a prendere un caffè, quando vai al supermercato. Il voto prende lo spazio di un attimo, un movimento delle dita e lanci le stelle al diretto interessato. E così facendo puoi rovinargli la vita o migliorargliela.

Il potere che tutti hanno su tutti si basa solo su quello, perché avere un alto numero di stelle è ciò che ti può facilitare le cose in quel mondo: dall’avere accesso a prestiti, all’avere sconti particolari, dai canali preferenziali per viaggiare ad un’assistenza sanitaria decente.
Così piacere, essere percepiti come persone affabili, simpatiche, cordiali è tutto ciò a cui si mira nella vita. E più in alto sei nella scala, più ti affanni per mantenere la posizione, perché cadere dalle stelle alle stalle è un attimo, basta solo che qualcuno decida di votarti contro e già la tua media si abbassa.

La protagonista di questo episodio di Black Mirror, Lacie, è la rappresentante più nella media di questo mondo triste; perde la sua giornata in un controllo ossessivo di tutte le pagine dei suoi amici, in modo da votare per loro sempre il massimo e assicurarsi la loro benevolenza, e si nasconde dietro una maschera di falsissima apparenza pur di risultare sempre piacevole a tutti, al punto di testare i suoi sorrisi davanti allo specchio.


Forse non ho mai fatto presente quanto la colonna sonora di Black Mirror sia sempre azzeccatissima per atmosfera e sensazioni; qui abbiamo un sottofondo di pianoforte melanconico, che esprime profonda tristezza, sotto immagini di gente che ride e che si tira dietro le cinque stelle manco stesse recensendo la serie tv di Hannibal. La falsità dei loro sorrisi e la loro gioia solo apparente non salterebbe all’occhio di nessuno, ma la musica in background rende tutto piuttosto chiaro allo spettatore.

Tendo sempre a non generalizzare e a non banalizzare l’utilizzo dei social media al semplice postare sorrisi e attività allegre per nascondere una vita triste. Ovviamente non è sempre così. Ma temo che nel nostro mondo, come in quello di Lacie, ci sia tanto bisogno di compiacere allo scopo di ricevere indietro quello che si è dato, di dare il maggior numero di stelle solo ed esclusivamente nella speranza che vengano restituite. E questo principio è davvero assurdo, oltre che stupido.


La cosa che differenzia il nostro mondo da quello di Black Mirror è che da noi, al momento, non avere milioni di followers e un ottimo feedback non ci preclude l’assistenza sanitaria o il poter accedere ad un volo per viaggiare. Però è pur vero che nel nostro mondo, come in quello di Lacie, se sei una star da milioni di followers e migliaia di likes di sicuro hai una vita più facile.

Quindi nel nostro mondo, io direi che il problema è di chi ha i milioni di followers e li deve mantenere e di chi non li ha e li vorrebbe. Tutti gli altri a cui non frega una ceppa sono a posto. Nel mondo di Nosedive invece se non sei un quattro stelle tante cose non le puoi fare. Non sono solo i soldi che ti aprono le porte, ma sia i soldi che il favore degli altri, perciò se vuoi avere successo il lavoro è sfiancante, ingrato, squallido e falso.


Al solito cerco di immedesimarmi nel contesto e penso solo che NESSUNA delle persone che potrei incontrare lì mi sembrerebbe genuina e sincera. Ogni sorriso, ogni cortese attenzione, ogni gesto risulterebbe affettato, ci leggerei dietro l’ovvia intenzione, lo scopo recondito. Né più né meno quello che spesso accade in rete, appunto, con likes e followers, io seguo te e tu segui me, io do il like a te e tu lo dai a me… Ma lì sarebbe anche per la strada, con tutti, in ogni momento della vita, in ogni cosa che fai. Terrificante. Altro che chiudersi in casa tutto il giorno, non avresti nemmeno quel momento di sollievo perché anche in casa ti raggiungerebbero i voti degli altri.

Insieme alla musica anche l’impatto visivo di questo episodio rimanda alla malinconia, alla tristezza. È un mondo opaco fatto di colori pastello, tutto uguale, tutto monotono, tutto spento.

Ad un certo punto la nostra Lacie si troverà ad un passo dal successo che desidera, ad un passo dalla possibilità di ricevere voti dalla gente che conta, da tutti i quasi cinque stelle che incontrerà al matrimonio della sua pseudo amica, vera e propria celebrità del social che conduce una vita ricca e privilegiata. Ma la possibilità sfuggirà di mano a Lacie nell’esatto istante in cui la sue quattro virgola qualcosa stelle non saranno abbastanza per farla salire su un aereo. Lì darà in escandescenze ed inizierà il suo personale nosedive. Da quel momento in poi noterete che la rabbia e la disperazione di Lacie le faranno ottenere in meno tempo più cose di quelle ottenute coi sorrisi falsi. Non vincerà lo stesso, ma almeno si libererà di qualche peso.

In quel mondo esistono anche quelli che dei voti se ne fregano, ma oltre ad essere in pochi hanno anche poche possibilità di parlare con gli altri, perché sono visti come individui pericolosi e quindi ghettizzati. Avendo poche occasioni di comunicare non riescono a far sapere agli altri quanto è più liberatorio fregarsene di tutto e poter dire agli altri semplicemente la verità. Io non sono tanto d’accordo neanche con questo, nel senso che come non ho bisogno di chi mi viene vicino, mi dà cinque stelle e mi dice che sono eccezionale, non ho neanche bisogno di chi senza motivo mi si avvicina per dirmi che faccio schifo. Basterebbe un mondo in cui ognuno si facesse gli affaracci propri e poi magari, occasionalmente, se sei tu a chiedere un consiglio (MA SOLO IN QUEL CASO) l’altra persona te lo dà. Altrimenti zitti.

C’è equità in questo episodio di Black Mirror perché non è che si veda tanto la differenza tra chi è ossessionato dai voti e chi non lo è: entrambe le categorie hanno i loro difetti. Lacie ha una vita che gira attorno a qualcosa di finto ed effimero, ma non è che il fratello, che è il suo opposto, sia tanto meglio di lei. Quando Lacie parlerà con qualcuno che le farà notare quanto tutto ciò che fa è inutile e deleterio non avrà un’illuminazione e smetterà di preoccuparsene, al contrario risponderà a tono e sicura di quello che vuole ottenere. Apprezzo questo approccio diverso dal solito del personaggio principale che, anche dopo il grande discorso motivazionale che dovrebbe aprirgli gli occhi, fa spallucce e prosegue per la sua strada.

 

Anche il discorso finale che Lacie farà al matrimonio della sua finta amica non avrà il sentore di una banale rivincita sulla compagna di scuola che la sfruttava e la bullizzava in passato; non si sente il bisogno della rivincita di Lacie, perché non è che se la meriti tanto.
Tutto rimane piatto e triste anche nel finale, perché è un mondo piatto e triste e non è colpa di Lacie, come non è colpa di tutti i possessori di quattro e più stelle, è la società che fa schifo e tutto è pessimo allo stesso modo. Come in altri episodi di Black Mirror il punto è proprio quello: nessuno ha ragione e non è facile prendere le parti, sono tutti simili nel loro squallore.
L’ultima considerazione che mi viene da fare sarà banale, ma la faccio con candore: fa davvero bene rivedere questo episodio ogni tanto, io ne avevo bisogno.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.