Rainbow Six Extraction – Recensione – PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S

Recensione – Rainbow Six Extraction

Rainbow Six Extraction è un prodotto che fin da prima del suo lancio aveva generato qualche perplessità nel pubblico, sottoscritta compresa: la paura che il nuovo gioco di Ubisoft fosse, in realtà, un’espansione a prezzo pieno di Rainbow Six Siege aleggiava sulla community e le primissime immagini non facevano ben sperare sull’effettiva complessità della produzione. Nonostante ciò, una volta uscito in data 20 Gennaio 2022, Extraction ha abbattuto ogni dubbio: l’opera PvE della compagnia francese non è assolutamente un clone dal prezzo elevato, ma un gioco dall’anima completamente diversa rispetto a Siege… sebbene ciò non lo esenti da qualche critica importante. Scoprite con noi quale!

Rainbow Six Extraction – Recensione – Una minaccia da studiare e contenere.

Gli Archei sono una minaccia extraterreste inaspettata, giunta tramite la diffusione di un virus, che si abbatte sul nostro mondo: queste creature conquistano interi edifici con la loro biomateria, uccidono chiunque gli si pari di fronte e si coordinano tramite strutture complesse, capaci di abbattere sulle fila dell’umanità le tipologie di specie più disparate. La reazione della razza umana è dunque il progetto REACT, un’organizzazione, composta anche da operatori del team Rainbow, che viene incaricata di effettuare una serie di protocolli di ricerca e contenimento della minaccia nelle aree colpite dell’invasione. Nei panni dei 18 operatori disponibili al lancio, di cui solo la metà già sbloccati, dovremo quindi entrare nel vivo dell’azione e porre fine al dominio Archeo sul nostro mondo.

Il setting narrativo di Extraction è piacevole e il gioco, grazie al sistema di progresso, ci spinge a svolgere le azioni più disparate non solo per accumulare utilissima esperienza ma anche per approfondire gli aspetti evolutivi e organizzativi degli Archei, con lo scopo di contenerli in modo ottimale.

Il menù iniziale ci propone subito le 4 Macro-Aree presenti nel titolo, di cui solo una disponibile all’avvio: i quattro scenari principali, New York, San Francisco, Alaska e Truth or Consequences; si aggiungono all’offerta anche l’incarico Muro a Muro – Alaska, il protocollo Maelstorm e il Training in VR. Quest’ultimo è ovviamente un tutorial NECESSARIO per comprendere le basi di Extraction, che cambia molto l’approccio di gameplay rispetto a Siege, come vedremo in seguito.

Intanto vi basti sapere che ogni macro-area contiene 12 livelli diversi da affrontare, suddivisi in 3 mappe, dentro le quali troveranno posizionamento 3 obiettivi differenti, destinati a cambiare per ogni Partita Rapida avviata: gli obiettivi possono essere più votati alla ricerca, come la cattura degli Archei o lo studio dei loro comportamenti tramite la difesa di alcuni specifici macchinari o l’immissione di tracciatori nei nidi, oppure all’offensiva, con vere e proprie incursioni destinate a distruggere alberi e rifugi della minaccia. Completare al 100% ogni Mappa è necessario per incedere nell’avventura, in quanto il gioco sbloccherà le successive solo al raggiungimento di determinate tappe, indicate a schermo. Inoltre, è proprio grazie al completamento degli obiettivi che andremo ad ottenere i punti esperienza necessari a sviluppare gli arsenali generali e quelli dei nostri operatori.

Tenete presente che il titolo vi offre 4 livelli di difficoltà, a partire da Moderato, e che ogni obiettivo è poi caratterizzato da un livello di minaccia crescente, fino ad un massimo di 3; più alta è la minaccia, più Archei troverete nella mappa e più difficile sarà portare a termine l’incarico.

Rainbow Six Extraction è infatti un titolo complesso, non tanto per le meccaniche che propone ma per il tipo di struttura e il bilanciamento della difficoltà: non solo completare i tre obiettivi richiede un’attenta pianificazione degli interventi, coordinazione nella scelta di operatori e risorse e dinamismo nel reagire alle situazioni più concitate, ma è anche spiacevolmente necessario fare i conti con un ammontare di danni davvero eccessivo, a mio modo di vedere, fin dal livello più basso. Ogni Archeo è in grado, con un solo colpo, di togliere anche 40-50 punti vita e se considerate che ogni operatore comincia con un massimo di 100 PS e che le cure restituiscono dai 15 ai 40 PS per volta… beh, sapete farvi due conti.

È dunque sconsigliato affrontare l’esperienza da soli, anche per ragioni di divertimento, o con persone a noi sconosciute e reperite dal matchmaking online: non coordinarsi grazie all’ausilio di cuffie e microfono penalizza fortemente l’esperienza degli utenti, portando a situazioni frustranti in cui ognuno avvia tattiche diverse e che portano, frequentemente, al fallimento delle missioni. Il gioco, da questo punto di vista, ci viene incontro permettendoci di affrontare le diverse offensive con team da 1,2 o 3 giocatori, ri-bilanciando inoltre il livello di difficoltà generale in base al numero di membri effettivi dell’incursione.

Le missioni possono essere fallite sia perché i tre obiettivi non sono stati portati a compimento, sia per la morte del nostro operatore sul campo, che comporterà il suo restare intrappolato all’interno dell’area in cui lo abbiamo smarrito. L’albero Archeo andrà infatti ad inglobare l’operatore e dovremo tornare nella missione successiva, proprio in quella stessa area, per liberarlo e reinserirlo nel nostro roster. Ogni operatore DIA (Disperso In Azione) è infatti inutilizzabile fino a quando non andremo a riprendercelo… e qui viene il bello.

La meccanica di per sé è molto interessante, ma soprattutto durante le prime partite è facile perdere operatori a causa di una svista o di un problema di comunicazione con il team o di familiarità con le meccaniche; potrebbe dunque capitarvi di avere molti operatori DIA e qualche operatore in fase di recupero: ogni specialista che scende in campo può infatti essere ferito a tal punto da non poter essere selezionato per la missione successiva, in quanto necessita di riposare e recuperare PS. I punti salute salgono in base ai progressi nelle altre missioni e bisogna quindi essere molto coscienziosi e rendersi conto quando è necessario ritirarsi per non aggravare le condizioni del nostro team, utilizzando i Punti di Estrazione, e quando invece possiamo permetterci di “spingere l’acceleratore” ed entrare nella Camera Stagna per completare ogni obiettivo.

Rainbow Six Extraction – Recensione – Uniti si vince… ma la difficoltà è innegabile.

Consideriamo che tutta l’esperienza accumulata con ogni operatore “appartiene” allo stesso e gli permette di incrementare le sue abilità o di darci accesso a particolari gettoni per sbloccare i gadget più utili in azione, come Corazze, Kit Medici portatili, Granate ad impatto e simili. Proprio per via di questo sistema di accumulo esperienza “personalizzato”, però, perdere un operatore in azione significa non accumulare quell’esperienza fino a quando il poveretto non sarà rientrato alla base, previo salvataggio nelle aree contaminate. Rischia di crearsi un pericoloso “loop” di missioni di salvataggio finite male che portano a non accumulare l’esperienza necessaria per sbloccare le attrezzature utili a proseguire nel gioco.

Gli operatori partono infatti con una dotazione fissa e non ci è permesso cambiare l’arma principale come avveniva in Siege: Pulse, Sledge e Doc imbracceranno, ad esempio, un fucile a pompa, mentre Alibi, Ela e Lion un fucile d’assalto silenziato. Comprenderete bene che utilizzare il fucile a pompa in missioni che richiedono un minimo di stealth sia a dir poco controproducente e mi è capitato di avere a disposizione solo gli operatori con la suddetta arma per poter estrarre i compagni rimasti intrappolati durante le missioni precedenti, costringendomi a fare unicamente uso di pistola silenziata e preghiere a tutti i miei protettori celesti per uscirne illesa e trionfante.

Certo, qualche piccolo trick, relativo all’abbassamento della difficoltà se diminuiamo i membri del team, può permetterci di uscire da situazioni complesse… ma è un po’ come ingannare il sistema, no?

Insomma, se il sistema generale di Extraction è intrigante e la formula, sebbene destinata a ripetersi, risulta comunque ben ideata, non posso dire di essere rimasta soddisfatta dal bilanciamento complessivo della difficoltà e dal sistema di avanzamento, forse troppo “ostici” per utenti che intendono giocare al gioco Ubisoft in modo più o meno sporadico. Personalmente so già che macinerò innumerevoli ore sulla produzione, ma chiunque intenda comprare Extraction pensando di trovarsi di fronte un gioco “più o meno” abbordabile anche ai neofiti (come Siege, tutto sommato), farà bene a tenere a mente le parole di questa recensione e a pensarci attentamente prima di investire i suoi risparmi.

Una volta effettuata la spesa, tuttavia, vi ritroverete fra le mani un titolo dalla “campagna” longeva, arricchita dalla modalità Protocollo Maelstorm che offre un livello di sfida davvero, davvero complesso e capace di portarvi via parecchie ore di gioco e ricompensarvi con crediti e oggetti speciali (estetici). L’assenza del fuoco amico eviterà di incontrare quei “simpaticissimi” personaggi che sparano al proprio team per divertimento, come avviene spesso in Siege nelle Partite Veloci, e il supporto al Cross-Play e al Cross-Save vi daranno la possibilità di giocare con i vostri amici su ogni console e piattaforma supportata dal gioco!

A tal proposito, vi rinnovo nuovamente l’invito a crearvi un team per poter godere al meglio dell’esperienza, altrimenti potreste incappare in utenti che non hanno proprio il vostro stesso approccio alla battaglia e che vi condanneranno, per forza di cose, ad esiti disastrosi (parlo per esperienza tristemente personale).

Rainbow Six Extraction –  Recensione – Ottima “tattica”, anche su old-gen!

Il level design lascia soddisfatti, grazie alla presenza di mappe contenute ma ispirate: la circoscrizione dell’area è da ricondursi al piccolo timer posto in alto sullo schermo, settato ad un massimo di 15 minuti durante i quali completare gli obiettivi, per un totale di 45 minuti massimi per ogni partita. Ogni area è ricca di muri distruttibili e rafforzabili, piani, stanzette e vicoli ciechi da sfruttare per approcciare al meglio la missione di riferimento.

La presenza della sostanza nera contaminante emessa dai nidi archei rende ogni struttura molto “nerastra” e forse poco ispirata da un punto di vista puramente artistico; non si può dire lo stesso per quanto riguarda il design degli operatori, rivisto a tratti rispetto ai design originali di Siege, e alla configurazione generale dei menù e dell’interfaccia, molto puliti e intuitivi.

Non troppo ispirati neanche i concept dei nemici, tutti troppo simili tra loro e un po’ “piatti” per quanto riguarda il feedback visivo offerto durante le missioni.

Tecnicamente il gioco non presenta sbavature particolari, se non qualche piccolo inceppo saltuario in alcune animazioni non proprio pulitissime, e ci dà la possibilità di scegliere tra la Modalità Performance e la Modalità Risoluzione.

La copia che ci ha fornito Ubisoft era per PlayStation 4 e il titolo si difende benissimo anche sulla passata generazione, risultando molto bello da vedere e fluido in quasi tutti gli aspetti e i momenti in-game.

Il sound design è ben fatto e il gioco richiede l’utilizzo delle cuffie per essere goduto al meglio, così da percepire l’avvicinarsi delle minacce in modo più netto e pulito.

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!