La Musica di Star Wars (Conclusione)

La musica di Star Wars – Speciale a cura di Stefano Chianucci

Per approfondire le funzioni della Musica per film si rimanda ai seguenti video dove si illustrano le funzioni di Commento/Accompagnamento e i Livelli della Musica nella drammaturgia filmico-musicale: esterno, interno, mediato.

 

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Livelli

La descrizione dei “brani portanti” dell’intera esalogia ci porta ad una chiara conclusione sulla musica dal punto di vista diegetico: si tratta di un artificio manifesto di livello esterno (extra-diegetico). Ciò è dovuto al ruolo principale dell’elemento musica all’interno dell’opera: il compito cioè di conferire aulicità ed epicità al narrato per immagini, come già precedentemente detto. La musica è evocatrice, remota e al tempo stesso imperante; narra, rafforza ed enfatizza e queste sue funzioni, per le loro peculiarità, non potevano che essere attribuite al livello esterno.

Oltre ad espletare tali meccanismi, motivo principe del suo carattere extra- diegetico, e senza dimenticare che in Star Wars vi è una identificazione pressoché continua, salvo rari casi isolati e trascurabili, tra musica e sceneggiatura, possiamo affermare che la musica sia nell’esalogia anche espressione epifanica dell’autore. Lo testimonia The Throne Room – brano nel quale Williams addirittura si diverte ad ingannare lo spettatore suscitando con la sua musica aspettative che poi le immagini non confermano e rendendolo quasi conscio della sua presenza di autore demiurgico – che non a caso viene ripreso come sorta di autocelebrazione, a detta dello stesso autore, nella track End Credits della score di Episodio III, che ripropone la sigla finale del film (nella quale il brano, appartenente originariamente ad Episodio IV, non compare) ma con l’aggiunta del pezzo in questione. Certo è che in questo caso non si tratta di ricollegare le due trilogie ma di esaltare semplicemente in termini autocitazionistici una delle composizioni che fra tutte quelle composte per l’esalogia lo soddisfecero di più:

«Dopo un primo giorno di prove estenuanti, ricordo che cominciai ad eseguire The Throne Room. La London Symphony Orchestra fu superba. Fu davvero un grande momento e quando mi voltai, vidi George scattare in piedi ed applaudire da solo. Mi abbracciò e ricordo che vidi una luce nei suoi occhi che poi non ho mai più riveduto. Non dimenticherò mai quel momento. Anche oggi, a distanza di anni, è un ricordo che mi commuove».

John Williams con il regista George Lucas (sul podio), registra il sesto episodio di Star Wars, La vendetta dei Sith, con la LSO ad Abbey Road nel 2005

 

Ritroviamo la presenza dell’autore in pezzi come Cantina Band che si distaccano dalla tradizione musicale starwarsiana e per i quali il compositore si concede di comporre partiture di jazzistica ispirazione (è non a caso un appassionato del genere) o ancora brani “orientaleggianti” come Street Band of Mos Espa. In esigua misura certamente ma ad ogni modo presenti sono appunto pezzi di questo tipo, che pur sottolineando la presenza dell’autore, anche se in via altra rispetto al caso di Throne room, appartengono al livello diegetico del film: è il caso di Jedi Rocks, pezzo interpretato da personaggi del film o di Mos Espa Arena band.

Qui di seguito i brani composti da Williams appartenenti al livello interno.

Cantina Band e Cantina Band #2

Quando Lucas girò la scena nella cantina di Mos Eisley, con Obi-Wan e Luke alla ricerca di un trasporto, non avvertì subito l’esigenza della musica. Fu Williams a fargli cambiare idea facendo risaltare ai suoi occhi un particolare che aveva tralasciato: nella scena si vedono dei musicisti extra- terresti! Descrivere musicalmente la cantina non sarebbe stato semplice: Williams temette di rovinare la partitura che aveva composto poiché per affiancare immagini del genere non poteva usare musica di tono elevato come per il resto del film. La presenza di musicisti all’interno del locale descritto dalle immagini lo incoraggiò a comporre musica di livello interno. Questa era l’unica posizione che poteva adottare, non solo perché vincolata dalla presenza di attori che recitavano come componenti di una band, ma dall’ambientazione stessa della scena.

George Lucas venne in soccorso di Williams domandandogli quale genere preferisse oltre la musica classica. Williams è un appassionato di jazz. Lucas lo indirizzò: «Torna fra una settimana con del jazz extra-terrestre!». Sul momento il compositore rimase sconcertato, poi scrisse due pezzi: il primo, Cantina Band, in uno stile alla Benny Goodman, e il secondo, Cantina Band #2, in uno stile alla Duke Ellington. Chiamò a raccolta clarinettisti, percussionisti, trombettisti jazz e registrò i brani.

«George li ascoltò e poi mi chiese “Ma come hai fatto a trascrivere il jazz di Duke Ellington in un linguaggio extra-terrestre? Dobbiamo archiviarlo!”…».

Nacquero così i due “brani jazz” dell’episodio IV. Quando Lucas pensò che soltanto musicisti rock avrebbero potuto descrivere musicalmente il palazzo di Jabba in episodio VI, Williams intervenne di nuovo in modo simile. Jedi Rocks ne è l’esempio concreto, un vero e proprio song (evidentemente in voga in un pianeta lontano lontano come Tatooine); un pezzo tra funky e rhythm & blues cantato in “lingua tatooiniana”, pensato da Williams ma realizzato e arrangiato da Jerry Hey per l’edizione speciale della trilogia in VHS del 1997.

Street Band of Mos Espa / Mos Espa Arena Band / The Street Singer

Si tratta di brevi episodi musicali pur degni di nota. Si differenziano dalla score classica per Star Wars, che come sappiamo è di stampo sinfonico, in primo luogo perché si tratta di spunti musicali di tipo creativo che possiamo certamente definire di carattere etnico. Williams, qui come in Cantina Band (e ancor prima in Victory celebration), inventa letteralmente il gusto musicale dei personaggi del film e crea una sorta di musica extra-terrestre affidando tale gusto a qualcosa di remoto, come per gli occidentali è la musica dell’estremo oriente; proprio come in episodio IV, non a caso, siamo di nuovo su Tatooine, pianeta nel quale probabilmente la musica “di paese” o “di piazza” che dir si voglia è qualcosa di plausibile, oltre che semplice caratterizzazione musicale di un popolo da parte del compositore.

Street Band of Mos Espa è un brano che presenta percussioni etniche e uno strumento a corda, pizzicato in due brevi incisi poco dopo l’inizio e alla fine del pezzo. Mos Espa Arena Band riecheggia le danze irlandesi. The street singer presenta una calcolata ma altissima sorta di riverberazione d’ambiente e richiama le danze indiane per la presenza di una “specie” di voce creata probabilmente con un sintetizzatore.

Bisogna osservare che Williams e Lucas giocano con la musica più di quanto si creda. Oltre all’esempio di Throne room o agli “inganni williamsiani”, come nel caso dell’utilizzo del Force Theme trionfale che accompagna Luke su Bespin e preannuncia un’impresa eroica che poi non ci sarà, il gioco degli autori avviene anche sul piano più tecnico con l’appartenenza musicale all’uno o all’altro livello. Come detto più volte, le partiture per i film di Star Wars aderiscono al livello extra-diegetico, fatta eccezione per i soli brani sopra elencati; vi è però anche una serie di pezzi che potrebbe idealmente appartenere al livello diegetico del film, suonati da una band o interpretati da un elemento interno alla scena, ma che vanno ad orchestrarsi in modo tale da non confermare questa convinzione iniziale.

Fra questi vi è il già citato Throne room; inizialmente, per le caratteristiche della scena della cerimonia, già elencate in precedenza (pubblico, corridoio praticabile, altare), potremmo supporre che il brano sia interpretato da un’orchestra plausibilmente individuabile all’interno di un contesto di questo tipo ma che in realtà non è presente fra i vari elementi della scenografia. Jabba’s Baroque Recital, realizzato tramite l’utilizzo di un sintetizzatore a tastiera che evoca sonorità di un organo a vapore e di un glockenspiel e tema musicale del boss della malavita di Tatooine, che perfettamente descrive il grottesco personaggio, ci conferma col titolo stesso una sorta di appartenenza alla sfera interpretativa e benissimo avrebbe potuto essere suonato dai musicisti di palazzo che tuttavia non si vedono nel momento dell’esecuzione del brano ma che sappiamo essere sempre presenti al palazzo di Jabba.

Vi è poi Victory celebration, un brano composto da flauti e percussioni, strumenti attribuibili, come già detto, al popolo degli ewoks: vediamo questi ultimi utilizzarli sia in una scena precedente a quella finale, sia nella scena di riferimento. A distoglierci dalla convinzione di essere alla presenza di un livello interno è la sola orchestrazione, irrealizzabile con gli strumenti che vediamo nella cornice finale. E tuttavia per la loro presenza visiva, ci troviamo in questo caso, inevitabilmente, di fronte sia all’uno che all’altro livello o meglio al cospetto di un livello che va a mutare, da interno ad esterno. In Episodio I, causa il contesto, The flag parade, suonata a gran voce dagli ottoni ad introdurre i portatori di bandiera dei rispettivi sfidanti alla corsa degli sgusci, potrebbe benissimo appartenere al livello interno; tuttavia Lucas non inserisce nessun elemento che possa confermare questa caratteristica intrinseca del pezzo. E poi ancora alla fine di Episodio I la Augie’s Municipal Band o Naboo Parade, appartenente solo inizialmente al livello interno perché vediamo una grande banda suonare per la strada principale della città capitale. La complessità che poi assume questo brano ci porta tuttavia a non poter attribuire la capacità di realizzazione orchestrale al popolo di Naboo e ai gungan che vediamo sfilare in marcia e utilizzare soltanto una parte degli strumenti che sarebbero necessari per suonarlo.

Aprile 2019. 20 anni dalla prima Star Wars Celebration

L’ultimo brano di non facile classificazione è Palpatine’s teachings in Episodio III. Lo sentiamo nell’”interpretazione” degli artisti del teatro presso il quale Palpatine conferisce con Anakin sul lato oscuro della Forza, e seppur si tratti in modo palese di un intervento di livello interno, (altrimenti Palpatine non starebbe ascoltando suono di alcun tipo e noi sappiamo che si trova nel teatro dell’opera di Coruscant), la musica composta da Williams è qui chiamata a descrivere gli insegnamenti di Palpatine in modo talmente evidente che non può non essere considerata “funzionalmente attribuibile” ad un livello esterno; assegnabile semmai a quest’ultimo, proprio perché siamo di fronte ad un livello interno (tecnicamente parlando), carico però della funzione-tipo di quello esterno.

Conclusioni e Rivoluzioni

Gli allestimenti, le grandiose entrate e uscite di scena, i personaggi dalle incredibili doti, i costumi, i dialoghi, le trame intricate, le sequenze d’azione lunghe ed elaborate sono tutti elementi che conferiscono alla saga di Star Wars caratteri mitici. Tuttavia la massima espressione di tale aulicità è affidata alla presenza della musica e ai suoi caratteri capaci di ricreare quella epicità di cui già più volte si è parlato. La musica di Williams è quindi l’elemento che nei sei film ha maggiormente sottolineato ed esaltato l’aggettivazione che gli autori volevano conferire al loro lavoro.

La musica riesce a conferire grande significato attraverso le sue svariate funzioni, ora accompagnando le immagini, ora contrastandole, ora enfatizzandone il senso ma dicendo qualcosa in più al solo spettatore, sia che questi sia un allenato fruitore di cinema e musica per film (caso in cui riuscirà a carpire al massimo delle potenzialità i significati che la musica rivela e che per loro natura le immagini spesso non possono dire) o un semplice spettatore medio (caso nel quale la musica lavorerà più su un livello inconscio del fruitore o permettendogli, se non altro, di godere della funzione leitmotivica nelle sue espressioni meno nascoste, come ad esempio nel caso delle immagini riguardanti l’impero, sempre trionfalmente affiancate dalla marcia imperiale). La potenza evocativa e la funzionalità della musica sono tali, che non a caso uno degli commenti più ricorrenti è che guardando i film di Lucas «spesso sembra siano le immagini a fare da commento alla musica e non viceversa»

Il successo del film fu aiutato certamente dalla musica ma anche quest’ultima ebbe un proprio trionfo personale: la colonna sonora del primo episodio, registrata negli Anvil Studios con la London Symphony Orchestra, fra il 3 e il 16 marzo del 1977, raggiunse il primo posto di vendita nelle classifiche di genere, (già primato di Williams per Jaws), mantenendolo per 20 anni e valse al suo autore un Oscar, tre Grammy awards (uno per la miglior composizione orchestrale, uno per il miglior pezzo pop strumentale, Cantina Band, e uno per il miglior album colonna sonora) e svariati altri premi. Le successive partiture per la saga, compresa quella per il terzo episodio, sempre registrate con la London Symphony Orchestra (negli studi di Abbey Road), hanno raggiunto successi simili: testimonianza di un trionfo globale e duraturo che ha influenzato e mutato il panorama internazionale sul modo di fare musica per film già dagli Anni ’70 per arrivare inalterato ai giorni nostri.

Con il successo della score di Star Wars, Williams è riuscito così ad indicare una via da seguire, decretando il ritorno in auge delle colonne sonore di tipo sinfonico, e di questa via è stato non solo re-iniziatore ma anche protagonista negli anni, seppur sempre più affiancato da illustri compositori (si pensi alla moltitudine di score realizzate da maestri come Danny Elfman, Alan Silvestri, Howard Shore, Hans Zimmer – e più recentemente da giovani maestri e futuri grandi autori come Ludwig Göransson e Ramin Djawadi che seguono palesemente il metodo della musica per film di stampo sinfonico da allora stabilito). Oltre ad un seguito di “discepoli williamsiani”, il compositore ha avuto altre soddisfazioni negli elogi indiretti delle svariate interpretazioni della sua musica per Star Wars; su tutte basti citare quella di Zubin Mehta, a testimonianza di quando anche ai grandi direttori d’orchestra le musiche del film fossero parse eccellenti non solo nel loro valore di elemento-componente dell’opera nel suo insieme ma anche artisticamente separate dal film.

La grande armonia con la quale la musica per la saga si fonde con le immagini è davvero qualcosa che richiama il mondo aulico di antiche mitologie e valutando che la storia di Star Wars è una narrazione a dir poco definibile “di lungo respiro”, possiamo decretare che un’”operazione musicale” così vasta, come quella di Williams per l’esalogia, non ha precedenti nella storia della musica per film.

Stefano Chianucci

Per approfondire le funzioni della Musica per film si rimanda ai seguenti video dove si illustrano le funzioni di Commento/Accompagnamento e i Livelli della Musica nella drammaturgia filmico-musicale: esterno, interno, mediato.

 

Una guida breve per i neofiti degli episodi di Guerre Stellari: Come si guarda Star Wars? 

 

Stefano Chianucci
Stefano "TheMoviemaker" Chianucci - Nato a Firenze, dopo la laurea in Storia della Musica per Film con una tesi sulla musica di Star Wars, ha vissuto a Roma dove ha lavorato in alcune fiction italiane brutte brutte. Ora di nuovo a Firenze, si occupa di formazione. Sembra serioso come Darth Vader ma se lo conosci meglio è l’anima della festa come Voldemort!