Don’t Look Up – Recensione – Netflix

Grosso flop per me Don’t Look Up, non userò tanti giri di parole. Pesante, noioso e, a mio parere, incapace di consegnare quello che voleva essere il suo messaggio.

Cominciamo col dire che Don’t Look Up è il film di Adam McKay arrivato su Netflix prima di Natale e che sfoggia all’interno del suo cast nomi del calibro di Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett e Meryl Streep. Nomi che senz’altro eseguono il loro lavoro alla perfezione, come sempre, ma che non aiutano per nulla il film a diventare più piacevole.

La trama ruota attorno a due astronomi che, dopo aver scoperto che una cometa colpirà la Terra e causerà un evento di estinzione di massa, si impegnano per avvertire l’umanità dell’imminente fine senza però suscitare le giuste reazioni nel pubblico.

È necessario per me separare ciò che Don’t Look Up vuole dire da come lo dice. Gli strumenti a sua disposizione per mandare il messaggio sono usati male e risultano sgradevoli come una scopiazzatura poco riuscita di un film di Tarantino.

Si usa la satira, ma una satira non riuscita, per dipingere questo mondo che all’inizio non vuole ascoltare la brutta notizia e addirittura la ridicolizza, e che successivamente, quando proverà a fare qualcosa per la salvezza dell’umanità, sarà bloccato e contrastato dal miliardario di turno che anteporrà il denaro alla necessità di salvare la Terra.

La cosa più fastidiosa di questo film, per me, è proprio l’utilizzo dell’eccesso e dell’enfatizzazione che dovrebbe servire a rendere chiaro un messaggio che invece non arriva affatto.

È un mondo dove solo gli Stati Uniti hanno voce in capitolo sul destino dell’umanità, apparentemente, che mi può anche stare bene, è un film, però se il fine ultimo è la critica ad un certo tipo di decisioni prese sempre e solo dalle stesse persone, la critica deve essere chiara perfino nella parodia. Ed io sinceramente tutta questa chiarezza non l’ho colta. Da lì il fastidio nel proseguire la visione.

C’è un presidente donna che è a tutti gli effetti non solo una brutta persona, ma anche un’imbecille, poco piacevole anche quello. Ripeto, va bene la parodia, va bene la satira, ma rendila lampante se vuoi che sia una critica. Non è lampante.

I personaggi di Don’t Look Up non sono emblematici, come possono essere la Sposa di Kill Bill o Aldo Raine di Inglourious Basterds, esagerati e fuori dalle righe in modo eclatante per rappresentare qualcosa. No, questi personaggi sono tristemente banali e anche piuttosto stereotipati, ma inseriti in un contesto di eccesso e di esagerazione non funzionano, danno proprio fastidio.

Quello che consente di arrivare al finale è solo la soddisfazione di vedere giungere la cometa. E, ahimè, anche quello delude da tutti i punti di vista.

Se avete mai letto altre delle mie recensioni ormai avrete colto il mio main point ogni volta che parlo di un film o di qualsiasi altra opera: guardate, leggete, giocate, fatevi una vostra opinione. Perciò la mia scarsa considerazione per questo film non deve essere letta come un invito a non guardarlo.

Purtroppo io ho compreso molto presto che Don’t Look Up per me non sarebbe andato da nessuna parte: quando c’è un cast del genere e non mi ritrovo coinvolta è perché proprio non funziona.

L’unica considerazione positiva che mi viene da fare riguarda la canzone “Just Look Up” che seppur non particolarmente orecchiabile fa morire dal ridere. Per il resto perfino l’OST non è piacevole. Io che amo il jazz ho detestato la scelta di quel pezzo che accompagnava ogni momento social con la diffusione delle varie notizie riguardo alla cometa, che poi sarebbe il Main Title Theme del film. Pezzo sbagliato su scene sbagliate, un disastro insomma.

Don’t Look Up non è un dramma, non è una commedia, non è una parodia, è un ibrido di difficile interpretazione con poca sostanza e nessun personaggio interessante.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.