Recensione – Robot Turtles, insegniamo la programmazione ai più piccoli – ThinkFun (Ravensburger)

Per quanto possa rivolgersi ad un pubblico di nicchia, Robot Turtles è un gioco da tavolo educativo con uno scopo ben preciso, ovvero aiutare i bambini più piccoli a familiarizzare con il coding. Imparare a programmare insieme agli adulti può essere così divertente? Andiamolo a scoprire grazie a ThinkFun e Ravensburger!

Robot Turtles va inquadrato come un gioco più specificatamente educativo, infatti, il concept generale prevede che ci sia un adulto a guidare i bambini nel loro percorso di apprendimento. Questo perchè il titolo è stato creato per bambini in età pre-scolare (dai 4 ai 6 anni), l’unica fascia di età idonea per giocare a Robot Turtles, perchè andando oltre, il gioco diventa estremamente semplice e poco stimolante. Un’altra precisazione va fatta per il numero di giocatori: il gioco indica 2-5, in realtà sarebbe 1-4, ma viene tenuto conto anche dell’adulto che guiderà i bimbi nel gioco.

Panoramica di gioco

Come detto, Robot Turtles è un gioco nato per aiutare i bimbi più piccoli a familiarizzare con il coding, dando loro modo di cominciare a conoscere il concetto di programmazione a medio-lungo termine. Un adulto siederà al tavolo insieme ai piccoli partecipanti e li aiuterà ad imparare divertendosi. Lo scopo del gioco è quello di far arrivare la propria tartaruga alla gemma del colore corrispondente: superfluo dire che non ci saranno dei veri e propri vincitori, infatti non è una competizione nel vero senso della parola, tutti quanti potranno vincere!

Ogni bimbo verrà dotato di un mazzo di carte, con le quali dovrà far muovere la propria tartaruga. Abbiamo le tre carte base con cui la tartaruga potrà muoversi in avanti o girarsi a sinistra o destra, ed in più due carte speciali: il raggio per sciogliere i blocchi di ghiaccio e la carta per introdurre le funzioni. Ma, essendo un gioco educativo con tutti i crismi, le meccaniche di gioco vengono introdotte a step, cominciando dalla base dei movimenti.

Inizialmente, il bambino dovrà utilizzare una carta alla volta per far muovere la propria tartaruga verso il gioiello, all’interno di un tabellone privo di qualsiasi ostacolo; non ci sono limiti di tempo nè vincoli di altro genere. L’adulto dovrà supportare il bimbo durante il gioco, dandogli anche la possibilità di annullare le sue mosse, toccando la tessere della coccinella. Non appena la tartaruga raggiunge il gioiello, il bambino vince ed il gioco termina.

Dopo aver appreso bene le nozioni di base, l’adulto comincia a piazzare degli ostacoli sul tabellone, rendendo un po’ più complicata la vita ai piccoli giocatori. Ora ci sono blocchi che si possono spingere per liberarsi la strada, blocchi di ghiaccio che possiamo sciogliere con l’apposita carta azione e dei massi che non potranno essere spostati in nessun modo. Passato questo ulteriore livello, si passa all’ultima fase, ovvero quella che introduce le funzioni.

Grazie all’utilizzo della particolare carta, diventa ora possibile creare una vera e propria funzione. Ma cosa significa? In pratica, i giocatori associano una sequenza sempre uguale ad una sola carta, per fare in modo che le carte utilizzate siano il meno possibile. Questo permette di compiere un movimento più complesso con una sola carta, conservando le altre carte per sezioni di percorso più impervie.

Questo è quello che offre Robot Turtles, cioè una corposa e ben strutturata sezione educativa, in cui i bambini più piccoli sono completamente al centro del progetto. D’altro canto invece, mi sarei aspettato anche una sezione prettamente ludica, staccata in toto dalla parte di insegnamento; un variante che potesse in qualche modo impegnare almeno dei ragazzi di 8/9 anni. Ed è un peccato, poiché questo limita di molto il potenziale target del titolo che non supera fisiologicamente un’età di 6 anni. E’ anche vero che il gioco si propone di essere utilizzato un po’ a piacimento di ognuno, grazie magari all’utilizzo di specifiche home-rules: ma sapete, non tutti hanno la voglia, il tempo e le capacità di inventarsi regole di sana pianta.

Nonostante ciò, però Robot Turtles si presenta con componenti allegramente colorati, ricchi di lussuose rifiniture e sicuramente di buona qualità strutturale, anzi di alta qualità considerando il target prettamente educativo. Il colpo d’occhio al tavolo è d’impatto, il divertimento e il buon’umore non mancheranno di certo. Parlare di scalabilità in questo caso potrebbe sembrare abbastanza superfluo, ma vi posso dire che il gioco rende al meglio se ci sono tanti bambini al tavolo che interagiscono tra di loro.

In conclusione…

Robot Turtles è un gioco da tavolo 100% educativo, dove i bambini in età pre-scolare sono al centro del progetto e dove gli adulti sono chiamati a fare da sparring-partner. Lo scopo del gioco non è quello di vincere, bensì quello di insegnare ai più piccoli che cos’è una strategia e come pianificarla in un lasso di tempo neanche così troppo immediato. I miei figli hanno ormai (quasi) 8 ed 11 anni e, provandolo con loro, mi sono subito accorto di come fossero già ampiamente fuori target. Quindi, mi sento di consigliare Robot Turtles esclusivamente se volete intavolarlo con bambini che frequentano ancora la scuola materna. Altrimenti, virate tranquillamente su altro.

Ringrazio infinitamente la Ravensburger per avermi omaggiato della copia utilizzata per questa recensione.

Un grosso grazie a TE per avermi dedicato qualche minuto del tuo tempo ed aver letto questo articolo! Ti ricordo che puoi seguirmi anche su Instagram (AleboardGamer) e su Youtube (La Ludoteca di Aleboardgamer). Ci si vede alla prossima recensione!

Alessandro “AleBoardGamer” Pugliese

 

 

Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si diverte a spiegare regolamenti sul suo canale Youtube "La Ludoteca di AleBoardGamer". Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.