Tribes and Empires le profezie di Novoland – Recensione – Serie TV – RaiPlay

Tribes and Empires – Recensione – RaiPlay

Quest’estate l’ho trascorsa a guardare Tribes and Empires le profezie di Novoland ed ora ci tengo a raccontarvi le mie impressioni, magari deciderete di fare quest’esperienza anche voi.

Sì, perché Tribes and Empires le profezie di Novoland è più un’esperienza che una serie televisiva. Perdonatemi fin da ora, ma io una recensione normale non riesco a farla e se sono esaltata devo spiegare perché; perciò bear with me, come al solito.

Ogni tanto mi sveglio nel cuore della notte e non c’è verso di riaddormentarmi. Così comincio a fare zapping e il più delle volte mi ritrovo a fare il giro di sessanta canali in loop per far passare il tempo. Ma ci sono occasioni in cui scopro meraviglie. Questo è il caso di qualche tempo fa, quando mi sono imbattuta in questa serie cinese, Tribes and Empires, che davano in quel periodo su Rai 4, attualmente disponibile su RaiPlay.


Quella sera ho beccato il quarto episodio e mi sono ritrovata davanti un sacco di cose per cui vado pazza: combattimenti poco realistici, personaggi che si spalleggiano l’un l’altro anche se si conoscono da poco, nobili infami contrapposti a nobili dal grande spessore morale, ambientazioni fantastiche e palazzi sontuosi, dialoghi infiniti, scene drammatiche, scene comiche… Il tutto trasportato in oriente, quindi anni luce lontano da quelli che sono i nostri canoni d’onore, lealtà, giustizia e via dicendo. Molto interessante.

Così il giorno dopo sono partita alla ricerca di una versione della serie in lingua originale, perché sentivo nel profondo del cuore che quei dialoghi dovevano essere davvero buoni, in intensità e passione. Insomma quegli attori sembravano proprio bravi. Si trova poco di questa serie in generale, qui in occidente, e vi dirò che tra tutti i doppiaggi sentiti alla fine quello italiano è proprio il migliore, ma la versione cinese coi sottotitoli non ha paragoni ed io sono rimasta sconvolta. Mi è piaciuto da pazzi, e questo devo ammetterlo a dispetto dei grandi, grandissimi difetti che mostra qui e lì. Consta di 75 episodi, sicuramente una nota a favore, dato che non amo le serie infinite che si protraggono solo perché ci si mangia sopra.

Vi dico cosa penso di questo gioiellino, che non è perfetto, per niente, ma che mi ha regalato ogni volta quarantadue minuti di esaltazione totale.

First of all, per me è la versione bella di Game of Thrones. Ho seguito GoT e l’ho finito. Addirittura prima dell’ultima stagione ho fatto in tempo a riguardarmi le altre almeno tre volte l’una. Mi ha lasciato dentro il nulla. Non solo aveva tutti i difetti che serie del genere hanno, ma che mi faccio passare sotto al naso perché altrimenti non dovrei più guardarmi niente di niente, ma alla fine ha anche calpestato quel poco di buono che c’era e preso bellamente in giro tutti gli spettatori. Ripeto, l’ho guardato e questo è il mio pensiero. Probabile che per molti sia il telefilm migliore della storia.

Ho scoperto fin dal primo episodio di Tribes and Empires che la sua ispirazione da GoT parte addirittura dalla sigla iniziale, ma che la cosa non mi disturba affatto. È una versione di GoT orientale molto più interessante, più bella esteticamente (parlo anche degli attori), e che toglie tutto ciò che di GoT stancava davvero fino alla nausea: sesso e brutalità senza alcun fondamento o utilità per la storia in corso. Le scene di sesso devono avere un senso logico quando le piazzi all’interno di un film o telefilm, per me, quando non ce l’hanno mi tolgono il novanta percento del piacere di guardare un film. Se voglio quelle scene so bene dove andare a prendermele e certi film porno (non etero, attenzione) hanno trame più interessanti dei film che si vedono al cinema.


E la brutalità a me sta bene, in particolare se si sta parlando di un fantasy o se si narra una storia ambientata secoli e secoli orsono, ma sangue e sbudellamenti a gratis non mi sconvolgono, mi fanno fare spallucce e non sono necessari. Per non parlare poi della totale mancanza di rispetto per l’arco narrativo di un personaggio. Quello mi fa proprio incavolare.
Tribes and Empires presta grande attenzione non solo a tenere fede a quelle che sono le caratteristiche di un personaggio, ma anche a dare soddisfazione al telespettatore quando si tratta di mettersi nei panni di un personaggio e seguirne le sorti; con una serie che non ha risonanza mondiale non c’è pericolo di vedersi sempre propinare lo stesso personaggio solo perché fa presa sul pubblico.

Le storie si raccontano come si devono raccontare, non per far piacere agli altri. Qui la storia è piuttosto semplice, anche se poi le dinamiche la complicano. Una profezia dice che Novoland conoscerà guerra e distruzione quando la nuova generazione arriverà a contendersi il trono di re del mondo. La cosa triste è che i tre giovani in questione erano amici ma proprio a causa di questa profezia hanno deciso di separarsi e considerarsi dei nemici fin da ora. Dunque: è la profezia che si realizza o se la profezia non ci fosse stata nulla sarebbe successo? Io AMO queste storie. Amo il fato, amo le profezie, amo i poteri magici. Qui è pieno di tutto ciò.


Ci sono creature fatate, una città sotterranea, il popolo dell’acqua, incantesimi, stregoni…

A volte accadono cose o i personaggi si comportano in modo tale da lasciarmi perplessa, ma devo sempre considerare la differenza di cultura e cercare di non pensare con la mia testa di oggi e soprattutto occidentale. Tipo certe scene si protraggono oltre il minuto magari solo perché di fronte all’imperatore prima di parlare i sottoposti devono inchinarsi tre volte. E tre volte si inchinano e tu devi stare lì a guardarli. Purtroppo la pecca atroce è che i personaggi femminili sono trattati in maniera terrificante, non c’è dignità alcuna per loro: né per il loro sviluppo personale, né per le loro storie. Tutte sono in funzione del personaggio maschile a cui volente o nolente si accompagnano e questa la trovo semplicemente incapacità di evolversi da parte degli scrittori. Va bene la cultura, ma fino ad un certo punto.

Oggi come oggi non mi sta bene questo scempio nemmeno se me lo si maschera come necessità: eh, si sta raccontando una storia ambientata in un tempo in cui le donne non contavano un cazzo e bisogna per forza fare così. No, amici cari scrittori, non importa, la storia la stai raccontando a me ed io voglio quello che ha fatto Lin-Manuel Miranda con Hamilton, in cui il cast era multietnico anche se stava raccontando la storia dei padri fondatori americani che erano tutti bianchi. Che mi frega della plausibilità? Voglio soddisfazione. Ed è lo stesso per le donne. Sforzatevi di raccontare storie senza ricordare a tutti, per forza, che le donne in passato non contavano un cazzo. Un po’ di fantasia. E poi è un fantasy, no? Che cazzo di plausibilità deve esserci in una storia che ha stregoni, lupi mannari e sirene?


Che le donne non contano un cazzo, quella è la plausibilità unica che serve sempre, certo. Ma in questo caso non è neanche tanto il problema che le donne non contano nulla, è proprio che, anche quando contano, di fatto sono calpestate da ogni parte. Poor writing. E sono qui lo stesso a dirvi che la serie vale la pena. Vi racconto meglio come tutto comincia. Il Paolo Fox di corte dispensa profezie come se piovessero e alla nascita dei nuovi bebè ne ha una per ognuno. Uno diventerà un mostro che distruggerà tutto, l’altro lotterà per il trono e porterà distruzione, un’altra ancora diventerà imperatrice.

E siccome tutti credono al Paolo Fox di corte ogni bambino viene sistemato fin dalla più tenera età; uno viene rinchiuso a palazzo, l’altro lasciato in mezzo ad una strada… E poi tutti questi bambini così ben cresciuti si ritrovano a palazzo all’inizio della storia e diventano amici. Il problema è che secondo Paolo Fox non potranno rimanere amici per sempre, no? E quindi già che ci sono si evitano disturbi futuri e si giurano guerra fin da subito. “Ci rivediamo qui fra quattro anni e scateniamo l’inferno.” Più o meno. La cosa esilarante è che ad un certo punto la storia procede nel futuro, così all’improvviso passano quattro anni.


E tutti gli attori ragazzini cambiano e diventano attori più o meno della mia età. Dai quattordici anni ai diciotto ti cambiano i connotati? No. Ma questi poi si incontrano per strada e si riconoscono pure che io dico, ma come fate? Siete persone completamente diverse… Dopo quattro anni mica ti cambia la faccia. Io le mie compagne di scuola le riconosco tutte anche se son passati vent’anni. E va beh, non mi lamento per nulla perché il mio preferito, Muyun Sheng, interpretato da Huang Xuan, per me vale tutta la serie sia come personaggio che come viso da guardare.

Poi vedrete belle scene tipo:
“Papà, dopo anni e anni finalmente ti ho ritrovato!”
“Eh, ma io ti avevo buttato nel fosso mica per niente.”
“Allora mi volevi morto?”
“Eh, sì…”
“Ok.”
E il figlio in questione si pugnala.

Adesso io ho esagerato, però la linea è quella e vi giuro che è interessantissimo immergersi in scene che a noi sembrano assurde, ma che invece sono fatte benissimo, recitate con l’anima, appassionate, tragiche. Consiglio davvero la visione. Che poi le particolarità del tutto orientali di questa serie la rendono più interessante proprio per quello. É un telefilm avvincente che spesso e volentieri chiude le puntate con veri e propri cliffhanger. E che usa tagliare scene all’improvviso per poi mostrare cos’è accaduto in quel momento solo molto tempo dopo, in modo da tenere viva la curiosità e soprattutto non far mai dimenticare le varie trame e sottotrame da seguire.


Inoltre mostra spesso flashback di cose mai viste prima, quindi denota una capacità narrativa non da poco; girare una scena sapendo di doverla usare solo molte puntate dopo mostra la volontà di pensare avanti e avere un progetto già in mente, cosa che non si può dire di molte altre serie oggigiorno. Non vi dico cosa penso né del finale né di altre vicende accadute nel corso della serie perché non voglio spoilerarvi nulla, ma se l’avete vista o la vedrete e ne volete parlare sapete dove trovarmi.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.