Backbone – Recensione – PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S

Backbone ha un’anima particolare, percepibile fin dal primissimo approccio con il gioco, avvenuto tramite una versione di “prova” esclusiva PC; solo in seguito il prodotto di EggNut ha mostrato tutto il suo potenziale sia agli utenti personal computer, in data 8 Giugno 2021, sia agli utenti console, il 28 Ottobre. Proprio grazie al suo approdo su macchine da gioco, e nello specifico dentro l’offerta Xbox Game Pass, ho potuto metterci le mani sopra, e… beh, questa recensione vi farà capire com’è andata a finire.

Backbone – Recensione – Un noir-distopico che non sa cosa vuole essere.

Howard Lotor è un procione-detective dall’indole solitaria e dai pochi quattrini in tasca: costretto a svolgere perlopiù indagini riguardo piccoli furti e tradimenti, la vita del nostro protagonista scorre abbastanza lentamente, infusa della costante sensazione di star sprecando tempo e di non stare minimamente contribuendo al benessere di una società di cui, in fondo, a Howard non importa poi molto. O almeno crede, perché ben presto le carte in tavola si mischiano e Lotor si ritrova con le mani in pasta ad un caso che si rivela essere molto più grosso di quanto previsto, pronto a portarlo dentro la corruzione del sistema della città e contro potenti famiglie, scagnozzi agguerriti e qualcosa di ancor più sinistro, che non intendo svelarvi in questa sede.

La trama di Backbone parte con delle forti tinte noir, molto classiche, ma ben proposte al giocatore; amo questo genere di narrativa e ammetto di avere un debole per le storie con animali antropomorfi come protagonisti (Sly Cooper è l’unico colpevole del mio amore per questo genere di rappresentazione e per i procioni… scusatemi), motivo per cui mi sono gettata a capofitto in quella che sembrava essere un’avventura grafica fortemente storydriven e che inseriva, fin da subito, tutti quegli elementi base che notoriamente apprezzo: un protagonista anti-mondo e socialità con forti problemi relazionali, una partner pronta a fargli cambiare idea su tutto, un caso da risolvere ben più grande del previsto e una città piena di tombini, luci al neon e bottiglie di whisky rotte sui marciapiedi. Un paradiso… credevo.

Il problema è che Backbone perde ben presto quella narrazione noir per invischiarsi in qualcosa di molto più paranormale e fantascientifico, che se ben rappresentato sarebbe anche stato interessante, ma che non ha reso come avrebbe dovuto: ad un tratto le vicende di Howard si fanno confuse, oniriche, a tratti fin troppo incomprensibili; la storia comincia ad essere “accennata”, più che raccontata, e alcuni personaggi spariscono nel nulla o vengono liquidati con eccessiva facilità.

Si arriva ai titoli di coda con uno sguardo confuso, non propriamente consci di quanto sia accaduto e turbati dalla piega degli eventi, lasciati volutamente in sospeso per un sequel che, se posso essere onesta, non so se voglio vedere. Ed è un peccato, ve lo assicuro, perché inizialmente il gioco aveva tutte le carte in regola per coinvolgerci, soprattutto grazie al suo malcapitato protagonista e all’aria corrotta della città distopica in cui vive.

Con le ore di gioco che avanzavano, circa 5 per terminare l’avventura, vedevo scemare il mio entusiasmo e aumentare quel senso di disapprovazione tipico di chi in un progetto ci aveva davvero creduto, ma è rimasto deluso. Non voglio dire, con questo, che Backbone non abbia niente da dire, e anzi probabilmente con il tempo mi verrà anche voglia di cimentarmi nel suo seguito (se verrà sviluppato)ma… beh, qualunque cosa volesse dirci, forse poteva dirla meglio.

Backbone – Recensione – Perdere pezzi per strada…

Anche da un punto di vista puramente ludico, Backbone parte con l’acceleratore e perde lentamente pezzi, finendo per fermarsi bruscamente e senza motivo.

Ad inizio gioco ci vengono presentate alcune meccaniche tipiche delle avventure grafiche, come le risposte a scelta multipla, piccoli enigmi votati alla logica e addirittura alcune fasi stealth in cui il protagonista, da accovacciato, deve evitare di essere visto dal “nemico” di turno. Peccato che tutto questo non venga mantenuto fino alla fine e che anche nella realizzazione delle fasi di gameplay il gioco non risulti troppo deciso, trasformandosi in una visual novel dall’esito già stabilito.

Le risposte multiple servono infatti solo a delineare il profilo psicologico di Howard (anche parzialmente, oserei dire) e non a cambiare realmente il percorso della storia, destinata ad evolversi e concludersi per come previsto in prima battuta dagli sviluppatori. L’elemento “enigmistico” del gioco si ferma ad un paio di sezioni rilevabili nella prima oretta di gameplay, sorte condivisa con le fasi stealth, due ad inizio gioco ed una verso le battute finali.

Ben presto vi renderete conto di stare, a tutti gli effetti, leggendo una storia piuttosto che influenzandola. Se le intenzioni della produzione fossero state queste fin dal principio non avrei mosso alcuna mozione in merito, ma uno straccio di gameplay c’era ed è stato un peccato vederlo sfumare.

Insomma, anche sotto questo punto di vista il gioco di EggNut non spicca e si perde per strada, lasciandoci confusi e dispiaciuti.

Backbone – Recensione – Animali antropomorfi: che passione!

La pixel art piace e non piace: a me, tendenzialmente, non piace… ma mi piace fare doverose eccezioni. Backbone è una di queste, con delle ambientazioni ben rese e delle animazioni dei personaggi sufficientemente fluide e gradevoli, con espressioni facciali restituite al giocatore in modo convincente. Ottima la scelta cromatica per la città e gli ambienti circostanti, tutti differenziati e capaci di far respirare la distopia immaginata dagli sviluppatori.

Inoltre, l’ho già detto ma voglio ripeterlo, amo gli animali antropomorfi e ritrovarmi a parlare con orsi in tailleur, volpi dal cappotto verde e lupi-dottori con una forte tosse e un camicie bluastro è stata un’esperienza straordinaria per la fangirl di Blacksad che alberga in me. Lo stile narrativo rende bene attraverso queste creature, molto bene, al di là di qualsiasi considerazione strettamente personale.

Il gioco non presenta doppiaggio alcuno, poiché usa solo una forma scritta per esprimere i diversi dialoghi, tutti in inglese; infatti, è assente la localizzazione italiana e sono consapevole che questo rappresenterà uno scoglio per alcuni: un vero peccato, perché nonostante i difetti di cui vi ho parlato, Backbone è un titolo che secondo me va giocato poiché troppo “particolare” per sfuggire agli amanti del noir-distopico. A me ha convinto poco sotto alcuni punti di vista, ma non è detto che per voi sia lo stesso.

Infine, buona la colonna sonora, con qualche brano che è finito dritto nella mia playlist; peccato solo per un mix audio che a volte fa cilecca, con volumi sballati e canzoni che vengono troncate di netto o che partono in momenti decisamente inopportuni.

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!