A study in Minions and Minionese – Despicable Me – Parte 3

A study in Minions and Minionese – Parte terza

Continuiamo la lunga analisi del comportamento dei Minions e del Minionese in questa terza parte di Despicable Me (Cattivissimo Me). Trovate le altre parti a QUESTO LINK!

Riprendiamo il discorso su Despicable Me e i Minions dal punto in cui, con l’ausilio delle bambine e dei soliti fidati Minions, Gru ruba di nuovo il raggio rimpicciolente. Purtroppo qualcosa va storto e Gru e i due Minions con lui rimangono chiusi nel caveau dove Vector tiene nascosto il raggio. Uno dei Minions dà fuori di matto per un attacco di claustrofobia e Gru cerca di calmarlo accarezzandolo.

Escono dal caveau passando dalla porta principale e si nascondono in un condotto di aerazione, sempre per il solito principio che nei condotti ci si trova di tutto oggigiorno. È troppo buio, c’è bisogno di illuminare il cammino, così qui scopriamo l’ennesima capacità dei piccoletti che è quella di illuminarsi al buio se vengono piegati in due e poi scossi con forza tipo i Glow Sticks. Così fa uno dei due con l’altro che un po’ acciaccato dopo gli scossoni fa strada agli amici per uscire dal condotto.

Dopo una serie di esilaranti acrobazie, tra le quali uno dei due Minions che riesce a stare appeso ad un buco nel pavimento e a tenere con l’altra mano sia Gru che l’altro compagno (again, tough and strong Minions), i tre escono dal covo di Vector con il raggio e si riuniscono alle bambine fuori sulla strada. Assistiamo da qui in poi al progressivo intenerimento del malvagio Gru che non può resistere alla dolcezza delle bambine. Questo infastidisce non poco Nefario che lo giudica troppo distratto per continuare la missione.

Urge una prova della sua devozione alla causa, quindi Gru contatta in videochiamata il suo sponsor e gli mostra che ha il raggio rimpicciolente. Come glielo prova? Rimpicciolendo uno dei Minions, il povero Kevin. Ma non lo stesso Kevin dell’inizio, e nemmeno quello del prossimo film, badate bene, perché questo non ha i capelli. Quindi o il Kevin dell’inizio si è rasato (e può essere, per carità) oppure uno dei tanti, famosi omonimi compare proprio ora. E come fanno a distinguersi tra loro rimane un mistero appeso a capelli, numero di occhi e altezza.

Le bambine interferiscono un po’ con la conversazione, chiedendo di poter ordinare una pizza con “Stuffed crust” frase alla quale un Minion risponde incantato “Oooh, stuffed crust” sempre per il principio dell’apprendimento della lingua straniera da parte delle creature. A questo punto lo sponsor di Gru lo liquida dicendogli chiaramente che non finanzierà mai più i suoi piani perché lui non è affidabile.

Tristemente Gru deve dare comunicazione ai suoi Minions che non potrà più assicurare loro un posto di lavoro, così scende in laboratorio e qui trova i Minions in pausa; la stanza ricreazione è meravigliosa e tutta per loro: hanno il pavimento che riproduce un campo da calcio, il gioco delle freccette, il tavolo da ping pong… Alcuni di loro infatti stanno giocando a ping pong (due contro uno, vai a sapere perché) alcuni guardano gli altri che giocano a ping pong, ma i più belli sono Mark, Tim e Phil che ancora sono nei loro travestimenti. Ve lo dicevo che apprezzano.

Qui ci potrei trovare una spiegazione, volendo essere seria. Ogni Minion, pur essendo molto simile a tantissimi altri perché le combinazioni altezza, numero di occhi, stazza e capelli sono limitate, è assolutamente unico. Io difficilmente li distinguo, a parte Kevin, Bob e Stuart per ovvie ragioni, ma loro sono davvero diversi tra loro, come gemelli con personalità proprie. Infatti Gru, che li conosce da quando era piccolo, li distingue perfettamente. Ecco, direi che certi di loro apprezzano anche il fatto di essere diversi nell’aspetto, perciò se possono restano vestiti da papà, mamma, bambino, poi vedremo la cameriera… Come i gemelli che ad un certo punto non si vestono più identici, direi.

La triste comunicazione viene fatta di fronte a tutti i Minions: “Siamo al verde, niente razzo per andare sulla Luna” causando singhiozzi e disperazione generale; Phil, quello ancora vestito da neonato, si attacca al biberon per il dispiacere. Ma l’ennesimo momento tenerezza sta per sopraggiungere, quando le bambine offrono il loro salvadanaio per la causa e così fanno anche i Minions privandosi di quello che hanno. Chiamano il Boss a gran voce: “EH! EH! BOSS! PE LO PU!”

Chi allunga una banconota, chi due, chi un orologio d’oro, chi un portafoglio pieno, chi una corona tempestata di diamanti. Eh, insomma, si decide di costruirsi il razzo da soli ché magari i soldi bastano. Considerando quanti sono i Minions, se anche solo la metà mette a disposizione una corona d’oro… Che poi mi chiedo: com’è che alcuni hanno un Rolex, mentre altri solo due dollari? Ecco. Mi sa che alcuni di loro fanno la bella vita e non sono portati al risparmio. Vai tu a sapere come riescono a piazzare sul mercato corone d’oro rubate in giro ai sovrani del mondo. Minions maghi della ricettazione.

L’entusiasmo per la ritrovata speranza è collettivo, alcuni Minions partecipano attivamente alla costruzione del razzo, altri meno attivamente, altri ancora osservano le bambine mentre provano i loro passi di danza classica e le imitano… Beccandosi cazzotti dai compagni. Gru è ormai diventato una massaia e Nefario ne ha piene le scatole. Deciderà di prendere provvedimenti.

Nel frattempo, nel laboratorio dove il razzo sta prendendo forma, accade una cosa strana: alcuni oggetti precedentemente rimpiccioliti cominciano a riacquistare la loro antica forma. Sarebbe una cosa importante da dire al Boss, ma i Minions che sono lì accanto e dovrebbero accorgersi della cosa si stanno divertendo alla fotocopiatrice. Uno dei tre ci si è seduto sopra con la tutina calata sulle gambette e si sta fotocopiando il sedere; gli altri due prendono le copie che mano a mano escono, tutte identiche, e sghignazzando esclamano: “BUTT!”

Il bello è che se lo devono fotocopiare, per ridere. Sarebbe sufficiente star lì a guardare il compagno con le braghe calate, invece è la fotocopia ad essere esilarante. Anche quando l’oggetto rimpicciolito ritorna gigante ai tre poco importa e, dopo un iniziale sgomento, tornano a ridere sulle fotocopie. Oh, a colori, ci terrei a precisare.

Bear with me, la prossima settimana concludiamo Despicable Me.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.