Tornare a vincere (2020) – Recensione – Gavin O’Connor

Tornare a vincere (2020) – Recensione

Fare un film originale è possibile, a prescindere dalla trama. Lo dimostra Gavin O’Connor con questo bellissimo film di sport. Qui la recensione!

È incredibile come di storie sportive se ne vedano e rivedano ogni giorno, senza che vadano a perdere la loro essenza e senza stancare lo spettatore. Hanno qualcosa che colpisce e piace a tutti; qualcosa che sprona a rivederli, perché in quel protagonista rivediamo parte di noi, la parte più fragile e colpita di noi stessi. Facendo il tifo per il protagonista, tifiamo anche per noi, in un irripetibile gioco di specchi, che è un po’ il cinema stesso. Siamo il ragazzo vittima di bullismo di Karate Kid, siamo Rocky, nel quarto film della serie di Silvester Stallone, mentre vendica il suo amico Apollo, siamo quella straordinaria Hilary Swank, in Million Dollar Baby. Dimentichiamo noi stessi tanto siamo immersi nello sforzo del tifo, del trionfo o della sconfitta di quello che, dopo un paio d’ore di visione, è divenuto un po’ il nostro beniamino.

Ce ne sono tanti di film sportivi e ne possiamo vedere su ogni sport, talvolta assistendo alla stessa storia trita e ritrita, sempre meno diversa dalle altre. Eppure, spesso ad essere importante in un film non è tanto l’originalità della storia (totale utopia!), quanto il tono con cui viene raccontata. Quello può davvero fare la differenza, specie se è insolitamente cupo e malinconico come in Tornare a vincere di Gavin O’Connor. Il regista in questione ha il merito (e non è cosa da poco) di aver preso una storia già sentita e di averla narrata con un tono nuovo.

Una scena tratta dal film

In questo film del 2020, la trama si incentra su un ex campione di basket, Jack Cunningham, che tenta di dare una svolta alla sua vita insegnando ad una squadra di basket del suo liceo. Nulla di nuovo, in effetti; nulla che non si sia sentito tante altre volte. Perfino la saga di Rocky termina con il campione di boxe, ormai più in là con l’età, che insegna al figlio del suo ex rivale e amico. Eppure, la storia di quest’ex giocatore, la cui carriera è sul viale del tramonto, assume qualcosa di inedito proprio grazie alla regia, a questo tono che O’Connor predilige e che viene ancora più messo in evidenza dalla scelta assai sensata della colonna sonora, intima e in linea con il film.

Tornare a vincere – Recensione – Un intenso Ben Affleck, finalmente al posto giusto!

Un ottimo film, non c’è che dire, e con un protagonista niente male, interpretato da un intenso Ben Affleck, finalmente al posto giusto. La realtà viene mostrata attraverso gli occhi del suo protagonista e, perciò, tutto il film passa attraverso le sue lenti: nelle prime scene, dove sarà abbattuto per un grave lutto e perennemente offuscato dall’alcool, le inquadrature saranno spente, scure; diverso è da quando inizia ad insegnare per questa piccola squadra che, con una guida adeguata, sarà finalmente in grado di conseguire una serie di inattese vittorie. Il centro del film è proprio l’ex campione e – attraverso questa scelta registica equilibrata, che non mira alla spettacolarità visiva – si entra ancora di più nell’animo del protagonista, si scende negli inferi del suo dolore.

Una scena importante del film

Le inquadrature si fanno più luminose, proprio quando gli viene offerta una via d’uscita e la narrazione diegetica rompe con le solite immagini, scene di vita quotidiana, che si ripetono nella prima parte del film, per dare l’idea della monotonia che Jack non intende più vivere. Il regista ci fa intravedere tutta la sua umanità, il rapporto con il padre, la sorella, la moglie. Rende l’uomo materia del film e la squadra un’occasione personale di rimonta.

In conclusione, un film che merita di essere visto

Tornare a vincere merita di essere visto, certamente per l’importante lezione di vita che impartisce, che non vuole essere la solita sviolinata che dopo ogni caduta ci si possa sempre rialzare, senza accusare colpi. Piuttosto che col dolore si deve e si può imparare a convivere, nonostante le continue ricadute, che spesso mettono a repentaglio tutti i progressi. Questo non ci impedisce di tornare in sella e rimettere nel giusto binario la nostra vita. C’è sempre speranza di tornare in sella, mettersi in gioco, ricominciare e tornare a vincere. E così, con un tale messaggio e un tono inedito, Gavin O’Connor riesce a non fare il solito film di sport, sfuggendo ai soliti cliché e a quelle scene fin troppo viste. Dunque, non ci sono scuse che tengano. Un bravo regista lo sa bene. Non ci credete? E, allora, buona visione.

Adele Porzia
Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...