The Devil Has a Name (2019) – Recensione – Edward James Olmos

The Devil Has a Name (2019) – Recensione

Nell’ultimo film di Edward James Olmos, distribuito da Koch Media, un coraggioso agricoltore inizia una vera e propria battaglia contro l’impero del petrolio

Il contesto

La Central Valley californiana è una delle aree agricole più produttive al mondo, tra le più significative per l’approvvigionamento alimentare degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, la pratica delle compagnie petrolifere di scaricare acque reflue in bacini adiacenti ai terreni agricoli della Central Valley ha suscitato numerose proteste.

L’ultimo film del regista e attore Edward James Olmos, The Devil Has a Name, è un dramma ispirato ai reali eventi legati alla contaminazione dell’acqua nella Central Valley.

La trama

Il film si apre con un’immagine suggestiva: il contadino Fred Stern (David Strathairn), recentemente rimasto vedovo, si trova in un boschetto di mandorli.

La lucentezza dei fiori sparsi sul terreno crea un’atmosfera idilliaca.

Sì tratta, però, di una mera illusione. Un’ombra minacciosa cala infatti sui terreni di Stern, che comincia ad osservare i primi segni dell’inquinamento ambientale. Il tutto proprio quando il rappresentante di una compagnia petrolifera che possiede la vicina piattaforma (Haley Joel Osment) cerca di fargli vendere la sua terra a basso costo.

Il responsabile della fattoria di Fred, Santiago (Olmos), sospetta che si tratti di un atto criminale. Da quel momento, Stern – con l’aiuto di Santiago e dell’avvocato Ralph Nader  (Martin Sheen) – inizia una lotta per far sì che la compagnia petrolifera venga incriminata.

Ottime interpretazioni

Tra i punti di forza del film figura sicuramente l’interpretazione di Strathairn, Olmos e Shee, in grado di concretizzare al meglio il difficile equilibrio su cui Olmos ha voluto costruire il suo film, che unisce il cupo racconto della minaccia ambientale a simpatiche scene da commedia.

Le incertezze del film

Tuttavia, The Devil Has a Name sembra mancare di coerenza.

Al forte impatto visivo della scena iniziale segue un piattume generale che si estende per tutta la durata del film.

Inoltre, il taglio thriller della pellicola appare forzato e fuori luogo, quasi come se fosse stato inserito per conferire alla storia un po’ di proverbiale “pepe“.

Di contro alle intenzioni iniziali, tale impostazione finisce per genare più confusione che suspense.

Il personaggio di Pablo Schreiber è il villain principale, un minaccioso intermediario mandato dalla compagnia petrolifera sia per intimidire Stern a lasciar perdere la causa che, stranamente, per deridere il personale della compagnia petrolifera in loco. In una scena in cui la manager locale della compagnia petrolifera, Gigi (Kate Bosworth), manifesta un evidente crollo mentale, il personaggio di Schreiber sembra incoerentemente gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Ciò che si perde in tutto questo dramma artificioso è chi sono in realtà i veri villain della storia: la compagnia petrolifera e il sistema governativo che pone gli interessi delle grandi compagnie al di sopra dei diritti della gente del posto.

Cos’è realmente The Devil Has a Name

È chiaro che nei progetti di Olmos vi fosse l’idea di creare un film che fosse una sorta di “chiamata alle armi” su una serie di questioni di primaria importanza: il contesto politico nell’era Trump, i diritti degli immigrati e la scappatoia politica che permette alle compagnie petrolifere di scaricare rifiuti tossici nei bacini di acque reflue in California.

Il film finisce, però, per essere una storia sul valore redentivo dell’amicizia. The Devil Has a Name riesce infatti a farci empatizzare con Fred e Santiago, piuttosto che a smuovere le nostre coscienze nei confronti del tema ambientale.

Il Blu-ray di Koch Media da noi testato

Il film è disponibile grazie al Blu-ray distribuito da Koch Media.

Formato video: 16:9 (2.39: 1) – 1920×1080 pixel, 24 frame al secondo

Lingue: Italiano 5.1 DTS – HD Master Audio; Inglese 5.1 DTS – HD Master Audio

Sottotitoli: Italiano

Contenuti extra: Trailer

Qualità audio e video impeccabile.

Simona Corrado
Classe 1996, nata a La Maddalena ma cresciuta a Bari, è laureata in Traduzione specialistica. È una grande appassionata di film, serie tv e libri, su cui ama discutere e confrontarsi. Si è da poco addentrata nel magico mondo dei giochi da tavolo e, in particolare, dei giochi di ruolo. Crede fermamente nell’idea che “la bellezza salverà il mondo”, motivo per cui attribuisce all’arte e all’intrattenimento un valore assoluto.