Dolor y Gloria (2019) – Recensione – Pedro Almodóvar

Una delle più belle scene del film

Dolor y Gloria – Recensione – Netflix – A lezione di cinema dal grande Almodóvar

Netflix aggiorna il suo catalogo e inserisce dei film memorabili. Uno di questi è certamente Dolor y Gloria. Non solo un’occasione imperdibile per una prima visione o un rewatch, ma una scusa per ammirare la tecnica e i contenuti di un film complesso e intimo del regista spagnolo, in attesa di vedere Madres Paralelas.

Dolor y Gloria – Recensione – Netflix ci fa un gran regalo!

È una domenica sera, fuori si addensano le nuvole e si alza un vento leggero. Quale occasione migliore per restare a casa e aprire Netflix? Un’azione che effettivamente potremmo ripetere tutte le volte che vogliamo, senza che vi siano delle particolari condizioni metereologiche o psicologiche, perché sedersi e godersi un buon film o serie tv è sempre di beneficio all’anima, specie ora che si è nuovamente immersi nel lavoro e nelle attività scolastiche.

Quindi, apriamo Netflix e ci tocca scegliere cosa guardare, operazione di certo non semplice. Esploriamo l’immenso catalogo e l’occhio ci cade su un film da poco inserito, che ha fatto ben parlare di sé nell’anno della sua uscita e anche dopo, una volta completata la distribuzione delle sale. Candidato come miglior film straniero agli Oscar, ma in un’annata poco favorevole, ove a dettare legge era Parasite, il film di Bong Joon-ho. Eppure, Dolor y Gloria è un capolavoro (possiamo usare questo termine tanto spinoso senza remore), un film struggente, poetico, bellissimo. E vale la pena farlo avviare sullo schermo del pc o del televisore, godersi ogni fotogramma e andare a scuola di cinema da Pedro Almodovar. E dopotutto, ogni volta che si rivede una gran bel film è come vederlo per la prima volta.

Il cast completo di Dolor y Gloria

Dolor y Gloria – Recensione – Un gran film intimistico

E non solo Almodovar ci dà lezioni di regia, fotografia o sceneggiatura, ma ci permette di avvicinarci un po’ di più alle sue intenzioni artistiche e alla sua carriera. E infatti molto ritroviamo del regista spagnolo in questo film. Molto sull’uomo e sull’artista, in  un film intimo e introspettivo, che scava a fondo nelle emozioni dell’umano, in quella che è una dolce esplorazione nelle paure, nelle malattie, negli affetti, fino a scoprire l’origine della vocazione artistica del personaggio e del regista stesso.

I film su registi e attori sono parecchi, nonché sull’artista alla ricerca di se stesso. Ma è quanto mai curioso che nel 2019 molti dei grandi film prodotti nascano dal desiderio del regista di parlare di sé, un po’ come ha fatto Almodovar in Dolor y Gloria. Si pensi a C’era una volta ad Hollywood di Quentin Tarantino (film tra i più belli del regista, eppure affatto trattato come meritava a Cannes) oppure al film di Martin Scorsese, The Irishman, con cui si congeda da un genere che gli ha dato tanto, non solo in termini di fama e fortuna presso gli spettatori paganti, ma che gli ha dato un peso enorme nella cultura popolare e nell’immaginario.

Antonio Banderas, in una delle scene iniziali del film

Dolor y Gloria è, quindi, un film intimistico, che ripercorre le origini del cinema di Almodovar, torna alle radici, rivela molto di quell’animo, di questo regista dall’irriducibile fantasia. Un cinema che è deliziosamente femminile, che dà voce agli ultimi, agli omosessuali, ai trans, agli artisti. Un cinema che sorprende sempre e si mostra sempre vario e diverso, toccando piano e armoniosamente le corde tesissime dell’animo. Le inquadrature si fanno, più che in altri film, quadri da ammirare. Interessante l’uso dei colori, che risaltano nella fotografia. Colori che solitamente sono accesi e allegri, come il rosse e il giallo – si pensi ad Atame, Volver, Todo sobre mi madre, Julieta – lasciano a spazio a sequenze oniriche ove a risaltare sono l’azzurro e il bianco. Lo spettatore faccia attenzione ai flashback sull’infanzia, dove Pedro Almodovar intende trasmettere tranquillità. Le fasi dell’infanzia sono quelle registicamente più interessanti, ariose, mai claustrofobiche o irregolari. Viene spesso adoperato il carrello e vi sono scene di ampio respiro, che ci fanno ritenere enorme la grotta entro cui vive.

Dolor y Gloria – Recensione – Un film complesso ed elaborato

È un film complesso, che viaggia principalmente su due binari, combinando il passato e il presente di un regista spagnolo Salvador Mallo (Antonio Banderas), quasi due film diversi che vengono tenuti insieme dalla voce narrante. La sceneggiatura è brillante, specie nelle scene che descrivono il presente del protagonista. Rivelano i suoi sogni, ricordi, le relazioni fallaci. Tutto viene messo nero su bianco, raccontato senza finzione o retorica attraverso lo schermo. E l’infanzia del protagonista, dietro cui si profila quel caro Almodovar, assume un’iconica grandezza, circondata com’è da quell’alone di sogno, in quella Spagna contadina (che sembra quasi collocata nelle bianche grotte della Grecia), povera, in cui la gioia più grande per un bambino era studiare, andare al cinema, stare all’aria aperta e sognare. Si vive, insieme al piccolo Salvador, in quelle prime case, che sembrano grotte bianche scavate nel terreno. Si ammira la forza e la bellezza che irradia la madre del bambino, interpretata in modo magistrale da Penelope Cruz.

Antonio Banderas nel ruolo di Salvador Mallo

Eppure, anche una storia di sofferenza, fisica e spirituale, che accompagna il regista nel suo cammino verso quella insperata e desideratissima gloria che, ormai, ha raggiunto. E ora che è giunto in auge, non gli resta che riflettere sulla sua esistenza e tornare indietro a quel bambino che era e al suo amore giovanile mai dimenticato, in una continua esplorazione della psiche, in una ricerca poetica dell’origine di tutto, che parrà quasi come il momento iconico in cui il filosofo platonico è uscito dalla grotta, godendosi la ritrovata libertà.

Actress Penelope Cruz on the set film “Dolor y Gloria” in Paterna, Valencia. July 17, 2018.

Ironia e problemi cronici di ogni tipo contraddistinguono questo protagonista, in questa bellissima fase del cinema di Almodovar, così meditata, trasparente, poetica, gremita di tutti gli insegnamenti che la vita e il cinema stesso gli hanno impartito. E come il piccolo Salvador – quando, impegnato a seguire le sue lezioni di canto, veniva esonerato dai frati dal seguire materie di certo più importanti – imparava dai viaggi tutto dai viaggi e dai suoi diversi problemi di salute, così noi impariamo come si dovrebbe fare cinema, proprio da lui, da Almodovar in persona. E con questa sofisticata e bellissima palestra, ci prepariamo a vedere presto al cinema il nuovo film di questo straordinario regista spagnolo: Madres Paralelas

Adele Porzia
Nasce nella provincia barese in quel del '94 con l'assoluta certezza di essere Batman. È in grado di vedere sette film al giorno e di finirsi una serie tv in tempi sovrumani. Peccato che abbia anche una vita sociale, altrimenti adesso sarebbe nel Guinness dei primati...