Silent Hill Revelation (2012) – Recensione – M. J. Bassett

Questa è una recensione di Silent Hill Revelation fuori dall’ordinario, piena di spoilers altrimenti non c’era gusto farla. Abbiate pazienza. In Silent Hill Revelation l’unica rivelazione è che è insopportabile, però quella non è tanto una rivelazione quindi che altro si può dire?


Provo a trovare altri argomenti. Dunque. La motivazione per cui sorbirsi Silent Hill Revelation c’è, o almeno credevo che ci fosse: le creature, i mostri di Silent Hill sono perfetti e valgono davvero la pena. Pyramid Head poi è uno spettacolo. Ma, ahimè, parlo solo dell’aspetto, poi in quanto a rappresentare una minaccia… Mica troppo. Per trama e regia non siamo assolutamente ai livelli del primo che, per carità, non era perfettamente in linea col gioco, ma il suo effetto lo faceva e i cambiamenti apportati alla trama non disturbavano. Ora, Silent Hill 3 come gioco non è di certo il mio preferito, però Revelation, che da esso prende ispirazione, è una sofferenza.

I dialoghi si fa fatica a non mandarli avanti veloci, non lo fai solo perché già la trama non ha senso così, figurarsi a skippare pure i dialoghi. Vedere Jon Snow e tutta la sua verve recitativa (gusti personali, eh?) poi non migliora la situazione. Riprese e regia sono lente come la morte per asfissia, noiose, fatte MALE. Dopo quindici minuti di film comincio a chiedermi quando potrò veder morire tutti quanti o almeno avere il piacere di vedere i mostri. In Revelation sentire la sirena fa l’effetto opposto di quello che fa nel gioco: sei felice perché finalmente, forse, succede qualcosa. Ma forse.

Al primo inseguimento peccato lei tiri su il tubo di ferro; avrei preferito vederla con la famosa mazza (maul) che tanto ha stupito i gamers nel gioco. La gioia nel trovarla… Dai ventuno minuti in poi rimane un film insopportabile, ma almeno si cominciano a vedere più mostri e scene gore. Tranne nel pezzo in cui lei ritorna a casa dopo aver scaricato Jon Snow. Poi vede la scritta sul muro COME TO SILENT HILL, col sangue, precisa, in Cyberlife Sans, e comincia a cagarsi addosso e allora chiede a Jon Snow di aiutarla.

Prima lo scarichi e poi lo infili nella merda, non è carino. Ad un certo punto scatta l’amore, due secondi dopo. Quando due secondi prima non c’era. Già un po’ lo senti che lui è destinato alla morte, perché è Jon Snow, però quando si trasforma in veggente e rivela di essere uno nato e cresciuto a Silent Hill sembra più Bran Stark. Rivela questa incredibile verità con la stessa emozione con cui leggerebbe la lista degli esami da fare in ospedale.

Lei: Every step of the way you lied!
Io: Ma every step quale? Che vi conoscete da due minuti e mezzo!

Semmai ha rivelato tutto troppo presto con un espediente narrativo che a me fa veramente rivoltare le budella che è quello del dialogo rivelatore. Gli ultimi dieci anni di vita di un personaggio tutti rivelati in un dialogo che non aveva manco ragione di essere cominciato.

Lui dice: The darkness is coming.
Ed io scoppio a ridere.
Certo, se non è winter, sarà darkness. Qualcosa is coming per forza.

Questo è l’unico sequel della storia che ha una decina di minuti spesi a ricordare il primo film, mica che qualcuno pensava di volerlo guardare o di averlo già visto. No! Ve lo ri-raccontano loro perché servono quei dieci minuti in più per un film che già è troppo lungo così. Poi quando mai si trova in giro a Silent Hill gente a caso che ci è finita dentro perché ha svoltato male all’angolo? Ma il bello di Silent Hill non è proprio il fatto che ci finisci dentro per dei motivi ben precisi e di solito, nei giochi, anche sensati?

Infatti la frase del povero Malcolm McDowell, altro bravo attore finito qui non si sa perché, e cioè: “There are many Silent Hills!” mi ha steso completamente.
Io: No, ce n’è una e la state rovinando.

Seriamente. Guardatelo. Perché per capirne la bruttezza non si può solo leggerla. Non riesco a spiegare quanto brutto è quel film e non lo salvano nemmeno i mostri. Perché tipo le infermiere, per me inquietanti da morire nel primo, qui vengono presentate in un contesto da ridere. Questi due entrano in una stanzetta portando sulla barella Jon Snow che deve essere… Torturato? Ucciso? Vai a saperlo. La stanzetta è piena piena di infermiere e ‘sti due per tenerle lontane le pungolano con bastoni che danno la scossa elettrica. Sì ma, rincoglioniti, quelle sono una decina e voi siete due poveri stronzi, lo vedete il problema? Ma dico… Non le conoscete le infermiere? Lo sapete che sono letali, no? Cosa state lì a fare i cretini, lanciate la barella con Jon Snow in mezzo alla stanza e scappate. Invece no, si fanno ammazzare.

E la scena non fa paura, è ridicola. Così come ridicola è la comparsa di lei, la protagonista, nella stanza; libera Jon Snow e ci mette quelle sei, sette ore, ma le infermiere non costituiscono problema. Altra scena inutile. I momenti di tensione risolti alla cazzo sono il motivo per cui questo film manda l’horror a farsi benedire. E credetemi che non capisco nulla di come è finito. Lei si ingloba la sua parte maligna? E la sconfigge con la sacra forza dell’amore? E perché Pyramid Head arriva a salvarla e combatte con la cenobita?

Misteri che, per carità, uno che ha giocato ai giochi magari arriva a risolvere con l’immaginazione, ma che palle. Perfino quello scontro finale tra creature è brutto. In questo capolavoro mai una gioia. La cosa incredibile è che alla fine nessuno muore, nemmeno Sean Bean. Però, dopo tutto il culo rischiato dalla figlia per salvarlo lui cosa fa? Rimane a Silent Hill, perché deve ritrovare la moglie che si era perso nel primo film. E chiede pure a Jon Snow di prendersi cura della figlia. Ma le senti le cazzate che dici? Che film terribile.


Di base io vorrei sottolineare che Silent Hill è un posto pieno di gente di merda; se vai a Silent Hill, se sei attirato a Silent Hill, qualcosa di male l’hai fatta tu o l’hanno fatta i tuoi parenti stretti e questo è un aspetto importante dei giochi che si perde nei film perché ci deve sempre essere un eroe al cinema, ci deve quasi sempre essere una morale da impartire. Questo film deve sapere che si becca una stella perché non posso dargliene meno. Vi lascio con questa espressione di Jon Snow che riassume tutto ciò che penso di questo film.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.