5 Film Horror del tutto a caso – Parte 2

Per i cinque film horror di oggi parlerei di cose belle e meno belle pescando sempre a caso.

 

Non si possono definire tutti film horror, per come intendo io horror nel mio vocabolario, ma di sicuro i film belli di oggi sono belli veramente. E quelli meno belli vanno sempre visti per principio

The Skeleton Key (2005), è un’opera che mi ha decisamente confusa.


Nel senso che il racconto trattava qualcosa di originale che poco si è sentito al cinema: il voodoo. O almeno io, a parte una puntata di X-files e qualche accenno in altri serial televisivi, ho visto poco a riguardo; forse in Solstice, film del 2008, c’era un sottofondo che rimandava a quello. Skeleton Key è proprio incentrato su quell’argomento e tutto ciò che succede ha a che fare con l’uso del voodoo.

La protagonista è un’infermiera che decide di lasciare la casa di riposo dove lavora per andare ad occuparsi di un anziano disabile in una villa sperduta nel bosco; pessima idea, nonostante l’anziano in questione sia John Hurt che avrei accudito anch’io. Il fatto che mi lascia sempre stupita è che queste giovani, qui Kate Hudson, hanno sempre un gran fegato ad infilarsi in stanze abbandonate, polverose, dove non arriva la corrente elettrica, da dove provengono strani rumori (che, dico io, non è normale perciò che controlli a fare? E poi che te ne frega?) e che sono chiuse a chiave, sigillate e hanno pure dei mobili davanti.

Eh, ma lei ha la Skeleton Key…Ad ogni modo bello e con un finale per niente scontato; forse mi hanno lasciata perplessa alcune scelte di sceneggiatura necessarie, ma che fanno apparire la protagonista un tantino imbecille. Insomma, va bene che non credi al voodoo, ma te ne capita una, poi due, poi tre…alla fine o sei tonta o il tuo cervello ha qualcosa che non va e dovresti farti vedere. Scegli tu.

The Mothman Prophecies (2002).


Questo è un gran bel film, anche se io l’ho trattato malissimo fino a poco tempo fa per ignoranza. Comincio a guardarlo un pomeriggio, ritrovandomi subito abbastanza sconvolta dall’incipit che tratta un argomento che mi mette una tristezza addosso direi assoluta. Eh va beh, questo mai mi farebbe dire che non è un bel film, solo che lo devo metabolizzare e non guardarlo tutto insieme. Lo lascio a un’ora e mezza dall’inizio con la sensazione che sia qualcosa di eccezionale. Lo riprendo e finisco il giorno dopo delusissima dalla conclusione e pensando di essere stata presa in giro.

E invece sono un’ignorante, perché non sapevo niente del libro che è stato scritto in proposito nel 1975 e del fatto che quegli avvenimenti sono accaduti sul serio e sono stati documentati proprio per la loro assurdità. Qualche volta la realtà sembra più incredibile della finzione (per dire una banalità che fa sempre bene) e così mi ero messa in testa che il finale fosse stato raffazzonato alla bell’e meglio per incapacità degli sceneggiatori, invece, essendo la verità, devo solo prendere atto delle cose strane che accadono nel mondo.

Avevo rimosso la scritta iniziale del film che annunciava dei fatti veri narrati, perché di questi tempi spesso si pubblicizza un film in questo modo giusto per attirare l’attenzione. Poi, chi lo sa, magari anche il libro racconta cazzate, sta di fatto che se anche solo la metà delle cose viste sono reali c’è da rabbrividire.

Ho riguardato Identity (2003) che consiglio a chiunque, anche visto sei o sette volte di fila. È un film che appaga.

Non è un horror, è un thriller in cui è impossibile dire dove si andrà a finire e anche quando si penserà di averlo capito in realtà ci si sbaglierà alla grande. Comincia tutto con due storie parallele: un condannato a morte e il suo ultimo colloquio per stabilire se è un malato di mente o meno e un gruppo di persone costrette loro malgrado a trascorrere la notte insieme in un motel.

Ho guardato la versione originale di Texas Chainsaw Massacre del 1974, quella di Tobe Hooper.

Come immaginavo una volta vista questa il remake appena appena accettabile va a farsi benedire. Ma, santa pace, rifate i film solo per divertirvi con lo splatter? Ma a cosa serve? Non vedete quanta tensione in più c’è nella prima versione dove non si vede praticamente nulla? Non lo capirete mai, infatti quasi tutti i remakes dei grandi horror del passato sono cagate immani che al botteghino tirano su soldi solo perché acchiappano un pubblico che non ha voglia di andare a cercarsi le versioni originali o che non si sente appagato dall’immaginare certe scene e le deve per forza vedere.

Se penso che hanno rifatto Nightmare mi viene da urlare di dolore. Freddy per me È Robert Englund, e come Robert deve essere ricordato. Dite e ridite che è l’icona horror per eccellenza e poi che fate, cambiate l’icona? Hanno rifatto anche Venerdì 13, Le colline hanno gli occhi, l’A-Team, Starsky & Hutch. Abbiate pazienza, no. Capisco perché, ma no. Concludiamo con una cazzata immane, perché mica pensavate di cavarvela con tutti titoli belli?

Autopsy (2008).


Qui sono scorrettissima perché ne parlo pur avendo spento a nove minuti dalla fine. Credetemi che quei nove minuti per sapere come si conclude ‘sta roba non li ho mai trovati. Ma tu, Robert Patrick, cosa ci facevi lì in mezzo? Bah. C’è il solito gruppo di ragazzini rincoglioniti (che se non muoiono per mano di assassini si ammazzano di droga e alcool, perciò…) che tira sotto in macchina un poveraccio che già bene bene non sta. All’arrivo dell’ambulanza nessuno dei cinque, o sei (non mi ricordo), si stupisce che i portantini siano parecchio strani: strattonano il povero ferito, lo sbattono in malo modo sulla barella, lo trattano da schifo.

Quando questi chiedono ai ragazzi se vogliono essere portati in ospedale loro cosa rispondono? Ma sì, certo. Non c’è nessuno ferito gravemente, almeno all’inizio non sembra, possono evitare di andare in ospedale, invece si infilano tutti su quest’ambulanza poco raccomandabile. L’arrivo in ospedale è ancora più bello, perché sarà normale che un ospedale enorme è completamente vuoto a parte un’infermiera pazza e due o tre dottori? Certo che è normale, se l’ospedale è la sede dell‘esperimento di un dottore (proprio il povero Robert Patrick) che è ancora più idiota dei ragazzi scelti come cavie da laboratorio.

L’esperimento consiste nel riportare in vita la moglie massacrata da un incidente stradale dandole pezzi di corpo e organi di altre persone (che poi non so se lei sia proprio contenta) in un groviglio di scene una peggio dell’altra che non hanno nemmeno la dignità delle torture di Hostel. Ripeto, non so dirvi nulla del finale, ma dubito che quei nove minuti mancanti abbiano migliorato la situazione.

In compenso vi narro l’unica scena bella del film che abbiamo quando la protagonista si nasconde sotto una scrivania per salvarsi dall’omone di turno giunto a sbudellarla. L’omone gira per la stanza di due metri per due e mica guarda sotto alla scrivania, che è la cosa più grande che c’è e non ci si può nascondere sotto, no.

Ti senti già deluso quando la porta si richiude e la protagonista esce subito da sotto la scrivania sentendosi in salvo (che poi non ho mai capito perché tutte ‘ste scene sono sempre uguali); invece colpo di scena! Per una volta l’omone non è tonto del tutto e la agguanta da dietro appena sbuca facendole anche prendere uno spavento da infarto. Prima che lei si liberi per l’ennesima volta il dottore riesce pure a farle un buco nel cranio senza anestesia. Ma perché si chiamerà Autopsy? Mica l’ho capito.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.