5 Film Horror del tutto a caso – Parte 1

Per parlare dei film horror che guardo devo necessariamente sceglierli a caso dal barattolo di tutti quelli visti. Ero, e a tratti sono ancora, una divoratrice di film da competizione. Oggi come oggi non riesco più a guardare film col ritmo con cui lo facevo prima, ma ho toccato anche gli otto al giorno nei tempi d’oro.

E più che altro film horror, perché si sarà capito che mi piace spaventarmi in modo passivo, quindi non tanto con un videogioco pilotato da me in cui la morte del protagonista è sulla mia coscienza, ma più guardando quello che combinano gli altri. Al presente trovo alcuni gameplay più avvincenti dei film horror, ma ancora ne guardo quando mi suonano bene.

Purtroppo quello è un settore in cui c’è una percentuale di vera e propria spazzatura così alta che a volte si capisce dai primi minuti di un film se ne vale la pena o meno. E ne vale la pena sempre meno. Questa sarà un’altra sorta di rubrica in cui parlerò delle mie avventure e disavventure nel mondo dei film horror visti tanto tempo fa. E parlerò di cinque titoli scelti del tutto a caso.

Amo la parola anziano usata a sproposito, e soprattutto su me stessa, ma ovviamente mai sul serio. Forse anziani si è a novant’anni, ma mio nonno di novantasette smentisce questa dichiarazione, perciò è sempre tutto molto scherzoso. I film di cui parlerò saranno molto anziani, cose uscite anni e anni fa.

Vi parlerò di questi film horror a caso dicendovi fin da subito, però, che io sono molto esigente in fatto di horror e che anche quando dirò che un film non mi è piaciuto non consiglierò mai di non guardarlo, perché io sono io e gli altri sono gli altri, soprattutto quando si parla di intrattenimento. Ognuno ha le sue idee e i suoi modi di spaventarsi. Cercherò di non spoilerare mai niente, ma se dovesse mostrarsi necessario avviserò prima.

Guardo tutto in originale, quindi dove possibile indicherò il titolo italiano, ma potrebbero anche essere film mai arrivati in Italia e quindi in quel caso si va di sottotitoli. Io vado di sottotitoli se non so la lingua, ma non uso MAI il doppiaggio, perché ritengo che la voce di un attore sia importante. Non sempre, ma quando la usa sì.

Mi spiego: in Hush (2016) quella meraviglia di Kate Siegel non ha avuto bisogno della voce per recitare da dio, ma in The Haunting of Hill House non sentirla recitare con la sua voce per me sarebbe stata una perdita non da poco. Mi ripeto, è importante: ogni cosa che dico su trama, attori, dialoghi e quant’altro è mia personale opinione. Mia.

Cominciamo coi film horror pescati a caso da quelli visti negli ultimi quindici anni. Babysitter wanted è un horror del 2008 che, devo dire, non mi ha deluso. Non posso considerarlo originalissimo, ma devo dire che il tema della povera ragazza che lavora come babysitter in una casa a dir poco curiosa mi affascina sempre.

Stesso tema centrale di The house of the Devil del 2009. 

Oh, capisco la facilità con cui si trova un lavoro del genere, capisco il bisogno di guadagnare qualche soldo per l’università, ma almeno considera l’idea di arrivarci, all’università, e di non morire prima.

Queste giovani si infilano in case enormi (manco fossero residenze di re ed imperatori), tutte in mezzo alla campagna più desolata, con finestre e porte ovunque, di modo che sia impossibile essere certi che siano tutte chiuse, e piene di gente con usanze assurde che io al solo vederle da lontano direi stasera mi mangio le unghie, se proprio non posso pagarmi un piatto di pasta, piuttosto che lavorare qui. 

In Babysitter wanted il problema di fondo lo si capisce quasi istantaneamente: il bambino non sta bene per nulla. L’unica a non capirlo è, appunto, la babysitter che avrà il suo bel daffare nelle quattro ore più lunghe di tutta la sua vita.

Questo film sfoggia due attori che a quanto pare viaggiano in coppia: Matt Dallas, che è il famoso Kyle XY della tv e il suo papà adottivo televisivo Bruce Thomas. Bruce mi piace assai più di Matt, che non brilla per grandi doti recitative, ma questo è un horror perciò di solito la cosa passa in secondo piano.

In The house of the Devil il problema è un po’ ovunque e la ragazza viene convinta con non mi ricordo quale cifra a stare lì un paio d’ore ad occuparsi di un’anziana.

Personalmente, anche qui, sarei scappata nel giro di un secondo e, con tutta probabilità, mi sarebbero corsi dietro per farmi fuori già in quel caso senza attendere oltre. Entrambi PASSABILI, non oso dire di più. Meglio di una puntata di The Vampire Diaries, per me, ma questo non è un risultato difficile da raggiungere. Non sono stata molto utile, lo so.

Veniamo a Pontypool (2008), un gioiellino canadese. I canadesi sono bravi a fare horror, ragazzi. Questa è forse una delle cose più azzeccate e spaventose viste negli ultimi anni.

Chiaro che ognuno si spaventa con cose diverse, ma questo mi pare abbia un po’ di caratteristiche in grado di coprire una vasta gamma di paure. É fatto con due centesimi ed un cast eccezionale. Tutto girato all’interno di una stazione radio che documenta, per quel poco che riesce e con gli inviati che ha all’esterno, un’improvvisa rivolta popolare nella cittadina di Pontypool.

Non si vede nulla, si sa ancora meno, le scene d’azione sono poche, ma è terrificante. Qualcosa c’è, là fuori, ma i tre poveri speaker sentono solo urla e piano piano cominciano a capire che quello che sta succedendo fuori probabilmente succederà anche a loro.  E la spiegazione a tutto ciò io l’ho trovata fantastica.  Non spoilero, come dicevo, ma è un film che non ho idea di come possa essere stato reso in italiano, visto che la sua bellezza ruota attorno alle parole e al loro significato.

Guardatelo in lingua originale (vi sussurro dandovi un colpetto col gomito), ve lo godrete cento volte di più. E in questo caso, ancora più che in altri, la versione originale sfodera tutto il sex appeal del protagonista (Stephen McHattie) che ha una voce, ma una voce… The collector (2009) è un altro gran bel risultato.

Se ci si ferma a tutte le cazzate che vengono proposte come attuabili allora si perde molto del gusto che si prova nel guardarlo; se invece si accettano come realizzabili alcune cose allora ci si cala in un’ora e mezza di ansia, tormento e palpitazioni per la sorte del povero Josh Stewart (a me sta simpatico, è il fidanzato/marito di J.J. in Criminal Minds) che si ritrova chiuso in trappola nella casa che aveva deciso di derubare (eh, il karma) in compagnia di uno che se definisci psicopatico è perché hai un vocabolario molto ristretto sulle patologie mentali.

E poi c’è Thirst (2009), coreano, che non solo consiglierei a tutti, ma che divulgherei su scala mondiale.

Merita un paio di parole in più rispetto agli altri. É difficile che guardi un horror senza prima leggerne la trama e vedere quanto dura. Le cazzate le posso mettere in sottofondo mentre faccio altro, questo andava seguito perché essendo coreano servivano i sottotitoli. Vedo che parla di vampiri e la mia faccia si contorce, primo, pensando alla fine che hanno fatto ultimamente i vampiri nei film e, secondo, ricordandosi che anche True Blood all in all non è stato un grande affare.

Ma certe volte ragiono fuori dai miei soliti schemi e a dispetto di tutto comincio a guardarlo. A circa venti minuti dall’inizio sono certa che questo film regalerà belle cose e sento che ci sarà una scena di sesso di quelle memorabili.  Io sono una che le scene di sesso le leverebbe da tutto, ma quando hanno senso e sono fatte bene perché no.

Brevemente, questo prete viene infettato dal virus della “vampirite” ma, come la Rice vuole, il suo cuore rimane quello di un essere umano tra il tormento della sete di sangue e il senso di colpa per aver osato assaggiare quello di un uomo in coma a cui lui stesso aveva appena dato l’estrema unzione.

Il bello viene quando il protagonista inizia a frequentare una ragazza che già non sta tanto bene di suo, pensate quando la trasformerà in vampira. É una mescolanza di azioni e pentimenti, di lucidi pensieri poi contraddetti dalla necessità di far emergere la natura di mostro, di riflessioni sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male.

Quasi sul finale c’è una scena “tarantiniana” che fa venire la pelle d’oca. Azzeccata nel sonoro, nella recitazione, nella mimica. I due vampiri invitano a casa degli amici e la caccia della femmina (perché lei diventerà subito una spietata assassina senza alcun senso di colpa) che partirà qualche tempo dopo sarà tanto brutale quanto naturale. Lei uccide come un predatore uccide ed è così che un vampiro deve essere.

Guardatelo guardatelo.

 

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.