Black Mirror – Speciale 2014 White Christmas

Quando descrivo Black Mirror come una collection di film perfetti nella loro brevità, mi riferisco in particolare a questo gioiellino di speciale che in sé racchiude quattro storie diverse, se non di più.


In particolare qui nello speciale di Black Mirror White Christmas mi interrogo su uno dei temi trattati fin dalla quarta stagione del nuovo Doctor Who, quella con Tennant. E questo episodio non sarà neanche l’unico a toccare l’argomento, lo stesso che in parte abbiamo toccato anche con Be Right Back. Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto questo non è solo uno speciale ricco dei classici temi di Black Mirror, ma è anche pieno di trame e sottotrame ed è un concentrato di tecnologia dagli usi piuttosto variegati.

Matt e Joe sono insieme in una baita, è il giorno di Natale. Dalle poche battute iniziali capiamo che sono cinque anni che i due condividono lo spazio lì dentro e sono costretti, imprigionati lì. Per quale motivo? Siccome a Joe non piace molto parlare, Matt decide di sbottonarsi per primo e racconta la sua storia. Usando la tecnologia degli Z-Eyes (molto simile al grain del secondo episodio) si possono registrare e guardare in tempo reale immagini e suoni tramite gli occhi di un’altra persona. E Matt per divertirsi faceva parte di questo gruppo online i cui membri, a turno, si imbucavano ai party e cercavano di sedurre una ragazza per poi avere uno spettacolino hard da guardare tutti insieme in allegria e all’insaputa della malcapitata.

Al di là dell’evidente squallore impariamo però che Matt ha un’innata capacità di comprendere e leggere le persone, tanto che è un po’ il leader di questo gruppo e fa anche da guida nel corso della serata di cui sta narrando. La serata però finisce in tragedia, perché il ragazzo che viene guidato in realtà seduce una psicopatica che lo avvelena e poi si suicida subito dopo. Sia Matt che il gruppo vogliono insabbiare tutto per non finire nei guai, ma la moglie di Matt viene a sapere ogni cosa e lo blocca. Ecco la seconda particolarità importante in questa storia.


La tecnologia Z-Eyes offre questa opzione Blocco che consente a te o agli altri di bloccare la gente nella vita reale
, come se si trattasse di un social. Una volta bloccata, la persona in questione non può più interagire con chi l’ha bloccata, non può più vederla, avvicinarsi, parlarle…smette letteralmente di esistere e diventa una sorta di ombra incomprensibile da ignorare. Comincio fin da ora a dire: quanto una tecnologia del genere tornerebbe utile? In un mondo come il nostro di stalker e psicopatici che dopo essere stati lasciati dedicano la loro vita alla completa rovina di quella dell’altra persona, in un mondo in cui troppo spesso la risposta ad una crisi di coppia è l’omicidio dell’altra persona, per una tecnologia del genere metterei altro che la firma.

Non apprezzo particolarmente il resto delle opzioni che gli Z-Eyes offrono, così come non apprezzavo il grain, ma il Blocco è utilissimo. Può essere usato con chiunque, ma in questo caso specifico si parla di coppie. Ora, se una coppia è felice e funziona, il Blocco non è una cosa che dovrebbe preoccupare, ma se la coppia scoppia ed uno dei due comincia a comportarsi da psicopatico ben venga il Blocco. O mettiamo anche che il Blocco arrivi inaspettato da uno a cui non hai fatto niente e che ti Blocca così, a tuo parere per nulla, c’è da arrabbiarsi? C’è da impazzire? Se uno ti Blocca non ti vuole o non ti ha mai voluto o chiaramente di te non gliene importa abbastanza da continuare a vederti e parlarti e chiarire qualunque sia la questione che ha portato alla lite, no? E quindi vorrei sapere di cosa devi disperarti.

Per chi non fosse familiare col mio modo di approfondire ogni cosa, ci tengo a ripetere che questo è il mio modo di vedere e vivere certi sentimenti. Posso arrivare a comprendere senza problemi quanto faccia male essere allontanati, l’ho provato, non posso comprendere le reazioni al limite della follia perché per quelle non c’è giustificazione. Quindi bene per questo Blocco. Del resto Matt ha fatto qualcosa di terribile e ci credo che sua moglie l’ha bloccato. Il Blocco si estende ai figli minorenni che la persona che ti blocca ha. Quando è il tuo consorte a bloccarti automaticamente non puoi più vedere neanche i tuoi figli. Quindi ciò che è successo in quel gruppo online è ciò che ha portato Matt a condividere la baita con Joe. Ma Matt non ha finito il suo racconto e così passiamo alla terza storia di sottofondo di questo speciale.

Per lavoro Matt era un addestratore di cookies. E anche qui io impazzisco per l’idea geniale.

Dunque i cookies sono degli impianti che in questo mondo puoi farti inserire nel cervello e che creano una copia esatta di te fino al momento in cui il cookie viene estratto. Da quel momento in poi quel tuo clone virtuale esce dalla tua testa e viene inserito in una sorta di Alexa che sa tutto di te, del tuo passato, del tuo modo di agire, parlare, vivere e che è te in tutto e per tutto. Da questo dispositivo quindi lavora per renderti facile la vita diventando il tuo assistente virtuale personalizzato. Il problema è che questi cookies appena estratti sono esattamente la persona da cui vengono tolti, dei cloni perfetti anche se virtuali e quindi si chiedono che diavolo stia succedendo loro e perché. Lì interviene Matt che li “addestra” alla loro nuova vita facendo loro capire chi sono e cosa devono fare. E come lo fa capire loro?

Praticamente torturandoli. Distrugge ogni loro tentativo di ribellione semplicemente lasciandoli soli. Questi cloni virtuali, intrappolati dentro ad un congegno a forma d’ovetto che ricorda appunto gli altoparlanti intelligenti di oggi, sono gestiti dall’esterno da Matt che può far trascorrere il tempo in modo diverso e decidere, per esempio, di far passare una settimana all’interno del congegno mentre trascorre un minuto nel mondo reale. Può decidere di far trascorrere mesi, anni, decenni, se vuole. E l’assistente virtuale chiaramente rimarrà solo e nel vuoto assoluto per tutto il tempo, senza neanche un corpo che si deteriora e la speranza di morire ad un certo punto.

Solitudine e nulla da fare, questo massacra i cloni al punto che anche quello recalcitrante di cui Matt ci racconta decide in pochi minuti di dedicarsi subito al suo nuovo lavoro e non azzardarsi più né a fare domande, né a rifiutarsi di ubbidire. Terrificante. La tecnologia di questo speciale di Black Mirror mi ha riportato alla riflessione sui cloni che è un po’ quella più interessante da fare, quando si tratta di cloni fantascientifici che sono l’esatta riproduzione della persona fino a quel dato momento. Il clone è quella persona, punto. In anima e ricordi, che sono tutto ciò che serve. Anzi direi i ricordi più del resto. Esperienze vissute, gente conosciuta, sentimenti provati, tutto.

Ora, in questo caso il clone è virtuale quindi Matt si prende delle libertà orribili perché non ha di fronte una persona, secondo lui. La legge stessa di quel mondo gli consente di comportarsi così nei confronti dei cookies perché non sono esseri umani. Io non sono d’accordo. Io ringrazio Alexa ogni volta che le chiedo che ore sono e chi mi conosce sa cosa penso di possibili androidi ed intelligenze artificiali. Ho detto tutto quello che pensavo nell’approfondimento di Be Right Back o in tutte le tirate fatte su Detroit: Become Human. E se ciò che siamo sono i nostri ricordi e le esperienze che abbiamo vissuto, io penso che avere un corpo o essere inseriti in un tablet non cambia molto chi siamo, cambia il modo in cui si può interagire con gli altri o il modo in cui ci si può far sentire e vedere dagli altri. Cambia il modo in cui si sperimenta il mondo, ma la nostra essenza c’è.

Mi fa specie che in un mondo in cui comunque ancora si festeggia il Natale e ancora si parla di anima e di essenza spirituale un cookie non venga considerato alla stregua di un umano.
Poi immagino che ogni cookie reagisca diversamente alla nuova vita che ha davanti, a seconda di chi è l’essere umano che lo “partorisce”. Ci sarà il cookie più remissivo, ci sarà quello più combattivo. Trasformata in un cookie, io avrei immaginazione per un paio di secoli prima di stufarmi e chiedere a Matt di darmi qualcosa da fare. Però il mio cookie non sarei io, sarebbe lui. Dal momento in cui esce da me smetterà di condividere i miei ricordi e avrà una vita sua, come il clone di Ten in Doctor Who. È lui, ma da quel momento in poi si dividono le loro vite e ognuno avrà la sua.

Per me è più terrificante per l’originale che per il clone. Perfino il clone virtuale qui in questo speciale di Black Mirror ha una vita più bella di quella dell’originale, questo non posso fare a meno di pensarlo. E si passa così alla quarta storia, la vera storia che tiene insieme tutto questo speciale; quella di Joe. È piuttosto semplice nella sua tragicità ed è ancora una volta il risultato di ossessione ed incapacità a lasciare andare chi non ti vuole più. La ragazza di Joe è incinta, a lui non lo dice. Lui lo scopre perché, nella sua infinita saggezza, lei butta il test di gravidanza nell’indifferenziata. Un momento di silenzio per quella che è esigenza narrativa, ma che a me fa tanto ridere. Suvvia. Nella monnezza? Davvero? E vuoi tenerlo nascosto? Beh, lui è felicissimo di scoprirlo, lei no. Joe è un altro genio che non si chiede come mai il test fosse nella monnezza e non in una foto su Instagram o infilzato in una torta per celebrare. Evidentemente lei non è così felice, che dici? E mi pareva anche ovvio, Joe. Se lei non te l’ha detto e ora che l’hai scoperto ha la faccia di chi sta per morire…

Chiaramente lei non vuole quel bambino. Almeno così siamo portati a pensare noi che guardiamo da fuori. Lui esagera con gli insulti, lei lo Blocca. E non lo sbloccherà per i successivi anni. Fine della storia. Non per lui. Diventa l’ombra di lei, di nome e di fatto, fin da subito. Poi, non appena scopre che lei ha tenuto il bambino, peggiora pure. Non può sapere di che sesso è il bambino che nasce, perché il Blocco non gli consente di vederlo. Va beh, vorrei credere che Joe non ha cura delle tristi convenzioni di colore associati a maschio e femmina, però tutto quel rosa di vestiti e copertine forse un’idea doveva suggerirgliela.

Non sono i più svegli dei protagonisti, questi. Anche qui, breve considerazione. Lei non ti sblocca nemmeno dopo aver partorito il bambino, non ti cerca più, due domande vuoi fartele?
Eravate insieme, vi amavate, se lei non vuole farti conoscere il bambino non puoi chiederti perché? Fossi stato un serial killer, ma non lo eri…Avevate litigato di brutto sul fatto di tenere il bambino, ma ora quella cosa è passata in secondo piano, no? Il bambino è nato quindi… Perché lei ancora non vuole fartelo conoscere, benedetto uomo? No, lui non si chiede nulla e prosegue nel suo silenzioso stalking finché un giorno di anni e anni dopo lei muore in un incidente aereo.

E lì il Blocco si toglie, sia quello di lei che quello legato al bambino. Joe si precipita a conoscere quella che scopre essere una bambina e, TADÁ, la bambina è asiatica, figlia di uno dei colleghi di lavoro della sua defunta ragazza. Ecco perché non te la faceva conoscere, Joe. Non ce n’era motivo. Non è tua figlia. Lui non si incazza con se stesso per aver perso anni dietro a qualcosa che doveva aver già chiuso, non si dice che la spiegazione a tutto era più semplice del previsto, che è finita, non ha più niente per cui rimanere attaccato alla sua ex ragazza e, in un certo senso, è libero. No, siamo nel giorno di Natale, nevica, fa freddo, lui entra in casa dove la bambina vive con suo nonno e confronta l’uomo fino ad attaccarlo e causarne la morte. E poi scappa, la merda.

La bambina resta sola, nel giorno di Natale, appena dopo aver perso la madre e adesso con suo nonno morto in sala da pranzo. La piccola esce e muore di freddo a pochi metri da casa.

Io non dico che la ragazza di Joe non avesse colpe, eh? Ben inteso. È palese che qui di santi adulti non ce ne sono. Parlare e comunicare penso sia il sale di qualsiasi rapporto, quando ci sono cose non dette poi si passa ad azioni viscide e meschine che non hanno ragione di esistere. Ma cosa ci stai a fare con una persona quando ne desideri un’altra? Cosa ci stai a fare con una persona per tradirla e poi far finta che non sia successo niente? Cosa ci stai a fare con qualcuno che chiaramente non è ciò che vuoi? La bambina ha fatto le spese degli errori della madre e della follia di uno che con lei nemmeno c’entrava nulla. Joe non è solo da condannare, è da condannare per l’eternità. E proprio questo doveva fare Matt, lì con lui nella baita: estorcergli una confessione.

Sono entrambi in un dispositivo in cui il tempo trascorre diversamente; Matt parla con il cookie di Joe solo da qualche minuto, in realtà per il cookie sono passati già cinque anni. Ma la confessione ora c’è. Joe verrà condannato e Matt potrà avere uno sconto sulla pena per ciò che è successo col suo gruppo online quella notte. Solo che lo sconto non è poi una gran fortuna. Non verrà incarcerato, ma seppur libero verrà bollato come sex offender e Bloccato da TUTTI. Nessuno potrà più avvicinarglisi o parlargli. Non imprigionato, ma completamente solo in un’immensa prigione. Chissà cosa è meglio. E Joe…

Beh, il vero Joe rimarrà in prigione a vita. Va peggio al suo cookie che non può morire e che pagherà, come ho detto, per l’eternità. Chi di dovere fa partire l’orologio che fa trascorrere mille anni in un minuto e il vero inferno per il Joe virtuale comincia. Sono assolutamente a favore di questa sentenza finale, Black Mirror mi dà soddisfazioni immense da questo punto di vista. Solo che il cookie di Joe è un filino più innocente di Joe, per me, eppure ha la peggio. Il cookie sembra provare rimorso durante il racconto delle azioni commesse, mentre del vero Joe noi non sappiamo nulla da quel momento in poi. Dopo il crimine commesso, noi spettatori conosciamo solo il suo cookie. Chissà se il vero Joe è così dispiaciuto, chissà se il vero Joe ha dei rimorsi? Del resto il cookie ha resistito cinque anni prima di parlare, quindi si nota la ferma decisione di Joe di negare tutto per più tempo possibile.

Qui mi sorge spontaneo il confronto con il cookie di cui Matt parla nel suo racconto. Vi ricordate che ho detto quanto secondo me la vita del cookie fosse più interessante di quella della sua proprietaria? Ecco, con Joe è l’opposto. Almeno il Joe umano avrà una fine alla sua pena prima o poi, al suo cookie non sarà concessa la stessa fortuna.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.