Black Mirror – Recensione – Netflix

Ormai si sarà capito che io sono una dai lunghi progetti. Mi piace talmente tanto analizzare le opere di intrattenimento che sono capace di andare a riguardarmi ogni minuto di un film o di una serie tv venti volte pur di immaginarmi anche quello che non viene detto, per farmi una mia idea in proposito. Sarà una malattia, ma me la tengo volentieri. Per quanto riguarda Black Mirror, sto anche condividendo la malattia con le mie analisi episodio per episodio.


Come al solito avviso che tutto ciò che dirò NON potrà essere usato contro di me, perché sono pensieri miei e solo miei, condivisibili o meno. Io, appunto, non so stare zitta e scrivo, e non scrivo il Vangelo, scrivo ciò che penso. Black Mirror per me non è perfetto, ahimè, manca sempre poco così (è frustrante) alla perfezione, ma non ci siamo ancora.

E vi annuncio eoni prima di arrivare a parlarne che la mancata perfezione di Black Mirror per me è segnata dall’episodio Striking Vipers e penso si possa capire il perché solo conoscendomi un po’. A parte ciò, a parte quel piccolo salto di qualità che nessun telefilm riesce ancora a fare, e cioè sdoganare i concetti di sesso di appartenenza e sessualità senza renderli qualcosa di cui avere timore, Black Mirror è qualcosa con talmente tanti spunti di riflessione su QUALSIASI aspetto della vita umana che non è possibile guardare e non mettersi lì a riflettere.

La sua immensa abilità è accompagnarci per mano verso una certa considerazione sulla nostra vita di tutti i giorni partendo però da situazioni assurde e paradossali. Qui devo aprire una parentesi, perché vi giuro che la metà degli episodi si basano su situazioni a cui io, almeno una volta nella vita, ho pensato. Mi dicono dalla regia che la gente normale invece ha trovato tutti gli episodi di Black Mirror pazzeschi e impossibili da concepire. Ah! Creature di poca fede, io apprezzo proprio perché sono la prima a concepire certe storie. E quanto le amo, quanto… Black Mirror conta ventidue episodi suddivisi in cinque stagioni, uno speciale geniale e un film altrettanto eccezionale.

Si è parlato qui e lì di calo della qualità da una stagione all’altra ma, ragazzi, io ‘sto calo non l’ho visto. Mi sono mangiata tutti gli episodi in una settimana e adesso ripeterò l’esperienza a distanza di mesi proprio per questa analisi che mi preme tantissimo. In realtà io considero tutti gli episodi di Black Mirror dei film più o meno brevi, con grande contenuto e una capacità di esprimerlo in quel poco tempo che supera quella di una gran quantità di film lunghi di oggigiorno.

Chi scrive storie sa quanto i racconti brevi siano molto più difficili da rendere di un romanzo, perché lo spazio è quello che è e personaggi, trama, avvenimenti devono essere tutti condensati ed impressi nella memoria di chi guarda, o del lettore, in pochissimo tempo. A mio parere a pochi scrittori riesce tanto bene il racconto, ed uno di essi è Stephen King, ma di sicuro nel panorama delle serie tv Black Mirror è l’esempio più riuscito di episodi autoconclusivi che lasciano a bocca aperta dicendo tutto, facendoti capire tutto, pure troppo, pure più di quello che vorresti.

E poi la varietà di argomenti, situazioni, scelte registiche, metodi narrativi… C’è davvero di tutto, dagli omaggi al cinema degli anni Settanta, Ottanta, all’utilizzo di moltissime tecniche di ripresa diverse che aggiungono l’impatto visivo a dialoghi e racconto. Per non parlare poi degli attori scelti. In alcuni episodi il cast è da urlo e, anche quando non lo è, gli attori si dimostrano bravissimi ugualmente. Tutta la serie Black Mirror è ambientata in uno stesso universo distopico.

Sembra un possibile futuro, per la tecnologia usata, ma di fatto tutto è come ai giorni nostri, solo distorto dall’uso di questa tecnologia avanzatissima. Personaggi e racconti saranno assolutamente diversi in ogni episodio, ma di base vedrete un mondo governato da questa tecnologia che potrebbe tanto essere usata per scopi nobili e per essere utile all’uomo ma che alla fine, stringendo stringendo, viene distorta, abusata, resa qualcosa di ignobile e disgustoso solo perché la razza umana non sta bene per niente.

Premetto che tutta la tecnologia di cui si parla a me fa impazzire e che se potessi usufruirne sarei la persona più felice del mondo. E non farei le cazzate che fanno i protagonisti degli episodi.
Tre punti, prima di concludere questa breve recensione e passare all’analisi di ogni episodio. Farò spoilers quindi non leggete se avete intenzione di guardare la serie.
Se non avete intenzione di guardare la serie probabile che possiate leggere e capire comunque, ma vi perdete qualcosa di epico. Guardate la serie, davvero.

Ci vediamo prossimamente, allora, se avrete voglia di accompagnarmi in questa avventura dark, terrificante, a tratti disgustosa, solo a volte quasi piacevole, ma mai fino in fondo, e sempre assolutamente brillante.

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Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.