Slam Dunk – Vorrei un mondo pieno di Hanamichi Sakuragi

C’è una cosa del mio incontro col mondo di Slam Dunk che fatico a ricordare e sono perplessa. Io ricordo come ho scoperto il manga di Dragon Ball, ricordo il primo volumetto comprato di Arale, ricordo con dolorosa chiarezza la settimana successiva al finale di Video Girl Ai. Ricordo perché ho cominciato a leggere Jojo, Berserk, Bastard! e ricordo perfino la colonna sonora sotto alla lettura di Sanctuary, musiche e canzoni di Maison Ikkoku che ora fatico ad ascoltare perché sono una nostalgica.


Sono una nostalgica delle vite dei personaggi, eh? Non della mia. Non rimpiango mai il passato, rimpiango le emozioni che mi ha suscitato, comprese quelle provate leggendo Slam Dunk, ad esempio, e che non posso più provare uguali, ma non rimpiango mai il tempo trascorso. Mi ricordo del primo numero di Golden Boy, di aver aperto un cartone di fumetti appena stampati in fumetteria e aver visto il primo numero di One Piece e averlo amato così, senza dubbi, ancora prima di leggerlo.

Ricordo Devil Man e la Clinica dell’Amore, volumetti della Granata Press e Play Press letti mentre ero dalla parrucchiera…Beh, Devil Man. La Clinica dell’Amore con la parrucchiera alle spalle stranamente avrebbe comportato più domande. Ma, incredibile, non ricordo di come ho conosciuto Slam Dunk.

Tra le decine e decine letti, il fumetto che più ha segnato un particolare decennio della mia vita. Forse sono partita da qualche doujinshi vista alle fiere, o da qualche fanfiction romantica letta con protagonisti Rukawa e Sakuragi, che mi ha fatto dire che volevo conoscerli e sapere di più su di loro. Forse. Ma non me lo ricordo più. Ricordo però che poi quel manga è stato la mia lettura costante per dieci anni consecutivi, ricordo che l’anime (seppure col suo assurdo e volgare doppiaggio italiano) mi ha tenuto compagnia per mesi e mesi attraverso videocassette registrate e timer impostato sul videoregistratore prima di andare al lavoro, ricordo la quantità spropositata di gadgets e versioni del fumetto comprata, ricordo un amore nato in modo spontaneo perfino per il basket stesso. Tutto a partire da quel manga.

All’inizio però, anni e anni fa, Slam Dunk per me era Mitsui e i suoi canestri da tre, era Nobunaga e le sue spacconate, le vittorie e le sconfitte dello Shohoku, i momenti catartici come il cinque tra Rukawa e Sakuragi… Da qualche tempo, proprio in occasione del suo trentennale, e nemmeno lo sapevo, sono tornata in piena immersione in quel mondo meraviglioso ed emozionante che è Slam Dunk. E che è molto molto di più di quello che all’epoca mi aveva spinto a leggerlo dieci volte, ad impararlo a memoria, a riderci e piangerci su. È molto di più.
Rileggendolo oggi scopro che il mio astio/la mia indifferenza classici verso i protagonisti con Sakuragi non si attivano.

Io ADORO Sakuragi. È una persona come al mondo ce ne sono poche; è un protagonista positivo, energico, simpatico ed entusiasta. Non si dà mai per vinto ed è anima e cuore dello Shohoku.
Tutti e cinque i giocatori sono indispensabili, e motore di una squadra che non ha neanche bisogno di vincere per essere la migliore esistente, ma Hanamichi è il sangue che scorre nelle vene dello Shohoku. E pensare che tutto comincia da una cotta piuttosto banale che Hanamichi si prende per una ragazza. Questo poteva essere potenzialmente (almeno per me) il motivo più idiota sulla faccia della terra per far cominciare qualcosa e anche il più deleterio.

Ma così non è. Sakuragi scopre presto che giocare a basket non è più un modo per far colpo sulla ragazza che gli piace, giocare a basket è il sale delle sue giornate.
E il risvolto romantico che poteva rovinare tutto in realtà si mette da parte per uno sviluppo interiore e morale del protagonista che secondo me non ha eguali. In termini di tempo, Sakuragi cresce più in tre mesi di quanto qualsiasi altro protagonista possa crescere in anni.


È un entusiasta che appena entra a far parte di un gruppo si assume la responsabilità di essere parte attiva di quel gruppo, ha un senso dell’amicizia e della lealtà che va anche oltre il cameratismo, è uno sbruffone che sa benissimo quando lodarsi da solo ma anche quando dirsi che è stato un idiota, è brillante, rapido ad apprendere, istintivo fino al midollo e in grado di incassare e mettere da parte brutte figure come fossero niente. Si butta anima e corpo in qualcosa se solo sa di avere le speranze di qualcuno riposte in lui, se solo sa che qualcuno conta su di lui; pensa di poter superare qualsiasi ostacolo dicendosi che è il migliore e se poi non è vero si impegna per poter diventare il migliore. O almeno migliorare.

Proclama in anticipo vittorie non ancora ottenute così da dare a se stesso e ai compagni un buon motivo per impegnarsi, sfida chi è dieci volte più bravo di lui perché con un’asta piazzata così in alto non si può far altro che migliorare e trova soprannomi a tutti che io leggo come confidenze che lui si prende con gli avversari. Perché a volte i veri avversari, leali, corretti, sono come degli amici con cui lui instaura un rapporto diretto fin dai primi minuti di conoscenza sul campo. Slam Dunk è pieno di personaggi indimenticabili, ma Sakuragi è un protagonista di quelli che non tramontano e non invecchiano mai.

E l’ho scoperto ora più di prima con questa nuova rilettura, e grazie alla condivisione di questa passione con un’amica con cui ogni giorno scambio messaggi vocali di minuti e minuti sulla psicologia di tutti questi ragazzi meravigliosi, ma soprattutto su di lui e su come è facile apprezzarlo ed amarlo in tutte le sue dimostrazioni di entusiasmo per la vita e per il basket. E a me personalmente Sakuragi ha fatto un regalo immenso. Quando trascorri tanti anni a leggere fumetti e altrettanti a non leggerne più, pensi di non poter più provare certe emozioni. Quelle stesse del passato che io rimpiango di non poter più provare uguali a prima. Beh, diavolo, invece quelle emozioni sono ancora lì, e più forti.

Oggi mi commuovo, mi esalto, mi arrabbio e rido come una pazza ad ogni partita, ad ogni battuta, anche più di allora e anche in momenti che già conosco, che già so come andranno a finire.
Non cambia nulla. Il tratto di Inoue che si è perfezionato nel corso dei volumetti, diventando qualcosa di fenomenale, unito alle traduzioni (spesso) spassose della nostra versione italiana, alle partite interminabili che però ti passano in un momento, alle emozioni vere e palpabili ad ogni azione in campo e ad ogni pensiero dei ragazzi sono ancora tra le cose più belle che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino. Tra qualche tempo pare dovrà uscire un film dedicato all’opera. Se tutto va bene nel 2022.

Non ho idea di quale parte del fumetto prenderà, non ho idea di quale sarà il prodotto finale, e la metà dei vocali tra me e la mia amica vertono proprio su congetture a riguardo con possibili trame e personaggi importanti da inserire, se proprio proprio non si possono inserire tutti. Ore e ore a parlare di tutte le infinite possibilità di questo film. E amo l’attesa trascorsa in questo modo, anche se non vedo l’ora che esca. Curiosa contraddizione. E sì, ovvio che si ride come pazzi su questo manga, ma le considerazioni serie e le riflessioni di vita che ispirano i personaggi non si contano.

Qual è il mio consiglio? Col cuore in mano di recuperare questo manga se non l’avete mai letto, o di rileggerlo se è da tanto che non lo aprite. Io purtroppo sono quasi al finale e poi so che farò un’altra rilettura e che nel frattempo scriverò e scriverò e scriverò ancora… Ma già mi dispiace. Ho ritrovato un sacco di amici, di quelli con entusiasmo, sogni da realizzare e voglia di fare.
Ed è bellissimo.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.