Black Mirror – Approfondimento Stagione 2 Episodio 1 – Be Right Back

Brace yourselves perché con questo episodio di Black Mirror le mie unpopular opinions si sprecano proprio. Tocca dei punti…

Quando dicevo che io non farei le cazzate che fanno alcuni dei protagonisti di Black Mirror mi riferivo a questa puntata in particolare. Ma la cazzata di cui parlo non è la stessa che credete voi.

La trama del primo episodio della seconda stagione di Black Mirror è presto descritta. Una coppia che si ama ed è felice è colpita da tragedia quando lui, Ash, rimane vittima di un incidente stradale. Lei, Martha, complice anche il fatto che si scopre incinta, incapace di affrontare la perdita, ricorre all’utilizzo di un software che imita il suo perduto amore in tutto e per tutto rifacendosi a ciò che lui postava in rete sui social.

All’inizio Martha con il software ci parla solo, ma poi utilizzerà una tecnologia più avanzata facendosi recapitare un robot con le fattezze di Ash da avere per casa. Ma non ne sarà soddisfatta e nel finale lo metterà a vivere su in solaio da solo, per non averlo attorno e neanche doversi liberare di lui in tutto e per tutto. Come un ricordo che rimane, ma a cui non vuoi tornare con la mente. Un tentativo di affrontare un lutto troppo difficile da affrontare. Allora, parto dal presupposto che si parli di un amore disinteressato, sincero, vero.

La coppia qui presentata mi piace, ma se dovessi immedesimarmi io in questo racconto ovviamente il vero amore per me sarebbe altro, si baserebbe su altro, avrebbe altre premesse. E di sicuro non sarei incinta, quindi non si aggiungerebbe quella componente alla mia storia. Ma parlando di Martha, di base, cosa fa di sbagliato? Nulla. Per me.

Quando si parla dei grandi dolori, delle immense sofferenze, io penso che al primo posto ci sia la perdita di una persona cara. E nessuno al mondo può insegnare o anche solo dare consigli su quale sia il modo di superare un dolore del genere. Lo ripeto perché ci tengo: sempre dando per scontato che non si sta facendo del male a nessuno, ognuno reagisce alla perdita nel modo che ritiene più giusto per sé. E non sto dicendo che per forza la soluzione a cui si giunge debba essere sana per la persona stessa. Ma perché dovrei sentirmi in colpa se per affrontare una situazione del genere la mia soluzione non è il classico let it go?


Se invece mi aggrappassi al ricordo, non volessi mollarlo e lo tenessi come parte integrante delle mie giornate? Non sto dicendo che è giusto o che è sano, sto dicendo che potrebbe essere l’unica cosa che mi riesce di fare. A quel punto chiaro che potrei diventare preda di tutti quegli schifosi che sul dolore immenso che comporta la perdita di una persona cara ci mangiano e ci lucrano. Ma anche lì, la vergogna ricadrebbe su di loro, non su colui o colei che sta cercando solo di sopravvivere. Io penso che le persone che riescono non solo a sopravvivere, ma anche a tornare a vivere, dopo, siano ammirevoli, forti, coraggiose e che facciano assolutamente la cosa giusta.

E che fatica deve essere ogni giorno; non è che un lutto poi passa e se ne va, ma già affrontarlo a testa alta è qualcosa di incredibile per cui dirsi ogni giorno cazzo, ce la sto facendo, proseguo e vediamo cosa viene dopo. Ma non siamo tutti uguali. L’episodio penso vada letto, per la maggior parte delle persone, come una sorta di fallimento di lei che non solo sbaglia il modo di affrontare la cosa, ma non risolve nemmeno alla fine, tenendo il robot in soffitta addirittura come intrattenimento della figlia nei fine settimana in cui la bambina può salire a parlare con lui. Io il fallimento lo vedo invece nel fatto che lei lo tenga in soffitta. Lo vedo nella rabbia che lei esprime nei confronti di questo robot contro il quale lei urla “You’re not enough of him!”

Ma d’accordo, ovvio, quello è il prodotto di cose che Ash scriveva su Twitter, la maggior parte delle quali neanche vere o sentite perché lo sappiamo come si utilizzano i social, quello è un robot che non potrà raccontarti cose che non sapevi di Ash, perché non le sa manco lui, quello è un robot che i comportamenti li apprende oppure glieli devi ordinare, non è una persona. Ma Ash è morto e quello penso che non si possa dimenticare. Avere un robot lì a riprodurlo non è tanto peggio che pensare al fatto che lui è morto tutti i giorni. E il dolore quello ti fa fare. Avere lì il robot con cui chiacchierare, anche se per finta, che male può fare? Perché devo per forza passare oltre, move on?

Perché trovarmi un’altra persona con cui stare deve per forza essere vista come una conquista in positivo? Ad un certo punto la sorella andrà a trovare Martha e vedrà dei vestiti da uomo in bagno. Pensando che siano di un altro uomo dirà a Martha, brava, stai affrontando la cosa, sei passata oltre, hai un altro. E quello è più sano che avere un robot-Ash in casa? Perché? Chiaramente sarebbe un rimedio momentaneo per Martha, per non soffrire, magari sbagliato per la persona che Martha sta frequentando che invece vorrebbe essere amata in tutto e per tutto. Però buttarsi su un essere umano sarebbe giusto, mentre su una macchina no? E chi l’ha stabilito?


Io attribuisco sentimenti a tutti, anche agli oggetti, e francamente non potrei mai far del male o inveire contro una macchina che non c’entra nulla. Ha il volto e il corpo identici alla persona che amavi, la stessa voce, come fai ad invitarlo a buttarsi giù dalla scogliera e poi arrabbiarti perché lui sta eseguendo l’ordine e non dovrebbe? Non sai come funzionano le macchine?
Ecco qui si presenta una tecnologia sperimentale non ben conosciuta, a differenza di quella usata nelle precedenti puntate. Martha ha a che fare non con qualcosa di utilizzato da tutti, ma con qualcosa di sconosciuto e da tenere nascosto a tutti gli altri. Una sorta di vergogna, un’oscenità che palesa il suo fallimento nell’andare avanti a vivere. Ma insomma, chi dice che si deve? Chi dice come si deve? Chi stabilisce quanto tempo ci devi mettere? Ma vogliamo mettere dei paletti e dare indicazioni stradali anche su come si esce da un lutto? Scherziamo?
Io prenderei il robot.

Se si trattasse del partner che improvvisamente viene a mancare e avessi i soldi per farlo mi andrebbe bene il robot che gira per casa e gli assomiglia. Meglio di niente, meglio che morto e basta. Quello che MAI farei è proporre questa cosa come soluzione a chi sta soffrendo per lo stesso motivo. La colpa di Sarah, la donna che consiglia a Martha tutto questo e anzi la iscrive al programma senza avere il suo permesso, è immensa. Lei sì che è da condannare. Sempre per il principio che ognuno deve essere lasciato libero di soffrire nel modo che ritiene opportuno.

Andare lì con soluzioni certe e questo ha funzionato per me di sicuro funziona anche per te è dimostrazione di ignoranza, mancanza di empatia, mancanza di tatto e arroganza su concetti che sono personalissimi e sono l’anima stessa di una persona, quindi diversi per ognuno anche fosse per lievissime sfumature. E non la proporrei come possibilità nemmeno se mi si chiedesse tutto l’aiuto del mondo proprio perché è qualcosa di così estremo che se desideri metterlo in pratica ci devi arrivare tu da solo, con tutta la consapevolezza dell’universo. Se qualcuno ti ci porta, la colpa di quel qualcuno è grande proprio perché sta andando a tentare una persona che in quel momento non è in grado di prendere decisioni lucide.

Ma se la decisione è tua, lucida o meno, è quello che ritenevi giusto in quel momento e se non fa del male a nessuno hai tutto il diritto di utilizzarla per sopravvivere. Questo episodio è duro da mandare giù, perché non ha sollievo né soluzione. Ash è morto e lo sarà per sempre; ma Martha rimane e con lei rimane sua figlia e per il resto della vita dovranno affrontare una mancanza immensa che non si colmerà mai.

Len Irusu
Scrivere rappresenta tutto ciò che sono, il resto è aria. Conviviamo in tanti nella mia testa e stiamo tutti una favola. Amo ciò che si lascia interpretare: non ho bisogno di sapere tutto, ditemi qualcosa, il resto me lo invento io. Libri, film, serie tv, videogiochi, manga, comics, anime, cartoni, musica... da tutto ciò che è intrattenimento posso imparare tanto e posso soprattutto trarre ispirazione, quindi ringrazio che esista. Ciò non significa che io non possa criticare anche ciò che amo, lo amo ugualmente senza per quello esserne accecata. It's fine to be weird. Live free or die. Canzoni della mia vita: The Riddle (Five for Fighting), Una Chiave (Caparezza), Dream (Priscilla Ahn). Film della mia vita: Donnie Darko, Predestination, Big Fish, The Shape of Water, Men & Chicken... Non esistono sessi, non esiste una sola forma d'amore, non è tutto bianco, non deve sempre vincere la maggioranza se la maggioranza è ferma nel Medioevo.