Recensione – The King is Dead, lunga vita al Re! – Studio Supernova

Antica Britannia, il grande Re è morto. Ora, inglesi, scozzesi e gallesi si scontrano inesorabilmente per ottenere il dominio di tutti i territori e conquistare così il diritto di sedersi sul trono britannico. Questa è la premessa con cui ci accingiamo a giocare a The King is Dead, un titolo di Peer Sylvester del 2015, ma riportato in auge con questa riedizione deluxe riveduta ed ampliata. E grazie a Studio Supernova anche noi italiani possiamo goderci questo grande gioco!

The King is Dead è un gioco da tavolo strategico a tema politico per 2-4 giocatori e con una durata delle partite che può variare dai 30 ai 45 minuti, in base a quanti giocatori sono seduti al tavolo. Sulla scatola troviamo scritto un perentorio 14+ e, devo essere sincero, mi trovo d’accordo con questa valutazione, non tanto per la complessità del titolo quanto per la profondità strategica che mette sul piatto.

Panoramica di gioco

Il titolo di Sylvester è un puro strategico che utilizza due meccaniche classiche, ma sempre vincenti: l’utilizzo di carte azione ed il calcolo di maggioranze. Come vedrete nel tutorial, la cosa che più stupisce di The King is Dead è il fatto che ogni giocatore potrà contare solo su otto carte azione, ma nonostante ciò è incredibile come, partita dopo partita, ci si accorga di quanto sia profondo il gioco.

The King is Dead – Recensione – Vi spiego il regolamento…

Andiamo subito a vedere come si gioca a The King is Dead grazie al mio video tutorial, proprio qui sotto, dove vi spiego il regolamento nel dettaglio.

Vi ricordo brevemente che potete trovare questo e tantissimi altri video sui giochi da tavolo all’interno del mio canale Youtube “La Ludoteca di AleBoardGamer”. E se vi piacciono i miei lavori, potete iscrivervi al canale e cliccare sulla campanellina per non perdere le prossime (tante) novità!

The King is Dead – Recensione – Le mie impressioni…

Devo ammetterlo, vedendo le prime immagini in rete non avevo grandi aspettative su The King is Dead, mi pareva un po’ troppo scarno e con il rischio di avere “troppo poco” tra le mani. Poi, ho cominciato a leggere pareri entusiasti (alcuni gridano addirittura al capolavoro) e la mia curiosità ha cominciato ad sempre di più. Poi, finalmente il gioco è arrivato ed ho capito: The King is Dead è un grande gioco, sorprendente, profondo, intrigante, ma non per tutti. Un po’ come la Red Bull, insomma, o ti piace o non ti piace. Ma perchè?

Perchè il gioco di Sylvester è uno strategico esasperato all’ennesima potenza, una manna per i freddi calcolatori e forse un po’ meno per chi ama affrontare i giochi con relativo relax e senza dover troppo spremere le meningi. Io faccio parte di quella schiera che calcola, pianifica, studia l’avversario ed ogni situazione di gioco: io amo The King is Dead. Lo amo perchè è terribilmente essenziale, ma nonostante questo pazzescamente impegnativo: non puoi giocare “a caso”, non si vince per sbaglio e non puoi permetterti di cadere sotto scacco degli avversari. Ogni mossa può decidere le sorti della partita, una carta giocata nel momento giusto può farti vincere la partita, una giocata in modo errato può fartela perdere.

Otto carte, solo otto carte e due azioni: giocare o passare. Sembra assurdo, ma passare il proprio turno assume quasi la stessa importanza di giocare una carta. Passare può mettere pressione all’avversario, può costringerlo a dover “sprecare una carta” per girare la situazione a suo favore; passare però può rappresentare anche un segno di resa, di incapacità o magari solamente di un strategica attesa che l’altro faccia la prima mossa. Inoltre vorrei sottolineare come esistano due modi per concludere la partita (Incoronazione o Invasione) e su questo ci si possono strutturare vere e proprie strategie. Pazzesco.

Ma proprio per tutti questi motivi, mi sento di ribadire che The King is Dead piacerà a tantissimi, ma non a tutti. Non è un titolo rilassante, (non è un Kingdomino per intenderci), bensì un titolo che richiede impegno, dedizione ed una netta propensione ad elaborare continue strategie all’interno di una singola esperienza di gioco.

Potrebbe non sembrare a primo impatto, ma dopo tre-quattro partite ci si accorge come la variabilità di gioco sia decisamente alta, grazie anche e soprattutto all’utilizzo delle carte astuzia. Finchè si utilizzano le otto carte della modalità base simmetrica, i giocatori affrontano la partita sapendo esattamente quali carte possiede l’avversario cercando di ricordarsi quali sono state giocate man mano che si procede. Invece, l’inserimento delle tre carte astuzia casuali per ogni giocatore (modalità asimmetrica) dona al gioco quel tocco di imprevedibilità di cui The King is Dead aveva bisogno per diventare ancor più un grande titolo, il classico “giocone”. Un giocone con così pochi componenti? Assolutamente sì, evviva!

In conclusione, che dire? Dico che The King is Dead mi ha rapito, mi ha conquistato per la sua semplicità di gioco abbinata ad una profondità strategica che ha pochi eguali nei titoli della sua categoria. Per capire bene tutto il sistema di gioco consiglio due partite con la modalità base per poi passare alla vera modalità, ovvero quella asimmetrica; sappiate che dopo aver provato le carte astuzia, vedrete che non ne farete più a meno. La durata contenuta delle partite vi permette di farne almeno “ancora una” e la perfetta scalabilità vi permetterà di giocarlo in ogni situazione. Anche se non è il vostro genere, vi consiglio caldamente di provarlo, perchè potreste avere un improvviso colpo di fulmine.

Ringrazio infinitamente Studio Supernova per avermi omaggiato della copia utilizzata per questa recensione.

Un grosso grazie a TE per avermi dedicato qualche minuto del tuo tempo ed aver letto questo articolo! Ti ricordo che puoi seguirmi anche su Instagram (AleboardGamer) e su Youtube (La Ludoteca di Aleboardgamer). Ci si vede alla prossima recensione!

Alessandro “AleBoardGamer” Pugliese

Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si diverte a spiegare regolamenti sul suo canale Youtube "La Ludoteca di AleBoardGamer". Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.